di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 11 luglio 2024
Il Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, Forza Italia: “Con il Ddl Nordio approvato adesso inizia per l’Italia un ‘new deal’ che restituisce fiducia nel sistema giudiziario”. Adesso la maggioranza punta sulla separazione delle carriere, “norma sulla quale iniziò a lavorare Giacomo Matteotti nel 1911”. La situazione delle carceri? “Stiamo verificando se si può fare di più”. Dopo trent’anni dal golpe giudiziario di Mani Pulite, il sistema-giustizia conosce un tentativo di riforma importante. A volerlo, nella maggioranza di centrodestra, è soprattutto Forza Italia. Gli eredi di Silvio Berlusconi pungolano il ministro Carlo Nordio, lo incoraggiano a non lasciarsi intimidire dalle resistenze corporative. A esercitare una particolare pressione riformatrice è il viceministro, appunto di FI, Francesco Paolo Sisto. Avvocato e giurista garantista. A lui abbiamo chiesto una fotografia delle riforme in votazione. “Premesso - ci dice ancora prima di iniziare, il Viceministro Sisto - che il Governo e Forza Italia in tema di giustizia fanno sempre sul serio, non posso nascondere la profonda soddisfazione per l’approvazione della nostra prima riforma organica della giustizia tracciata su una direttrice a doppio effetto: il rispetto granitico dei principi costituzionali finalizzato alla migliore tutela del cittadino, quasi fosse un nobile dolo specifico”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 11 luglio 2024
“Come il mago Silvan, Nordio ha fatto sparire l’abuso d’ufficio con una mano mentre con l’altra lo ha fatto riapparire nel decreto sulle carceri. Striscioni, proteste, un dibattito che si è limitato alle dichiarazioni di voto. Il ddl Nordio è stato licenziato dalla Camera quasi nel tempo di un sospiro. Se ne parla ormai da un anno, in commissione si è discusso parecchio, ma quando poi la maggioranza è uscita allo scoperto e ha affrontato l’aula ha fatto di tutto per chiudere i giochi in fretta e furia. Riuscendoci.
di Maria Teresa Meli
Corriere della Sera, 11 luglio 2024
La senatrice e vicesegretaria di Azione: la stretta sulle intercettazioni? Nessuno vuole togliere uno strumento importante ma evitare che le conversazioni di chi non c’entra siano pubbliche.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 11 luglio 2024
Se la pena inflitta rientra nei limiti previsti per l’affidamento in prova e il titolo di condanna non è per uno dei reati di prima fascia la semilibertà va concessa senza limiti rispetto al periodo di espiazione. La semilibertà cosiddetta surrogatoria dell’affidamento in prova non prevede quale presupposto di ammissione al beneficio penitenziario che via sia stata una quota di pena già espiata.
di Alessia Candito
La Repubblica, 11 luglio 2024
Fino a 18 persone in circa 30 metri quadrati, con un gabinetto alla turca, senz’acqua e circondati. Uno si è spento all’Ucciardone sabato pomeriggio dopo aver inutilmente chiesto per mesi di uscire per potersi curare. L’altro si è lasciato morire rinunciando ad acqua e cibo per protestare contro una condanna che credeva ingiusta. “Due morti annunciate nel giro di una settimana, è così che si vuole risolvere il sovraffollamento delle carceri in Sicilia?”, tuona il presidente regionale di Antigone, Giorgio Bisagna.
firenzetoday.it, 11 luglio 2024
Oltre al dramma dei suicidi aumentano gesti autolesivi e aggressioni. “Nelle carceri italiane c’è anche un’emergenza salute mentale. In Toscana i contesti più problematici sono le case circondariali di Sollicciano a Firenze e Le Sughere a Livorno. Oltre al dramma dei suicidi, registriamo purtroppo gesti autolesivi o eterolesivi di cui è difficile avere un numero certo”. A dirlo è la dottoressa Ilaria Garosi, membro del gruppo di lavoro sulla psicologia penitenziaria dell’Ordine toscano, facendo una fotografia dello stato di salute psicologica dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria nelle carceri toscane. I dati diffusi dal provveditorato dell’amministrazione penitenziaria per la Regione Toscana aggiornati al giugno 2023 registrano quattro suicidi nel carcere fiorentino, 44 gesti di autolesionismo, 128 scioperi della fame e 50 aggressioni al personale di polizia. Lunedì scorso l’ultimo caso eclatante.
