di Ivana Parisi*
Ristretti Orizzonti, 6 giugno 2024
Il 30 e 31 maggio, presso la Casa Circondariale di Catania Bicocca, ha avuto luogo l’evento “Catartiche - Convegno sulle pratiche creative di arte e teatro in carcere”. Si tratta di una tavola rotonda che ha messo a confronto le realtà creative attive presso la struttura detentiva Catanese. A organizzare l’evento, la Direzione della Casa Circondariale, l’area Giuridico Pedagica, la Cooperativa “Prospettiva Futuro” e l’Associazione Culturale La Poltrona Rossa.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 6 giugno 2024
La promessa: si parte l’1 agosto. Secondo la premier “il protocollo farà da deterrenza alle traversate”. Con l’amico Edi Rama un’ora di attacchi alla stampa. I Centri in Albania apriranno il primo agosto. Lo ha promesso ieri la premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa con l’omologo Edi Rama, a margine del tour nelle strutture di Gjader e Shengjin. Lui altissimo, con la faccia seria, davanti alla bandiera rossa con l’aquila stampata sopra. Lei più piccola, con l’espressione concentrata, annuisce alle parole del partner politico o affila lo sguardo alle domande dei cronisti.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 6 giugno 2024
“Se accade questo davanti alle telecamere a un parlamentare, figuriamoci cosa può accadere a quei poveri cristi”. Sta tutto in questo sfogo diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni il blitz che ieri il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha fatto in Albania per contestare l’accordo sui migranti tra Roma e Tirana, ribadito ieri dalla visita della leader di Fd’I al porto di Shengjin e al cantiere di Gjader, le due località che accoglieranno i migranti in arrivo dall’Italia. La frase di Magi si riferiva a quanto accaduto pochi istanti prima, quando il deputato è stato strattonato dagli uomini della sicurezza albanese mentre tentava di avvicinarsi al corteo delle auto per protestare con in mano un cartello “No alla Guantánamo italiana”.
di Marika Ikonomu e Nello Trocchia
Il Domani, 6 giugno 2024
Da richiedente asilo gli è stato notificato un decreto di espulsione e per questo portato al centro per il rimpatrio. Arrestato per le proteste dopo la morte di Ousmane Sylla, è stato a Regina Coeli per mesi. Ma la sua patologia è incompatibile con la detenzione. Un caso che rivela la mancanza di comunicazione tra istituzioni e l’approssimazione delle autorità. Ha assistito a un suicidio nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma Ponte Galeria, ha visto altre sei persone provare a togliersi la vita ed è stato arrestato per aver protestato contro le condizioni della struttura di detenzione amministrativa. Sono gli ultimi tre mesi di John, un ragazzo di origine pakistana di 26 anni, al quale attribuiamo un nome di fantasia per tutelarne l’identità. Ma bisogna partire dall’inizio per ricostruire questa storia di ingiusta privazione della libertà, gravi violazioni e mancata comunicazione tra le istituzioni, che ha portato John da un luogo di detenzione a un altro, prima al Cpr poi in custodia cautelare a Regina Coeli, e poi, di nuovo, nel Cpr, pur essendo incompatibile con le strutture detentive.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2024
Il Garante nazionale è intervenuto più volte nella vicenda di Marjan Jamali. Dai dati che ha fornito emerge come al 31 maggio sono 9.407 i detenuti in misura cautelare. Il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale (il Presidente Felice Maurizio D’Ettore e i componenti Irma Conti e Mario Serio), ha espresso soddisfazione per la sostituzione della misura detentiva a carico di Marjan Jamali, una cittadina iraniana detenuta a Reggio Calabria, con gli arresti domiciliari. Questa decisione, presa dalla magistratura in attesa dell’esito delle indagini, rappresenta un significativo passo avanti nella tutela dei diritti umani. Il Garante, attivando i suoi mandati nazionali e internazionali, ha giocato un ruolo cruciale nella vicenda, incontrando Jamali durante la sua detenzione e seguendo da vicino la sua richiesta di protezione internazionale. Il caso della giovane iraniana, detenuta per sette mesi sotto accuse controverse, mette in luce diverse problematiche del sistema penitenziario italiano, in particolare l’uso eccessivo della custodia cautelare.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 6 giugno 2024
