di Liana Milella
La Repubblica, 5 luglio 2024
Con il giurista Gian Luigi Gatta analisi a 360 gradi delle ragioni che hanno portato il Quirinale a consigliare vivamente al governo di mantenere in vita una parte del reato che sta per essere cancellato per evitare i fulmini della Ue.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 5 luglio 2024
L’altolà del Garante della Privacy Pasquale Stanzione, che nella relazione annuale dell’Autorità presentata in Parlamento invita a rafforzare le garanzie sulle intercettazioni e pone un freno allo show mediatico. Prima di gridare al “bavaglio” per ogni norma che lambisce l’informazione bisognerebbe tenere a mente una cosa: il diritto di cronaca non ha niente a che fare con il “gossip”. A tracciare la linea è il Garante della privacy Pasquale Stanzione, che nell’ultima relazione annuale dell’Autorità ha lanciato un preciso monito sul trattamento dei dati giudiziari. La cui divulgazione può ledere, e non poco, la dignità della persona: soprattutto se privi di reale interesse pubblico.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 5 luglio 2024
Parla Salvatore Sica, giurista dell’Informazione: “A mio parere L’approccio del Garante della privacy è corretto: il “servizio all’Uomo” è il limite insormontabile anche per lo sviluppo digitale”. Tutelare i diritti veramente fondativi della libertà personale e sociale. È uno dei principali obiettivi perseguiti dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, presieduta da Pasquale Stanzione. Tanti i temi emersi in occasione della presentazione della relazione annuale del Garante della privacy, due giorni fa alla Camera, valutati positivamente da Salvatore Sica, avvocato, ordinario di Diritto pubblico nell’università di Salerno e giurista dell’informazione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 luglio 2024
La novità più importante deriva direttamente dalla riforma Cartabia, con la scelta di estendere alle procure il procedimento tabellare previsto prima solo per gli uffici giudicanti e che dovrà essere approvato dal Csm. Passa a maggioranza la nuova circolare sulle procure, con sei voti contrari (i laici del centrodestra più il consigliere Michele Papa del M5s), e un astenuto, a seguito delle modifiche introdotte dalla riforma Cartabia. Come ampiamente anticipato dal Dubbio, la circolare mette in atto un tentativo di omogeneizzazione della giurisdizione, “imponendo” uno stretto dialogo tra procura, Tribunali e avvocatura, proprio mentre la politica tenta di portare a casa la separazione delle carriere. La novità più importante deriva direttamente dalla riforma Cartabia, con la scelta di estendere alle procure il procedimento tabellare previsto prima solo per gli uffici giudicanti e che dovrà essere approvato dal Csm.
di Marco Bisogni*
Il Dubbio, 5 luglio 2024
L’impostazione della nuova circolare propone un superamento della contrapposizione tra potestà decisoria del dirigente e autonomia del sostituto, nella prospettiva di una gestione dell’ufficio che si apra al contributo di tutti i magistrati. Il Csm è arrivato alla chiusura di un intenso ciclo di lavori, guidati dalla settima commissione, diretti alla riscrittura delle norme di organizzazione degli uffici di procura al fine di adeguarle alle riforme introdotte con la cosiddetta riforma Cartabia. La riforma ha ricondotto i progetti organizzativi delle procure entro i binari della tabellarizzazione (ovvero in un’organizzazione rigorosa già prevista per i tribunali al fine di garantire il principio del cosiddetto giudice naturale), restituendo al Consiglio il compito di approvare le disposizioni organizzative degli uffici, in esito alla verifica della loro conformità alla normativa primaria e secondaria.
saccuccipartners.com, 5 luglio 2024
Con provvedimento del 7 giugno 2024, pubblicato il 24 giugno 2024, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato il via all’esame in contraddittorio del ricorso presentato nell’aprile del 2022 dall’Avv. Prof. Andrea Saccucci, dall’Avv. Giulia Borgna e dall’Avv. Valentina Cafaro dello Studio S&P, insieme all’Avv. Lorenzo Tardella, nell’interesse di un detenuto sottoposto al regime differenziato ex art. 41-bis o.p., per lamentare la violazione dell’art. 8 CEDU in relazione al diniego da parte delle autorità statali della richiesta del ricorrente di sottoscrivere un abbonamento a riviste per soli adulti, non incluse nell’elenco delle pubblicazioni acquistabili mediante il sopravvitto.
