di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 novembre 2024
I 4 professionisti insultati e costretti a uscire da una porta secondaria del Palazzo di Giustizia. Un episodio molto spiacevole ha interessato qualche giorno fa gli avvocati Cecilia Turco, Andrea Mitresi, Michele Passione e Gabriele Bordoni. Il fatto, come ha rilevato la Camera penale di Pistoia, ha rappresentato uno “scempio della funzione difensiva”. I quattro penalisti, dopo un’udienza davanti alla Corte d’appello di Firenze, sono stati aggrediti verbalmente. Un’inaudita esplosione di urla, offese e minacce dirette agli avvocati, che sono stati costretti, per il clima pesante venutosi a creare, ad uscire da una porta laterale del palazzo di Giustizia scortati dalle forze dell’ordine. Il motivo di tanta acrimonia? L’aver esercitato la funzione difensiva in favore di due imputati accusati di violenza sessuale ai danni una minorenne.
di Michele Passione, Cecilia Turco, Andrea Mitresi
Il Dubbio, 7 novembre 2024
Firenze, 4 novembre, Corte di Appello; la storia si ripete. Di fronte a una richiesta di concordato, assentita dalla Procura Generale, il processo (in camera di consiglio) diventa (ancora una volta) la cassa di risonanza del risentimento e della giustizia privata e della vendetta. Preceduta da una insistita campagna mediatica sui social, dove “stupratori” è il più benevolo degli epiteti rivolto agli imputati, l’udienza si apre e si chiude nel peggiore dei modi. Non di consenso prestato, e semmai revocato, non di consapevolezza sulle condizioni personali della parte civile da parte degli imputati (diciotto anni loro, diciassette lei, all’epoca dei fatti); non di questo ancora si parla, ma di un istituto previsto dalla legge (il concordato in appello), peraltro depurato dalla c.d. Legge Cartabia dalle preclusioni prima previste all’uopo dal secondo comma previgente dell’art. 599 bis c. p. p., che ne impediva il ricorso per numerosi reati, tra i quali proprio quelli contestati agli imputati (609 ter, 609 octies c. p.). Riservata invece alla prossima udienza la valutazione di merito e di una denunciata incostituzionalità di un’altra preclusione di legge (che un Tribunale fiorentino ha già sollevato in un diverso processo), che per questi reati impedisce la sanzione con pene sostitutive, si discute, appunto, di un’ipotesi, rimessa alla valutazione della Corte.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 7 novembre 2024
In materia di prevenzione, il Tribunale di Milano ha sviluppato una prassi, per il momento circoscritta al solo Foro ambrosiano, che fa ben comprendere quale sia l’espansione applicativa che la “legislazione antimafia” può ancora sprigionare. Ci riferiamo alle procedure di amministrazione giudiziaria, applicate ai sensi dell’art. 34 del D. L. vo 159/ 11, che stanno riguardando svariati settori imprenditoriali, dalla logistica alla ristorazione, dalla moda alla grande distribuzione, per arrivare di recente alle banche. L’amministrazione giudiziaria, pur non essendo una misura ablativa come la confisca, sospende la governance aziendale. Spossessa l’imprenditore della sua impresa, per un periodo più o meno lungo di tempo, al fine di sottoporla ad una forzata “sanificazione aziendale”, sotto il controllo del giudice delegato. Lo Stato, dunque, nomina nuovi amministratori, i quali, a loro volta, scelgono nuovi manager e nuovi consulenti. Ben si immagina quali possano essere le conseguenze di una simile intrusione per imprese non solide, le quali non possono sopportare l’irrigidimento di tutte le policies aziendali che una simile “statalizzazione” porta inevitabilmente con sé.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole24 Ore, 7 novembre 2024
Durante i colloqui c'è il rischio di veicolare informazioni o ordini attraverso scritte e disegni sulla pelle, giusto dunque nasconderle. I familiari che vanno ai colloqui con i detenuti al 41-bis, il cosiddetto carcere duro, sono obbligati a coprire i tatuaggi. I disegni e le scritte sulla pelle possono infatti essere usati per veicolare messaggi in codice. La Corte di cassazione, con la sentenza 40592, ha respinto il ricorso di un detenuto sottoposto al regime speciale per reati di mafia. Il ricorrente denunciava l'irragionevolezza della restrizione, imposta ai parenti costretti, durante gli incontri con i congiunti in carcere - come prevista da una nota dell'amministrazione penitenziaria - a nascondere tutte le parti del corpo tatuate.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 7 novembre 2024
Era in carcere per reati contro il patrimonio T.M., il 41enne magrebino che martedì si è impiccato nel bagno della sua cella a Santa Maria Maggiore. L’uomo era detenuto da aprile con una sentenza appellata e due procedimenti in attesa di giudizio e in un momento di sconforto (anche se “non aveva dato particolari segni di disagio e di recente aveva visto i propri cari”, ha riferito affranto il garante dei detenuti, l’avvocato Marco Foffano) ha deciso di farla finita. Il pm di turno Andrea Petroni ha disposto alcuni accertamenti per fare chiarezza su quanto accaduto, ma non ha ritenuto necessaria una autopsia, essendo chiara la causa di morte.
