di Roberto Monteforte
L’Osservatore Romano, 6 luglio 2024
Il carcere è sofferenza e privazione della libertà. Ma la pena non è fine a se stessa, è finalizzata al reinserimento nella società. Per questo il tempo della detenzione non deve essere “un tempo vuoto”, ma riempito dalle attività trattamentali, quindi lo studio, la formazione, lo sport e il lavoro. Sono questi gli strumenti per strappare alla rassegnazione o alla vecchia vita la persona “ristretta”.
di Guglielmo Gallone
L’Osservatore Romano, 6 luglio 2024
“Il carcere che vorrei non esiste. Perché, per come la vedo io, il carcere andrebbe abolito”. A lanciare questa provocazione è una persona che il sistema detentivo italiano lo conosce bene: Luca Pagano è entrato nell’Amministrazione penitenziaria nel 1979, è stato direttore presso diversi Istituti (da Pianosa a Taranto, passando per Alghero, Asinara, Nuoro, Piacenza, Brescia, infine Milano San Vittore) e dal 2004 ha ricoperto vari incarichi dirigenziali. “Lo so, è un sogno irrealizzabile - prosegue Pagano parlando al nostro giornale - questa società ha poca fantasia. Tuttavia, ci possiamo avvicinare il più possibile a certi ideali”. Come? “Beh, i passi in avanti fatti dalla legislatura internazionale e italiana in questo senso sono tantissimi: le misure alternative dell’ordinamento penitenziario, la riforma del codice di procedura penale, la riforma Cartabia, la sentenza Torreggiani della Corte Europea o le sentenze della Corte costituzionale per l’ergastolo ostativo”.
di Mario Neri
Il Tirreno, 6 luglio 2024
Cinque persone stipate in15 metri: “Come si vive nell’inferno dietro le sbarre, dove ogni speranza rischia di cancellarsi dalla mente”. Dietro le sbarre, in Toscana, c’è tutto quello che un carcere non dovrebbe essere. Si vive, si dorme, si mangia, ci si riposa, ci si allena, ci si dispera, si piange, si compiono i più elementari bisogni fisiologici in soli tre metri quadrati. “E per di più lordi - avverte Giuseppe Fanfani, Garante dei detenuti regionale. Sì perché ogni cella misura 15 metri quadrati ed è destinata a 5 detenuti, dunque nei tre metri va calcolato anche lo spazio comune riservato ad armadietti o altri oggetti”. Un letto a castello su un lato, uno sull’altro, uno singolo nel mezzo e un minuscolo bagno spesso destinato a diventare una latrina puzzolente.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 6 luglio 2024
Il ragazzo che si è ucciso chiedeva il ripristino delle condizioni minime di vivibilità. In cella senza acqua, con i topi e le cimici. Fedi, a 20 anni, aveva fatto pace con il proprio passato: dal rocambolesco viaggio nascosto in un camion che lo aveva portato dalla Tunisia in Italia, all’approdo nel centro per minori non accompagnati, fino a condurre una vita sprezzante delle regole fatta di piccoli furti e rapine. Aveva accettato di scontare tre condanne (due emesse dal tribunale per i minori e l’ultima del tribunale ordinario a 2 anni e 10 mesi) ben sapendo che avrebbe abbandonato Sollicciano nel 2025. Ma era insofferente alla vita nel carcere, fatta di degrado.
di Matteo Lignelli
La Repubblica, 6 luglio 2024
Il presidente della Camera penale invita il ministro Nordio e la presidente Meloni. “Se lo Stato non riesce a garantire la vita delle persone allora è responsabile della loro morte”. “Sollicciano è un inferno”. Su questo sono d’accordo tutti quelli che prendono la parola fuori dal carcere dove si è tolto la vita Fedi, detenuto di 20 anni di origini tunisine. Il 54esimo suicidio nelle carceri italiane del 2024, un gesto estremo che ha fatto da detonatore per la rivolta dei detenuti di Sollicciano, sedata questa mattina, 5 luglio. I reclusi hanno incendiato lenzuola e materassi gridando di essere trattati “come animali” e uno dei loro (poi ritrovato) era stato perso di vista dopo essere salito sul tetto.
