di Francesca Paci
La Stampa, 7 dicembre 2023
Domenica sarà il marito a ritirare il suo premio Nobel per la pace. Nella lettera che pubblichiamo l’ultimo appello contro le esecuzioni. Domenica 10 dicembre Taghi Rahmani, marito dell’attivista iraniana e neo Nobel per la Pace Narges Mohammadi, salirà sul palco dell’accademia di Oslo con i figli per ritirare il premio a nome della moglie, arrestata per l’ennesima volta 21 mesi fa e detenuta nel famigerato carcere di Evin, dove da una settimana si trova in isolamento perché, evidentemente, basta la sua voce, capace di trovare una qualche via di fuga anche dalla cella più remota, a spaventare il regime di Teheran. Le ultime parole arrivate all’esterno sono quelle contenute nella lettera che pubblichiamo, pietre contro l’ennesima esecuzione di due attivisti, uno dei quali minorenne, giustiziati a novembre. Poi il silenzio, pesantissimo: anche il telefono della prigione da cui solitamente Narges parla con la sorella non risponde più. Troverà un altro modo, è sicuro: per ora deve tacere. Nel frattempo altri due oppositori sono stati impiccati dopo processi farsa e confessioni che le organizzazioni per i diritti umani denunciano essere state estorte con la tortura.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 dicembre 2023
In barba agli appelli rivolti del Comitato europeo per la Prevenzione della tortura, dai dati del Dap di novembre emerge che il tasso ha raggiunto il 117,2% (e il 126,3% rispetto ai posti effettivi disponibili). Cresce vertiginosamente il sovraffollamento carcerario. I dati più recenti forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a fine novembre, e diffusi dal ministero della Giustizia, rivelano una crescente e allarmante situazione di sovraffollamento carcerario in Italia. Attualmente, il numero di detenuti ha raggiunto quota 60,116, superando di gran lunga la capienza regolamentare dei posti disponibili, fissata a 47,000.
di Franco Corleone
societadellaragione.it, 6 dicembre 2023
Seduta della Consulta sull’affettività in carcere. Ieri mattina ho assistito all’udienza della Corte Costituzionale con emozione, perché si discuteva di una delicata questione di diritto della persona che interessa il mondo della detenzione, uomini e donne e le famiglie, mariti, mogli, compagne e compagni che subiscono una orrenda limitazione degli affetti e delle relazioni intime.
di Federica Pacella
Il Giorno, 6 dicembre 2023
Attesa per la decisione della Consulta, il sì avrebbe implicazioni sulle strutture. La Garante Ravagnani: “C’è una visione della pena solo come punizione”. Ore di attesa per la decisione della Corte costituzionale sul diritto all’affettività in carcere, 23 anni dopo la prima proposta di riforma del regolamento penitenziario. Già 11 anni fa la Corte stessa riconobbe il diritto delle persone detenute a una vita affettiva e sessuale, ma ora ci si aspetta un passo in avanti, che possa portare a colmare una lacuna. “Una vera discussione che vada alla radice del problema non c’è mai stata, non si è neanche mai arrivati. Semplicemente non è stato previsto un diritto all’affettività, perché c’è una visione della pena solo in termini di punizione”. A sottolinearlo è Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale per il Comune di Brescia, che conta sul suo territorio il carcere di Verziano e la vetusta Casa circondariale Nerio Fischione, tra le peggiori in Italia per sovraffollamento.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 dicembre 2023
Corte costituzionale. Oggi la Consulta decide sulla legittimità sull’articolo 18 della legge 354/1975 “nella parte in cui non prevede che alla persona detenuta sia consentito, quando non ostino ragioni di sicurezza, svolgere colloqui intimi a tutela dell’affettività, senza il controllo a vista del personale di custodia”. La questione di cui si è occupata ieri la Corte costituzionale in udienza pubblica (ma la sentenza è attesa per oggi) è ancora considerata un po’ scabrosa.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 6 dicembre 2023
