di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 1 maggio 2024
La Repubblica islamica ha ridato impulso alla repressione proprio nel giorno in cui ha risposto all’offensiva di Israele sul consolato di Damasco. Uno scontro che rivela la debolezza di entrambi i governi. Una donna cade a terra, in preda alle convulsioni, dopo essere stata fermata dalla polizia morale. Ai passanti che cercano di calmarla dice che le hanno confiscato il cellulare, vicino alla fermata della metro Tajrish, nel Nord di Teheran, come riporta l’agenzia di stampa Afp. In un altro video si sentono le urla strazianti della folla che circonda un furgoncino bianco, mentre gli agenti trascinano qualcuno dentro. In alcuni momenti sembra di distinguere il rumore dell’elettricità che passa attraverso i corpi per immobilizzarli. E poi ancora grida, abusi. Ma non c’è silenzio: è diventato ormai impossibile fermare la rivoluzione culturale che il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha innescato in Iran dal settembre del 2022. Quando Mahsa Amini, una ragazza poco più che ventenne, è morta, dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per aver indossato l’hijab in modo inappropriato, probabilmente a causa delle violenze subite.
di Francesco De Felice
Il Dubbio, 30 aprile 2024
Nell’agenda delle visite Papa Francesco c’è sempre un appuntamento con i detenuti. È successo domenica scorsa a Venezia e si ripeterà sabato 18 maggio a Verona, quando sarà a pranzo con i reclusi della Casa Circondariale di Montorio. Nell’incontro di domenica con le detenute della Giudecca il Papa ha detto chiaramente: “Il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza. Però può anche diventare un luogo di rinascita, morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è “messa in isolamento”, ma promossa attraverso il rispetto reciproco e la cura di talenti e capacità, magari rimaste sopite o imprigionate dalle vicende della vita, ma che possono riemergere per il bene di tutti e che meritano attenzione e fiducia. Nessuno toglie la dignità della persona, nessuno”. E ha aggiunto: “Care sorelle, oggi tutti usciremo più ricchi da questo cortile. Forse quello che uscirà più ricco sarò io”.
di Fabrizio Peloni
L’Osservatore Romano, 30 aprile 2024
In alcune missive consegnate al Pontefice storie di dolore e di speranza. “Vi ricorderò! E avanti e coraggio, non mollare, coraggio e avanti!”. È un congedo che nasce dal cuore quello di Papa Francesco dalle detenute del carcere femminile di Venezia, situato sull’Isola della Giudecca. Un momento molto confidenziale, di vicinanza fraterna, che ha concluso il primo appuntamento della visita pastorale compiuta dal Pontefice domenica mattina nella città lagunare.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 30 aprile 2024
Le violenze e i maltrattamenti che sarebbero avvenuti presso l’istituto penale per minorenni “Cesare Beccaria” di Milano non rappresentano il modo d’essere del personale penitenziario e, se per davvero accaduti, non vi sarebbe alcuna solidarietà. Al riguardo, non giustifica che si vesta l’uniforme del corpo della Polizia penitenziaria, oppure quella, ancora militare, del corpo degli Agenti di custodia. Né condiziona che si indossino gli abiti “civili” dei direttori penitenziari, né quelli degli altri operatori penitenziari, atteso che il mondo del lavoro penitenziario è plurale e multi-professionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 aprile 2024
Il magistrato snocciola numeri e dati di una presunta invasione di mini apparecchi nelle mani dei boss. Costa (Azione): “Se non sono a casaccio, il Dap che fa?”. “O il ministero della Giustizia smentisce Nicola Gratteri o il ministero prenda provvedimenti”: non ha usato mezzi termini il responsabile Giustizia di Azione, Enrico Costa, nel commentare l’intervista rilasciata dal Procuratore di Napoli in cui, tra l’altro, ha dichiarato: “cominciamo col dire che mediamente in ognuna delle nostre strutture (carcerarie, ndr) ci sono 100 telefonini attivi in questo momento” e ancora: “detenuti di mafia organizzino chiamate collettive anche da carcere a carcere”. Immediata la reazione, dunque, del deputato e membro della Commissione Giustizia: “100 cellulari per ciascuno dei 190 istituti significa quasi 20mila cellulari attivi nelle carceri. O Gratteri spara numeri a casaccio o Nordio dovrebbe cacciare uno a uno quelli del Dap e i direttori degli istituti”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 30 aprile 2024