di Giulia Poetto
La Stampa, 7 novembre 2024
Due detenuti della Casa circondariale di Fossano coinvolti in un progetto di reinserimento scontano la pena inseriti nello staff del "McDrive" dove si occupano della preparazione dei pasti. Succede da McDonald's che un team di 35 persone per il quale la squadra è tutto accolga a braccia aperte, facendolo sentire uno di loro, chi sta giocando una partita ben diversa, dietro le sbarre, ma non vuole farsi sfuggire l'occasione di gettare le basi della vita del dopo. E quello che va avanti da luglio al McDrive di Fossano, dove due detenuti che stanno finendo di scontare la pena nella casa di reclusione di Fossano lavorano come operatori di ristorazione veloce occupandosi di preparazioni alimentari. Un esperimento al debutto che si concluderà a dicembre, ma che visti gli ottimi risultati dovrebbe essere replicato, forse pure in altri ristoranti di Euro1, la società licenziataria dei ristoranti McDonald's nella Granda.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 7 novembre 2024
Assunto a Spazio Reale, l’ex detenuto si racconta. Gli anni in carcere, nell’inferno di Sollicciano e ora una nuova prospettiva di vita grazie all’associazione Seconda Chance e a Spazio Reale che lo ha assunto e dove lavorerà come pena alternativa. È la storia di Alaa, un 24 enne maghrebino che può mettersi alle spalle il passato: “A Sollicciano ho pensato di farla finita, ma ho tenuto duro e ora ho un lavoro e una nuova vita”.
redattoresociale.it, 7 novembre 2024
Progetto Ortis 2.0 dell'associazione "Un Nuovo Giorno": in una palazzina in città 25 persone si autogestiscono firmando un patto di responsabilità e assistenza. Presenza in gran parte straniera, un progetto che riduce anche il sovraffollamento in carcere. Accoglienza residenziale, ascolto, laboratori e tirocini sono le principali attività dell'Housing Sociale per le persone in esecuzione di pena con il progetto “Ortis 2.0” coordinato dall'associazione Un Nuovo Giorno. Il progetto, in corso a Palermo, è la seconda fase del progetto sperimentale “Ortis, l'orto della Spazzina, presidio territoriale per la giustizia di comunità”. In questo momento, ci sono 15 persone ma a breve ci sarà l'inserimento di altre 10 persone. Con la supervisione degli operatori, le persone accolte si autogestiscono firmando un patto di responsabilità e assistenza con l'associazione.
gnewsonline.it, 7 novembre 2024
Introdurre competenze digitali e cultura della cybersicurezza nelle carceri, sensibilizzare i detenuti sui rischi delle tecnologie e sulle misure di sicurezza, fornire risorse e formazione per promuovere comportamenti responsabili online e prevenire il cyberbullismo, la pedopornografia e la falsificazione d’identità, sviluppare competenze digitali trasversali orientando i detenuti verso una formazione specialistica per un futuro professionale nel settore. Con questi obiettivi, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Cyber Security Italy Foundation e Camera Penale di Roma hanno sottoscritto ieri pomeriggio il protocollo d’intesa “per la diffusione della cultura cibernetica, delle competenze digitali negli Istituti penitenziari e l’introduzione alle professionalità specifiche con certificazioni informatiche”.
Corriere del Mezzogiorno, 7 novembre 2024
“Quando hai commesso il primo reato, non hai avuto paura del carcere o di morire?”. “No, né la prigione né la morte sono peggio della vita che facevo prima”. Domanda e risposta sono tra quelle emerse durante il laboratorio “Nati pre-giudicati”, che il regista Stefano Cerbone ha svolto nell’istituto penale per i minorenni di Nisida. Risposte, quelle dei giovani detenuti, che sono lo specchio del disagio giovanile che spesso si trasforma in devianza e sfocia in tragedie, come quella che ha portato prima all’uccisione del 15enne Emanuele Tufano, colpito a morte da un proiettile alla schiena lo scorso 24 ottobre nella zona di piazza Mercato e poi a quella del 19enne Santo Romano, ucciso da un ragazzo di 17 anni a San Sebastiano al Vesuvio tra il primo e il 2 novembre. Parte da qui il progetto di Cerbone, imprenditore e cineasta originario di Secondigliano, che torna a parlare di detenzione e prevenzione con il suo film “Nati pre-giudicati”, che vede nel cast Gigi Savoia, Marina Suma, Gianni Parisi, Gaetano Amato, Gianluca Di Gennaro, Carmine Paternoster. Dopo l’anteprima nazionale a Secondigliano, il film si proietta oggi alle 14.30, a Nisida. A seguire dibattito sulla violenza minorile, al quale partecipano il regista Cerbone, il presidente del Tribunale per i minorenni Paola Brunese e il magistrato Gemma Tuccillo.
- Mantova. In carcere la poesia corre attraverso il mezzo epistolare
- Bologna. “Vestirsi dentro”, raccolta di indumenti per i detenuti dell’Ipm
- Napoli. I detenuti dell’Ipm vincono la IX edizione del premio “Città e lavoro: le mie idee”
- Vercelli. La libertà è un gol: ora i detenuti sognano un campionato
- Migranti. Azione popolare contro il Cpr di Roma. “Il sindaco Gualtieri si muova”









