di Maurizio Costanzo
La Nazione, 10 novembre 2024
L’istituzione ecclesiale di Firenze celebra i suoi primi 100 anni in Palazzo Vecchio Funaro: “Il monito di don Facibeni è mai voltarsi dall’altra parte”. Dagli anziani ai disabili, dalle madri in difficoltà ai giovani smarriti, dai bambini ai poveri, dai detenuti ai migranti. Oltre ventimila persone fragili aiutate negli ultimi vent’anni. Sono i numeri dell’Opera Madonnina del Grappa diffusi nel centenario della sua nascita, un anniversario che si è celebrato sabato 9 novembre presso la Sala d’Arme in Palazzo Vecchio. La Madonnina del Grappa è un’istituzione ecclesiale cattolica a carattere caritativo fondata dal presbitero galeatese Giulio Facibeni nel 1924 a Firenze.
di Francesca Piccolo
Il Mattino, 10 novembre 2024
Gli eventi tragici degli ultimi giorni a Napoli impongono riflessioni, si fissano in alto nell’agenda istituzionale e pubblica i temi dell’educazione, della sicurezza, della rigenerazione e dell’inclusione. Le Università riportano l’attenzione sul circuito di strumenti giuridici messi in campo con opportunità di formazione e specializzazione per gli operatori. Ieri pomeriggio presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (Vico Monte della Pietà, 1 - Napoli) si è tenuta la presentazione del programma didattico del Corso di perfezionamento in Giustizia Riparativa, organizzato dal Dipartimento universitario con la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale - Sezione San Tommaso d’Aquino, la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, il garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale con il contributo di Fondazione Con il Sud.
varesenews.it, 10 novembre 2024
A Glocal un approfondimento su carcere e media con Susanna Ripamonti e don David Maria Riboldi. Stiamo facendo bene il nostro lavoro? Diamo al nostro lettore una informazione precisa sul mondo del carcere, puntando i riflettori sui problemi delle strutture carcerarie e le condizioni di vita dei detenuti? I relatori del panel “Fuori e dentro le sbarre, la narrazione del carcere”, intervenuti sabato 9 novembre a Glocal, il Festival del giornalismo di VareseNews, hanno risposto di no. Susanna Ripamonti, direttice di “Carte Bollate” - rivista del carcere di Bollate scritta dai detenuti - e Don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e fondatore della onlus La Valle di Ezechiele, hanno dialogato con la giornalista di VareseNews Santina Buscemi, approfondendo proprio questi temi.
di Daniela Solito
La Repubblica, 10 novembre 2024
Un premio per l’impegno nel difendere i diritti civili e nell’offrire alle persone detenute opportunità di reinserimento nella società, con un’attenzione particolare al mondo della detenzione femminile. Per questi motivi la Fondazione Severino, organizzazione no profit che offre supporto a persone svantaggiate e principalmente a detenuti, è stata premiata con il riconoscimento ‘Be the hope - RFK Human Rights Italia Awards 2024’, durante la serata che si è svolta ieri a Milano, presso ‘La Pelota’ di Brera.
di Roberta Amoruso
Il Messaggero, 10 novembre 2024
La presidente della Fondazione premiata agli RFK Human Rights Italia Awards: “Siamo in prima linea nel sostegno soprattutto alle donne strappate alla famiglia”. Professoressa Paola Severino, il premio “Be the hope - RFK Human Rights Italia Awards 2024” appena ricevuto da Kerry Kennedy, presidente onoraria della Robert F. Kennedy Human Rights Italia, è un riconoscimento prestigioso dell’impegno nella difesa dei diritti civili profuso dalla Fondazione Severino da lei presieduta. Poter tendere la mano a un detenuto deve essere però un premio quotidiano. Com’è nata l’idea della Fondazione.
