di Ferdinando Adornato
Il Messaggero, 5 dicembre 2023
È disarmante dover ancora assistere alle solite, incancrenite baruffe di sempre tra magistratura e politica. Come se non avessimo imparato nulla dalla nostra stessa storia. Come se l’Italia volesse pervicacemente restare ferma agli anni Novanta. Eppure gli italiani, in tutti i sondaggi, chiedono di voltare pagina. E, di certo, se il nostro sistema non uscirà dal blocco politico e mentale che lo imprigiona, il suo futuro sarà sempre a rischio. Ma è possibile voltare pagina? Certo, ma a una condizione: che destra e sinistra compiano una sorta di “rivoluzione copernicana”.
di Dario Del Porto
La Repubblica, 5 dicembre 2023
Il magistrato: “Le pagelle per giudici e pm sono inutili. Per ridurre i vuoti di organico bisogna limitare i fuori ruolo utilizzando i magistrati in pensione. Condivido l’allarme delle Corti d’Appello sulla prescrizione”.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 5 dicembre 2023
Capisco, e l’abbiamo provata in tanti, la rabbia che pervade chiunque vede messo a repentaglio il proprio spazio vitale da ladri o rapinatori. Però, con buona pace di chi si indigna per i 17 anni inflitti al gioielliere cuneese Mario Roggero, un’umanità uscita dalle grotte della preistoria deve imporre un limite ai falli di reazione. Se insegui i rapinatori ad arma sguainata (peraltro illegalmente detenuta) mentre sono ormai usciti dalla tua gioielleria, non è legittima difesa. Se spari cinque colpi all’interno dell’auto in cui si sono rifugiati, non è legittima difesa. Se insegui uno dei banditi già ferito a morte mentre cerca di scappare e, vedendolo cadere a terra, lo prendi a calci in testa e alla schiena, poi gli punti addosso la pistola ormai scarica (ma tu non lo sai) e premi ancora il grilletto, non è legittima difesa. A renderla tale non basta il senso di impotenza che assale i cittadini alle prese con l’insicurezza del vivere e l’incertezza delle pene.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 5 dicembre 2023
Non sempre la retorica cialtrona dei demagoghi in perenne campagna elettorale produce guasti politici. A volte fabbrica vere e proprie tragedie e sparge dolore. Prendete il caso di Mario Roggero, condannato ieri a 17 anni di carcere in primo grado per un doppio omicidio. Ha sparato e ucciso due rapinatori all’esterno della sua gioielleria, a Grinzane Cavour, inseguendoli e accanendosi su uno dei due dopo averlo ferito. Gli è andata anche bene: gli sono state riconosciute le attenuanti per la provocazione. Secondo Salvini invece non gli è andata bene per niente così ieri ha protestato a tutto social perché “a meritare il carcere dovrebbero essere i veri delinquenti”.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 5 dicembre 2023
L’ex magistrato: “La condanna al gioielliere è corretta, la legittima difesa è un’altra cosa. Non mi confronto con Salvini sui temi del diritto, ma certe semplificazioni sono gravi”.
di Elisa Chiari
famigliacristiana.it, 5 dicembre 2023
La notizia che Cesare Battisti avrebbe chiesto l’accesso a un programma di giustizia riparativa porta alla ribalta della cronaca un istituto che la riforma Cartabia ha formalizzato. Cerchiamo di capire che cos’è, come nasce, a che cosa mira. Traduzione dall’inglese “restorative justice” la cosiddetta giustizia riparativa è un percorso parallelo ma non alternativo al processo penale che mira a “riparare” la frattura che il reato determina tra reo vittima e società. Il termine, in chiave moderna, risale agli anni Settanta del Novecento anche se ne sono esistite forme più antiche. Lo si fa coincidere con “caso Kitchener”, dal nome di una piccola città dell’Ontario al confine tra Canada e Stati Uniti, quando educatori proposero al giudice che aveva condannato due ragazzini per aver danneggiato delle case un impegnativo programma di incontri tra i minori e le famiglie che avevano subito i danni dovuti alle loro azione e l’impegno a risarcirli riparando materialmente il danno compiuto con il lavoro di restauro.
di Gabriele Moroni
Il Giorno, 5 dicembre 2023
Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi e altri reati commessi quando militava nei Pac, ha iniziato a lavorare all’iter - previsto dalla riforma Cartabia - per chiedere di essere ammesso alla mediazione penale, parte della giustizia riparativa per poter accedere ai benefici penitenziari e ai permessi premio. Ora il trasferimento dal carcere di Parma a quello di Massa (più vicino alla famiglia) ha interrotto l’iter che va ripresentato. I parenti delle vittime possono rifiutare.
di Andrea Gagliardi
Il Sole 24 Ore, 5 dicembre 2023
Processo è stato fissato il prossimo 20 febbraio davanti alla Corte d’Assise della Capitale. Nei confronti degli imputati, a seconda delle posizioni, le accuse sono di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 dicembre 2023
Che la borsa di Borsellino sia giunta nell’ufficio dell’allora questore Arnaldo La Barbera era già notorio. È già storia che a recuperarla in questura, a distanza di cinque mesi, sia stato Fausto Cardella della procura di Caltanissetta. Ma non è tuttora risolto che fine abbiano fatto i documenti e l’agenda rossa che Borsellino custodiva all’interno della sua valigetta. Così come non è ancora accertato se la prima destinazione della borsa fosse la questura o la procura di Palermo. I verbali di interrogatorio dei cinque poliziotti non chiariscono questo punto. Emerge solamente che la borsa è stata portata nell’auto del sovrintendente Francesco Maggi. Poi si suppone che fosse subito portata in questura, dando credito a una parte della versione di Maggi che, grazie a questi verbali, risulta ancor di più inattendibile. Silenzio stampa e non solo, su alcuni dettagli fondamentali che Il Dubbio è in grado di rilevare dopo un’attenta lettura dei verbali.
di Ludovico Collo*
Corriere della Sera, 5 dicembre 2023
Gentilissima Elisabetta Soglio, scrivo con penna, carta, busta e francobollo non per snobismo epistolare dal sapore vintage, ma perché è il mio unico mezzo di comunicazione: sono infatti forzatamente ospite delle patrie galere da quasi un anno e mezzo. Ho 57 anni, due figli, di 26 e 3o, che vivono a Milano. Esercito la professione di ragioniere commercialista e revisore legale da oltre 35 anni e - pur lavorando con imprese di tutta Italia - non ho mai abbandonato la mia Palermo. Da libero osservatore privilegiato di un mondo a me sconosciuto fino a ieri, mi rendo conto di quanto siano distanti le carceri dai pensieri dei cittadini liberi.
- Campania. Il Garante Ciambriello: “Misure alternative per alleggerire le carceri”
- Bolzano. Giustizia riparativa efficace sui minori
- Catania. Lavori di pubblica utilità grazie alla “messa alla prova”: la seconda vita di Gaetano
- Pistoia. Detenuti in cerca di un nuovo inizio. Il riscatto passa dalla cura dell’orto
- Civitavecchia (Rm). Corso per detenuti peer supporter nella Casa circondariale











