Il Domani, 5 febbraio 2024
La procura ha aperto un fascicolo di inchiesta per istigazione al suicidio. Su un muro Sylla ha lasciato un messaggio: “Se un giorno dovessi morire, vorrei il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta (...) L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace”. Quattordici persone sono state arrestate dalle forze dell’ordine dopo la rivolta scoppiata all’interno del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria a Roma. Le proteste sono scoppiate in seguito al suicidio del 22enne originario della Guinea, Ousmane Sylla, che si trovava all’interno della struttura da otto mesi. Secondo una prima ricostruzione gli arrestati hanno provato a incendiare un’auto e hanno lanciati sassi contro le forze dell’ordine. Negli episodi sono rimasti feriti due carabinieri e un militare dell’Esercito. Nel frattempo, la procura di Roma ha aperto un fascicolo di inchiesta per istigazione al suicidio.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 5 febbraio 2024
Rivolta al Centro per i rimpatri dopo il ritrovamento del corpo del ragazzo della Guinea che si è impiccato alle sbarre della sua cella. Detenuto da 8 mesi ma l’Italia non ha accordi di rimpatrio con il suo Paese. Chiuso da otto mesi in una gabbia, prima a Trapani e da una decina di giorni a Roma, in strutture sovraffollate e in condizioni indecenti, Ousmane Sylla stava ormai impazzendo. In carcere senza aver commesso alcun reato. Detenzione amministrativa, la chiamano, in vista del rimpatrio per gli irregolari come lui. Peccato che Ousmane in Guinea non lo avrebbero mai rimpatriato, visto che l’Italia non ha alcun accordo con quel Paese. E però, questo ragazzo di 22 anni, con il nuovo decreto Cutro, chiuso in un Cpr ci sarebbe rimasto (inutilmente) per altri dieci mesi. Ma non ce l’ha fatta. E dopo giorni in cui piangeva disperato e chiedeva aiuto, alle 6 di ieri mattina si è impiccato alle sbarre della sua cella.
di Lodovico Poletto
La Stampa, 5 febbraio 2024
Oggi il padre dell’insegnante detenuta in catene incontra Nordio e Tajani. Corsa contro il tempo per presentare un piano a Budapest. Alle cinque di domenica pomeriggio l’avvocato milanese Eugenio Losco non si lascia andare a previsioni su come finirà l’incontro di oggi a Roma, con i ministri della Giustizia Carlo Nordio, quello degli Esteri, Antonio Tajani. La strategia da mettere a punto è complessa. Bisogna definire il piano da presentare a Budapest abbastanza rapidamente. Così che Ilaria Salis possa ottenere gli arresti domiciliari e lasciare il carcere dove si trova rinchiusa: una ex prigione della Gestapo, non lontana dal centro, ma isolata rispetto alle strade del turismo. Dello shopping, dei negozi griffati, dei locali acchiappa allocchi, nei quali un piatto con tre salsicce e una birra costa poco meno di 40 euro.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 5 febbraio 2024
Come a Gaza, in Cisgiordania le strutture sono nel mirino. Blocchi, irruzioni, sparatorie. I bambini pagano il prezzo. “Il mio Ahmed non respirava, l’ho portato a braccia, in mezzo ai tank. Troppo tardi, è morto davanti ai medici”. Muhammad ricorda nei dettagli la notte di dicembre in cui le forze armate israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Jenin. La gente da dietro le finestre guardava il cielo, per capire se il campo sarebbe stato bombardato un’altra volta. Muhammad e i suoi vicini hanno preso i bambini e sono corsi verso l’ospedale vicino, il posto considerato più sicuro, e si sono nascosti nelle corsie, lì hanno aspettato la fine dell’incursione. Poche ore dopo si è diffusa la notizia che i mezzi militari si fossero ritirati ed è tornato a casa con la moglie e i tre figli, due bambini di sei e quattro anni, e l’ultimo appena nato, ma i soldati israeliani erano ancora nel campo, nascosti nelle case, e sui tetti. Muhammad e i suoi vicini hanno cominciato a correre, hanno attraversato il quartiere di Somaran e raggiunto un’altura.