di David Allegranti
La Nazione, 5 luglio 2024
Topi, cimici, muffa. Il grido inascoltato del detenuto di 20 anni, poi il suicidio. In esclusiva il documento con cui il giovane recluso aveva denunciato alle autorità e alla magistratura le condizioni “detentive inumane e degradanti” del penitenziario alle porte di Firenze. Aveva 20 anni il giovane detenuto che si è tolto la vita nel carcere di Sollicciano, ieri. Classe 2004. Era arrivato in Italia con un permesso di soggiorno da minorenne non accompagnato. Era entrato in carcere nel 2022. L’associazione “L’altro diritto” lo aveva aiutato a presentare un reclamo giurisdizionale ex articolo 35 bis per lamentare le gravi condizioni del carcere di Sollicciano.
di Valentina Marotta e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 5 luglio 2024
Il giovane si è tolto la vita dopo aver bloccato la serratura della cella. Il vescovo Gambelli: una situazione inaccettabile. Si è chiuso nella cella, ha ostruito la serratura con pezzi plastica, forse per rallentare i soccorsi, e si è tolto la vita. Aveva solo 20 anni e doveva scontare una pena per reati contro il patrimonio, il detenuto tunisino che si è impiccato ieri a Sollicciano, con le lenzuola. Poi la morte del ragazzo con il viso da bambino è stato il detonatore della protesta che covava da settimana per le condizioni di vita per nulla dignitose, legate alla mancanza di acqua e all’invasione delle cimici. I cori, uno striscione sulle sbarre (“Noi come animali”) e le fiamme appiccate. Due le sezioni della giudiziaria coinvolte e una quarantina di detenuti (su 560) poi raddoppiati. Un recluso visto sul tetto è poi svanito. Fuori la polizia e carabinieri i vigili del fuoco intervenuti dopo l’allerta lanciato a Questura e Prefettura. Solo intorno alle 20, i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 5 luglio 2024
Fedez era arrivato in Italia nove anni fa, ancora minore: tra un paio di mesi doveva andare in comunità. Le letture della serie dei romanzi di “Narnia”, le lezioni, i corsi, grazie ai volontari e agli educatori della struttura. E poi - da quel poco che trapela in una giornata drammatica - quella pena definitiva, ma anche la comunità nel suo futuro prossimo, tra un paio di mesi, a quanto pare. Una vita sicuramente non semplice per il ventenne, originario della Tunisia, che nella giornata di ieri, 4 luglio, si è tolto la vita in una cella del carcere fiorentino di Sollicciano. Un fatto drammatico - e una vicenda molto delicata - che ha innescato la rivolta dei detenuti della struttura; una cinquantina di loro, tra l’altro, proprio nei giorni scorsi, con una lettera, aveva fatto un esposto sulle condizioni del carcere fiorentino.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 5 luglio 2024
Il giovane non ce l’ha fatta. È la cinquantunesima persona dall’inizio dell’anno che si è tolta la vita in un penitenziario italiano. L’uomo, livornese, era recluso da un mese e in attesa di giudizio. All’indomani del suo ricovero in ospedale, il Garante dei detenuti di Livorno Marco Solimano, aveva chiesto interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita all’interno del penitenziario labronico, già al centro delle polemiche per l’evasione del trentaseienne campano Umberto Reazione, che aveva scavalcato il muro di cinta dell’alta sicurezza, poi rintracciato dopo 24 ore su un treno per Roma Tiburtina. È la cinquantunesima persona dall’inizio dell’anno che si è tolta la vita in un penitenziario italiano, un’emergenza senza fine.
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