di Donatella Stasio
La Stampa, 19 luglio 2024
Laura Santi era arrivata alla Corte costituzionale alle 9,00 in punto del 19 giugno. Una missione quasi impossibile, la sua. Non perché fosse inchiodata a una sedia a rotelle ma perché la battaglia per conquistare il diritto di parola nel processo sul suicidio assistito sembrava persa fin dall’inizio. Dall’esito di quel processo sarebbe dipeso il suo commiato da una vita che, già da molto tempo ormai, non è più vita. Perciò non poteva e non voleva restare fuori dalla porta. Laura ha 49 anni, è giornalista, vive a Perugia ed è malata di sclerosi multipla, come Martina Oppelli, sua coetanea e architetta triestina. Insieme hanno combattuto per “intervenire” nel processo davanti alla Consulta, nato dalla vicenda di un altro malato di sclerosi multipla, Massimiliano, andato a morire in Svizzera con l’aiuto di Marco Cappato perché l’Italia gli ha rifiutato il diritto di accedere alla procedura di fine vita stabilita nel 2019 dalla Corte.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 19 luglio 2024
Confermati i requisiti di accesso al suicidio assistito, tra cui il sostegno vitale. Ma la Corte invita il legislatore e il servizio sanitario a interpretarlo correttamente. Sul fine vita la Corte costituzionale non “corregge” se stessa. Ma bussa ancora alla porta della politica sorda, e invita tutti a rispettare le regole di accesso al suicidio assistito stabilite cinque anni fa. Regole che restano invariate, spiega la Corte, ma reinterpretate per ciò che riguarda il criterio dei “trattamenti di sostegno vitale”. Ovvero uno dei quattro requisiti sanciti nel 2019 con la sentenza 242 sul caso Cappato Dj/Fabo, il nodo sul quale la Corte era chiamata nuovamente a pronunciarsi per estenderne o restringerne l’interpretazione. Oppure, per superarlo.
di Simone Bauducco
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2024
La Life Support è ormeggiata al porto di Civitavecchia. Ha appena salvato 178 persone nel Mediterraneo centrale ma è già pronta per ripartire per la sua ventiduesima missione. Da quando ha iniziato la sua attività nel dicembre 2022, la nave umanitaria di Emergency ha recuperato 1856 persone. “Noi facciamo quello che gli Stati non fanno - racconta a ilfattoquotidiano.it l’advocacy manager della ong Francesca Bocchini - Non è possibile voltarsi indietro e far finta di non vedere gli oltre 800 morti che ci sono stati nel Mediterraneo nei primi sei mesi del 2024”. Una media di cinque al giorno. E se si allarga lo sguardo agli ultimi dieci anni il numero dei decessi supera i 29mila.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 19 luglio 2024
Le due donne iraniane, giunte in Italia nel 2023, sono accusate di scafismo. Speriamo che, finalmente, vengano almeno ascoltate. Ponete mente a queste parole: “Andremo a cercare gli scafisti lungo tutto l’orbe terracqueo” (Giorgia Meloni, Cutro, 26 febbraio 2023). Fu, quella, una delle più meste manifestazioni dell’attuale governo. Dopo il naufragio e la morte di 94 persone, in una esibizione di rara “irreligiosità” istituzionale, senza un solo atto di partecipazione al lutto, la presidente del Consiglio - a chi le chiedeva se avrebbe incontrato i familiari delle vittime - rispondeva: “Ho finito adesso, dopodiché io… ci vado volentieri”. E non ci andò. Neanche il programma di lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani ha avuto un seguito concreto. Ma è riuscito, va detto, a produrre ingenti danni sulle vite di tanti innocenti: migranti e richiedenti asilo che, dopo aver raggiunto le coste italiane per cercarvi scampo e tutela, si sono visti accusare di “scafismo”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 19 luglio 2024
L’intellettuale curdo-iraniana arrestata a dicembre con l’accusa di essere una scafista, invia una lettera al capo dello Stato, professandosi innocente: “Presidente, le chiedo giustizia e umanità”. “Vi prego di non lasciarmi sola, la vostra azione può fare la differenza tra la speranza e la disperazione, tra la libertà e la prigionia”. Sono le ultime righe dell’accorata lettera-appello inviata al capo dello Stato Sergio Mattarella dall’attivista curdo-iraniana Maysoon Majidi. La ventottenne, intellettuale e registra teatrale in fuga dall’Iran per aver contestato il regime e giunta in Italia su un barcone, è stata arrestata a Crotone il 31 dicembre scorso con l’accusa d’essere una scafista. Poi è stata trasferita nel carcere di Castrovillari (Cosenza) dove ha attuato lo sciopero della fame e infine spostata nel penitenziario di Reggio Calabria.
