di Gigliola Alfaro
agensir.it, 2 maggio 2024
“Nuovi volontari, formazione per agenti, cappellanie e uffici di pastorale penitenziaria, il Giubileo negli istituti”. L’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane traccia al Sir un bilancio del quinto convegno nazionale che si è tenuto ad Assisi sul tema “Lo vide e ne ebbe compassione. (Lc 10,33). Dall’indifferenza alla cura”. Un incontro segnato dalla fraternità, dalla numerosa partecipazione e da un “vero senso di Chiesa”: queste le caratteristiche del quinto convegno nazionale dei cappellani e degli operatori della pastorale penitenziaria che è stato promosso ad Assisi, dal 24 al 27 aprile, dall’Ispettorato generale dei cappellani nelle carceri italiane, sul tema “‘Lo vide e ne ebbe compassione. (Lc 10,33). Dall’indifferenza alla cura”. A trarre un bilancio dell’appuntamento è don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane.
di Liana Milella
La Repubblica, 2 maggio 2024
Il Guardasigilli evita di presentare il testo prima del congresso di Palermo dell’Anm. Il deputato calendiano Costa: “Basta un emendamento ai testi già presentati alla Camera”. Non è ancora questa la “settimana buona” per portare a palazzo Chigi la separazione delle carriere. Così dicono in via Arenula. Gli uffici stanno studiando, ma non sono ancora pronti. I maligni sostengono che il Guardasigilli Carlo Nordio vuole solo evitare di essere “impallinato” a caldo durante il congresso dell’Anm, in programma la prossima settimana a Palermo e per giunta con la presenza di Sergio Mattarella il giorno dell’apertura. Al ministero fanno spallucce. E spiegano semmai che il ministro, questa settimana, dovrà occuparsi del G7 sulla giustizia a Venezia.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 2 maggio 2024
La vicepresidente di Libera è figlia di un funzionario ucciso dalle cosche nel 1995 a Foggia: “A chi vive un lutto così grande ricucire lo strappo della violenza sembra impossibile. Ma esiste una strada. Quando raccontiamo le nostre storie parliamo anche a noi stessi, quando vediamo che il nostro dolore viene riconosciuto dai mafiosi e dagli assassini che abbiamo davanti capiamo che c’è una possibilità per noi di conoscere la verità e per loro, anche, di cambiare vita”.
L’altra giustizia possibile, plasmata dalle mani e dal coraggio dei familiari delle vittime di mafia
di Francesco Cajani*
Avvenire, 2 maggio 2024
Quanto coraggio ci vuole ad incontrare se stessi, quando tutto questo deve passare attraverso l’incontro con un altro che ci ha ammazzato l’esistenza? Credo di aver iniziato a pormi questa domanda solo 8 anni fa, accompagnando Marisa Fiorani, madre di Marcella di Levrano, uccisa dalla Sacra Corona Unita, ad un incontro al carcere di Opera con alcuni detenuti del Gruppo della Trasgressione, un tempo appartenenti alla criminalità mafiosa. Prima, nella mia testa, abitava solo il ricordo di poche parole che un ragazzo mi confidò - in un campo profughi a Novo Mesto quando entrambi avevamo 22 anni - per cercare di spiegarmi cosa avesse provato ad uccidere un proprio simile.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 2 maggio 2024
Il diniego di risarcimento va impugnato altrimenti assurge a cosa giudicata e non è consentita la riproposizione della domanda in base a elementi non valutati dal giudice a cui erano stati però presentati. L’istanza respinta per ottenere il risarcimento della sofferta detenzione inumana e degradante, non può essere riproposta se non per elementi nuovi o già sussistenti, ma non sottoposti all’esame del giudice di sorveglianza. Va quindi definita inammissibile la domanda riproposta quando si lamenta la mancata presa in considerazione da parte della precedente decisione di rigetto di elementi di fatto portati all’attenzione del giudice.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 2 maggio 2024
Lo ha ribadito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 17457 depositata ieri. A seguito della riforma Cartabia (Dlgs 10 ottobre 2022, n. 150), per i reati divenuti perseguibili su istanza di parte, nel caso di decorso del termine di 90 giorni (previsto all’art. 85) senza che sia stata proposta la querela, è consentito al pubblico ministero di modificare l’imputazione in udienza mediante la contestazione di una circostanza aggravante, per effetto della quale il reato divenga procedibile di ufficio. Lo ha ribadito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 17457 depositata oggi, accogliendo il ricorso del Procuratore della Repubblica e annullando con rinvio la decisione del Tribunale di Siracusa che aveva dichiarato di non doversi procedere per mancanza di querela.
