di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 novembre 2024
“Sono giovani che non hanno figure di riferimento sia in famiglia che nei luoghi educativi: nella scuola, nelle parrocchie e in tutti gli ambiti che i ragazzi frequentano all’esterno”. L’intervista al prete dell’istituto romano. “Sono 13 anni che sono presente nel carcere penale minorile Casal del Marmo di Roma. Dal 2017 sono cappellano, gli anni precedenti lo frequentavo da seminarista. C’è stato un lento inevitabile declino”. A parlare è don Nicolò Ceccolini, classe 1987.
Corriere di Bologna, 9 novembre 2024
Si terrà il 15: “Roma agisca”. “Sensibilizzare la cittadinanza e chiedere al governo di adottare misure urgenti e di ritirare provvedimenti che stanno aggravando la condizione delle carceri in Italia”. È l’obiettivo, decisamente ambizioso, di una manifestazione pubblica in cantiere a Bologna per il 30 novembre: a promuovere l’iniziativa è il Comune, raccogliendo una sollecitazione partita dall’Ordine degli avvocati. Dell’evento si discuterà in un incontro convocato per il 15 novembre al Katia Bertasi: l’occasione “per conoscere, condividere e aderire a una manifestazione cittadina sulle carceri che come Comune intendiamo promuovere il 30 novembre alle 10.30 in piazza Lucio Dalla”, si legge nell’invito che sta circolando in questi giorni tra le associazioni e le realtà che in città si interessano dei temi legati al carcere.
meridionews.it, 9 novembre 2024
Il 6 novembre scorso alle ore 18.30 presso l’auditorium Mario De Mauro dell’Istituto Francesco Ventorino, si è tenuta la presentazione del corso Prison of Peace organizzato dalla Fondazione Francesco Ventorino in collaborazione con Libra Ets ed il Centro Servizi per il Volontariato Etneo. Come evidenziato da Arianna Fezzardi, psicologa e responsabile dell’associazione LIBRA di Mantova, e da Dimitra Gavriil, giurista e mediatrice, responsabile del progetto Prison of Peace per l’Europa, il corso, le cui lezioni si stanno tenendo sino all’8 novembre presso la sede della Fondazione Ventorino, ha lo scopo di insegnare metodi non violenti di risoluzione dei conflitti per migliorare la convivenza tra detenuti e gli operatori penitenziari.
blogsicilia.it, 9 novembre 2024
“La droga è il business più remunerativo della criminalità organizzata ma quello delle droghe è un tema che deve essere affrontato a 360 gradi: traffico, mafia, prevenzione, dipendenza, servizi, cura, sanità, carceri, comunità. Serve una nuova politica sulle droghe. Decarcerizzazione, depenalizzazione, legalizzazione e liberalizzazione non sono ancora dietro l’angolo nel nostro Paese. Per questo chiediamo che sul territorio, nella collaborazione tra istituzioni, servizi, terzo settore ed enti locali si possano portare aventi sperimentazioni e costruire progettualità alternative”. Lo affermano per la Cgil Palermo la segretaria Laura Di Martino, per Arci Palermo Fausto Melluso, per Antigone Sicilia Giorgio Bisagna che intervengono questo pomeriggio al dibattito “Dal Penale al Sociale” all’Epyc centre, alla presenza di magistrati, esponenti delle istituzioni, da Comune a Università.
ansa.it, 9 novembre 2024
L’intesa punta a coinvolgere detenuti in attività sportive. Coinvolgere i detenuti in un percorso di carattere sportivo e formativo per migliorare la socializzazione negli istituti. È questo l’obiettivo dell’intesa stretta tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e la Fondazione S. S.Lazio 1900, sottoscritto a Formello dal capo del Dap, Giovanni Russo, e Cristina Mezzaroma, presidente della Fondazione S.S Lazio 1900. L’intesa prevede una serie di attività negli istituti penitenziari del Lazio, coinvolgendo atleti, ex atleti ed esponenti della polizia penitenziaria insieme a professionisti appartenenti a staff tecnici messi a disposizione dalla società.
