di Eraldo Affinati
Avvenire, 6 febbraio 2024
Come vogliamo chiamarli? Italiani non riconosciuti? Italiani nascosti? Italiani segreti? Per me sono tutte persone in carne e ossa, giovanissime, cariche d’energia propositiva, mediatrici culturali ideali: Claudia, figlia di senegalesi, la prima volta venne alla Penny Wirton, dove insegniamo gratuitamente la nostra lingua agli immigrati, accompagnata dal padre il quale, fino a pochi anni prima, era stato uno di loro. Ne aveva fatta di strada! Da analfabeta a interprete del mondo. Da vagabondo a impiegato. Da sradicato a marito con prole. Li vidi scendere le scale ed arrivare alla porta d’entrata dove già s’affollavano gli scolari: adolescenti bengalesi, famiglie sudamericane, donne ucraine con bambini piccoli, somale coperte dal velo, filippini, cinesi, magrebini… Nel momento in cui la ragazza si sedette al banco e aprì il manuale della sillabazione, rivolta al giovane nigeriano, suo coetaneo, ospite del centro di pronta accoglienza, che gli avevamo messo di fronte, mi resi conto di star assistendo a una ricomposizione del tessuto umano lacerato. Claudia, nata a Roma, naturalmente bilingue, insegnava a leggere e scrivere a un profugo, senza arte né parte, il quale si trovava nella stessa situazione che era stata di suo padre: difficile scegliere una docente più adatta e motivata di lei. Eppure questa professoressa perfetta, lungimirante e consapevole del ruolo che stava esercitando, non possedeva ancora la cittadinanza italiana! Disponeva soltanto del permesso di soggiorno. Appena raggiunta la maggiore età, di certo l’avrebbe chiesta, in modo ufficiale, pagando la tassa prevista dalla legge, ma per ora il Bel Paese non gliela riconosceva. Come definirla?
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 6 febbraio 2024
Un passaggio del protocollo tra Italia e Albania sui centri per i migranti solleva dubbi circa la concreta possibilità di accedere a tali centri per verificarne le condizioni. Da anni c’è opacità su molti profili riguardanti le politiche in materia di immigrazione, motivata per lo più dalla necessità di tutelare relazioni internazionali, sicurezza e altro. Ci si può aspettare maggiore trasparenza sull’attuazione del Piano Mattei? Il protocollo tra Italia e Albania è in linea con la Costituzione albanese, ha sentenziato l’Alta corte di Tirana. Tuttavia, oltre ai problemi giuridici che abbiamo già rilevato, esso presenta criticità ulteriori, connesse a modalità opache di gestione dell’immigrazione.
di Valeria Parrella
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Le parole e il gesto. L’impiccagione non è un suicidio qualunque: è un’accusa - Antigone si impicca con i veli che l’avrebbero dovuta vedere sposa - spesso l’unica accusa a cui possono ricorrere i ristretti. Sotto una piccola Sindone, il suo autoritratto, c’è quella scritta sul muro: “Ousmane Sylla. Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta. I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro. L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace”. E quando c’è una scritta così non c’è più niente da aggiungere, l’esercizio stesso della scrittura resta esercizio.
di Stefano Anastasìa*
huffingtonpost.it, 6 febbraio 2024
Nel Cpr romano Ousmane non ce la faceva a essere rinchiuso senza scopo, voleva lavorare e aiutare la sua famiglia in Africa. E si è impiccato. Altri si inventano agghiaccianti stratagemmi per uscire. Un ragazzo di neanche ventidue anni, Ousmane, si è tolto la vita questa mattina, prima dell’alba, nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma, a Ponte Galeria. Era lì da cinque giorni, proveniente da Trapani, dove era stato rinchiuso sin dal mese di ottobre, in attesa - come si dice - di identificazione e di espulsione.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Due inchieste sono state aperte dalla procura di Roma su quanto accaduto domenica mattina nel Centro per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria. La più importante riguarda la morte di Ousmane Sylla, il giovane di 21 anni originario della Guinea che si è tolto la vita nella struttura: ieri a piazzale Clodio è arrivata la prima informativa che ha consentito ai al pm Attilio Pisani di avviare un procedimento per istigazione al suicidio, passaggio indispensabile anche per poter effettuare una serie di accertamenti a cominciare dall’autopsia sul corpo del ragazzo. La seconda inchiesta riguarda invece la rivolta scoppiata nel Cpr in seguito alla morte di Ousmane, e per la quale sono stati arrestati 14 migranti.
di Daniela De Robert*
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Il trattenimento dei migranti irregolari - ha affermato la Corte costituzionale nel 2001 - trova giustificazione esclusivamente nella finalità del rimpatrio. Finalità non raggiunta in oltre la metà dei casi. I Cpr nel nostro paese sono dieci, da Gradisca d’Isonzo a Caltanissetta passando per Macomer: uno chiuso per lavori, due sotto inchiesta della magistratura, uno dei quali commissariato. Un totale di oltre seicento posti disponibili e un numero complessivo di 6.383 persone transitate nel 2022, secondo gli ultimi dati disponibili.
