di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Altri due detenuti si sono tolti la vita nelle carceri di Verona e Carinola. Ma la premier insiste: “Aumentiamo i posti nelle strutture”. Mobilitazione dei penalisti. L’ex garante Emilia Rossi in sciopero della fame. A tracciare l’identikit degli ultimi due detenuti che si sono suicidati, durante questo fine settimana a Verona e a Carinola, c’è da commuoversi. Ma la commozione, senza politiche eque ed efficaci - dentro e soprattutto fuori dal carcere - non basta. Non serve. Alla quindicesima persona che in poco più di un mese si toglie la vita dietro le sbarre - un tristissimo record -, la misura è colma. E a Elly Schlein che domenica, durante il tour elettorale, da Teramo ha accusato il governo di avere “da quando è arrivato sulla giustizia un approccio da populismo penale”, ha risposto da Tokyo la premier Giorgia Meloni confermando la diagnosi della leader del Pd: “Altri due casi di suicidio nelle carceri? Se per Schlein - ha ribattuto ai cronisti - la soluzione per risolvere il sovraffollamento carcerario è eliminare alcuni reati, per me non lo è. Il problema si risolve aumentando i posti nelle strutture, non consentendo a chi commette un reato di non espiare la pena. Ma del resto io non sono di sinistra”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 6 febbraio 2024
Quindici detenuti si sono tolti la vita nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno: una carneficina. Il vortice della morte dunque non si ferma, nonostante le denunce dei Garanti e l’impegno quotidiano di polizia penitenziaria, cappellani, mediatori culturali e dei circa 17mila volontari che prestano servizio “dietro le sbarre”. Le ultime due tragedie si sono consumate nella solitudine delle celle delle Case circondariali di Caserta e Verona.
di Maurizio Tortorella
Tempi, 6 febbraio 2024
A gennaio, già 15 detenuti si sono tolti la vita. Dietro le sbarre ci si uccide 18 volte più che fuori. L’idea di nuovi penitenziari è giusta, ma costosa. E per “combattere” l’alta recidiva una soluzione c’è: il lavoro. Altri due detenuti si sono tolti la vita in cella, rispettivamente a Verona e a Carinola, nel Casertano. Sale così a 15 il numero dei suicidi in cella nei primi 35 giorni del 2024. Altri 13 si sono uccisi in gennaio, mentre 19 sono deceduti per “altre cause”, e nella storia del sistema carcerario italiano non era mai accaduto che il tasso di mortalità, in un solo mese, arrivasse a livelli tanto alti. Per fare una proporzione, l’anno scorso - fuori dal carcere - i suicidi in Italia sono stati 700 in totale. Con un tasso simile a quello che si è verificato tra i detenuti nel gennaio 2024, invece, i morti sarebbero stati 12.800. Insomma, in carcere ci si uccide 18 volte (diciotto!) più che fuori.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 febbraio 2024
Per il presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane Francesco Petrelli servono subito interventi deflattivi. “Invitiamo il ministro Piantedosi e la premier Giorgia Meloni a recarsi in questi centri: la prima cosa che si prova è la vergogna per la mancanza di igiene, gente che non può fare una doccia una volta al mese o avere un pasto caldo, cura della salute pervertita, con psicofarmaci e antipsicotici somministrati a fiumi, fuori dal piano terapeutico”.
di Rita Bernardini e Roberto Giachetti
La Stampa, 6 febbraio 2024
Cara Giorgia Meloni, ti scriviamo al nostro 15° giorno di sciopero della fame, un’iniziativa nonviolenta che fa parte del “Grande Satyagraha 2024” deciso in occasione del X congresso di Nessuno Tocchi Caino celebrato nel carcere di Opera nel mese di dicembre scorso. Satyagraha vuol dire “forza della verità” e già tanti cittadini si sono uniti a noi, con uno o più giorni di digiuno, per aprire un dialogo - soprattutto con te - finalizzato a ridurre sensibilmente il drammatico sovraffollamento e, quindi, a migliorare le condizioni di detenzione.
