di Fulvio Fulvi
Avvenire, 1 maggio 2024
Formare attraverso progetti comuni le figure che hanno il compito di custodire e rieducare le persone ristrette in carcere. Di fronte a quanto accaduto all’Istituto per minori “Beccaria” di Milano, dove 13 giovani agenti (quasi tutti di prima nomina) sono stati arrestati con l’accusa di aver maltrattato, abusato e persino torturato, una dozzina di reclusi tra i 16 e i 17 anni, l’unica soluzione possibile per evitare altri simili orrori, è riformare l’intero sistema dell’esecuzione penale minorile, puntando sulla preparazione coordinata del personale. Un’alleanza tra poliziotti penitenziari, educatori, operatori sociali.
di Davide Varì
Il Dubbio, 1 maggio 2024
“L’intero sistema delle pene e della loro esecuzione dovrà essere oggetto di una profonda riforma, che finalmente porti il carcere alla sua vocazione costituzionale ripartendo dai lavori degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, colpevolmente abbandonati al dimenticatoio delle battaglie politiche impopolari, ma prima di ogni altra cosa, qui e ora, è necessario un intervento che diminuisca con effetto immediato il numero della popolazione carceraria, lo impone ogni principio anche sovranazionale di tutela dei diritti umani, lo chiedono le nostre coscienze. Il tempo dell’agire è davvero scaduto”.
di Valter Vecellio*
Il Dubbio, 1 maggio 2024
Dieci anni fa papa Jorge Bergoglio, quell’uomo “venuto da quasi la fine del mondo”, telefona a Marco Pannella. Si informa delle sue condizioni di salute, dopo l’intervento d’urgenza all’aorta addominale. Un colloquio che dura una ventina di minuti. Dopo quella telefonata, è il caso di dire, ristoratrice, Marco interrompe lo sciopero della sete intrapreso per chiedere, pensate, il miglioramento delle condizioni dei detenuti nelle carceri. Uno sciopero iniziato nonostante l’intervento all’aorta. Papa Francesco chiede se corrisponde al vero quanto ha letto sui giornali circa l’intenzione di riprendere subito lo sciopero della fame e della sete.
fpcgil.it, 1 maggio 2024
“A 18 mesi dall’insediamento del Governo Meloni le prospettive di vedere modificate le condizioni detentive di chi si trova in privazione della libertà e del personale che è incaricato di curare l’esecuzione di detti provvedimenti non pare migliorare, anzi è decisamente peggiorata. A sostegno delle posizioni rigide del Governo giunge anche il Garante Nazionale delle persone private della libertà: il nuovo Ufficio, insediatosi da due mesi, non appare allarmato da questa situazione di grave disagio, anzi sostiene le posizioni del Governo senza tuttavia suggerire soluzioni che possano nel breve e medio termine arrecare sollievo alle persone detenute e quindi anche al personale penitenziario”.
di Errico Novi e Valentina Stella
Il Dubbio, 1 maggio 2024
Non solo il divorzio giudici-pm: nel ddl del ministro anche la selezione casuale degli eleggibili al plenum. È circolata per qualche ora, ieri mattina, l’ipotesi che la riforma della separazione delle carriere e del Csm finisse immediatamente sul tavolo del Consiglio dei ministri. Previsione poi smentita: il ddl del guardasigilli Carlo Nordio sarà discusso a Palazzo Chigi attorno a metà maggio. Ma l’attenzione sul tema è già alta. E sembra mettere in allarme l’Anm, che ieri ha diffuso una risoluzione dell’Associazione europea dei giudici relativa alla doppia riforma: “Tali iniziative costituiscano un grave attacco all’indipendenza della magistratura”, recita il documento, in cui si paventa addirittura un pericolo per “l’attuale equilibrio di poteri”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2024
Impiego legittimo se possibile nello Stato del cittadino intercettato. Arrivano le indicazioni della Corte Ue sul percorso di acquisizione di comunicazioni criptate nelle indagini contro la criminalità internazionale. Tema sul quale, solo poche settimane fa, sono intervenute in Italia le Sezioni unite penali. Ora i giudici europei, nella sentenza nella causa C-670/22, precisano le condizioni di compatibilità con la direttiva sull’ordine europeo di indagine per quanto riguarda la trasmissione e l’utilizzo delle prove. In particolare, un ordine europeo di indagine indirizzato a ottenere la trasmissione di prove già raccolte da un altro Stato membro può essere adottato anche da un pubblico ministero.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2024
La fissazione della scadenza è a carico dei giudici di merito o di quello dell’esecuzione e in caso manchi è lo stesso Pm che chiede la revoca che deve domandare di stabilire quale sia il termine finale. Non è legittima la revoca della sospensione condizionale della pena per il mancato adempimento dell’obbligo risarcitorio imposto come condizione per godere del beneficio se né il giudice della condanna, né quello dell’impugnazione o quello dell’esecuzione hanno fissato il termine per adempiere. Quindi il pubblico ministero che chieda la revoca del beneficio subordinato all’adempimento deve preventivamente domandare al giudice dell’esecuzione di stabilire quale sia il termine finale che rileva ai fini della perdita della sospensione condizionale della pena riconosciuta al condannato.