di Walter Siti
Il Domani, 19 luglio 2024
Noi occidentali siamo i moderati e quel che possono fare i moderati è sapere che, se le cose cambiano, non possono che cambiare a loro sfavore. La nostra parola d’ordine preferita è “proteggerci”: urliamo, scendiamo in piazza con intenzioni bellicose ma senza mai trascendere, senza turbare troppo l’ordine pubblico, condannando “senza se e senza ma” le teste calde.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 luglio 2024
I dem hanno presentato emendamenti per modificare il testo, alcuni simili a quelli degli azzurri. Nordio annuncia un commissario straordinario per costruire nuove strutture. L’unico punto su cui maggioranza e opposizione concordano è che il Decreto Carceri ha effettivamente il requisito di necessità e urgenza. Si sta avvicinando agosto, il mese più difficile per le condizioni di detenzione, e le carceri italiane scoppiano con 61.480 detenuti per una capienza standard di circa 48mila, un sovraffollamento medio del 120 per cento che tocca picchi del 200 per cento in alcune strutture e il numero record di 56 suicidi dall’inizio dell’anno, 6 anche di agenti della penitenziaria.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 18 luglio 2024
Gli azzurri presentano alcune proposte di modifica al decreto voluto da Nordio per alleggerire le prigioni. Da Lega e FdI nessuna apertura. Forza Italia si smarca dalla maggioranza e chiede di andare oltre il decreto Carceri approvato dal Consiglio dei ministri la prima settimana di luglio. Decreto, voluto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non pone rimedio al sovraffollamento delle prigioni, dove oggi vivono 14 mila persone in più rispetto agli spazi a disposizione e nei primi sei mesi e mezzo dell’anno 54 detenuti hanno deciso di farla finita dietro le sbarre. Quindi i senatori forzisti hanno presentato nove proposte di modifica al testo, che si trova all’esame della commissione Giustizia del Senato. Alcune di queste - se attuate - potrebbero consentire al detenuto di accedere anticipatamente a un regime di semilibertà. Tuttavia gli azzurri, in un secondo momento, hanno chiarito che le modifiche saranno comunque concordate con il dicastero. Quindi è tutto da vedere.
di Marco Grasso
Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2024
Sono almeno 25mila i detenuti che beneficerebbero immediatamente dell’emendamento Zanettin: il provvedimento svuota-carceri allo studio della maggioranza che concederebbe la semilibertà a chi sta scontando pene fino ai quattro anni di carcere. La stima, basata sui dati ufficiali del ministero della Giustizia (secondo cui sono circa 60 mila i detenuti nelle carceri italiane), rischia tuttavia di essere molto al ribasso. Per come è stato pensato il provvedimento, proposto da Forza Italia, la possibilità di accedere alla semilibertà sarebbe estesa infatti anche a un’ulteriore platea, impossibile al momento da calcolare con numeri certi: tutti coloro che hanno già scontato almeno un terzo della pena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 luglio 2024
In un’audizione di ampio respiro tenutasi lunedì scorso presso la II Commissione Giustizia del Senato, il Collegio del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha offerto un’analisi articolata del decreto- legge 4 luglio 2024, n. 92 (il cosiddetto “carcere sicuro”). Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio, componenti del Collegio, hanno presentato una dettagliata memoria, evidenziando sia gli aspetti positivi del decreto che le criticità ancora da affrontare nel sistema penitenziario.
- Il Pd: “Il decreto è un guscio vuoto”. FdI e Lega: “Meno giustizia riparativa”
- “Sosteniamo la legge Giachetti per la liberazione anticipata dei detenuti”. Firma la petizione!
- Il carcere non è una discarica sociale
- Le zanzare, i topi e la scostumata richiesta di acqua calda in carcere
- “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”











