di Serena Giannico
Il Manifesto, 11 luglio 2024
Sono brani della lettera che l’italiano è riuscito a far uscire dal carcere di Badr, inoltrata alla mamma via whatsapp. Il fratello: “Stiamo premendo per una videochiamata, non conosciamo le sue reali condizioni”. “Me la sono passata molto male. All’inizio i poliziotti mi hanno derubato di tutto, maltrattato. Mi sono dovuto operare (l’appendicite, ndr). Ho passato giorni ammanettato al letto con sei agenti che mi odiavano e mi molestavano di continuo, mi lavavano buttandomi bottiglie d’acqua sulla ferita aperta, tanto che è dovuto intervenire il medico. Lo hanno forzato a farmi uscire dall’ospedale dopo tre giorni per portarmi alla Centrale, dove c’erano solo loro e mi hanno tenuto in una stanza con altri 48, e merda e piscio ovunque, lasciandomi, di mio, solo le mutande che avevo addosso”.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 10 luglio 2024
La situazione è di irreversibile emergenza, vanno adottate misure urgenti, capaci di ridurre drasticamente la popolazione reclusa. Aveva trentasei anni ed era nato a Civitanova di Reggio Calabria il poliziotto penitenziario che si è tolto la vita nella notte dello scorso 6 luglio: è il sesto dall’inizio dell’anno. Della crudele epidemiologia carceraria, questo è forse il dato più trascurato: secondo alcune stime sindacali, nell’arco del decennio 2010-2020, sarebbero stati circa cento i suicidi tra gli agenti della penitenziaria (un dato decisamente più alto di quello riscontrato all’interno degli altri Corpi di polizia).
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 10 luglio 2024
Matteo, 23 anni, Stefano 26 anni, Alam 40 anni, Fabrizio 59 anni, Mohamud 38 anni, Andrea 33 anni, Jeton 34 anni, Ivano, 35 anni, Sasha 38 anni, Carmine 22 anni, Sylla 22 anni, e non nomino gli altri per mancanza di spazio. Questi uomini si sono suicidati in carcere e noi tutti dobbiamo sentirci responsabili. In Italia non esiste la pena di morte, ma questi dati ci dicono che la stiamo applicando. E senza processo o condanne.
di Alessandro Gamberini
La Repubblica, 10 luglio 2024
Applausi per l’iniziativa dell’Unione delle Camere penali di accompagnare un’astensione dalle udienze, per protestare per le terribili condizioni delle carceri italiane, con una maratona oratoria in numerose città italiane, che consenta agli avvocati, ai magistrati, ai protagonisti istituzionali e a tutti i cittadini di portare la loro attiva solidarietà. Le condizioni delle nostre carceri sono drammatiche per sovraffollamento e degrado delle strutture (presenza di cimici, topi, muffe alle pareti, servizi igienici non funzionanti): il lugubre elenco dei suicidi che quasi quotidianamente vengono annunciati dà la misura di quanto avviene.
di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 10 luglio 2024
Sono a ringraziare la Camera penale di Bologna unitamente al suo Osservatorio Carcere nella persona della dottoressa Minutiello e dell’avvocato Bricola che ancora una volta hanno voluto e saputo organizzare una necessaria e urgente intera mattinata per il continuo e crescente stillicidio di suicidi in carcere, 54 fino ad oggi agenti di custodia compresi. Mi rendo conto del tema estremamente divisivo (che al contrario dovrebbe unire per natura i detenuti ed ogni persona degna di questo nome); capisco che il panorama cittadino e peggio ancora mondiale, sia spostato, come avviene ormai da tempo sul metodo della “sostituzione italiana”: avanti la cronaca: notizia passata, avanti un’altra.
di Antonio Mattone
Il Mattino, 10 luglio 2024
Emergenza carceri, emergenza suicidi. Se n’è parlato ancora una volta durante la conferenza stampa del Garante regionale dei detenuti della Campania, tenutasi ieri presso il Consiglio regionale. Appelli e denunce che vengono lanciati periodicamente in determinati periodi dell’anno, come quando il caldo torrido rende difficile la vita all’interno delle celle, o quando il numero degli eventi esige una inevitabile presa di posizione, come nel caso dei sei suicidi avvenuti nei primi 8 giorni di luglio.
