di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 novembre 2024
Ormai 10 mesi fa, e 12 anni dopo già una sollecitazione della Corte inevasa dal Parlamento, la Consulta con una sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che nega ai detenuti il diritto all’affettività. Ma nulla è stato fatto. Ma le sentenze della Corte Costituzionale valgono ancora, oppure ormai sono state tacitamente derubricate a meri consigli, accantonabili se ci sono difficoltà pratiche ad attuarle? Ormai 10 mesi fa, e 12 anni dopo già una sollecitazione della Corte inevasa dal Parlamento, la Consulta con una sentenza additiva di principio ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che nega ai detenuti il diritto all’affettività, cioè a colloqui intimi (in spazi simili ad ambienti domestici) senza il controllo a vista degli agenti qualora non ostino esigenze di sicurezza, iniziando “dove le condizioni materiali della singola struttura lo consentano e con la gradualità eventualmente necessaria”, in un’”azione combinata di legislatore, magistratura di Sorveglianza e amministrazione penitenziaria”.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 11 novembre 2024
Detenuti al passo con i cambiamenti sociali e una giustizia rieducativa e riabilitativa. Sono i due punti su cui si basa la proposta di riforma legislativa avanzata dalle Camere penali internazionali che prevede l’utilizzo dei tablet con accesso a internet nelle carceri italiane. Una proposta che verrà presentata il prossimo giovedì alla Camera dei deputati in occasione dell’incontro “Verso gli Stati Generali della Sicurezza 2025”, in cui saranno presenti, tra gli altri, Ettore Rosato, segretario del Copasir e rappresentanti di Governo della Difesa e dell’Interno. “L’idea è che nel momento in cui si varca la soglia del carcere venga concesso al detenuto, al pari di altri oggetti di uso comune, un mezzo di comunicazione per mantenere un residuo collegamento con la società, che gli permetta di riabilitarsi e ricostruire un nuovo futuro”, ha spiegato l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionale.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 novembre 2024
Per ora regge l’accordo di due giudici di destra, uno di opposizione e un tecnico. Il nome femminile è dirimente. Nella rosa di nomi, FdI confermerebbe Marini. FI punta su Sisto, Zanettin. In lizza Casellati e Cerrina Feroni. L’ora è tarda, ma una soluzione ancora non si vede per completare la composizione della Corte costituzionale. La pratica è ancora sulla scrivania della premier Giorgia Meloni ed è una di quelle più spinose, perché è attenzionata con attenzione dal Quirinale. Ad ogni occasione, Sergio Mattarella ma anche l’attuale presidente della Consulta Augusto Barbera hanno sollecitato la necessità che il parlamento trovi la mediazione necessaria per eleggere il quindicesimo giudice mancante da oltre un anno, eppure la settimana scorsa anche la nona votazione è andata a vuoto. E la cosa ormai sta infastidendo e non poco il Colle, non solo per un fatto di metodo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 novembre 2024
Il guardasigilli apre al confronto, ma il vicepremier rilancia lo scontro con le toghe accusandole di voler fare politica. Il segretario di Md Stefano Musolino: “Grettezza istituzionale”. Da un lato il ministro Carlo Nordio - espressione di Fratelli d’Italia - e il numero due di via Arenula, l’azzurro Francesco Paolo Sisto a smorzare i toni con la magistratura, dall’altro lato il vice premier Matteo Salvini che a suon di post su X va in direzione opposta e continua ad attaccare le toghe. Tutto questo è avvenuto oggi, mentre nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma era in corso la festa dei 60 anni di Magistratura democratica.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2024
Camera, al voto martedì Costa (FI) propone pene economiche. Ma l’esecutivo vuole introdurre modifiche ancora più pesanti. La vendetta del governo nei confronti dei magistrati è iniziata. E qualsiasi occasione è buona. Anche se riguarda un provvedimento che, in teoria, dovrebbe concentrarsi sulla riforma della Corte dei Conti in discussione in commissione Affari Costituzionali alla Camera su proposta del capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Martedì i deputati finiranno di votare gli emendamenti e tra quelli che saranno approvati ce n’è uno che prevede una ritorsione nei confronti dei magistrati: il governo vuole punire disciplinarmente i pm e i giudici che avranno disposto un’ingiusta detenzione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 11 novembre 2024
