di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 31 ottobre 2024
Confido che la Cgue faccia chiarezza sulla corretta applicazione del diritto europeo in una materia che ha subito pesanti interferenze politiche per obiettivi che nulla hanno a che fare con il diritto di asilo. L’ordinanza del Tribunale di Bologna (R.G. 14572-1/2024) del 25.10.24 sui paesi di origine sicuri è di grande rilevanza in quanto affronta questioni cruciali della normativa europea su questa tematica. Si tratta di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) ai sensi dell’art. 267 T.F.U.E., ovvero un procedimento con il quale il Tribunale chiede quale sia la corretta interpretazione delle norme dell’Unione che vanno applicate, attuata nell’ambito di una decisione di merito sul rigetto della domanda di asilo di un cittadino del Bangladesh.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 31 ottobre 2024
È lecito fare il male per vincere il male? E può essere questo il modo di operare di un Paese democratico? Spetta alla politica assumersi la responsabilità di decidere, anche nella consapevolezza della tragicità morale di certe scelte. Quanto accade in Medio Oriente tra Israele e i suoi vicini - certo non da oggi, ma oggi con particolare evidenza - ripropone un tema cruciale: il rapporto tra democrazia e violenza. Lo fa interrogando sempre più spesso la coscienza di molti con una domanda: può un Paese democratico, com’è senza dubbio Israele, e sia pure nel corso di una guerra, usare la violenza in modi che spesso appaiono smisurati e perciò crudeli? Un regime democratico non dovrebbe porsi dei limiti per non correre il rischio di contraddire i suoi stessi principi?
volerelaluna.it, 30 ottobre 2024
Non c’è più tempo: bisogna fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane. Più di quanto non sia mai stato, le carceri italiane sono diventate un luogo di morte e di disperazione. Dall’inizio dell’anno ormai ben oltre settanta le persone che si sono tolte la vita dietro le sbarre, quanti non mai dall’inizio del secolo in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria. Ognuno di loro avrà avuto le proprie personali ragioni per arrivare a quella scelta ultima ed estrema, ma quelle morti ci interrogano sull’ambiente di vita e professionale in cui avvengono e sulle sue croniche carenze. Sono ormai 62.000 i detenuti nelle carceri italiane, circa quattordicimila in più dei posti effettivamente disponibili. In un anno, quasi quattromila in più.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 ottobre 2024
Il Comitato per la prevenzione della tortura in via Arenula. Finalmente l’esecutivo italiano ha accettato di incontrare il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa. Ad aprile, dopo la visita del Cpt nel nostro Paese, i final talks richiesti erano stati disertati dai ministri e sottosegretari del governo Meloni. Strasburgo non l’aveva presa bene, e ha elevato la richiesta al livello superiore, tipico delle situazioni problematiche con un determinato Paese. Gli high-level talks, cui avrebbe dovuto partecipare anche il ministro Piantedosi, sono stati invece accettati ieri dal Guardasigilli Carlo Nordio che in via Arenula ha ricevuto il Presidente del Cpt Alan Mitchell. “L’incontro è stata l’occasione per illustrare le iniziative avviate dal governo per affrontare le criticità del sistema carcerario”, ha fatto sapere il ministro.
di Angela Stella
L’Unità, 30 ottobre 2024
Il ministro ostenta ottimismo, però è stato l’organismo del Consiglio d’Europa a chiedere un incontro, preoccupato per lo stato delle nostre prigioni. L’ex presidente del Cpt e garante Palma avvisa: “Se la situazione non cambia, il Comitato dovrà ricorrere a strumenti che non si addicono a un Paese di tradizione democratica”. Il giorno dopo la denuncia dell’associazione Antigone per cui “il numero delle persone detenute nelle carceri italiane ha superato le 62.000 unità. Era dal 2013, cioè dall’anno della Sentenza Torreggiani con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti generalizzati nelle carceri italiane” il Ministro Nordio ieri ha ricevuto a via Arenula il Presidente del Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa, Alan Mitchell.
