di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 4 giugno 2024
Ha impersonato per molti decenni un modello esemplare di magistrato, per il suo impegno costante a sostegno dei valori del giusto processo e delle garanzie delle persone contro l’arbitrio giudiziario. Con Luigi Saraceni viene a mancare una delle figure più limpide e generose di Magistratura Democratica. Luigi ha impersonato per molti decenni un modello esemplare di magistrato, per il suo impegno costante a sostegno dei valori del giusto processo e delle garanzie delle persone contro l’arbitrio giudiziario. Il garantismo fu per lui molto di più di un insieme di regole a tutela dei diritti fondamentali. Fu soprattutto il frutto di una scelta morale, che comportava un atteggiamento esistenziale di rispetto, di empatia e di umana comprensione e solidarietà con le persone giudicate, soprattutto se deboli e senza difese. Luigi non amava, anzi detestava il potere che era chiamato ad esercitare. E proprio per questo vedeva, nelle garanzie, i limiti indispensabili e preziosi contro i suoi possibili abusi.
di Nello Trocchia
Il Domani, 4 giugno 2024
Uno dei primi poliziotti penitenziari condannati per tortura racconta il caos degli istituti di pena. Ha fatto appello, e ora racconta le disfunzioni del sistema e quello che considera il “tradimento” del governo. “Lei lo ha fatto il militare? In un corpo ci si copre e ci si spalleggia, ma io non ho mai picchiato nessuno”. A parlare così è un agente di Polizia penitenziaria, non uno qualsiasi, ma uno dei primi condannati per tortura in Italia dall’introduzione del reato nel 2017. Mentre il governo presenta il GIO, il Gruppo d’intervento operativo, per sedare le rivolte in cella, il poliziotto ci racconta di carcere, violenze, e svela un sistema al collasso. In un attimo si sbriciola la propaganda governativa che inaugura nuovi gruppi mentre mancano 18mila unità.
Corriere della Calabria, 4 giugno 2024
Il 5 giugno, a Palazzo dei Bruzi a Cosenza, la maratona oratoria per fermare i suicidi in carcere. Un ordinamento penitenziario che consente o soltanto tollera, ritenendolo legale e legittimo, un sistema penitenziario, quello delle carceri italiane, che, negli ultimi venti anni, ha generato, mediamente, un suicidio ogni settimana può ritenersi distante dalla pena di morte? Il pensiero della pena di morte è solo apparentemente distante dal nostro stato di diritto; riflettiamo: oramai siamo indifferenti rispetto alle continue morti nelle carceri italiane. E allora, siamo certi di non essere pronti ad accettare l’idea di un carcere incostituzionale, di un carcere tortura, di un carcere che è pena di morte?
di Ennio Neri
castedduonline.it, 4 giugno 2024
Preoccupati i detenuti, i familiari e gli operatori penitenziari. Maria Grazia Caligaris: “Limitare l’orario di lavoro dei medici dell’emergenza alle ore notturne, dalle 20 alle 8, sembra significare che durante la giornata non possano verificarsi situazioni pericolose per l’incolumità di una persona detenuta”. “Il servizio dei Medici del 118 nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta, da sabato 1 giugno, è garantito solo per 12 anziché per 24 h. Lo ha stabilito la Direttrice Generale dell’Areus (Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Sardegna) Simonetta Cinzia Bettelini. Una decisione che ha creato viva preoccupazione tra i detenuti, i familiari e gli operatori penitenziari del più grande Istituto detentivo dell’isola”. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme ODV” facendo notare che “limitare l’orario di lavoro dei medici dell’emergenza alle ore notturne, dalle 20 alle 8, sembra significare che durante la giornata non possano verificarsi situazioni pericolose per l’incolumità di una persona detenuta”.