Per il deputato è inefficace. La replica: “Bastano anche pochi casi anomali per una bocciatura”. “La prossima settimana il Csm approverà una circolare in base alla quale un magistrato, per subire conseguenze sulle valutazioni di professionalità, deve sballare oltre 2/3 dei suoi provvedimenti. E pare che la voteranno tutti, laici e togati. Appassionatamente”. A scriverlo su X è Enrico Costa, deputato di Forza Italia. Il riferimento è alla nuova circolare sui nuovi criteri di valutazione di professionalità, elaborata dalla IV Commissione, che verrà votata il 13 novembre. La circolare parte con l’handicap di un sistema informatico ancora non adeguato a mettere in atto la campionatura degli esiti degli affari trattati nelle fasi successive che pure prevede. Le segnalazioni riguardanti “gravi anomalie” continueranno a essere delegate ai dirigenti degli uffici.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 11 novembre 2024
I progressisti di Area hanno 6 rappresentanti, 4 i centristi e solo 1 Md. Ai tempi della Prima Repubblica, quando governava la Dc, ed esisteva il mitico Manuale Cencelli per la spartizione delle cariche, la poltrona di procuratore capo di Roma valeva quanto due ministeri. Questo per dire che il potere politico non ha mai, proprio mai, perso di vista il potere giudiziario, temendone la forza. Ma all’epoca i poteri andavano a braccetto. E infatti la suddetta procura di Roma si era meritata il nomignolo di “Porto delle nebbie”. Un ufficio dove le inchieste che facevano male ai politici si perdevano fatalmente.
di Aurora Bottino
primocanale.it, 11 novembre 2024
I sei istituti penitenziari della Liguria non sono esenti dalle problematiche e anzi, in alcuni casi i dati fotografano situazioni ancora più gravi che nel resto di Italia. Le carceri italiane sono da tempo al centro di quelle che sono denunce da parte di sindacati e associazioni per problemi ormai cronici come il sovraffollamento, la sicurezza, la carenza di personale e tagli ai fondi che pesano su situazioni spesso definite critiche. I sei istituti penitenziari della Liguria non sono esenti dalle problematiche e anzi, in alcuni casi i dati fotografano situazioni ancora più gravi che nel resto di Italia.
La Stampa, 11 novembre 2024
La denuncia di Avs in vista del Consiglio regionale aperto di domani a Torino sulle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria. “Lo abbiamo promesso e lo stiamo facendo: i sopralluoghi nelle carceri piemontesi sono una nostra priorità di mandato, con l’obiettivo di conoscere da vicino le condizioni di vita delle persone detenute, confrontarsi con il personale penitenziario e denunciare le gravi carenze strutturali, sanitarie e sociali che caratterizzano il sistema penitenziario regionale, ormai incapace di garantire i diritti dei detenuti e di supportare adeguatamente chi vi lavora”. Lo dichiarano Alice Ravinale, Giulia Marro e Valentina Cera, consigliere regionali di Avs, parlando di “sistema carcerario al collasso” e ricordando che domani è in programma un consiglio regionale aperto sulle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria in Piemonte.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 novembre 2024
“La repressione è stata la madre di tutti gli interventi. Ma nessuno ha ascoltato la comunità sana ed educante del territorio per capire le difficoltà con cui vive”. Nel Parco Verde di Caivano tutto cambia perché nulla cambi, per chi ci abita. Come racconta Bruno Mazza, che nel cuore dell’abbandono ha piantato un seme di speranza con l’Associazione Un’infanzia da vivere. Un anno dopo i fatti di cronaca che hanno mobilitato la politica nazionale, nella periferia Nord di Napoli sono arrivati i soldi, gli elicotteri e i militari. Ma quella resta “la periferia della periferia”, un’area dove 10mila persone vivono nel “degrado assoluto”, tra topi, immondizia e amianto. “Non c’è cultura, non c’è lettura, non c’è scrittura. Non ci sono infrastrutture, non ci sono fiorellini, non c’è un’altalena per i bambini”, spiega Mazza. Non ci sono colori, nel mondo che costringe l’infanzia in una scala di grigi.
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