di Alberto Fraccacreta
Alias - Il Manifesto, 27 ottobre 2024
“La Musa incatenata” a cura di Maria Jennifer Falcone e Christoph Schubert, da Carocci I “girarrosti veri o supposti” del prigioniero montaliano, nella seconda delle conclusioni provvisorie della Bufera e altro, celano forse più di un contatto con Il prigioniero (1944-48) del compositore Luigi Dallapiccola, emblema di una reclusione esistenziale comunque irraggiata da una scintilla di speranza. I rapporti tra ispirazione artistico-concettuale e detenzione - metonimica, reale - segnano una lunghissima traiettoria che affonda le sue radici nel mondo antico e raggiunge a bomba il contemporaneo (e il bombarolo di De André che rinuncia alla sua “ora di libertà” può valere da solida metafora).
di Luca Liverani
Avvenire, 27 ottobre 2024
Pacifisti in 7 città (anche Milano, Firenze, Roma, Bari, Cagliari). Sergio Bassoli della Rete pace e disarmo: da Gaza all’Ucraina, cessate il fuoco, aiuti, diritto internazionale e giustizia. Cessate il fuoco. Aiuti. Diritto internazionale. Fine dei “doppi standard”. E Nazioni Unite di nuovo in grado di arbitrare e ricostruire la giustizia, indispensabile per la sicurezza. Sergio Bassoli, coordinatore dell’esecutivo della Rete italiana pace e disarmo, elenca le richieste del popolo pacifista - ambiziose “ma sicuramente più realistiche di chi crede che la pace si ottiene con la vittoria” - oggi in piazza in sette manifestazioni che animeranno tutto il Paese, da Nord a Sud isole comprese. “Il tempo della pace è ora. Prima che sia troppo tardi”.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 27 ottobre 2024
Fanno discutere i provvedimenti con cui il Tribunale di Roma ha negato la convalida dei trattenimenti di cittadini stranieri trasferiti nelle strutture costruite in Albania, motivata con l’assenza dei presupposti di applicabilità della procedura accelerata in frontiera, in quanto i Paesi di provenienza, ai sensi di una direttiva europea come recentemente interpretata dalla Corte di giustizia dell’Unione, non sarebbero da considerare sicuri. Ne deriva una considerazione quasi ovvia: si tratta di una controversia giuridica, non politica. “Buttarla in politica”, gridare alla politicizzazione della magistratura, non giova alla comprensione delle questioni e fa, ancora una volta, male allo stato di salute della nostra democrazia: in uno Stato costituzionale di diritto si deve distinguere tra sin dove può arrivare la discrezionalità della politica e quando comincia il rispetto delle regole costituzionali, alle quali anche la politica è tenuta a sottostare.
di Chiara Sgreccia
Il Domani, 27 ottobre 2024
La comunicazione delle Ong con le autorità. Domani è a bordo della Life Support, la nave di Emergency, per documentare cosa succede durante le missioni nel Mediterraneo. Abbiamo parlato con il comandante per capire quali sono le procedure da rispettare durante un salvataggio. “Ricordo bene le grida di una bambina. Avrà avuto due anni. Era sulla barca con la madre insieme a una cinquantina di altre persone. Era notte e il suo pianto squarciava il buio”, racconta Domenico Pugliese, 53 anni, comandante della Life Support, la nave di Emergency per ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, area in cui con la fine della missione Mare Nostrum sono rimaste solo le navi civili a monitorare il mare con l’obiettivo di assistere i naufraghi in difficoltà.
di Luca Pons
fanpage.it, 27 ottobre 2024
I Centri costruiti in Albania per trattenere le persone migranti in attesa che venga lavorata la loro richiesta di asilo sono “non dico come un hotel a cinque stelle, ma almeno di tre, molto meglio di certi centri italiani”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. “Non ci sono carceri o segregazione”, ha aggiunto. Nel trasferimento dei migranti in Albania “non c’è alcun razzismo, così come non ci sono carceri o segregazione”. Parola di Antonio Tajani, il vicepremier e ministro degli Esteri che, nel suo intervento a un evento di Forza Italia in corso a Palermo, ha difeso le strutture costruite dal governo elogiandole. “Lì ci sono condizioni nelle quali la dignità delle persone viene assolutamente rispettata”.