Il Mattino, 4 giugno 2024
“Non può chiudere, non deve chiudere. L’esperienza della coop Le Lazzarelle, nata nel 2010 all’interno del carcere femminile di Pozzuoli, rende concreto il principio della funzione rieducativa della pena, e rappresenta un positivo modello nazionale, tanto da essere stata premiata dal presidente della Repubblica. A seguito dell’ultimo, e più violento, sciame sismico del 20 maggio, le detenute del carcere di Pozzuoli sono state trasferite in altri istituti della Campania per ragioni di sicurezza poiché la struttura è stata compromessa dai ripetuti episodi sismici”.
di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 4 giugno 2024
Gli studenti che hanno vinto le borse di studio. “Buttare le chiavi sono tre parole semplici, con un peso importante. Però le persone nei nostri giorni le usano con leggerezza. A volte le persone usano questa frase quando riempiono una stanza con tutte le cose che non piacciono più. Ed è così che vedono noi carcerati: oggetti da buttare dentro una stanza e buttare le chiavi”. Ma “buttare le chiavi non è scritto nella Costituzione politica dello Stato italiano”. Quelle stesse chiavi “sono un simbolo di libertà, opportunità e, soprattutto, di una nuova vita”.
di Fabio Luongo
Il Giorno, 4 giugno 2024
I musicisti del Corpo di Villasanta insegnano a suonare tromba, trombone, tuba a una quindicina di reclusi. Il progetto sociale si propone come apripista in tutta Italia e culminerà con un concerto interno. Ora ci sono le lezioni di strumento, ma l’obiettivo è arrivare a fare presto un piccolo concerto tra le mura del carcere. Se la musica è libertà, per loro lo è ancora di più. Da qualche mese i detenuti della casa circondariale di Monza sono protagonisti di un progetto portato avanti dal Corpo musicale di Villasanta, che con due suoi membri è impegnato a insegnare a un gruppo di persone recluse a suonare tromba, trombone, tuba e altri ottoni. Un modo originale per rendere meno duro il carcere e favorire il recupero sociale di queste persone.
Gazzetta del Sud, 4 giugno 2024
Mercoledì 5 giugno a Messina la presentazione del volume del prof. Giuliano Amato, scritto con la giornalista Donatella Stasio, che racconta i cinque anni in cui la Corte Costituzionale si è aperta al dialogo per diffondere la “mentalità costituzionale”: concluderà il prof. Gaetano Silvestri. La comunicazione istituzionale come necessario strumento di efficienza, partecipazione e consapevolezza, su cui si fondano doveri e libertà civiche: un principio che vale per tutte le pubbliche amministrazioni, e ancor più per un’amministrazione molto speciale, come la Corte Costituzionale, organismo dell’apparato statale che, come la figura del presidente della Repubblica, si erge a garanzia della nostra Costituzione, e del suo prezioso bagaglio di valori e tutele.
di Eleonora Lombardo
La Repubblica, 4 giugno 2024
Daria Bignardi racconta le carceri. Un libro, un saggio narrativo che con una scrittura intima e autobiografica mappa le vite che scorrono dentro e intorno alle carceri italiane: Daria Bignardi nel suo “Ogni prigione è un’isola”, che sarà presentato a Una Marina di libri venerdì alle 20,30, racconta che in nessun luogo come il carcere si scopre il valore della libertà e dell’urgenza di cambiare tutto.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 4 giugno 2024
Il presidente emerito della Consulta: “La Carta è scritta per i tempi lunghi, chi vuole cambiarla deve saperlo. Non c’è dibattito sulla riforma. La democrazia presuppone disponibilità ad intese, condizione che non c’è”. “Le Costituzioni si fanno quando i popoli sono sobri a valere per quando sono ubriachi”. Questa, per Gustavo Zagrebelsky, è una buona definizione di Costituzione. Che richiama - non è un caso che il presidente emerito della Consulta lo faccia - quel che va ripetendo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la Carta è stata scritta per i tempi lunghi. Anche questo, deve tenere a mente chi si propone di cambiarla.
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