di Oiza Q. Obasuyi
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Le multinazionali arrivano a gestire anche 100 Centri in diversi paesi europei. Per guadagnare si taglia: 4,88 euro a persona al dì per pranzo, cena e costi del personale. Il suicidio di Ousmane Sylla nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, è solo l’ultimo di una serie di episodi violenti che avvengono all’interno dei Cpr italiani, dove le persone migranti vengono detenute poiché prive di un permesso di soggiorno. Nonostante le condizioni inumane e degradanti all’interno dei Centri siano ormai note, ciò che è meno noto è il funzionamento dell’apparato gestionale. Parlarne è fondamentale per avere un quadro chiaro della spirale di violenza a cui sono sottoposte le persone migranti.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 6 febbraio 2024
La giustizia è in crisi. Si torna alla vendetta. Ma la vendetta degli Stati si trasforma facilmente in guerra. Cosa possiamo fare per tornare alla giustizia, ovvero al giudizio, alla responsabilità e alla pace? La vendetta provoca piacere e soddisfazione. Le religioni hanno per millenni dettato regole basate sulla vendetta di divinità rabbiose e intolleranti. E se il cielo si vendica “perché non posso farlo io che sono uomo e subisco molti più torti di una creatura che si gode la vita in paradiso?”. Ma col passare del tempo e con il raffinarsi delle abitudini umane, qualcuno ha cominciato a pensare che la vendetta è ingiusta perché troppo personale e arbitraria. Si è capito che per convivere bisogna creare delle regole e affidarsi a qualcuno che le applichi. Così nascono i tribunali, i giudici e gli avvocati. Quando però la giustizia diventa ingiusta, ovvero troppo lunga o troppo affiliata al potere, gli esseri umani si sentono giustificati a praticare la vendetta, molto più rapida,più soddisfacente. È quello che secondo me sta succedendo in tutto il mondo in questi tempi. La giustizia è in crisi. Si torna alla vendetta. Ma la vendetta degli Stati si trasforma facilmente in guerra. Cosa possiamo fare per tornare alla giustizia, ovvero al giudizio, alla responsabilità e alla pace? Basta urlare con rabbia contro le armi e l’odio? Questo il grande interrogativo che ci tormenta nell’attuale periodo di aggressività e volontà di autodistruzione. Negando il diritto di difesa si ottengono accordi? Cosa succede se in nome della pace un popolo rinuncia a difendersi e si arrende al più forte?
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 6 febbraio 2024
Delusione e amarezza dopo gli incontri con il guardasigilli e Tajani: no ai domiciliari presso l’ambasciata. Schlein attacca: “Il “dolore” di Nordio? Inutile”. “Credo che mia figlia starà molto tempo in galera”. Roberto Salis, il padre di Ilaria, esprime tutta la sua delusione dopo i faccia a faccia con i ministri Tajani e Nordio. “È andata molto peggio di come ci aspettavamo - dice dopo il colloquio con il Guardasigilli - Non vediamo nessuna azione che possa migliorare la situazione e siamo stati completamente lasciati da soli: abbiamo chiesto due cose, ci sono state negate”. In mattinata Tajani aveva parlato di incontro “privato e cordiale”, promettendo che il governo continuerà a impegnarsi “perché possa essere rispettata la normativa comunitaria per i diritti dei detenuti”. Mentre il guardasigilli ha sottolineato che una “interlocuzione epistolare tra un dicastero italiano e l’organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale e irricevibile”.
di Luca Celada
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
La Camera a maggioranza Gop, “manovrata” da Trump, non approverà mai la legge. Il disegno stanzia anche dei “fondi umanitari” per Israele e per lo sforzo bellico di Kiev. Dopo settimane di negoziazione è uscita dal Senato Usa la proposta di riforma dell’immigrazione per far fronte all’emergenza sul confine. Il disegno, negoziato da senatori repubblicani e democratici, prevede il blocco automatico delle accoglienze qualora le entrate quotidiane raggiungessero le 5.000, in una media settimanale (le domande di asilo tornerebbero ad essere accolte dopo un numero di giorni sotto questa soglia). La legge renderebbe inoltre più spedita la valutazione delle richieste. Oltre alle misure di immigrazione, il pacchetto prevede l’autorizzazione degli aiuti richiesti da Biden per Ucraina ed Israele (più di 10 miliardi di dollari in forniture umanitarie - anche se allo stato attuale gli Usa hanno bloccato ogni assistenza ai civili colpiti dalle bombe americane che piovono su Gaza).
- Diamo ai detenuti lavoro e affetti
- L’amore in carcere, un segno di vita
- Altri due suicidi: dall’inizio dell’anno 15 persone si sono tolte la vita in carcere
- Siamo già a 15 suicidi all’inizio del 2024. Agiamo subito o sarà record di morti in cella
- Schlein, attacco a Nordio: “Si occupi dei suicidi in cella. Forte con i deboli, tenero con i forti”











