di Irene Famà
La Stampa, 5 agosto 2024
Spesso sono i più fragili, persone senza lavoro o stranieri senza casa. “Servono più fondi per progetti e comunità invece si continua ad aumentare i reati”. I dannati delle carceri le loro colpe potrebbero espiarle fuori dai penitenziari. Ai domiciliari, per fare un esempio. Ma sono fragili. Una casa non ce l’hanno. E non hanno nemmeno un lavoro. Non hanno nulla di nulla. Molti sono stranieri e non conoscono nemmeno la lingua. Ecco le contraddizioni del sistema: da un lato si denuncia il sovraffollamento, dall’altro le porte delle celle si aprono sempre più facilmente. Uscirne? Pare non bastino nemmeno le preghiere. I dati, presentati in Senato dal Garante nazionale dei detenuti Felice Maurizio D’Ettore, tutte queste discordanze le sottolineano bene. In Italia i reclusi sono 61.140 per 46.982 posti disponibili. E il sovraffollamento, a livello nazionale, ha superato il 130%. Oltre il 165% nei penitenziari pugliesi, intorno al 151% in quelli della Basilicata, del 144% nelle carceri del Lazio. “Condizioni disumane”, denunciano le associazioni. “Costretti a stare in cinque in celle da due con quaranta gradi”, raccontano i detenuti.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 5 agosto 2024
Il dossier carceri è già sulla sua scrivania anche se si insedierà ufficialmente tra poche settimane. Non a caso dice: “Ho seguito a lungo la situazione carceraria dell’Emilia Romagna quale procuratore generale facente funzioni e fin da adesso, all’atto della mia nomina, sto seguendo con attenzione e preoccupazione i fatti che stanno accadendo nelle carceri del Piemonte nelle quali mi sembra che insista un livello di allarme e/o di pericolo superiore rispetto ad altri distretti d’Italia. Dico questo a prescindere dai casi di suicidi o tentati suicidi di alcuni detenuti di fronte ai quali c’è attenzione e anche pietas umana. Esiste però un secondo profilo che riguarda uno scenario di rivolta - a quanto sembra - permanente caratterizzata da aspetti inquietanti che vanno da un fatto gravissimo come la pubblicità su un social di proteste violente fino all’ingresso di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti.
di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 5 agosto 2024
Il sociologo Prina: “Più educatori e psicologi”. La prima volta in cui Franco Prina ha varcato l’ingresso del Ferrante Aporti aveva solo 20 anni. Era il 1972 e aveva partecipato a una visita con il gruppo Abele. Qualche anno dopo è diventato docente di Sociologia giuridica e della devianza all’università di Torino e ha continuato a occuparsi di delinquenza minorile per tutta la vita. Anche come giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Torino.
di Elisa Chiari
Famiglia Cristiana, 5 agosto 2024
Dal Beccaria di Milano, al Ferrante Aporti di Torino, le carceri minorili, che il provvedimento noto come Decreto Caivano ha contribuito ad affollare, stanno diventando una polveriera. E intanto la criminalità minorile fa sempre più notizia sui media. Abbiamo chiesto a Mauro Grimoldi, che nella vita fa lo psicologo giuridico, autore di Dieci lezioni sul male: i crimini degli adolescenti (Raffaello Cortina Editore), di aiutarci a capire chi sono i ragazzi che finiscono oggi in carcere e qual è la strada per rendere più efficace, nel rispetto dei diritti, l’azione dello Stato nei loro confronti.
di Liana Milella
La Repubblica, 5 agosto 2024
Il Guardasigilli ha sempre garantito, anche in Europa, che il reato cancellato poteva essere sostituito da altri. Ciò è impossibile per la consigliera meloniana del Csm. Nordio non ha detto la verità sull’abuso d’ufficio. Perché non è vero, come lui ha ripetuto di continuo, anche in Europa, che ci sono altri 17 reati di corruzione per sostituirlo. La sua tesi si scontra ora con il caso di Rosanna Natoli, la consigliera del Csm in quota meloniana indagata proprio per questo reato. Per una coincidenza, da un lato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sul tavolo il ddl sul reato da cancellare già votato dal Parlamento, deve valutarlo ed eventualmente licenziarlo. Dall’altro, da presidente del Csm, ha spiegato al suo vice Fabio Pinelli quanto la permanenza di Natoli a palazzo Bachelet sia inaccettabile.
di Caterina Soffici
La Stampa, 5 agosto 2024
Tre casi in 7 giorni. Non sono eroi, li muove la disperazione. Anche loro sono vittime da proteggere. “Portate via papà, picchia sempre la mamma”. Ancora una volta è un bambino di dodici anni a salvare la madre dalla botte del marito ubriaco. È la terza volta in una settimana che leggiamo brutte storie così e sembrano storie fotocopia, orribili copioni di film horror, dove l’esito non è un femminicidio solo grazie all’intervento del figlio. E questo la dice lunga di un’Italia dove le donne non riescono a salvarsi da sole, non sono in grado di denunciare il proprio partner, di proteggere se stesse e neppure i figli. Stanno zitte, subiscono, per paura di perdere la famiglia, la casa, i bambini. In un’Italia dove un quarto delle donne non ha neppure un conto in banca. E quindi sono i bambini costretti a squarciare il velo di realtà domestiche dove domina la violenza.
