di Paolo Comi
L’Unità, 19 luglio 2024
Il senatore di FI ha proposto di alzare da 6 mesi a 4 anni il residuo di pena per accedere alla semilibertà: un modo per alleggerire sul serio la pressione nelle prigioni. Apriti cielo! Allarmato dagli anatemi di Travaglio il Guardasigilli si è affrettato a dire che i suicidi non c’entrano nulla col sovraffollamento. Inevitabile il ritiro dell’emendamento. Un articolo del Fatto Quotidiano ha costretto ieri il governo ad una immediata retromarcia circa le soluzioni per risolvere il drammatico problema del sovraffollamento nelle carceri. Il senatore Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in Commissione giustizia a Palazzo Madama, aveva presentato questa settimana un emendamento al dl “Carcere sicuro”, attualmente in fase di conversione, che andava a modificare l’articolo 50 dell’ordinamento penitenziario in tema di “semilibertà”.
di Diletta Belotti
L’Espresso, 19 luglio 2024
Combattere contro la violenza di genere e volere la fine del carcere non sono cose in contraddizione. Il 12 luglio scorso, Fabiano Visentini si suicida in carcere tramite l’inalazione di una delle bombolette di gas che vengono usate per i fornellini da cucina in dotazione nelle celle. Pochi giorni prima aveva iniziato uno sciopero della fame per ricevere i farmaci antalgici che gli erano stati negati. Visentini era detenuto da undici anni nel carcere di Montorio per l’omicidio della sua convivente. Ogni suicidio in carcere è un omicidio di Stato. A chi immagina un mondo senza carcere si dice, beffardi: “Ah, scacco matto! Deciditi: o le carceri o i violenti a piede libero!”.
Don Raffaele Sarno: “C’è più violenza tra i detenuti, anche per questo aumentano i casi di suicidio”
di Andrea Milanesi
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
“Sono saltate le regole non scritte, il disgregamento esterno qui si moltiplica”. Don Raffaele Sarno è un sacerdote abituato a vivere in prima linea: frequenta il carcere di Trani da oltre 35 anni, prima come volontario e poi nella veste di cappellano, dal 1999 per la sezione maschile e dal 2021 anche per quella femminile. Quando ha cominciato operava soprattutto con i detenuti di alta sicurezza: “Per quanto possa sembrare paradossale, ogni attività si svolgeva nella più assoluta tranquillità, nonostante fossero reclusi di una certa pericolosità.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
L’ex direttore di San Vittore (come di Pianosa e Bollate): “Quel giorno il carcere scoppiò, i detenuti protestavano e bruciavano quello che potevano. Ora andrebbe chiuso, non possono starci 1.000 persone. Ci dimentichiamo sempre che Dio non ammazzò Caino”. Abita a due passi da San Vittore ma dice che non è “sindrome di Stoccolma”, è perché “lì le case costano meno e non posso trasferirmi”. Luigi Pagano - napoletano premiato con l’Ambrogino d’oro - è il “direttore” per antonomasia. Un direttore “democratico”, uno che, come racconta Alfonso Sabella, se ne andava in giro per San Vittore cantando “Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì, quaranta nott”. Pagano ha scritto anche un libro che si chiama così, Il Direttore (Zolfo editore). È stato a capo di San Vittore per 15 anni, dopo essere passato nelle carceri dure di Pianosa, Nuoro, Asinara e poi ancora Alghero, Piacenza, Brescia. Negli ultimi anni è stato Provveditore regionale e vice capo del dipartimento penitenziario. Ora è in pensione, anche se ha provato, per ora invano, a diventare garante delle persone private della libertà.
ansa.it, 19 luglio 2024
Omicidio nel carcere di Salerno dove un detenuto magrebino armato di una lametta ha aggredito e sgozzato un connazionale. L'aggressore è stato bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria. "E' da tempo che denunciamo lo stato di abbandono delle carceri campane; questo è un episodio gravissimo; non abbiamo più parole per definire la confusione gestionale da parte di chi governa le carceri in Campania". Lo afferma il sindacato di polizia penitenziaria Uspp. "In questo marasma generale - affermano i segretari Auricchio e Del Sorbo - a farne le spese sono i poliziotti penitenziari, lasciati soli, in un silenzio assordante, senza strumenti idonei.
