di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 3 maggio 2024
Dopo le occupazioni degli studenti filo-palestinesi, l’intervento delle forze di polizia: scontri e arresti in numerosi campus, dal City College di New York, alla Fordham University, dall’Università della California a Los Angeles alla Columbia. Nuove tensioni anche in Francia. “Il vandalismo, l’occupazione di proprietà privata, rompere le finestre, chiudere i campus, costringere a cancellare lezioni e lauree non è protesta pacifica... gli americani hanno il diritto di protestare ma non di causare il caos. Le persone hanno il diritto di ottenere un’istruzione, di camminare nel campus liberamente senza paura di essere attaccati”. Il presidente Joe Biden ha parlato ieri in tv, mentre le proteste per Gaza e gli arresti per contenerle si diffondono in metà degli Stati americani. Biden ha condannato l’antisemitismo come pure l’islamofobia. Ha detto che non ritiene opportuno l’intervento della Guardia Nazionale. Ha aggiunto che le proteste non hanno cambiato la sua visione della situazione a Israele e nei territori palestinesi.
di Carlo Panella
linkiesta.it, 3 maggio 2024
C’è una falla nella diplomazia americana: nessuno, in primis il presidente, ha la minima proposta o idea sul che fare di Yaha Sinwar e dei suoi feroci quattromila miliziani di Hamas armati di tutto punto barricati nei tunnel di Rafah. È massiccio e unanime il consenso internazionale che stringe Israele per impedire che dia il via all’assedio dell’ultima ridotta dei macellai del pogrom del 7 ottobre. La tela intessuta da Joe Biden e dall’ottimo Anthony Blinken è stata completata con l’accordo di tre giorni fa a Ryad che impegna Mohammed Bin Salman a un rapido riconoscimento di Israele da parte dell’Arabia Saudita. Riconoscimento che modificherà l’aspetto dell’intero Medio Oriente.
di Massimiliano Di Pace
Il Dubbio, 3 maggio 2024
Il parere è stato dato da alcune fonti del National Security Council israeliano sentire dal quotidiano Haaretz. Pare che soffi un brutto vento dall’Aia per il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dove, secondo notizie di stampa, la International Criminal Court (Icc) starebbe valutando un’incriminazione per il contestato leader israeliano, come anticipato in queste pagine il 29 aprile. In effetti, entrando nel sito della Icc, si scopre che tra le 12 investigazioni in corso (a cui se ne aggiungono altre 3 preliminari), ve ne è una che riguarda la Palestina (ossia Gaza e la West Bank, ovvero la Cisgiordania, che include Gerusalemme est), ufficializzata il 3 marzo 2021, per fatti accaduti fin dal 13 giugno 2014.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 3 maggio 2024
Hamas si è indebolita, i clan locali hanno messo le mani sulla distribuzione di cibo e medicine. Il 60% viene rivenduto sul mercato nero a prezzi esorbitanti e la fame dilaga nella Striscia. Sono sempre più discordanti tra esercito israeliano e Nazioni Unite i numeri sugli aiuti trasportati a Gaza e distribuiti nella Striscia, e sullo sfondo, i camion bloccati all’esterno della Striscia e quelli che invece all’interno vengono rubati per alimentare il mercato nero. Da più parti si fa pressione su Israele affinché aumenti l’afflusso di aiuti alla popolazione civile di Gaza che vive in condizioni molto disperate. Soprattutto al nord della Striscia, dove sono cominciate ad arrivare migliaia di persone che hanno lasciato i campi profughi del sud e del centro, manca tutto.
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 3 maggio 2024
Il politico russo condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha continua a far sentire la sua voce cercando di parlare ai suoi concittadini. “Quando parlo con persone che giustificano l’invasione dell’Ucraina, di solito sento gli stessi argomenti. La Nato è ai confini, i russi erano oppressi nel Donbass, Putin non aveva scelta. La propaganda ha piantato queste tesi nel cervello come chiodi, ed è abbastanza difficile tirarle fuori. Ma a volte gli argomenti opposti aiutano. Prova a farlo con i tuoi amici. Immaginiamo cosa non sarebbe successo se Putin non avesse dato l’ordine di attaccare il 24 febbraio”. A parlare così è Ilya Yashin il politico russo rimasto nel Paese continuando a opporsi al regime di Putin e all’invasione dell’Ucraina. A giugno del 2022 l’arresto e a dicembre dello stesso anno la condanna a 8 anni e mezzo di carcere per avere denunciato il massacro di Bucha sui suoi account social. Yashin da giovanissimo collaborava con il leader dell’opposizione Boris Nemtsov (ucciso nel 2015).
