di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 4 dicembre 2023
Dieci anni fa moriva l’uomo che ha liberato il Sudafrica dal regime razzista: una lotta pazzesca, coraggiosa ed esemplare. Il suo nome in lingua xhosa era Rolihlahla, che vuol dire “colui che taglia i rami dall’albero”, più confidenzialmente “il piantagrane”, quasi una premonizione per l’uomo che per oltre mezzo secolo ha sfidato il regime segregazionista sudafricano con la forza incrollabile delle proprie idee, che hanno resistito ad ogni avversità. Ispirato, testardo, paziente, Nelson Mandela è il simbolo universale della lotta all’ingiustizia e della disobbedienza civile, l’indomito profeta dei diritti politici e sociali della popolazione nera sotto il cupo mantello dell’apartheid, una biografia, la sua, che coincide con quella della “nazione arcobaleno” e della sua complicata ma luminosa metamorfosi in una democrazia moderna.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 dicembre 2023
La politica di riconciliazione nazionale avviata da Mandela ha segnato uno spartiacque nella cultura giuridica internazionale. La possibilità di ricevere assoluzione ammettendo le proprie colpe: questa è stata la ‘rivoluzione giuridica’ di Nelson Mandela. Il suo impegno per trasformare un Paese dilaniato dal segregazionismo in una “Nazione Arcobaleno” è narrato nel film di Clint Eastwood Invictus, che racconta il ruolo svolto dai mondiali di Rugby vinti dalla nazionale sudafricana, gli Springboks, sostenuti appunto da Mandela (i neri africani avevano sempre preferito il calcio al rugby, considerato uno sport “bianco” secondo loro).
di Elisabetta Camussi
La Repubblica, 4 dicembre 2023
Nel dibattito sulle pari opportunità e sugli stereotipi di genere capita spesso di sentir obiettare da persone comuni ma anche talvolta da esperti di diversa formazione che in realtà si tratta di un problema “culturale”, affermazione di solito accompagnata dalla constatazione che non è dunque possibile porvi rimedio. Non è difficile comprendere cosa si vuole intendere, dato che il cambiamento culturale non ha sempre le tempistiche che desidereremmo: ma al tempo stesso è inarrestabile, e soprattutto può essere promosso ed accelerato. L’altra questione che viene frequentemente posta è la necessità di “partire dalla scuola, altrimenti tutto è inutile”.
di Vito Mancuso
La Stampa, 4 dicembre 2023
Il Censis descrive una generazione di esuli che non lottano più, perché sentono di non poter cambiare nulla. Ma la speranza non può morire: “Togliamo i soldi ai milionari del mondo del divertimento per darli agli insegnanti”. “All You Need is Love”, “Tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore”, cantavano i Beatles affermando il primato dell’amore nell’esistenza umana. Dicevano bene ma non del tutto a mio avviso, perché in realtà ciò di cui tutti noi abbiamo veramente bisogno è l’orientamento. “All You Need is Orientation”: la vita è un viaggio in regioni sconosciute e richiede costantemente una bussola. L’amore naturalmente lo è, è una forma di orientamento tra le più forti ed efficaci perché concerne sia la mente sia il cuore, sia la ragione sia i sentimenti, ma lo è veramente quando è “vero”. Altrimenti può essere una trappola, persino una dannazione, come quotidianamente insegnano i numerosi femminicidi e suicidi e tragedie di ogni tipo a esso connesse. Per questo la più preziosa risorsa per un essere umano è l’orientamento, e una società è tanto più forte quanto più ha e conferisce orientamento. Proprio l’orientamento però è ciò che manca alla nostra società quale viene fotografata dal nuovo rapporto del Censis.
di Gianna Fregonara
Corriere della Sera, 4 dicembre 2023
Il progetto della Comunità di Sant’Egidio che intercetta migliaia di studenti che hanno abbandonato. Come rimuovere gli ostacoli. Il libro e il convegno a Roma. Ci vuole coraggio a intitolare un progetto contro la dispersione scolastica “W la scuola”. Ma la comunità di Sant’Egidio l’ha fatto. E, a sentire i racconti degli studenti che in questi due anni si sono riavvicinati alla scuola grazie al contatto con i volontari, Evelina Martelli, che ha coordinato il progetto, ha avuto ragione: sono tornati in classe più di duemila studenti a Roma, dal Covid in poi, e altre centinaia in tutte le città in cui la comunità è presente: Genova e Napoli innanzitutto.