di David Maria Riboldi*
Avvenire, 6 febbraio 2024
La sentenza della Corte costituzionale sui colloqui in carcere. La sentenza della Corte costituzionale n.10 del 2024 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 dell’ordinamento penitenziario là dove non permette di avere colloqui “con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”. Quanto basta per aprire le porte, letteralmente, alla liceità di spazi e tempi di intimità con la persona amata, a oggi negati, dietro le sbarre. Da non etichettare come una mera “evasione” ormonale, ma da rispettare nella sua desiderata natura: quel limbo in cui togliere la corazza, necessaria in sezione, e farsi chiamare, canterebbe De André, “micio bello e bamboccione”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 febbraio 2024
Dopo le dichiarazioni critiche del ministro sul Csm troppo “indulgente” nel giudicare gli illeciti e l’operosità dei magistrati, si riapre la partita del decreto che dovrebbe attuare la legge Cartabia, e che vede il Parlamento su posizioni anche più dure di quelle del guardasigilli.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 6 febbraio 2024
Illeciti più diffusi tra i requirenti e nei distretti giudiziari del Sud. Nel 2023 sono stati 15 i magistrati condannati in sede disciplinare dal Csm: 8 con la censura, la sanzione più lieve. Sono questi i numeri contenuti nell’ultima relazione del procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato, titolare, insieme al ministro della Giustizia, dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe. Non tutte le segnalazioni che arrivano ai due uffici determinano, va ricordato, l’avvio dell’azione disciplinare: la stragrande maggioranza di esse, infatti, verrà archiviata nel cosiddetto “predisciplinare” da parte dello stesso pg che, a suo insindacabile giudizio, decide quale procedimento mandare avanti e quale no.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2024
La tassatività dei mezzi di impugnazione non consente di estendere alla licenza premio dei semiliberi la possibilità del reclamo, previsto invece per i permessi premio dei detenuti. Però va comunque riconosciuto lo strumento del ricorso per cassazione contro il diniego della misura espresso dal magistrato di sorveglianza. Secondo la Cassazione non ha profili di illegittimità costituzionale la mancata previsione di un vero e proprio appello di merito - cioè il reclamo al Tribunale di sorveglianza - contro la decisione del magistrato di sorveglianza sulla richiesta di licenza premio nei regimi di semilibertà. In quanto la misura una tantum richiesta esprime una modalità di esecuzione del già accordato beneficio della semilibertà.
di Angiola Petronio e Roberta Polese
Corriere del Veneto, 6 febbraio 2024
“Serve più assistenza, sia psichiatrica che psicologica”. Così don Carlo Vinco, Garante dei detenuti, dopo il quinto suicidio a Montorio da novembre. “Gli ero stato vicino, sono andato 4 volte a trovarlo in ospedale quando era ricoverato per il tentato suicidio all’inizio di gennaio. Aveva una situazione personale molto difficile. E non si è trattato di un caso di emulazione. È stata una sua decisione”. La voce è scorata. Sfibrata da quanto in quel carcere dove lui - don Carlo Vinco - è il Garante per le persone detenute, sta accadendo. Cinque suicidi da novembre all’altro giorno, quando a togliersi la vita - impiccandosi in cella è stato un detenuto ucraino di 38 anni.
- Milano. San Vittore è il carcere più sovraffollato d’Italia: viaggio tra reparti chiusi e volontari che non si arrendono
- Milano. Giuliano Amato, bloccata la presentazione del libro nel carcere di San Vittore
- Milano. Flick: “Il messaggio è che dentro le carceri di Costituzione è meglio non parlare”
- Trento. I detenuti chiedono di non interrompere il giornale del carcere
- Messina. “Le carceri interrogano chi sta dentro e chi sta fuori”, dibattito alla libreria Feltrinelli