anteprima24.it, 30 ottobre 2024
In Italia, nel 2024, si sono finora suicidati almeno 78 carcerati (di cui uno detenuto in un Cpr), contro i 70 del 2023 e gli 85 del 2022. In Emilia-Romagna si contano sette suicidi, a poca distanza dai nove del 2005. Negli ultimi 22 anni, nella regione, si sono tolte la vita ottanta persone. Numeri che rischiano di sottostimare il fenomeno, per il responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali Gianpaolo Catanzariti: “Sui suicidi non esistono dati ufficiali, riteniamo che la stima di 78 sia in difetto rispetto al numero reale. Le morti per altre cause sono 114″. In generale, i numeri sono “la spia di un fallimento del sistema” testimoniato anche da altri fattori come il sovraffollamento e i dati sulla recidiva.
di Alessandra Mussolini
Il Riformista, 30 ottobre 2024
La politica ignora il dramma negli istituti penitenziari: spendersi per i detenuti non porta voti. Intanto l’odio serpeggia, il riscatto sociale viene dimenticato e dilaga il desiderio della vendetta. L’errore da non commettere quando si parla della situazione delle carceri italiane è quello di fare ricorso al termine “emergenza”. Perché quando lo si fa, e accade molto spesso, si nega la vera natura del problema. Non occorre compulsare un dizionario per capire che ci si riferisce a un’emergenza quando si ha a che fare con una circostanza imprevista. Ebbene, il sovraffollamento degli istituti di pena e le conseguenti condizioni indegne di detenzione non hanno proprio nulla di imprevisto.
limprenditore.com, 30 ottobre 2024
Un progetto che punta al reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. Un team instancabile, attivo da nord a sud, e in costante contatto con le imprese. Abbiamo intervistato la coordinatrice di Seconda Chance, Flavia Filippi, approfondendo l’impatto che l’impegno sociale delle aziende ha anche sulla loro immagine e competitività. Centinaia di opportunità di lavoro già assicurate a detenuti, affidati ed ex detenuti grazie alla disponibilità di centinaia di imprese, e giornate infinite per Flavia Filippi e la sua rete di referenti regionali e collaboratori dal nord al sud Italia: la giornalista del TgLa7 - che abbiamo intervistato per questo numero - coordina dal 2022 l’associazione no profit del terzo settore Seconda Chance, che porta avanti anche formazione, sport, svago e altro per migliorare la condizione della popolazione carceraria.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 ottobre 2024
Nel doppio vertice di ieri a via Arenula, il ministro detta i tempi ai Parlamentari di maggioranza. Intercettazioni, il limite dei 45 giorni escluso per i reati del Codice Rosso. Se si vuol capire la determinazione della maggioranza sulla giustizia basta partire dalla prima notizia trapelata dal vertice di ieri a via Arenula: l’eccezione prevista - o meglio, concordata al summit - per il limite di 45 giorni imposto alle intercettazioni: il tempo massimo concesso ai pm per l’uso dello strumento investigativo (prorogabile solo qualora emergano elementi “specifici e concreti” nella prima fase degli “ascolti”) sarà derogabile non solo per i reati di mafia e terrorismo, ma anche per le violenze in famiglia, e in generale per tutti i casi che rientrano nel “codice rosso”.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2024
Nordio vede la maggioranza: corsia preferenziale per la riforma. Il ministro: “È popolare, c’è sfiducia nei magistrati”. Accelerare. A costo di approvare la riforma della separazione delle carriere entro novembre, o al massimo entro la fine dell’anno. È la risposta, o meglio la ritorsione, del governo alla decisione dei giudici del Tribunale di Roma di dichiarare illegittimo il trattenimento di 12 migranti in Albania, a cui il governo ha già risposto approvando un decreto legge. Proprio ieri, tra l’altro, il Tribunale di Bologna ha rinviato alla Corte di Giustizia europea la norma con cui l’esecutivo aveva provato a mettere una toppa alla sentenza. Ma la questione è più ampia e più complessa delle decisioni della magistratura sull’immigrazione: da mesi a Palazzo Chigi aleggia il fantasma di un complotto di una parte della magistratura contro il governo.
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