di Sandro De Riccardis e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 1 maggio 2024
La procura acquisisce tutte le cartelle cliniche degli ultimi due anni. Analisi per capire se i referti dei detenuti siano stati modificati per mascherare le violenze. A partire dalla prossima settimana le pm titolari dell’inchiesta sulle violenze al Beccaria sentiranno otto giovani detenuti del carcere minorile. S’indaga infatti su ulteriori episodi di maltrattamenti, oltre a quelli già ricostruiti dalla procura che la settimana scorsa hanno portato all’arresto di tredici agenti di polizia penitenziaria e alla sospensione di otto loro colleghi, in un’indagine che conta più di 25 indagati. Si cerca di capire, insomma, se ci sono ulteriori vittime di umiliazioni e pestaggi. Nel frattempo i magistrati hanno disposto l’acquisizione di tutta la documentazione medica degli ultimi due anni del Beccaria: una montagna di cartelle cliniche, a partire dalla fin del 2021, da analizzare per capire se i referti dei detenuti, specialmente quelli con una prognosi di zero giorni, siano stati “ammorbiditi” per mascherare episodi violenti.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 1 maggio 2024
Pietà l’è morta. Ho pensato questo quando ho letto, la prima volta, degli abusi avvenuti all’Istituto Penale per minori intitolato a Cesare Beccaria - la sua memoria ci perdoni -. L’ho pensato perché erano i giorni intorno al 25 aprile, discutevamo della Liberazione, della memoria condivisa, della storia. Non pensavo al passato, vorrei chiarire subito l’equivoco: pensavo al futuro che immaginavano i giovani in montagna, consapevoli che non tutti avrebbero avuto il privilegio di restare vivi e condividerlo.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 1 maggio 2024
Che in carcere si picchi è risaputo. Gli stessi detenuti ne parlano con impotenza e disillusione come di un fatto endemico, che non è neanche colpa degli agenti, ma del sistema. Come se, in un posto così pieno di dolore, malattia, povertà, ingiustizie, tensioni, antichi problemi irrisolti che si aggiungono a problemi sempre nuovi, la violenza fosse inevitabile. Nessuno capisce e difende gli agenti meglio dei detenuti: in fondo vivono insieme, condividono la stessa realtà. Il sovraffollamento, la mancanza di cura, la mancanza di senso quando la reclusione − capita nella maggioranza dei casi − non rispetta la Costituzione, che direbbe (articolo 27) che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato.
- Udine. Andrea Sandra è il nuovo Garante dei diritti dei detenuti
- Grosseto. Corsi di formazione: dopo il carcere, il futuro
- Roma. Elettriciste o sarte, le detenute di Rebibbia in cerca di una seconda chance
- Pianosa (Li). L’ex supercarcere restaurato apre alle visite: le celle dei terroristi e dei mafiosi al 41bis
- La “condanna” del lavoro povero: più a rischio le donne e le regioni del Sud











