di Simona Musco
Il Dubbio, 27 ottobre 2023
Stampa e magistrati attaccano il giudice che ha negato la misura cautelare per 142 accusati di associazione mafiosa. Muta l’Anm, lo difende solo Roia. L’accusa è singolare: il giudice ha fatto copia e incolla. A dirlo sono stati i pm di Milano “bocciati” dal gip Tommaso Perna, che ha “osato” rigettare la richiesta di arresto avanzata dalla Dda per 140 persone. Normale dialettica processuale, verrebbe da dire. E invece no, perché Perna, giovane giudice in forza al Tribunale di Milano, è finito nel ciclone, accusato, addirittura, di spargere “veleni”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 27 ottobre 2023
Le polemiche per il blitz antimafia con 11 misure cautelari su 154 richieste. Il Tribunale: il nostro ruolo? Non è una patologia, è la legge. Ci vorranno non giorni, e nemmeno settimane, ma almeno due o tre mesi, perché il Tribunale del Riesame fissi le udienze in cui dirimere le opposte valutazioni giuridiche della pm Alessandra Cerreti (153 richieste cautelari per una ritenuta associazione mafiosa consorziata a Milano tra mafia, ‘ndrangheta e camorra) e del gip Tommaso Perna (che non l’ha riconosciuta, e ha disposto 11 arresti su 120). La ragione è che il Riesame (di tutti gli arresti e sequestri di tutto il distretto) ha solo un presidente e 6 giudici, che tra poco rimarranno 4 visto che 2 hanno avuto dal Csm altri ruoli.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 27 ottobre 2023
Ha creato scompiglio il fatto che a Milano un giudice si sia permesso di non accogliere le richieste del pubblico ministero. Non ha ricevuto molti applausi, ma ha conquistato in gran parte la prima pagina della critica il gip Tommaso Perna il quale, concedendo “solo” 11 misure cautelari in carcere su 153 richieste, ha osato violare niente meno che il sacrario dell’Antimafia milanese, quella che fu il regno di Ilda Boccassini e oggi è diretto da Alessandria Dolci. Sconcerto, delusione, persino lo sberleffo di Marco Travaglio che accusa il giudice di aver “copiato” dagli studi giuridici di un avvocato. Ah, la parolaccia! Avvocati! Quelli con la toga sbagliata, che hanno il coraggio di rappresentare la difesa nel processo. Se tutti coloro che sostengono la necessità di separare le carriere dei pm da quelle dei giudici aspettavano la prova concreta di quanto quella riforma sia urgente, ecco il piatto servito. La dialettica processuale tra le parti è considerata normale se tra i due magistrati colleghi c’è sintonia di pensiero, se quel che il pm chiede, il gip concede. Ma diventa anomalia, se non incidente, nella storia del processo in Italia, se accade il contrario.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 ottobre 2023
La Cedu, la Corte europea di Strasburgo, chiede conto e ragione allo Stato italiano in merito alla evidente violazione della presunzione di innocenza nei confronti dell’ex colonnello dei carabinieri Carmelo Canale, ex braccio destro di Paolo Borsellino. I giudici della Corte dei diritti umani hanno accolto il ricorso presentato nel 2019 dall’avvocato Stefano Giordano del Foro di Palermo. I fatti si riferiscono a un fascicolo d’indagine, aperto dall’allora procura di Palermo nel 2012, nei confronti di Canale per un presunto reato, sebbene ormai prescritto. Inevitabilmente chiede archiviazione. Tuttavia, l’ex carabiniere, professandosi innocente, si oppone alla richiesta di archiviazione producendo prove a confutazione della tesi. Il gip decide dapprima di svolgere ulteriori indagini, ma alla fine archivia. Nell’ordinanza, accogliendo le argomentazioni del Pm, si dava quasi per certo che il reato fosse stato commesso.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 ottobre 2023
La Corte costituzionale ha depositato ieri la sentenza, la n. 192 scritta da Stefano Petitti, anticipata il 27 settembre con comunicato stampa, sul caso Regeni Lo statuto universale del crimine di tortura, delineato dalle dichiarazioni sovranazionali e dai trattati, “è connaturato alla radicale incidenza di tale crimine sulla dignità della persona umana”. Pertanto, il dovere dello Stato di accertare giudizialmente la commissione di questo delitto si presenta come “il volto processuale del dovere di salvaguardia della dignità”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 ottobre 2023
Perché si potrà celebrare il processo per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, nonostante non ci sia prova che gli 007 egiziani sappiano di esserne imputati a Roma? In sintesi: per le imputazioni di tortura statale, la disciplina dell’assenza non può tradursi in una immunità “de facto”. Il dettaglio lo spiegano le 23 pagine di motivazioni della sentenza numero 192 (relatore Petitti) depositata ieri dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l’articolo 420- bis, comma 3, del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che il giudice procede in assenza per i delitti commessi mediante gli atti di tortura definiti dall’art. 1, comma 1, della Convenzione di New York contro la tortura, quando, a causa della mancata assistenza dello Stato di appartenenza dell’imputato, è impossibile avere la prova che quest’ultimo, pur consapevole del procedimento, sia stato messo a conoscenza della pendenza del processo, fatto salvo il diritto dell’imputato stesso a un nuovo processo in presenza per il riesame del merito della causa.