laprovincia.online, 2 maggio 2024
“La notizia del recente tentativo di suicidio di un detenuto, fortunatamente sventato dalla professionalità e prontezza del Personale della Polizia Penitenziaria, verificatosi all’interno della Casa Circondariale di Civitavecchia Nuovo Complesso, richiama l’attualità e drammaticità della situazione, ormai non più sostenibile e tollerabile, all’interno delle strutture carcerarie italiane, ove - dall’inizio dell’anno - si sta verificando quasi un suicidio al giorno”.
di Floriana Bulfon
Oggi, 2 maggio 2024
L’alba sul lastricato di Ballarò fa brillare centinaia di pezzi di stagnola che avvolgevano le “pietre” di crack. È il girone degli “scafazzati”, gli schiacciati che nulla risolleva. Lisa s’è venduta anche la casa. Carla non ha più denti. Giulio è morto a 19 anni. Nei vicoli di Palermo, il mostro si chiama crack. Costa pochi euro, ti uccide la testa. È un’emergenza in crescita. I genitori non sanno più cosa fare. Ma qualcuno non si arrende. I ragazzi dello zoo di Palermo li incontri negli angoli più oscuri di Ballarò. Li incroci per strada, ma in realtà sono prigionieri di una gabbia invisibile che li taglia fuori dal mondo: famiglie, amicizie, amori non contano più nulla. Tengono la testa bassa, ma quando riesci a guardarli negli occhi capisci in un attimo che hanno perso tutto: gli importa soltanto del crack. Sono vite spezzate, come il suono dei cristalli di questa droga che si spaccano per diventare un fumo incantatore: li porta in paradiso alla velocità di un razzo, dona loro dieci minuti di estasi assoluta, poi però con la stessa rapidità li schianta nell’inferno.
noinotizie.it, 2 maggio 2024
I problemi gravi che riguardano circa centomila bambini in Italia. La deprivazione affettiva, lo stigma sociale, l’enorme difficoltà da parte dei bambini di comprendere appieno e di poter vivere il più serenamente possibile una condizione, quella di essere figlio di un genitore detenuto, che crea traumi e ferite molto dolorose. In Italia, sono più di 100mila i bambini con uno o entrambi i genitori detenuti in carcere. In che modo e con quali strumenti è possibile aiutarli a godere del loro sacrosanto diritto alla bigenitorialità e quali sono gli ostacoli e i limiti da affrontare, da parte della società, per assicurare loro un aiuto e un sostegno efficaci? È questa la complessa questione sulla quale, giovedì 2 maggio 2024, con inizio alle ore 15 nell’aula consiliare di Palazzo di Città, a Foggia si terrà un importante convegno nazionale. L’iniziativa, nell’ambito del progetto dei “100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”, è organizzata dalla Camera Minorile di Capitanata e dal Comune di Foggia, con la collaborazione e il patrocinio di Comitato Unicef Foggia, Ordine degli Avvocati di Foggia, Camera Penale di Capitanata e Unione Nazionale Camere Minorili.
di Lucio Luca
La Repubblica, 2 maggio 2024
Pubblichiamo uno stralcio del romanzo di Lucio Luca “La notte dell’antimafia” che racconta una vicenda di abuso di potere e corruzione al palazzo di giustizia di Palermo. Ci sono date che a Palermo non possono sfuggire. Figuriamoci se sei un’icona dell’antimafia, una che toglie i piccioli ai mafiosi e che ha studiato alla scuola del Palazzaccio. Quando si faceva notte nel bunker per scrivere atti e inchieste, documenti e interrogatori. A mano, certo, all’epoca non c’era mica Internet e non è che il collega ti poteva passare per mail le sue carte. Il copia e incolla era ancora nella mente di Dio e nessun supporto tecnologico ti avrebbe aiutato a collegare i fatti, le coincidenze, persino quei semplici dettagli che, a volte, ti aiutavano a ricostruire anni di indagini piazzando ogni minimo particolare nelle caselle giuste. Tipo il cubo di Rubrik, quella roba che ci ha fatto andare in fissa quando eravamo ragazzi. Anche se oggi basta un nerd coreano o un adolescente della sperduta campagna americana per risolverlo in meno di cinque secondi.
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