Un giudice di sorveglianza si appella alla Consulta per chiedere libertà sessuale per i detenuti. “Il diritto alla libera espressione della propria affettività, anche mediante i rapporti sessuali” è un diritto inviolabile di tutti i cittadini, anche di quelli detenuti. E impedire a chi vive in carcere una vita sessuale è un “trattamento inumano e degradante”. È su questa tesi che da ieri è chiamata a esprimersi la Corte Costituzionale, con una sentenza - prevista per oggi - che potrebbe cambiare in profondità il sistema penitenziario italiano. Nel futuro prossimo dei detenuti, purché non siano sottoposti a misure di sicurezza particolari, potrebbero arrivare anche in Italia le “stanze dell’amore”, luoghi appartati dove gli incontri possano svolgersi lontano dagli occhi degli agenti di custodia, in modo da poter sviluppare in pieno “affettività” e “sessualità”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 6 dicembre 2023
In occasione della Giornata Mondiale del Volontariato 2023, che ricorre ogni 5 dicembre, suor Isabella Belliboni, vicepresidente dell’associazione Vol.ca., attiva negli istituti di pena di Brescia, racconta la particolarità del servizio tra gli ultimi. Fragile, ferita, bisognosa, indurita. Suor Isabella Belliboni utilizza questi quattro aggettivi per descrivere l’umanità che ha trovato in carcere e che continua a incontrare instancabilmente da quel lontano giorno del 2004 che segnò il suo primo ingresso tra quelli che sono “dentro”. “Ricordo il rumore dei cancelli, so che lo ricordano tutti ma è impossibile non citarlo, così forte, così definitivo - racconta a Radio Vaticana-Vatican News la vicepresidente dell’associazione Vol.ca. - e poi volti, sguardi, tantissimi. Molte delle prime persone che ho conosciuto lì le incontro ancora e le seguo nel loro cammino. C’è tanta umanità dietro quei cancelli”.
di Eliana Ruggiero
agi.it, 6 dicembre 2023
I “Rosari del mare”, sfruttando il legno delle barche dei migranti altrimenti destinato alla dismissione, e il programma di reinserimento lavorativo di chi è in cella, in collaborazione con l’associazione “Seconda Chance”. La Basilica di San Pietro si prepara al Giubileo con l’avvio di due nuovi progetti di promozione sociale, rivolti a persone rifugiate e carcerate: i “Rosari del mare” (realizzati con il legno delle imbarcazioni dei migranti) in collaborazione con la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, e un programma di reinserimento lavorativo di detenuti, in collaborazione con l’Associazione Seconda Chance. In particolare il progetto “Rosari del mare”, avviato nel mese di settembre 2023, impiega persone rifugiate nella produzione di rosari destinati all’acquisto da parte dei pellegrini che giungono nella Basilica di San Pietro.
L’Osservatore Romano, 6 dicembre 2023
Presentati i progetti sociali della basilica di San Pietro in preparazione al Giubileo. I “Rosari del mare” e “Seconda chance”: sono i due progetti più significativi compresi nelle “azioni di carattere sociale della basilica papale di San Pietro in preparazione al Giubileo”. A presentarli è stato il cardinale arciprete Mauro Gambetti, durante un incontro con i giornalisti svoltosi stamane, martedì 5 dicembre, nella Sala stampa della Santa Sede, attualmente in via dell’Ospedale.
di Giuseppe Tetto
romasette.it, 6 dicembre 2023
Chef stellati e tanti protagonisti dello spettacolo in 28 carceri d’Italia a preparare e servire i pasti. A Roma, coinvolta la sezione femminile del carcere di Rebibbia. Un pranzo di Natale a base di piatti “stellati” preparati da rinomati chef e serviti da volti noti dello spettacolo, dello sport, dell’arte e del giornalismo. Ospiti d’onore: detenuti e detenute delle carceri italiane, con le loro famiglie. Torna anche quest’anno “L’ALTrA Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’iniziativa di sensibilizzazione e solidarietà promossa dall’associazione Prison Fellowship Italia onlus, in collaborazione con Rinnovamento nello Spirito Santo, fondazione Alleanza del RnS e ministero della Giustizia.
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