di Giulia Bonezzi
Il Giorno, 27 ottobre 2023
“Un infermiere ogni 200 detenuti per turno di giorno, uno ogni 600 di notte, con il supporto di un unico Oss (operatore socio-sanitario)”. Numeri estrapolati con fatica dai sindacati per provare a far luce sul buco nero della sanità penitenziaria, allargato dalla fuga di personale da tutta la sanità pubblica dopo la pandemia e illuminato solo fugacemente, all’inizio di quest’anno, dal caso mediatico di Alfredo Cospito. Ci hanno provato, martedì scorso, anche le commissioni Sanità e Carceri del Pirellone, ascoltando la Rsu dell’Asst Santi Paolo e Carlo sulla situazione di infermieri, Oss, fisioterapisti, tecnici, assistenti sociali, educatori che lavorano nelle prigioni milanesi dove l’assistenza sanitaria è affidata interamente all’Azienda socio-sanitaria territoriale cui appartengono anche gli ospedali San Carlo e San Paolo, che ha pure un “repartino” di Medicina protetta.
di Remo Gasperini
Il Messaggero, 27 ottobre 2023
Nei 4 istituti penitenziari funzionano corsi gestiti da Cpia di Perugia e Terni. A Spoleto operano Alberghiero De Carolis e Artistico Leonardi, nel Ternano coinvolto anche l’Ipsia Pertini. Il quarantatré per cento dei detenuti delle carceri umbre frequenta i corsi scolastici attivi nelle quattro strutture di Perugia, Spoleto, Terni e Orvieto. Secondo i dati pubblicati da Antigone, l’associazione che redige un rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia, sono 619 i sui 1.430 totali i detenuti che frequentano la scuola che funziona negli istituti di pena come sezione carceraria di scuole esterne. In carcere insegnano docenti nominati come tutti gli altri dagli organi periferici del Ministero dell’Istruzione e i titoli di studio rilasciati sono legalmente validi. I dirigenti delle sezioni carcerarie sono infatti i presidi di Cpia (Centro provinciale istruzione adulti) o istituti superiori delle città dove ha sede il carcere.
ilpiacenza.it, 27 ottobre 2023
Presentato in Cattolica lo Sportello Giuridico, esperienza di clinica legale per gli studenti della laurea magistrale in Giurisprudenza, in collaborazione con il carcere. Si concretizza in questo passare “dal diritto dei libri alla vita reale, ai problemi delle persone” lo sportello giuridico che sarà attivato nella Casa Circondariale di Piacenza, grazie alla collaborazione con la facoltà di Giurisprudenza ed Economia del campus di Piacenza e il Centro di ricerca interuniversitario su carcere, devianza, marginalità e governo delle migrazioni.
di Antonello Plati
Il Mattino, 27 ottobre 2023
Il reparto c’è ma resta chiuso. Il segretario regionale e il consigliere nazionale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), Vincenzo Palmieri ed Emilio Fattorello, scrivono al governatore della Campania Vincenzo De Luca per chiedere l’apertura della struttura detentiva presso l’Azienda ospedaliera Moscati di Avellino. Il reparto c’è, è stato istituito nel 2017, ma resta chiuso con tutti i rischi connessi ai ricoveri (che sono pure frequenti) dei detenuti presso la città ospedaliera di Avellino. Di qui, la richiesta dei sindacalisti, che per la seconda volta in pochi mesi hanno sollecitato un intervento da parte delle istituzioni.
- Pavia. Rivolta in carcere durante la pandemia, 97 detenuti davanti al giudice
- Verona. Tolta la divisa a dodici agenti: “Coprirono le torture dei colleghi”
- Livorno. Pianosa e Gorgona, un convegno sul lavoro dei detenuti
- Palermo. Nel carcere Pagliarelli inaugurata la prima stanza della meditazione
- Milano. “InGalera”: la storia del ristorante nel carcere di Bollate diventa una serie podcast