di Marianna Rizzini
Il Foglio, 11 luglio 2024
Situazione drammatica, in alcuni casi esplosiva: questo emerge dalla relazione annuale del Garante dei diritti delle persone private della libertà, con riferimento al 2023 e al territorio laziale, e questi dati verranno oggi illustrati al Consiglio regionale guidato da Francesco Rocca dal Garante dei detenuti per il Lazio Stefano Anastasia, con particolare riferimento alla popolazione ristretta nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria.
Augusta (Sr). Storia di Giulio, che ha scelto di morire piuttosto di vivere nell’inferno del carcere
di Irene Carmina
La Repubblica, 11 luglio 2024
Giulio Arena, 67 anni, aveva avviato la protesta nel dicembre scorso. Sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio, è spirato in ospedale. Lo sapevano tutti che era solo una questione di giorni. Giulio Arena, ergastolano palermitano di 67 anni, è morto lo scorso 28 giugno all’ospedale di Catania dove era tenuto in vita da una soluzione fisiologica salina, che gli veniva somministrata via flebo giorno e notte. Da dicembre dello scorso anno, mentre scontava la pena nel carcere di Augusta, aveva smesso di bere e di mangiare per protestare contro una condanna che riteneva ingiusta. Arena aveva deciso di lasciarsi morire. “Se va avanti in questo modo non vivrà a lungo”, era stato il grido di allarme lanciato dal garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari, sulle pagine di Repubblica a febbraio. È andata esattamente così. “Una morte annunciata, l’ennesima in questo inferno silenzioso che è il carcere”, accusa Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 luglio 2024
Dopo che un detenuto è morto - sembra per cause naturali - sono scoppiati disordini nella sezione D1. I detenuti si sono barricati e hanno dato fuoco a suppellettili e materassi, nell’istituto si registra da tempo una carenza di personale penitenziario. È esplosa una rivolta nel carcere di Mammagialla, a Viterbo, dopo la morte di un detenuto. L’uomo, 32enne, sarebbe morto per cause naturali. I disordini sono scoppiati a partire dalle 15:45 di mercoledì. I detenuti si sono barricati nella sezione D1 dell’edificio del penitenziario, che ospita solitamente circa cinquanta persone. Sono stati incendiati suppellettili e materassi e sono state lanciate bombolette di gas incendiarie contro i poliziotti penitenziari. Fuori dall’istituto penitenziario si sono radunate le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e un’ambulanza. La polizia penitenziaria sta cercando di circoscrivere la protesta e si è in attesa dell’arrivo del gruppo di intervento rapido della polizia penitenziaria da Roma.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 11 luglio 2024
Dopo gli appelli per la giovane tunisina che aveva perso il bambino a Sollicciano. Amira, la 27enne tunisina che aveva diritto ai domiciliari ma non poteva beneficiarne perché senza casa, potrà lasciare Sollicciano: la cooperativa Girasole è pronta ad accoglierla presso casa Luna, una struttura protetta per sole donne. La giovane pochi mesi fa aveva avuto un aborto. In suo favore c’era stato l’appello dell’arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli. La cooperativa Girasole è pronta ad accogliere Amira presso casa Luna, struttura di accoglienza per sole donne. E così la 27enne tunisina che può beneficiare degli arresti domiciliari (ma che si trova ancora nella sua cella umida a Sollicciano) potrà uscire dal penitenziario fiorentino e scontare fuori la sua pena di quattro anni come previsto dal giudice otto mesi fa.
- Caltanissetta. Storia di Famous Williams, il carcere ingiusto per tre anni e la gamba amputata
- Venezia. Sit-in di 4 ore per dire basta ai tanti suicidi nelle carceri. “È ora di agire”
- Siena. Carceri, la testimonianza dei giudici: “Suicidi sconfitta per tutti”
- Reggio Emilia. La maratona oratoria: “Troppi suicidi in carcere. Cambiare il sistema”
- Reggio Emilia. Don Daniele Simonazzi: “La prigione risponde a una giustizia retributiva”











