di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Prima sentenza europea su questi Centri di detenzione per il rimpatrio. La Corte ordina il trasferimento del ricorrente e l’adeguamento della struttura. In questi mesi sono fioccate condanne all’Italia per gli hotspot e le strutture di accoglienza, ma quella di ieri è la prima decisione con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) si pronuncia su quanto accade nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Rispondendo a un ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato di Asgi Angelo Raneli per conto di un cittadino tunisino trattenuto a Trapani, i giudici di Strasburgo hanno ordinato “l’immediato trasferimento del ricorrente in una struttura di accoglienza adeguata ai suoi bisogni” e “l’adozione di ogni altra misura finalizzata a garantire condizioni di vita e accoglienza adeguate nel Cpr, secondo gli obblighi stabiliti dall’articolo 3 della Convezione europea dei diritti dell’uomo”. Quello che vieta i trattamenti inumani e degradanti.
di Federica Rossi
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Prossimo appuntamento il 25 febbraio a Roma, in piazza Vittorio. Decine di sigle hanno contribuito ieri a un presidio in piazza Santi Apostoli, davanti alla prefettura di Roma, per chiedere la chiusura del Centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria. La protesta nasce a seguito dell’ennesimo suicidio all’interno delle strutture per il rimpatrio, quello di Ousmane Sylla nel centro alle porte della capitale. La morte del giovane 22enne originario del Gambia ha portato alla creazione di quella che i presenti chiamano la Rete Stop Cpr. Ancora in fase embrionale ma determinata a raccogliere le forze della società civile per opporsi alla detenzione amministrativa delle persone migranti. “Ci uniamo per una battaglia comune: la chiusura immediata dei Cpr, perché in questo sistema di morte, Ousmane deve essere l’ultimo”, commenta Luca Boccoli, di Giovani Verdi Europeisti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Nicola Cocco, infettivologo che lavora nelle carceri milanesi e fa parte della Società italiana di medicina delle migrazioni, spiega tutte le falle del rilascio dell’idoneità al trattenimento. Fuori visite sotto la pressione delle questure, dentro psicofarmaci prescritti a caso. Nicola Cocco è medico infettivologo, ha 40 anni e sa bene cosa significa fornire assistenza sanitaria in contesti di detenzione: da tempo lavora nelle carceri milanesi. Si è occupato anche di Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr): in quello di Ponte Galeria, domenica scorsa, Sylla Ousmane si è tolto la vita.
di Giampaolo Cassitta
La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2024
Dovremmo suggerire al governo italiano di alzare un po’ la voce costringendo la Corte Europea a sanzionare l’Ungheria. Ne ho visto di cose orrende nelle galere italiane. Gente che gridava, piangeva, si disperava. Vestita male, con il cuore a brandelli, pensieri torvi, vite sbilenche. Ho visto ladri, assassini, rapinatori, tossici, disperati, stupratori; mafiosi, camorristi, accoltellatori. Ho visto uomini camminare per le strade dell’inferno, uomini tristi e meschini che speravano in una parola di consolazione. Tutto si vede nelle galere del mondo dove la dignità cammina ben sotto i piedi degli esseri umani. Eppure, per quanto triste, per quanto orribile e per quanto duro sia lo sguardo nel buio di chi ha commesso un delitto e giustamente lo sta pagando o di chi, invece, è in attesa di giudizio e avrebbe diritto ad altro trattamento nelle galere della nostra patria, non ho mai visto un uomo o una donna con polsi chiusi con le manette e piedi legati da ceppi di cuoio con i lucchetti.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 8 febbraio 2024
“Un vuoto prepotente”. Gli appunti scritti dopo l’arresto, il racconto dei primi giorni passati a dormire e vomitare, la fatica dell’abituarsi ai riti carcerari innaturali. E l’auto-incoraggiamento: “Coraggio Ila! Sempre a testa alta e con il sorriso”. L’arrivo nel “mondo infero e dimenticato”, gli sguardi “persi e vuoti” dei detenuti, lo sfinimento e il vomito dei primi giorni. È straziante il racconto che Ilaria Salis fa, in una raccolta di appunti raccontata dal Tg3, delle sue prime giornate in carcere, nel febbraio dello scorso anno, dopo essere stata arrestata perché sospettata di aver partecipato ad un’aggressione contro due neofascisti.