di Valentina Petrini
La Stampa, 4 dicembre 2023
La “sentenza Cappato” non trova ancora piena applicazione in Italia. Ora anche i familiari si autodenunciano: “Ho disobbedito per mia sorella Margherita”. “Il 27 novembre è stata la nostra ultima notte insieme. La mattina dopo, mia sorella ha ingerito da sola il farmaco letale e in pochi minuti si è addormentata ed è morta. È finita, così, in Svizzera, la sua esistenza terrena, lontana da casa, dagli affetti più cari, lontano dai luoghi in cui siamo cresciuti”. Paolo Botto non trattiene le lacrime mentre racconta chi era sua sorella Margherita Botto e perché il 28 novembre è morta a Zurigo e non nel suo letto a Milano.
di Luca Liverani
Avvenire, 4 dicembre 2023
Alla vigilia della Giornata Onu del volontariato del 5 dicembre, la XXXI edizione del riconoscimento della Federazione delle Ong di sviluppo cristiane (Focsiv) che premia cinque progetti di cooperazione Premiati progetti di sicurezza alimentare in Africa, inserimento lavorativo dei disabili in America centrale, emancipazione femminile in Marocco, reinserimento sociale dei detenuti in Camerun e ricerca e soccorso in mare.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 4 dicembre 2023
Indagine di Mèdi-Migrazioni nel Mediterraneo sugli stranieri che donano: raccolte fondi e attività di solidarietà. Il caso della Comunità Monsignor Romero. Maurizio Ambrosini: “Ancora troppi stereotipi”. Sono cittadini “di fatto”, contribuiscono attivamente alla società di cui fanno parte. Anche sotto l’aspetto della solidarietà. E il loro atto del donare va letto come una domanda implicita di riconoscimento sociale. Partecipare - consegnando i pasti ai fragili, promuovendo donazioni di denaro, di beni materiali, di sangue - esprime un senso di appartenenza alla comunità in cui vivono. È quando emerge dalla inedita fotografia della popolazione di origine immigrata impegnata nel volontariato, scattata tra la pandemia e l’emergenza profughi con la guerra in Ucraina, grazie alla ricerca di “Medì-Migrazioni nel Mediterraneo” di Genova con i Centri di servizio per il volontariato e Csvnet che la presenta oggi sui propri canali YouTube e Facebook. In particolare, lo studio suona come un invito a mettere all’angolo molti stereotipi come quelli “che gli immigrati sono parassiti o persone da assistere”, sottolinea il sociologo Maurizio Ambrosini, docente all’Università Statale di Milano, che di “Medì” è il direttore scientifico.
cnn.com, 4 dicembre 2023
Il Massachusetts è diventato il quinto Stato degli Usa a consentire ai detenuti di telefonare gratuitamente, grazie a una nuova legge firmata dal governatore Maura Healey. La nuova legge è entrata in vigore venerdì e comprende tutti i 14 istituti penitenziari dello Stato, secondo un comunicato stampa del Massachusetts Department of Correction. Il cambiamento “fornirà un accesso equo a una comunicazione duratura tra i detenuti e i loro cari” e “non c’è limite al numero di chiamate che ogni detenuto può effettuare”, si legge nel comunicato stampa
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 4 dicembre 2023
Il freddo e gli attacchi russi sul fronte del Dnepr fanno aumentare i profughi nella capitale: inflazione, lavoro scarso e un sussidio statale di soli 50 euro rendono difficile trovare alloggi. Ha visto morire davanti ai suoi occhi i vicini di casa. “Erano appena rientrati dopo essersi rifugiati all’estero. Un missile russo ha colpito la loro abitazione. Tutta la famiglia è stata uccisa. E non ce l’ho più fatta”. Se n’è andata Liudmyla Hritsenko. Lei con le due figlie: Tetyana di 15 anni e Victoria, 11 mesi, nata durante la guerra. Ha lasciato la campagna intorno a Kryvyi Rih, la città dell’Ucraina meridionale a cinquanta chilometri dal fiume Dnepr lungo cui corre il fronte. “La situazione sta peggiorando. I razzi ti volano sopra la testa. Gli allarmi antiaerei non hanno il tempo di entrare in funzione. Allora eccomi qui”. E Liudmyla è arrivata a Kiev. Da profuga. Senza più nulla. Era fine luglio. “Qui è più sicuro ma è davvero dura vivere”, confida. Come lei, centinaia di rifugiati che giorno dopo giorno continuano ad approdare nella capitale. Una città nella città: il volto più povero e fragile della metropoli. “Chi era giunto all’inizio del conflitto abbandonando gli abitati occupati dall’esercito russo intorno alla città è rientrato a casa, seppur tra mille difficoltà. Ma il flusso degli arrivi non si è mai interrotto: anzi, adesso si sta intensificando soprattutto dalle regioni del sud e dell’est più a ridosso della linea di combattimento e quindi nel mirino costante delle truppe di Mosca”, racconta il direttore della Caritas latina di Kiev, padre Rostyslav Pecheniuk.
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