di Giuseppe Milli*
lecceprima.it, 10 luglio 2024
L’argomento è di quelli purtroppo che ad un essere umano dovrebbe far accapponare la pelle e, disgustato, balzare su dalla sedia e reagire in qualche modo. Chi vi scrive è un avvocato che, soprattutto nei primi dieci anni di attività professionale, si è occupato dei “problemi” (nei processi) ma anche dei diritti dei detenuti (durante la cosiddetta attività carceraria consistita in interrogatori e colloqui). Non posso non ricordare un episodio (senza citare alcun nome per rispetto della famiglia) che ha caratterizzato in negativo l’incipit della carriera di un giovane avvocato, rappresentando in buona sostanza un vero trauma mai dimenticato. Faccio riferimento a un detenuto presso la Casa Circondariale di Lecce in stato di custodia cautelare per reati legati all’immigrazione irregolare di clandestini che il 19 settembre 1998 morì di infarto in una cella nonostante avesse richiesto invano 17 volte di essere visitato da un cardiologo.
di Ines Casciaro*
Il Dubbio, 10 luglio 2024
Il D.L. 92/2024, che vara misure urgenti in materia penitenziaria, raggiunge certamente lo scopo di sgravare le procure da una serie di adempimenti, ma dubito possa velocizzare l’ottenimento del beneficio della liberazione anticipata da parte dei condannati. La procedura ipotizzata creerà, piuttosto, rallentamenti e confusione, per la magistratura di Sorveglianza la cui funzione viene, con questa impostazione, ad essere snaturata. Sembrerebbe eliminato l’obbligo per le procure (organo normalmente deputato, per legge, all’esecuzione della pena) di calcolare il nuovo “fine pena” ogni qualvolta sia concesso il beneficio. Sarà quindi più complesso verificare quando il condannato si trovi nelle condizioni di accedere ad una misura alternativa.
di Sergio Segio
Il Manifesto, 10 luglio 2024
Il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” n. 155, reca “Misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia”. Sintetizzato dai giornalisti in “Decreto Nordio” è, al solito, mistificato negli effetti e nel significato: “Via libera in cdm al decreto “svuota carceri”. Nordio: “Intervento di umanizzazione carceraria”, titola, ad esempio, l’editoriale del Domani. Per le carceri vi sarebbe davvero necessità di ridimensionare presenze e ingressi, di mitigarne le condizioni e di riformarne in profondità le strutture. Ma non è certo questo l’intento del decreto e la volontà del governo. Il quale, anzi, sta adoperandosi a una strategia repressiva a vasto raggio a base di anni di carcere per attivisti ambientali, occupanti di case, lavoratori che blocchino la produzione, studenti che occupino o cittadini che effettuino blocchi stradali, oltre che, come sempre, giovani che consumino innocui spinelli.
di Vanna Iori
vita.it, 10 luglio 2024
Per la prima volta anche le carceri minorili sono sovraffollate. Puntare solo sulla risposta punitiva però è controproducente: c’è bisogno di comunità educanti che dialoghino con gli Ipm e che accompagnino le fragilità dei ragazzi. La sfida? Evitare di ripetere contesti è impossibile guardare con fiducia al futuro. Lo scorso 20 giugno l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, ha presentato a Montecitorio la Relazione annuale al Parlamento. I reati a carico dei 14-17enni sono calati in un anno del 4,15%, tuttavia oggi anche il sistema carcerario minorile, oltre a quello per gli adulti, è in grande difficoltà.
- Affettività in carcere, quella sentenza della Corte ignorata
- Il carcere non rieduca, ma annulla le persone
- Forza Italia vuole aumentare la liberazione anticipata per fare uscire 10 mila detenuti. Scontro con Meloni
- Le risposte securitarie dei governi non servono. Ora mobilitiamoci
- Via libera al carcere per le donne incinte. Ma la sicurezza spacca la maggioranza