di Nello Scavo
Avvenire, 8 febbraio 2024
Quando anche da fonti Usa veniva dato per imminente l’ok di Netanyahu all’accordo con Hamas, in serata il premier israeliano ha gelato ogni speranza, rifiutando come “delirante” la proposta di tregua nella guerra contro Hamas. “Siamo sulla strada della vittoria totale. La vittoria è a portata di mano”, ha dichiarato il primo ministro motivando la decisione, giunta dopo che in mattinata vi era stato uno scontro al calor bianco non appena si è appreso che il capo del governo stava per fornire un via libera di massima, senza aver prima consultato il gabinetto di guerra.
Medio Oriente. Di fronte alla strage di Gaza la Corte penale è disarmata: solo la politica può agire
di Ezio Menzione
Il Dubbio, 8 febbraio 2024
Verrebbe quasi voglia di dare ragione alla giudice ugandese Julia Sebutinde, che a fronte di una maggioranza compatta a favore delle misure contro Israele, ha steso una succinta ma chiara dissenting opinion con cui spiega perché non condivideva la sentenza (più esattamente l’ordinanza) del 26 gennaio: perché certe questioni, sostiene la giudice, vanno lasciate alla politica, lo scontro è politico e ad esso mal si attaglia lo schema giudiziario.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 8 febbraio 2024
L’unico terrorista superstite della strage del 13 novembre era detenuto in un carcere belga. Il trasfert era stato sospeso dalla corte d’appello. L’avvocata: “Violati i suoi diritti”. È stato come un blitz: alle nove del mattino le guardie carcerarie hanno prelevato Salah Abdelslam dalla sua cella per trasferirlo in Francia. È stata direttamente l’avvocata Delphine Paci a riferire la notizia all’Afp, lamentandosi di una decisione che, per la difesa, costituisce, “un attacco flagrante dello Stato di diritto”, frutto “di un’intesa tra lo Stato belga e quello francese che viola una decisione della giustizia”.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 8 febbraio 2024
Il premier britannico si è attirato biasimo e derisione per aver accettato di puntare mille sterline sulla possibilità di riuscire a deportare in Ruanda gli immigrati illegali. Una scommessa avventata: e non solo per il rischio di perdere la posta, ma per l’ennesima figuraccia pubblica che ha comportato. Il premier britannico Rishi Sunak si è attirato biasimo e derisione per aver accettato di puntare mille sterline sulla possibilità di riuscire a deportare in Ruanda gli immigrati illegali: e già su questo ci sarebbe da ridire, perché si è messo di fatto a scherzare su un dramma umano. Ma soprattutto ha lasciato a bocca aperta la sua nonchalance nel buttar via una somma che per molti britannici resta più che ragguardevole.
di Luca Pons
fanpage.it, 7 febbraio 2024
Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha risposto alle domande di Fanpage.it sul sovraffollamento delle carceri in Italia e sulle soluzioni proposte dal governo Meloni: soprattutto, ampliare le carceri esistenti. Sono “cose che abbiamo sentito moltissime volte in passato”, sbagliate sia “in astratto” che nella pratica, e che anche se venissero attuate non risolveranno il problema. Nelle carceri italiane sono detenute 60.367 persone, mentre i posti disponibili sulla carta sarebbero al massimo 51.347, secondo dati del ministero della Giustizia. Ci sono circa 9mila persone di troppo, cosa che porta a un forte peggioramento delle condizioni di vita per chi ci vive.
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