di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 13 novembre 2024
L’avvocato Bolloli: “Il mio assistito si trova ora in ospedale in quanto la sua situazione sanitaria è quanto mai compromessa. Sarebbe opportuno che egli scontasse la parte di pena residua presso una idonea struttura terapeutica”. Sono destinate a spalancarsi le porte del carcere, anche se manca poco più di mese al “fine pena”, per il detenuto agli arresti domiciliari che non “collabora” con le Forze dell’ordine e con i giudici. E a nulla valgono le sue precarie condizioni di salute, come l’essere portatore di aritmia, colpito in passato da diverse embolie polmonari, con problemi circolatori e di ipertensione e, peraltro, con un intervento chirurgico già fissato a breve. Lo scrive il magistrato di sorveglianza di Alessandria Angelo Rosano in un provvedimento con cui la scorsa settimana ha disposto la sospensione della detenzione domiciliare per un 48enne di Valenza.
di Paola Cioppi
Il Giorno, 13 novembre 2024
Due reclusi hanno dato fuoco a lenzuola e giornali. Una lite ha rischiato di finire in tragedia: evacuata l’intera sezione. Una reazione di ripicca per un problema banale, che ha spinto due giovani detenuti del Bassone, a dare fuoco ad alcuni oggetti in cella, lenzuola e giornali. L’incendio scoppiato lunedì sera si è concluso con un giovane detenuto ricoverato con gravissime ustioni, altri due feriti, l’evacuazione dell’intera sezione con 65 persone trasferite temporaneamente nel cortile, e danni da quantificare. In ospedale, in attesa di essere trasferito al Centro Grandi Ustionati di Niguarda, è finito un ragazzo marocchino di 19 anni, forse uno dei due autori dell’incendio, che è stato il più esposto alle fiamme. Quando i soccorritori del 118 lo hanno preso in carico, aveva lesioni gravi in tutto il corpo, tali da valutare il suo ricovero a Milano o Torino. Al momento è stato stabilizzato e viene mantenuto in osservazione al Sant’Anna, in Rianimazione, con una prognosi ancora riservata, in attesa di poterlo trasferire in un reparto specializzato. Feriti altri due detenuti, un tunisino di 18 anni e un marocchino di 24 anni, anche loro trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di San Fermo, ma le loro condizioni non sono risultate preoccupanti e sono stati subito dimessi, facendo rientro in carcere verso mezzanotte.
di Elisa Sola
La Stampa, 13 novembre 2024
Per i giudici del tribunale del Riesame non ci sono dubbi delle violenze sistematiche della Polizia penitenziaria. Condotte “crudeli, brutali e degradanti per le vittime”. E, soprattutto, “frutto non già di una situazione eccezionale ed episodica, ma conseguenza di una prassi fuorviante improntata alla violenza”. Non esistono dubbi, secondo i giudici del tribunale del Riesame di Torino. Nel carcere di Cuneo picchiare i detenuti, perlomeno in un determinato periodo, sarebbe stata un’abitudine per alcuni agenti della penitenziaria. Accogliendo la tesi della procura - guidata da Onelio Dodero - e respingendo i ricorsi delle difese, i giudici del Tribunale della libertà (presidente Cristiano Trevisan) hanno confermato la misura dell’interdizione dal servizio, per 10 e 12 mesi, nei confronti di due poliziotti. Rappresentati dagli avvocati Antonio Mencobello e Leonardo Roberi, l’ispettore Giovanni Viviani e l’assistente capo Rosario Rossi, si erano difesi anche sostenendo che non vi fosse pericolo di reiterazione del reato.
di Adriano Arati
Corriere di Bologna, 13 novembre 2024
L’aggressione, avvenuta il 3 aprile 2023 nel carcere di Reggio Emilia, vede coinvolti 10 agenti, accusati a vario titolo di lesioni, tortura e falso nelle relazioni di servizio. Si scusa col detenuto colpito al volto e con l’amministrazione penitenziaria, il viceispettore della Polizia penitenziaria di Reggio Emilia a processo assieme a altri nove colleghi per l’aggressione ai danni di un detenuto, un 44enne tunisino, durante il trasferimento in isolamento. Il fatto, avvenuto il 3 aprile 2023 alla Pulce, il carcere reggiano, vede coinvolti dieci agenti, accusati a vario titolo di lesioni, tortura e falso nelle relazioni di servizio. Un video girato con il cellulare, che riprende l’accaduto, ha permesso di fornire molti dettagli.