di Gianluca Modolo
La Repubblica, 3 maggio 2024
L’ultimo report di Freedom to Write: sfondata quota cento. Segue l’Iran con 49 intellettuali dietro le sbarre. Primo posto per il quinto anno consecutivo. Soltanto che ora, per la prima volta, il numero arriva in tripla cifra. Non è un Paese per scrittori, la Cina: a confermarlo è il report Freedom to Write Index 2023 di Pen America appena pubblicato. In 107 si trovano in carcere, diciassette in più rispetto ai 90 segnalati nel report dell’anno precedente. “La maggior parte è stata incarcerata per aver espresso online critiche alle politiche ufficiali o opinioni a favore della democrazia”, spiegano gli autori del rapporto. “Sovversione del potere statale” o “provocare disordini”: le accuse che vanno per la maggiore. Dei 107 casi documentati dall’organizzazione per la libertà di espressione, 50 si riferiscono a commentatori online: “Scrittori che usano regolarmente le piattaforme dei social media per pubblicare le loro opinioni e i loro commenti su una serie di argomenti politici, economici e sociali”.
di Fabio Fazio
Oggi, 2 maggio 2024
Al Beccaria, alla pena si sommavano le angherie. E la rieducazione? Zero. Al carcere minorile Beccaria di Milano accadevano cose atroci. Molti ragazzi detenuti hanno subito violenze inaudite: calci, pugni, frustate, botte, tentativi di stupro da parte delle guardie penitenziarie con la incomprensibile copertura di tanti, compreso qualcuno del personale sanitario e degli educatori. Altre volte pare che gruppi di detenuti abusassero dei più fragili mentre chi avrebbe dovuto sorvegliare si voltava dall’altra parte. Venticinque circa gli agenti coinvolti, alcuni dei quali arrestati e altri sospesi. Aspettiamo indagini e processi prima di trarre conclusioni, ma quel che già sappiamo sembra più che sufficiente.
di don Gino Rigoldi*
Famiglia Cristiana, 2 maggio 2024
Sono troppe le ore lasciate vuote: ai ragazzi bisogna offrire più laboratori, agli agenti più formazione. Il buco nero, che ha visto agenti di polizia penitenziaria accusati di atti terribili del tutto illegali dentro l’istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano, di cui sono stato cappellano e in cui continuo a impegnarmi, ha radici in problemi strutturali che segnaliamo da anni: per carenza di personale, dopo le 16.30 e fino al mattino successivo non ci sono più attività per i ragazzi detenuti che restano a “ciondolare” nelle celle, mentre gli unici adulti presenti nella struttura con loro sono gli agenti penitenziari addestrati a mantenere l’ordine e la sicurezza, ma non formati con competenze da “educatori”, né una preparazione specifica nel trattare con adolescenti difficili.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 2 maggio 2024
Sono terribili alcune immagini diffuse dalla Polizia penitenziaria e tratte dal sistema di videosorveglianza dell’Istituto penale per i minorenni Cesare Beccaria di Milano, che hanno per vittima del pestaggio un giovanissimo. “È da una trentina d’anni che vado come volontario al carcere minorile e credo che quanto è successo al Beccaria rientri in episodi orribili ma molto delimitati”. A dirlo è Marco Lovato, della Comunità Papa Giovanni XXIII.
di Susanna Marietti*
Oggi, 2 maggio 2024
Le carceri minorili sono 17 e recludono 550 ragazzi. Quelle per adulti sono 190 e recludono 61 mila persone. Il sistema minorile è quindi molto più contenuto (e differente per codice di procedura penale e dipartimento del ministero della Giustizia da cui è controllato) di quello del carcere per adulti. Si ispira a un modello educativo che punta al recupero dei ragazzi. In “Mare fuori” si sono viste figure istituzionali che, oltre a garantire la sicurezza, seguivano i giovani detenuti anche con impegno educativo e formativo: dovrebbe essere sempre così, perché - come per gli educatori - il compito dei poliziotti nelle carceri minorili è primariamente educativo.
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- Detenzione inumana, in caso di rigetto la nuova istanza reiterativa è inammissibile