di Diego De Silva
La Stampa, 10 novembre 2024
Giovani armati e pronti a sfidare chi li affronta. È una cultura mafiosa vecchia e ridicola ma difficile da estirpare che sporca una delle città più belle del mondo. Penalisticamente parlando, la futilità o l’abiezione di un motivo è un’aggravante. La parificazione delle due categorie serve alla legge per definire inequivocabilmente la gravità di un atto doloso (cioè compiuto con l’intenzione di nuocere) e dunque sanzionarlo con una pena maggiorata. A ben vedere, però, fra un motivo futile e uno abietto c’è una differenza non da poco. Se stupro e poi uccido per soddisfare una perversione, il motivo che fonda l’omicidio è sicuramente abietto, perché mescola morale e crudeltà (il piacere venuto dall’infliggere una sofferenza). Anche se stupro e poi uccido per assicurarmi che la vittima non mi denunci sono mosso da un motivo abietto (quello di garantirmi l’impunità), che non ha una connotazione patologica ma bassamente egoistica, e tuttavia la legge assoggetta alla stessa riprovazione, utilizzando una definizione estesa.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 10 novembre 2024
Giovanissimi ossessionati dall’aspetto fisico e dai gioielli diventano criminali: tre vittime in 17 giorni. La Camorra lascia fare, tutto le torna utile. Servono scuole sempre aperte e insegnanti che diventino maestri di strada. Emanuele ammazzato il 24 ottobre, Santo ammazzato il 2 novembre, Arcangelo ammazzato il 9 novembre. Emanuele aveva 15 anni, Santo 19, Arcangelo 18. È questa l’età in cui si muore ammazzati. Non vi stupisce il silenzio del governo? Del governo comunale, regionale, nazionale? Non mi stupisce, la risposta del resto quale dovrebbe essere, la solita: “Più polizia, più posti di blocco”.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 10 novembre 2024
Nell’esprimere solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente ungherese Viktor Orban ha dichiarato che non si può lasciare che i giudici decidano la politica migratoria dello Stato. E si è riferito in particolare alla Corte di giustizia dell’Unione europea, della quale una recente sentenza è stata posta a base di alcune decisioni dei giudici italiani. Si trattava della convalida del trattenimento di migranti per essere oggetto di una procedura semplificata di esame della richiesta di protezione internazionale, sul presupposto che provengono da Paesi sicuri. Se la procedura semplificata (un po’ alla svelta?) si conclude nel senso dell’esclusione del migrante dalla protezione che richiede, esso può essere espulso. La novità della restrizione nei centri in Albania riguarda l’applicazione della procedura semplificata riservata a migranti provenienti da Paesi dichiarati sicuri: se tali non fossero, sarebbe illegittima la “procedura albanese”.
Tra i migranti salvati dalla Life Support. “La deportazione in Albania? Mi spaventa meno di al Sisi”
di Chiara Sgreccia
Il Domani, 10 novembre 2024
A bordo dell’imbarcazione della ong fondata da Gino Strada, i racconti dei migranti scappati dall’Egitto. L’effetto deterrente del cpr voluto da Meloni sembra nullo: “Siamo disposti a tutto pur di avere una vita”. Amir, Fakhir, Hassan, Ibrahim e Farid siedono in cerchio. Scalzi per non sporcare le coperte ignifughe color cammello che riempiono il pavimento della “shelter area”, la zona della nave di Emergency, la Life Support, dedicata all’accoglienza delle persone salvate in mare. Sono 72 quelle soccorse durante la 25ª missione, mentre la nave dell’organizzazione fondata trent’anni fa da Gino Strada si dirige verso il porto di Livorno, il luogo sicuro di sbarco assegnato dalle autorità italiane. A quasi quattro giorni di navigazione dalle coordinate dei due salvataggi, avvenuti nelle acque Sar maltesi il 31 ottobre.
di Luca Bottura
La Stampa, 10 novembre 2024
Tra chi minimizza la portata degli scontri di Amsterdam, quelli che Netanyahu ha definito un Pogrom, qualcuno li derubrica a una “questione tra ultras”. Ma c’è un problema: è vero. E ce n’è un altro: constatarlo, non significa minimizzare. Perché gli ultras, nello specifico, non erano lì a menarsi. Spiego. In rete girano diversi video dell’accaduto. Alcuni documentano le provocazioni dei tifosi israeliani, i cori a favore della strage di bambini, le bandiere palestinesi strappate. Altri, la caccia all’uomo che ne è seguita, di cui non possiamo identificare con certezza un rapporto causa-effetto. Gli ebrei sono sempre stati un nemico comodissimo, non è dato sapere se la gazzarra innescata dal pallone figliasse dalla cronaca di Israele o dalla Storia, infinita, dell’antisemitismo.
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