di Matteo Lignelli
La Repubblica, 6 luglio 2024
Un volontario dell’associazione Pantagruel: “Mi aveva confidato che non ce la faceva più”. Era arrivato in Italia a 11 anni. “Nonostante tutto Fedi era un ragazzo allegro, un amante della vita. Lo abbiamo sentito giovedì (il giorno del suicidio, ndr) ed era tranquillo. Vogliamo sapere la verità su quel che è successo ma non ci fanno parlare con nessuno del carcere”. La madre del detenuto di 20 anni di origine tunisina che giovedì si è impiccato nella sua cella di Sollicciano è sconvolta. Parla soltanto arabo e francese, così si è fatta aiutare da un parente che conosce l’italiano e che ieri, per tutta la mattina, ha provato a farsi passare qualcuno dentro il carcere. All’ambasciata e ai legali hanno invece chiesto aiuto per riconoscere il corpo e riaverlo in Tunisia.
di Francesco Ingardia
La Nazione, 6 luglio 2024
A Livorno un 35enne con tre figli si era impiccato il 2 luglio e giovedì è morto. E il 22 giugno scorso un altro detenuto era evaso scavalcando un cancello. Il garante Solimano: “Qui la testimonianza e del degrado e della fatiscenza”. Un’evasione e una tentata impiccagione. Detenuti che evadono, detenuti che soccombono. Anche Livorno nella lista nera della “strage senza fine” dei suicidi in carcere. Gli eventi degli ultimi dieci giorni che hanno investito la casa circondariale Le Sughere hanno palesato una volta di più la situazione d’emergenza (nazionale) dietro le sbarre. I fatti, in ordine. Prima di una latitanza lampo terminata col blocco alla stazione Tiburtina a Roma, lo scorso 22 giugno un detenuto 36enne originario della provincia di Napoli è fuggito dal reparto di alta sicurezza dopo essere riuscito ad arrampicarsi sul muro dei passeggi e a scavalcare quello di cinta a lato del cantiere del nuovo reparto, in mancanza del presidio del servizio ‘sentinelle’.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 6 luglio 2024
Sono proseguiti ieri gli interrogatori, davanti al giudice Silvia Guareschi, degli agenti accusati a vario titolo di tortura, lesioni, falso nelle relazioni, verso un detenuto tunisino 44enne, fatto datato 3 aprile 2023, e ora a processo con rito abbreviato. Un agente semplice di 27 anni, difeso dagli avvocati Carlo De Stavola e Pierfrancesco Rossi, insieme ad altri tre, è accusato di averlo “sollevato di peso, dopo averlo denudato degli indumenti, afferrandolo dalla parte della federa, per poi condurlo nella cella di isolamento”. Poi insieme ad altri due, gli si contesta di “averlo colpito, senza cappuccio, con calci e pugni, per poi lasciarlo nudo dalla cintola in giù per oltre un’ora nonostante si fosse autolesionato”. Lui era addetto alla sezione ‘Spiraglio’, quella dell’isolamento.
di Davide Pinna
La Nuova Sardegna, 6 luglio 2024
Le radiografie non hanno mostrato “casi attivi”, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi per un focolaio. È possibile tirare un sospiro di sollievo, al termine delle procedure di screening: a Bancali non esiste un pericolo di contagio di tubercolosi. Lo ha comunicato ieri con una nota la direzione sanitaria della Asl 1 al direttore della casa circondariale, Francesco Cocco, in attesa dell’incontro previsto per oggi.
di Diana Zogno
L’Unità, 6 luglio 2024
“Percorriamo il nostro viaggio in luoghi sacri, perché qui avvengono sacrifici, preghiere, pentimento, dolore e speranza”, sottolinea Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno tocchi Caino. Siamo all’interno del carcere di Milano-Opera, dove anche il tempo non sembra scorrere in modo lineare, né lo spazio può essere pensato come uno spazio definito. Le idee e i ricordi si mescolano mentre scorrono liberi nei lunghi corridoi labirintici, tra le celle, oltre le finestre e il passare dei decenni.
- Roma. “Per fermare questa mattanza portiamo la nostra battaglia in mezzo alla gente”
- Trento. Dramma delle carceri italiane: maratona oratoria degli avvocati trentini
- Como. Quelle vite dentro il carcere riaccese dai quadri elettrici
- Torino. Un altro modo per narrare il carcere
- Torino. Carcerato, sono rinato con “La Goccia di Lube”