L’ex capo del Dap Renoldi dopo la denuncia di Gratteri: “Più possibilità di comunicare per i meno pericolosi”. Bando agli slogan, dice Carlo Renoldi, che era stato scelto dalla ministra Marta Cartabia come capo del Dipartimento penitenziario. La sua avventura è durata 9 mesi, fino al gennaio 2023. Poi è arrivato il destra-centro e Renoldi è stato rimandato in Cassazione.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 30 aprile 2024
Si accelera sulla riforma “bandiera”: l’ipotesi di portarla in Cdm. È l’ultimo tassello del patto elettorale a tre prima delle Europee. Restava da accontentare Forza Italia. Se non sarà oggi, come inizialmente era stato preannunciato ai leader dei partiti di maggioranza, sarà il prossimo Cdm a licenziare il disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere. Uno dei grandi progetti di Silvio Berlusconi, una sfida del secolo per gli azzurri, presente nel programma anche di Giorgia Meloni. Era il tassello mancante di un accordo elettorale a tre, che prevede per ogni partito della coalizione una riforma di bandiera pronta da spendere prima del voto delle Europee, l’8 e il 9 giugno. Il premierato caro a Fratelli d’Italia è ben incardinato in Senato e dovrebbe ricevere l’approvazione in prima lettura entro un mese. Obiettivo già raggiunto per l’Autonomia, la legge madre per la Lega di Matteo Salvini, ora in discussione alla Camera, dopo l’ok di Palazzo Madama. Lo scambio doveva concludersi con il via libera del governo alla separazione tra magistratura inquirente e giudicante, cara a Forza Italia. Una riforma che accenderà un altro fronte con le toghe, e che proprio per questo motivo la premier avrebbe preferito frenare, rinviandone la discussione il più a lungo possibile. La scorsa estate parlò di obiettivo di legislatura. Poi, a metà marzo, dopo un lungo confronto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e con il leader di Forza Italia Antonio Tajani, Meloni ha ceduto alla richiesta di avviare la norma prima dell’avvio della campagna elettorale.
di Frank Cimini
L’Unità, 30 aprile 2024
Respingendo il ricorso dei difensori sul 41bis la Cassazione si appella alle parole della Procura nazionale antimafia ma poi boccia il parere della stessa Dna che riconosceva una ridotta pericolosità dell’anarchico. Sul 41bis di Alfredo Cospito confermato dalla Cassazione che ha respinto il ricorso del difensore la giustizia riesce ad andare in corto circuito con una motivazione che risulta il massimo della contraddittorietà. I supremi giudici da un lato citano le parole della procura nazionale antimafia e antiterrorismo secondo cui Cospito pur da detenuto “continuava a compiere condotte apologetiche della violenza anarchica”. Dall’altro lato viene letteralmente bocciato il parere della stessa Dna che dava atto di una ridotta pericolosità dell’anarchico e chiedeva di sostituire il regime del 41bis con quello dell’alta sorveglianza, un gradino appena più sotto, mantenendo la censura sulla corrispondenza.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 30 aprile 2024
Nelle immagini il pestaggio di un detenuto di 15 anni. L’episodio è avvenuto l’8 marzo scorso. Il ragazzo si era procurato dei tagli. Viene trascinato per le scale, spinto contro il muro e colpito ripetutamente finché cade a terra, dove un agente lo prende a calci. La “scena cruenta” di un pestaggio ai danni di un detenuto di 15 anni, con tanto di fotogrammi delle violenze riprese dalle telecamere interne, è contenuta in un’annotazione del 15 marzo scorso, redatta dal Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria, agli atti dell’inchiesta della Procura di Milano su presunte torture e maltrattamenti nel carcere minorile Beccaria, che una settimana fa ha portato in carcere 13 agenti e alla sospensione di altri otto colleghi.
di Andrea Siravo
La Stampa, 30 aprile 2024
Le botte a un quindicenne riprese dalle telecamere nell’indagine che ha portato all’arresto di 8 agenti. Circondato e spinto al muro, strattonato per un braccio e poi a terra viene scalciato almeno una volta. La sequenza è immortalata, fotogramma dopo fotogramma, da una telecamera di sorveglianza dell’Ipm Beccaria di Milano. Da un lato alcuni degli agenti della polizia penitenziaria, finiti in carcere il 22 aprile con le accuse di torture e minorenni, dall’altra un detenuto quindicenne.
- Milano. Stefano Anastasìa: “Al Beccaria un uso sistematico della violenza”
- Massa Carrara. Il primato del carcere: lavoro per tutti (e si fa la “casula” per il Papa)
- Roma. La paura di morire in carcere per mancanza di cure
- Napoli. Don Merola: “Ho tolto ai clan oltre mille ragazzi. Mi minacciano ma io non mollo”
- Napoli. L’Associazione Jonathan: “Non fermate il progetto della barca dei ragazzi”