L’Unione Sarda, 27 ottobre 2024
Tra il 2020 e il 2023 solo il 24% dei migranti ospitati nel Cpr di Macomer è stato rimpatriato, un dato significativamente più basso rispetto alla media nazionale. È uno dei dati che emerge dal rapporto “Trattenuti 2024” di Action Aid Italia. Il dossier restituisce la fotografia del centro sardo di permanenza per i rimpatri e snocciola diversi dati. Nel periodo 2020-2023, ad esempio, il Cpr di Macomer ha registrato una media di 43 presenze giornaliere e di 222 ingressi annuali, 273 nel 2023. Vi fanno ingresso molti detenuti: la percentuale di ingressi dal carcere (29% nel periodo e 28% nel 2023) è significativamente più alta rispetto alla media nazionale. Il tempo di permanenza medio è stato di 68 giorni (quasi il doppio rispetto alla media nazionale), 52 giorni nel 2023, e l’incidenza dei rimpatri pari al 24% (un dato più basso della metà rispetto alla media nazionale del periodo), 36% nel 2023. Molto più alta rispetto alla media nazionale anche la percentuale media di uscite per decorrenza termini del trattenimento, che raggiunge il 48% degli ingressi (il 29% nel 2023).
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 27 ottobre 2024
Ne avevamo parlato a febbraio, proprio su questa pagina, con un articolo di Valerio Fioravanti. Lo Stato dell’Idaho aveva tentato di far fuori con una iniezione di veleno Thomas Eugene Creech, detenuto da oltre 50 anni nel braccio della morte. Tre agenti “volontari”, passati troppo in fretta dalla custodia e mantenimento in vita dei condannati alla pratica paramedica della loro messa a morte, dopo un’ora di accanimento sul corpo del “povero cristo” inchiodato alla lettiga a forma di croce, si erano fermati. Dopo otto tentativi falliti di inserire gli aghi per i farmaci velenosi in diverse vene delle braccia e delle gambe, l’esecuzione era stata sospesa e l’uomo era stato riportato in sezione, nella sua cella nel braccio dei morti viventi.
di Memorial Italia
huffingtonpost.it, 27 ottobre 2024
“Non arretriamo, l’ingiustizia non prenderà il sopravvento”. Il sostegno ai prigionieri politici attraverso lo sguardo di coloro che lo offrono: “Ovviamente, la cosa di cui ha più bisogno è la libertà, ma quella non posso procurargliela né spedirgliela con il Servizio Penitenziario Federale. Però posso esprimergli tutto il mio amore continuando a lottare per lui”. Attualmente, in Russia, più di 1.300 persone sono private della libertà per motivi politici. Intorno a loro si formano comunità di parenti e amici, sostenitori e attivisti, che cercano di sfondare il vuoto carcerario. Raccolgono fondi per avvocati e pacchi di beni essenziali, ma riescono anche a procurare una rara edizione della Bibbia, a salvare un gattino dal centro di detenzione preventiva, a sparare dei fuochi d’artificio sotto le finestre della cella d’isolamento e a informare la società civile sulle torture. Di tutto questo, ma anche del burnout e della stanchezza dovuti a questo tipo di lavoro gratuito, è trattato nel testo di OVD-Info.
di Glauco Giostra*
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
Nessuna forza politica può dirsi esente da responsabilità sulla condizione inumana delle nostre carceri. Per questo aderisco alla proposta di Manconi. Vi è almeno un argomento su cui tutte le forze politiche sono sconsolatamente d’accordo: la drammatica e inumana situazione delle nostre carceri. Poi, ovviamente, ci si divide su come intervenire. Ma poiché nessuna forza politica può dirsi esente da responsabilità e poiché nessuna delle soluzioni “a regime” ha possibilità di essere validamente sperimentata se prima non si provvede a decongestionare sensibilmente e subito l’inferno penitenziario - che nelle attuali condizioni è in grado di produrre soltanto un doloroso e infamante rosario di suicidi, anche tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria, un dilagare dei disturbi psichiatrici, un inquietante moltiplicarsi di rivolte e di aggressioni - gli attori politici dovrebbero dare un segnale di responsabilità recependo il recente appello sottoscritto da venticinque autorevoli firme a favore di un provvedimento di amnistia e di indulto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
La denuncia del Comitato esecutivo del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza sull’affettività dietro le sbarre: in nessun istituto italiano è stata ancora attuata la pronuncia della Corte. Il Comitato esecutivo del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza lancia l’allarme sulla mancata attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024 sui colloqui intimi nelle carceri italiane. La decisione, depositata il 26 gennaio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 gennaio 2024, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo che impediva i colloqui privati tra detenuti e partner.