Il fact checking voce per voce: ecco cosa abbiamo scoperto. Un miliardo come dicono le opposizioni o 130 milioni come afferma la premier Giorgia Meloni? Quanto costa davvero il Protocollo Italia-Albania? I due schieramenti politici brandiscono numeri molto diversi. E bisogna addentrarsi nei numeri per capire meglio come stanno le cose. Intanto una premessa: l’Albania cede due aree del suo territorio in affitto gratuito all’Italia per farvi costruire dei centri di riconoscimento e trattenimento di migranti. Si comincia con 1.000 posti; ma il programma è di arrivare a 3.000 presenze in contemporanea. Quindi è evidente che si comincia con una spesa minore, ma che dovrà triplicarsi quando si andrà a regime. Infine, il protocollo dura cinque anni, ed è rinnovabile tacitamente.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 6 giugno 2024
L’imbarcazione Sea-Eye 4, Ong battente bandiera tedesca oggetto del più grave e lungo fermo amministrativo (60 giorni) dall’entrata in vigore (e per la presunta violazione) del decreto Piantedosi non doveva essere sanzionata, né - ergo - inibita - nella continuazione della sua attività cioè il salvataggio in mare. Banalmente perché le contestazioni sollevate dall’Italia - per mezzo della capitaneria di porto di Reggio Calabria secondo le quali la nave non avrebbe “ottemperato alle indicazioni dell’autorità libica rifiutando i contatti con la stessa durante il soccorso a un’imbarcazione con 84 migranti (tratti in salvo) il 7 marzo scorso nel Mediterraneo - non sono provate”.
di Filippo Miraglia*
Il Manifesto, 6 giugno 2024
Aver scelto di competere sul terreno del razzismo e della riduzione dei diritti, con Orban, Le Pen, Salvini e Meloni, cioè con i conservatori e l’estrema destra, da parte di coloro che dichiarano di volerle arginare, rappresenta un regalo ingiustificato ad una cultura che è diventata egemone al di là di ogni nesso con la realtà. La resa alle destre xenofobe da parte delle cosiddette grandi famiglie politiche europee, con qualche defezione interna (tra queste, per fortuna, il Pd che non ha votato il Patto Europeo su migrazioni e asilo), è davvero una tragedia per l’Ue e può rappresentare la pietra tombale per il suo futuro. Popolari, socialisti e liberali europei, quindi la quasi totalità delle maggioranze che governano i Paesi dell’Ue e la maggioranza dell’attuale Europarlamento, hanno deciso di investire principalmente su due direttrici in materia di immigrazione e diritto d’asilo: esternalizzazione delle frontiere e detenzione amministrativa come strumento ordinario di gestione dei flussi migratori.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 6 giugno 2024
Dopo il via libera di Bruxelles sono molti gli Stati che chiedono hub nei paesi terzi. L’occasione è quella che è e quindi va da sé che Giorgia Meloni, in Albania per la visita all’hotspot di Shengjin, non risparmi sulla propaganda, tanto più quando mancano poche ore al voto europeo. “Se quello che qui abbiamo immaginato funzionerà, e funzionerà, - assicura la premier - allora avremo inaugurato una fase completamente nuova nelle gestione del problema migratorio. L’accordo potrebbe essere replicabile in molti paesi, potrebbe diventare una parte della soluzione strutturale dell’Unione europea”.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 6 giugno 2024
Perquisizioni e raffiche di arresti per i dirigenti delle principali ong umanitarie Sono accusati di “associazione a delinquere” perché denunciano le deportazioni. Dopo il brutale attacco all’avvocatura con gli arbitrari arresti dei legali nella maison de l’avocat di Tunisi, la scure del presidente Saied ora si abbatte sulle organizzazioni umanitarie che assistono i migranti. Nelle ultime due settimane sono centinaia gli uomini, donne e bambini deportati ai confini del paese e spesso abbandonati nel deserto. L’episodio più eclatante il 3 maggio a Tunisi quando le forze dell’ordine sono arrivate davanti al campo migranti, allestito di fronte alla sede dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel quartiere Berges du Lac. Qualcuno è riuscito a fuggire ma molti sono stati arrestati.
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