di Enrico Caiano
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
La scrittrice Silvia Avallone, autrice di un romanzo dedicato a una ragazza, “Cuore nero”, è stata attiva come volontaria nell’Ipm di Bologna e lì è andata a presentare il suo libro: “Bisogna essere liberi nella testa o non lo si è mai, neanche fuori”. Lo hanno detto meglio di chiunque altro. D’altra parte, non si è giganti della letteratura a caso. Fedor Dostoevskij: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Victor Hugo: “Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione”. Un secolo dopo, il simbolo della lotta per la libertà Nelson Mandela, una vita dietro le sbarre, ha chiuso il cerchio con una riflessione definitiva: “Un Paese non dovrebbe essere giudicato da come tratta i cittadini più in alto, ma quelli più in basso”.
di Letizia Giangualano
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2024
Sono 23 le madri recluse in Italia con i loro 26 bambini. In aprile, in una visita dell’Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione nel carcere di Rebibbia femminile a Roma era stata trovata anche una donna in avanzato stato di gravidanza, in attesa di giudizio, in un istituto dove la ginecologa è presente solo due volte alla settimana e dove, di conseguenza, il supporto medico non è garantito con costanza come si richiederebbe in queste fasi. Una situazione, questa, rinvenuta anche in altri istituti e sezioni femminili.
di Marco Casonato*
Corriere Fiorentino, 19 luglio 2024
Qui dentro funziona soltanto il volontariato, in maniera stupefacente nonostante le difficoltà. In buona parte è cattolico, ma c’è anche quello musulmano. Sono sempre i volontari gli unici presenti, anche a Ferragosto Caro direttore, ho avuto modo di apprezzare la doppia pagina del Corriere Fiorentino dello scorso 6 luglio dedicata al carcere ed anche a quanto aveva invano cercato di comunicare il giovane detenuto che a 20 anni si è impiccato. Poiché tra le varie voci manca quella di un detenuto - se non il morto - confido che voglia concedermi spazio in quanto detenuto. La prima presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, afferma che “non hanno funzionato tutti i presìdi previsti”. Il problema è che non funzionano mai e che nessuno tra “chi di dovere” se ne interessa.
di Mario Chiavario
Avvenire, 18 luglio 2024
“Riforma della giustizia”. Un’etichetta di stile, ormai tante volte ripetuta, nei titoli dei media e generosamente concessa anche alla legge voluta dal ministro Nordio e recentemente varata dal Parlamento, contenente un ennesimo gruppo di interventi particolari - taluni, a dire il vero, non di poco rilievo - sul tessuto di codici (quello penale e quello di procedura) sempre più consunti.
di Fabio Balocco*
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2024
Violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale e violenza e minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi componenti. Sono gli articoli 336-338 Codice Penale che puniscono il normale cittadino che in qualche modo si ribella al potere dello Stato, in particolare alle forze dell’ordine. Norme che negli anni sono state utilizzate per contrastare le lotte sociali, anche quelle a bassa intensità. Norme che, anche se pare incredibile, il regime repubblicano ha rafforzato in questi decenni, alla faccia del confronto e della collaborazione tra stato e cittadinanza. Come bene afferma il collega avvocato Claudio Novaro: “In breve, non solo abbiamo un codice che risale al ventennio fascista, ma il legislatore repubblicano è riuscito a peggiorarlo ulteriormente”. E questo è avvenuto con qualsiasi governo, di destra o di sinistra, ammesso che questa locuzione abbia ancora un senso compiuto. E il peggioramento è avvenuto con gli articoli codicistici successivi, ossia 339 e 339 bis, che prevedono le circostanze aggravanti.