di Massimo Donini
L’Unità, 9 novembre 2024
L’eterno scontro tra la politica e la magistratura, quello sui vaccini, fino alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente: la stampa filogovernativa deve saper governare le strumentalizzazioni e i conflitti ingaggiati anche da rappresentanti delle istituzioni. Sono diversi i contesti della democrazia populista, di quella maggioritaria e della democrazia costituzionale. Tutti e tre coinvolti dal tema che affrontiamo. Il termine democrazia populista è qui utilizzato in senso neutro, secondo la scienza della politica, non in quello negativo che utilizziamo parlando invece del populismo penale o di quello giudiziario come religione di massa. Sono due profili collegati ma distinti (cfr. sul primo Donini, Populismo e ragione pubblica, Mucchi, 2019; sul secondo Id., Populismo penale e ruolo del giurista, Sistema penale 7.9.2020). Infatti, il contesto del giornalismo in generale, anche di sinistra, è obiettivamente quello della democrazia populista in una accezione che vede l’estensione dei temi della Costituzione, della tecnica del diritto e dei diritti, nello spazio pubblico di destinatari potenzialmente molto allargati, preparando un discorso evocabile anche in un eventuale talk show.
di Ilario Nasso*
L’Unità, 9 novembre 2024
Chiedereste al chirurgo, in sala operatoria, per quale squadra tifi? Interroghereste sulla pancetta o il guanciale nella carbonara il pilota del vostro aereo, decidendo di conseguenza se rimanere a bordo? Rinuncereste a essere tratti in salvo da un’alluvione, se il soccorritore non fosse eterosessuale? Di chi incrociamo in fasi particolari della vita ci dovrebbe interessare la professionalità, l’intelligenza, la serietà: non l’intimità. Ecco perché fare confusione di piani - fra servizio reso alla collettività e sfera soggettiva dell’incaricato - non è solamente illecito: è innanzitutto stupido. Qualora, poi, lo spiattellamento in pubblico del vissuto, delle relazioni, delle idee di una persona si faccia metodico, gratuito, unilaterale, dietro non c’è solo idiozia, ma strategia. E quando quella persona esercita la funzione pubblica di magistrato lo scopo diventa chiaro: negare al malcapitato il ruolo che pure riveste legittimamente fra le istituzioni, per additarlo a chiunque come sbagliato e incapace.
di Giorgio Caravale
Il Foglio, 9 novembre 2024
Il suo libro evita il compiacimento e l’autoglorificazione e descrive attraverso la propria vicenda un pezzo di storia recente e meno recente mantenendo sempre equilibrio e distanza. Sabino Cassese, uno dei maggiori giuristi italiani viventi, ha preso il coraggio a due mani pubblicando una vera “autobiografia intellettuale” (Varcare le frontiere, Mondadori). Parlare di sé, ricostruire la propria vicenda biografica è operazione delicata, piena di insidie: occorre evitare il compiacimento e l’autoglorificazione, e raccontare attraverso la propria vicenda un pezzo di storia recente e meno recente mantenendo equilibrio e distanza. Cassese riesce a farlo molto bene in queste pagine, regalandoci uno spaccato di storia repubblicana e insieme un’equilibrata riflessione sul contributo da lui offerto ai tanti ambiti professionali nei quali si è trovato coinvolto: riflette sui temi di studio scelti e le fasi principali della sua attività di studioso, sulle letture (fatte e consigliate), i maestri, i compagni di viaggio, il metodo di insegnamento, i numerosi incarichi pubblici.
di Alice Dominese
L’Espresso, 9 novembre 2024
Olga è stata uccisa dal marito. Il figlio Giuseppe Delmonte non l’ha più voluto incontrare. Ora, con la sua associazione, aiuta altri ragazzi e ragazze che sono vittime di una doppia violenza. Quando Giuseppe Delmonte è rimasto orfano era il 1997 e lui aveva 18 anni. Sua madre Olga è stata uccisa nella provincia di Varese dall’ex marito, dopo cinque anni di stalking. Il padre di Giuseppe da allora è in carcere. “Io e i miei fratelli - dice lui - eravamo soli e attorno a noi c’era il nulla. Non esisteva nemmeno il termine femminicidio. Come orfani non abbiamo ricevuto nessun aiuto dallo Stato e per vent’anni non ho più parlato di quello che è successo”. Poi l’incontro con uno psicoterapeuta che lo ha aiutato ad affrontare il trauma. “Sono andato in carcere da mio padre e non l’ho trovato diverso: continuava a giustificare ciò che aveva fatto perché mia madre lo stava lasciando. Da allora non l’ho mai più voluto vedere”, prosegue Delmonte.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 novembre 2024
La premier: “Partner preoccupati per le sentenze”. Lega e Forza Italia ai ferri corti sul provvedimento. “C’era un po’ di curiosità circa tutto questo dibattito che riguarda il tema dei Paesi sicuri perché poi chiaramente quello che accade in Italia coinvolge anche gli altri. Quindi c’era un po’ di preoccupazione su questo tema: secondo alcuni, i Governi non sono nella condizione di poter definire cosa sia un Paese sicuro”. Lo ha dichiarato ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al suo arrivo al vertice informale dell’Ue.
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