di Francesco Morelli*
L’Unità, 5 agosto 2024
Possiamo preliminarmente accettare che “innocente = non-innocente”, “appartenenza = non-appartenenza”, “reato = non-reato” rappresentano inaccettabili contraddizioni? È arrivato il momento di assumere posizioni radicali. Il dibattito sulle misure di prevenzione patrimoniali sembra avviluppatosi in una spirale di complessità tecnica sorprendente. Alte Corti interne ed europee se ne occupano e se ne occuperanno presto, ma ad ogni livello, anche scientifico, la ricostruzione di quel sistema sembra aver abbandonato lo stadio della fondazione primaria per dirigersi verso la spiegazione dei più complessi dettagli tecnici. Si scontrano quindi vivacemente posizioni opposte, espresse con argomenti contorti e assai specifici, ma giace oramai sullo sfondo la premessa fondamentale del discorso. Una premessa, va detto, non facile finanche da rintracciare.
di Flippo Boni
Il Giorno, 5 agosto 2024
Il papà di Giulia, uccisa dal fidanzato, evita di commentare le parole intercettate in carcere: quel dialogo non andava divulgato. “Io e Nicola ci sentiamo, mi ha scritto durante le feste”. “Non sta a me giudicare l’operato e le parole di un padre, con lui mi sento, mi ha scritto durante le feste, ma quelle intercettazioni del papà di Turetta in carcere non dovevano essere divulgate perché sono notizie vecchie e fanno solo male”. Ogni volta che Gino Cecchettin parla ci ricorda sempre di essere il Muhammad Alì di un’umanità smarrita: sa volare come una farfalla e pungere come un’ape. E l’aspetto più rivoluzionario è che quest’uomo non è un profeta, non vive di scritti o di sermoni, ma è un’anima che ha attraversato ogni tempesta di dolore e ci ha mostrato con quale coraggio e con quale spirito provare a farlo: senza odio, senza rancore, senza risentimento, dando prevalenza, nella sua testimonianza, solo all’umanità. Lui che prima ha perso la moglie a causa di una brutta malattia e poi, orribilmente, ha perduto la figlia Giulia, la ragazza uccisa dal suo fidanzato Filippo Turetta nel novembre del 2023.
di Amelia Esposito
Corriere della Sera, 5 agosto 2024
Il papà di Giulia sui dialoghi intercettati in carcere: “Mi metto nei suoi panni, sta vivendo una cosa indicibile. Noi tutti dovremmo pensare a questa famiglia, a come aiutarla. Ci sentiamo e ci scriviamo”. “Quello che come società tutti noi, nessuno escluso, dovremmo fare è aiutare la famiglia Turetta. Questo dovrebbe essere il nostro dovere: aiutare un uomo che sta vivendo un momento di grande difficoltà, non accanirci contro di lui”. Mai abbiamo sentito Gino Cecchettin - padre che ha subito la più atroce delle perdite, eppure sempre così composto - pronunciare parole di vendetta o rancore. Non lo sentiremo neppure questa volta. Il suo orizzonte è, ancora, quello del “costruire valore”.
pugliapress.org, 5 agosto 2024
Le carceri pugliesi stanno affrontando una crisi senza precedenti, con livelli di sovraffollamento insostenibili e un aumento allarmante dei suicidi tra i detenuti. Le carceri della Puglia sono al centro di una crisi profonda che coinvolge non solo la regione, ma l’intero sistema penitenziario italiano. Con un sovraffollamento che ha raggiunto livelli insostenibili, le strutture carcerarie sono ormai al collasso. Il numero di detenuti ha superato il 130% della capienza regolamentare, creando condizioni di vita estremamente difficili per chi vi è rinchiuso e per il personale che vi lavora. Uno dei problemi più gravi e urgenti è l’aumento dei suicidi tra i detenuti. Dal 2014 a oggi, sono stati registrati oltre 600 suicidi nelle carceri italiane, e il 2024 rischia di segnare un record negativo. La situazione in Puglia riflette questa tendenza nazionale, con numerosi casi di autolesionismo e tentativi di suicidio segnalati nelle strutture della regione. Le cause di questo fenomeno sono molteplici e vanno ricercate nelle condizioni di detenzione, nella mancanza di supporto psicologico e nelle difficoltà di reinserimento sociale. Le istituzioni locali e nazionali stanno cercando di affrontare questa emergenza.
- Cremona. Suicidio nel carcere di Ca’ del Ferro, vittima un marocchino 31enne
- Cremona. Alessio Romanelli: “Suicidio in carcere specchio di una realtà inaccettabile”
- Torino. Rivolta all’Ipm Ferrante Aporti, si ipotizza il reato di devastazione
- Torino. Il direttore dell’Ipm: “Dobbiamo spostare l’obiettivo dei ragazzi, da banda a squadra”
- Torino. Le prime conseguenze della rivolta nel carcere minorile