di Federica Nannetti
Corriere di Bologna, 13 novembre 2024
“Una situazione di evidente illegalità” che, oltre a essere legata a un “significativo sovraffollamento”, è dovuta, tra le varie cose, a una “allarmante inadeguatezza strutturale”, all’impossibilità “di isolamento in caso di malattia infettiva” e, ancora, a uno “stato di scadente pulizia e di evidente degrado”, con “muffe e scarafaggi”. È a partire da tale constatazione che il Partito Radicale ha presentato un esposto contro il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, chiedendo alla Procura di “disporre indagini” e, di conseguenza, di “accertare” le eventuali “responsabilità penali” rispetto alle condizioni del carcere di Bologna. Come hanno segnalato i firmatari, i problemi sarebbero noti. Secondo i firmatari si tratta di “inerzia dell’autorità amministrativa”. Sulle condizioni delle carceri, “il governo ha responsabilità”, hanno ammesso, ma intanto “è il sindaco a poter intervenire”.
di Umberto Maiorca
ternitoday.it, 13 novembre 2024
Accolto il ricorso del Dap contro la decisione del Magistrato di Sorveglianza sulle modalità di conservazione dei cibi freschi di proprietà dei detenuti. La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria contro la decisione del Magistrato di sorveglianza di Spoleto con la quale era stato “imposto all’istituto penitenziario di dotare la sezione di un frigorifero per la conservazione dei cibi freschi, limitando l’uso delle borse termiche solo per i cibi che il detenuto deteneva nella cella” del carcere di Terni. Secondo i giudici di Cassazione, “i detenuti sottoposti al regime penitenziario differenziato hanno diritto alla corretta conservazione dei cibi freschi, attenendo ciò al diritto soggettivo alla salute e a una sana alimentazione, ma che le modalità con cui tale diritto viene esercitato costituiscono esercizio della discrezionalità amministrativa e non ledono alcun diritto soggettivo”.
di Adelia Pantano
La Stampa, 13 novembre 2024
L’architetto torinese in occasione del convegno per i 185 della struttura carceraria di Alessandria ne propone la dismissione e la riconversione in spazi museali, di cultura e sociali. La struttura che ospita il carcere Don Soria, realizzata 185 anni fa, non ha le caratteristiche essenziali per soddisfare i bisogni primari dei detenuti. A dirlo è l’architetto torinese ed esperto di edilizia penitenziaria Cesare Burdese, che al convegno per celebrare il compleanno dell’edificio e tracciare le linee di rinascita per il futuro, ha affrontato la questione dell’istituto penitenziario nel centro di Alessandria mettendo al centro la possibile svolta innovativa della struttura.
di Francesco Oliva
La Repubblica, 13 novembre 2024
Allarme scabbia all’interno del carcere di Lecce: nove detenuti, reclusi nel reparto dei “precauzionali”, sono rimasti in isolamento preventivo per 24 ore, nel weekend scorso. Un’allerta scattata dopo che i reclusi hanno accusato sintomi e fastidi tipici della malattia: sfoghi e infiammazioni sulla pelle. Da qui la cautela adottata dalla direzione del carcere di trasferire i detenuti in isolamento ed evitare così che la possibile infezione potesse diffondersi nel resto della popolazione carceraria. D’altronde, la scabbia è un disturbo contagioso che può diffondersi in modo molto rapido causato da un piccolo parassita, un acaro che provoca un intenso prurito. E in un ambiente di grande affollamento come un carcere, il parassita può passare con maggior facilità da una persona all’altra in caso di contatti fisici ravvicinati e di biancheria non perfettamente igienizzata. Per il momento, però, l’allarme scabbia è “un’ipotesi su cui sono state avviate verifiche che sono in corso” precisa la direttrice del carcere, Maria Teresa Susca.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 13 novembre 2024
“Moussa non era un violento, chi ha visto ora deve parlare”. Ieri Djemagan piangeva. “Piange sempre, quando viene qui”, spiegava un suo amico. Djemagan è il fratello maggiore di Moussa Diarra. Dal 20 ottobre, quando Moussa è stato ucciso, ha lasciato la sua casa e il suo lavoro a Torino. I suoi giorni e le sue notti le passa a Verona, chiedendo giustizia per quel fratello che dal Mali era fuggito dieci anni fa. Aveva 16 anni, Moussa. Per lui e un altro fratello c’è stato il deserto algerino, le torture e la detenzione in Libia - dove l’altro fratello è morto e i cui segni Moussa portava sul corpo - Lampedusa, il Cas di Costagrande, i contratti da lavoratore agricolo.
di Cesare Bechis
Corriere del Mezzogiorno, 13 novembre 2024
“È un’opportunità di riscatto”. I concorrenti dell’undicesima edizione del talent trasmesso su Real Time sono stati maestri per un giorno per i detenuti del carcere, che ogni giorno lavorano nel laboratorio di pasticceria dell’istituto di pena ionico. L’obiettivo commerciale è di vendere almeno tremila panettoni. Ma lo scopo ultimo è il recupero sul piano sociale dei detenuti i quali, dopo aver appreso un mestiere nel periodo di detenzione, possono spendere questa capacità all’esterno dopo aver finito di scontare la pena. Il laboratorio di pasticceria del carcere di Taranto fornisce questa possibilità con il progetto “Lievito”.
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