di Silvia Madiotto e Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 4 febbraio 2024
“In Veneto, così come nel resto d’Italia, ci sono decine di caserme dismesse che potrebbero essere riconvertite in carceri”. Fin qui, nulla di nuovo, visto è da mesi che il ministro della Giustizia Carlo Nordio lancia questa ipotesi per ridurre il sovraffollamento di quelle esistenti, senza costruirne di nuove. Ma poi va oltre: “La ristrutturazione sarebbe a spese contenute, perché si tratta di strutture compatibili, con mura, garitte e ampi spazi per lavoro e sport: potrebbe essere realizzata anche dai detenuti”. Nella sala del tribunale di Rialto, tra i presenti all’assemblea dell’Unione triveneta degli avvocati e i magistrati, qualcuno sorride pensando ai “lavori forzati” dei film, ma tant’è. D’altra parte, dice Nordio, di fronte al “fardello di dolore” dei suicidi in cella ci sono due soluzioni: o ridurre i numeri di chi entra in cella, oppure aumentare i posti. Ma per questo, appunto, bisogna scordarsi nuove costruzioni. “Ci sono vincoli idrogeologici, burocratici, e poi nessuno li vuole nel “cortile di casa” - prosegue - ci vorrebbero 5, 6, 7 anni per farle”. Le casermecarcere sarebbero per i detenuti per reati meno gravi, che sono vicini alla scarcerazione, con ridotto allarme sociale.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 4 febbraio 2024
Tredici suicidi in carcere nel solo mese di gennaio. Il programma del ministro della Giustizia per contrastare questo “intollerabile evento”: “Un’azione di coordinamento con autorità sanitarie, enti locali e comunità terapeutiche, nuove assunzioni, un protocollo con il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi”. Patrizio Gonnella (presidente di Antigone): “Va bene assumere nuovi psicologi ma il carcere va ripensato nella sua modalità di esecuzione”.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 4 febbraio 2024
Le carceri minorili? “Sono luoghi inadatti per fare quello che oggi sia utile fare: l’educazione dei minori. Noi abbiamo bisogno di istituti adatti per spazi e attività, per insegnare il futuro ai giovani e un mestiere”. Le pene alternative? “Ricordo che nel nostro sistema ci sono già le pene alternative alla detenzione: ci sono quasi 100mila persone che sono seguite dal sistema”. Ma soprattutto “per diversificare il percorso va analizzato un punto essenziale quello delle persone problematiche, con problemi psichiatrici, che sono abbandonate nel sistema carcerario.
di Dario Martini
Il Tempo, 4 febbraio 2024
Le condizioni in cui Ilaria Salis è detenuta da quasi un anno in Ungheria non sono sicuramente degne di un Paese civile. Come ha denunciato il padre, è rimasta un mese senza sapone e senza vestiti da cambiare, in una cella con topi e cimici, per giorni senza carta igienica, assorbenti e neanche un fon per asciugarsi i capelli. Una descrizione di un carcere a dir poco fatiscente in cui non vengono rispettati i principi sanitari basilari. La sinistra ha subito gridato allo scandalo incolpando il governo di non fare abbastanza per riportarla in Italia. Ma siamo sicuri che i penitenziari del nostro Paese siano così all’avanguardia e godano di condizioni nettamente migliori? Basta leggere l’ultimo rapporto di Antigone, storica associazione che si interessa dei diritti dei detenuti, per trovarci di fronte una realtà molto poco edificante. Il dossier, pubblicato nel dicembre scorso, ha un titolo che è già un programma: “Carceri fatiscenti, sovraffollamento e condizioni degradate di vita per detenuti e personale, la fotografia che ci lascia il 2023”. Partiamo dalla piaga del sovraffollamento.
di Pino Nano
primapaginanews.it, 4 febbraio 2024
“Con questo progetto - dice la Presidente Rai Marinella Soldi - la Rai amplia la sua missione di servizio pubblico”. L’iniziativa Rai è unica nel suo genere, e dà perfettamente bene l’idea di quello che da sempre la sua Presidente Marinella Soldi chiama e definisce “puro servizio pubblico”. Un progetto chiamato “Scuola esercizio di libertà” e dedicato, ma si può anche dire destinato, a migliaia di detenuti nelle carceri italiane.
uisp.it, 4 febbraio 2024
L’istituzione carceraria è sotto i riflettori: per l’Uisp l’attività motoria per i detenuti è un diritto e uno strumento di socializzazione e recupero. Le carceri e le condizioni dei detenuti in questi giorni sono sotto i riflettori, a causa delle drammatiche immagini di Ilaria Salis giunte dall’Ungheria e dell’impietoso report dell’associazione Antigone. I video della maestra italiana, che è detenuta dall’11 febbraio 2023 con l’accusa di lesioni aggravate nei confronti di alcuni manifestanti di estrema destra, in cui entra nell’aula di tribunale legata mani e piedi hanno fatto il giro del mondo, dopo che per mesi la famiglia ha cercato di attirare l’attenzione sulla iniqua detenzione della donna. Attualmente, Salis è rinchiusa “in condizioni incompatibili con uno Stato democratico e con le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti delle persone private della propria libertà”.
- L’Appello è il naufragio delle indagini preliminari: lasciateci il diritto di difenderci in secondo grado
- Gratteri: “Nordio parla ma non studia. Le toghe hanno perso credibilità”
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