di Paolo Busco e Filippo Fontanelli*
Corriere della Sera, 21 luglio 2024
Nel suo parere non vincolante l’organo giudiziario delle Nazioni Unite considera l’occupazione illegale: equivale a un’annessione territoriale ottenuta con l’uso della forza in violazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Venerdì pomeriggio, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha emesso un parere relativo alla legalità internazionale dell’occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi. La Corte ha risposto alle domande sollevate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2022 (molto prima dell’inizio del conflitto attuale, che non costituisce il focus del parere). Semplificando, la Corte ha esaminato tre temi: il rispetto degli obblighi internazionali che incombono su Israele in quanto potenza occupante nei territori palestinesi; la legalità in termini generali di tale occupazione; e le conseguenze che scaturiscono dall’accertamento delle violazioni su questi due punti per Israele, per tutti gli altri Stati e per le Nazioni Unite. Il parere, reso a larga maggioranza e con l’adesione della giudice statunitense, è una censura totale della condotta israeliana.
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 21 luglio 2024
Palestina occupata. Un atto d’accusa durissimo quello della Corte, ma anche un grido d’allarme nell’intercalare il monito “il prima possibile”, vale a dire “prima che sia troppo tardi”. Stavolta dobbiamo riconoscerlo, il diritto internazionale ha fatto la sua parte e, nonostante sia stato devastato in questi ultimi trenta anni da tante, troppe guerre fuori da ogni diritto dell’Occidente proprio in Medio Oriente, esiste ancora e prova ad avere un ruolo “a caldo” mentre il massacro di Gaza continua e raggiunge la cifra di 39mila morti e decine e decine di migliaia di feriti, per la maggiora parte civili inermi, donne, bambini, anziani, con la devastazione di ogni struttura umanitaria e di ogni risorsa vitale.
di Riccardo Noury
Il Manifesto, 21 luglio 2024
La parola apartheid non è un tabù: non lo è certo in Israele, mentre paradossalmente per molti versi lo è in Italia, dove la sua pronuncia è equiparata a un’espressione di antisemitismo. Due giorni fa la Corte internazionale di giustizia, la cui opinione era stata sollecitata alla fine del 2022 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, è arrivata a una conclusione che non poteva essere più forte e chiara: l’occupazione e l’annessione da parte di Israele dei territori palestinesi sono illegali e le leggi e prassi discriminatorie israeliane contro i palestinesi violano il divieto di segregazione razziale e di apartheid. Si tratta di una rivincita storica per i diritti dei palestinesi, vittime di decenni di crudeltà e di sistematiche violazioni dei diritti umani derivanti dall’illegale occupazione israeliana.
di Giuseppe Agliastro
La Stampa, 21 luglio 2024
La notizia riportata dagli attivisti per i diritti umani è stata confermata da Berlino, ma la vicenda resta avvolta nel mistero. Il regime bielorusso ha condannato a morte un cittadino tedesco. La notizia, diffusa da un gruppo di attivisti per i diritti umani, ha subito sollevato un’ondata di sgomento ed è stata confermata a stretto giro dal governo di Berlino, fanno sapere i media internazionali. Ma per il resto si sa pochissimo di questa vicenda, che resta avvolta nel più fitto mistero in un Paese in cui le libertà e i diritti fondamentali vengono quotidianamente calpestati.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 21 luglio 2024
Più di cento morti dall’inizio delle proteste contro il sistema di assegnazione degli impieghi nel settore pubblico. Centinaia di detenuti liberati dalle carceri, il governo schiera l’esercito. Spari sui manifestanti e carceri in rivolta in Bangladesh, dove le proteste studentesche delle ultime settimane si sono trasformate in un’insurrezione contro il governo. “Centinaia di detenuti”, come riportano le agenzie internazionali, sono stati liberati in un assalto violento contro un carcere nel distretto di Narsingdi, vicino alla capitale Dacca, che è stato poi dato alle fiamme.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 20 luglio 2024
Nel decreto “Carcere sicuro” di misure migliorative c’è forse qualcosa che riguarda il reinserimento sociale delle persone detenute e poi un incremento del personale di polizia penitenziaria e dirigenziale. Ma com’è scritto? E come risponde alle esigenze dei detenuti? Parlare del decreto legge denominato “Carcere sicuro” significa innanzitutto analizzare due questioni che sembrano marginali, ma non lo sono: la prima è come è scritto, la seconda se e come risponde alle aspettative delle persone detenute, che sono altissime perché c’è in tutti la consapevolezza che le istituzioni non stanno facendo il loro dovere nel garantire una carcerazione “costituzionale”.
di Franco Corleone
L’Unità, 20 luglio 2024
Le carceri scoppiano a causa della detenzione sociale: è questa che va affrontata e risolta. Non con la demagogia ma con l’intransigenza. Case di reinserimento sociale, applicazione massiccia delle misure alternative, amnistia e indulto: un’agenda ambiziosa di azioni non negoziabili. Il decreto “Carcere sicuro” è un insulto alla condizione di vita dei detenuti. Viene il sospetto che si vogliano provocare rivolte.
di Cesare Burdese*
L’Unità, 20 luglio 2024
Nel 2016 ho progettato per la Serenissima Repubblica di San Marino un carcere “contemporaneo”, in sostituzione del vecchio situato nell’antico Convento dei Cappuccini. Il mio committente volle specificatamente che nel nuovo carcere prevedessi uno spazio per il “ricongiungimento familiare” dei detenuti, costituito da un soggiorno con angolo cottura, una camera da letto matrimoniale, un servizio igienico e una loggia. Nulla di carcerario, ma un ambiente di tipo domestico, dove peraltro le garanzie di sicurezza non sarebbero venute meno.
di Marianna Caiazza*
Il Riformista, 20 luglio 2024
Il primo obiettivo che persegue il D.L. 92/2004, lo dice il suo Articolo 1, è quello di aumentare i livelli di sicurezza, operatività ed efficienza delle carceri. E lo fa incidendo sulle carenze organiche del corpo di Polizia Penitenziaria. È solo questo il personale di cui gli istituti penitenziari necessitano?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 luglio 2024
“Il carcere è al collasso. Siamo in piena emergenza umanitaria!” Queste parole del Garante campano Samuele Ciambriello risuonano come un grido d’allarme sulla drammatica situazione delle carceri italiane. Giovedì si è registrato l’ennesimo episodio tragico, questa volta nel carcere di Salerno-Fuorni. Nella serata un detenuto di 24 anni magrebino avrebbe ferito alla gola con una lama ricavata da una lametta per la barba usa e getta il suo compagno di cella, un connazionale di 30 anni. Subito c’è stato l’intervento degli agenti della Polizia penitenziaria che hanno bloccato l’aggressore ed è stato disposto l’immediato trasporto in ospedale del ferito che, dopo qualche ora, nella prima mattinata di ieri, è deceduto. Quello di Salerno è il terzo omicidio in cella dall’inizio dell’anno, i due precedenti ci sono stati a Poggioreale il 4 gennaio e a Opera- Milano il 20 aprile.
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