di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 ottobre 2023
Mentre il ministro della Giustizia Nordio continua a considerare l’ormai datata e difficile realizzazione del riutilizzo delle caserme militari dismesse per risolvere il problema carcerario, Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino ha divulgato i dati rielaborati attraverso gli aggiornamenti del Dap, evidenziando uno scenario caotico nel sistema penitenziario italiano.
di Angela Stella
L’Unità, 26 ottobre 2023
Grazie all’azione del Garante finalmente c’è un regolamento nazionale nei centri di rimpatrio. Quest’anno la consueta Relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale è stata quella conclusiva del mandato del primo Collegio (Presidente Mauro Palma, membri Daniela De Robert, Emilia Rossi). Cosa è accaduto in questi sette anni. Ne parliamo proprio con l’avvocata Emilia Rossi.
di Ezio Menzione
Il Dubbio, 26 ottobre 2023
Questa volta sembrava fatta, che Alfredo Cospito dovesse essere tolto dal regime di 41 bis e reimmesso in un regime di detenzione normale, sia pure ad alta sorveglianza: ripristinati cioè i suoi diritti più elementari per ciò che concerne l’isolamento, la socialità, la lettura e l’informazione, fino alla limitazione delle modalità di alimentazione, sia pur mantenendo il controllo (censura) molto stretto sulla corrispondenza e sui colloqui consentiti. Invece, niente. Resta al 41 bis, nonostante che la DDA locale e nazionale avessero dato parere favorevole per il ripristino del regime normale per il detenuto. Chi più titolate di loro per giudicare della pericolosità di un soggetto? Damiano Aliprandi ha già dato conto su questo giornale (24/ 10) in maniera esaustiva dell’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che nega l’alleggerimento. Ma vale la pena tornarci sopra perché essa è molto grave nei presupposti e in alcuni passaggi.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2023
“Pronta la riforma della prescrizione, si torna a quella sostanziale: il testo è stato già trasmesso alla Commissione giustizia della Camera”. Così in una nota il ministero della Giustizia. “L’aspetto principale della riforma -spiega via Arenula - è la previsione di una sospensione della prescrizione per 24 mesi dopo la sentenza di condanna in primo grado e per 12 mesi dopo la conferma della condanna in appello. Se la sentenza di impugnazione non interviene in questi tempi, la prescrizione riprende il suo corso e si calcola anche il precedente periodo di sospensione”. “Anche in caso di successivo proscioglimento o di annullamento della sentenza di condanna in Appello o in Cassazione, il periodo in cui il processo è stato sospeso si calcola ai fini della prescrizione”, precisa ancora la nota del ministero della Giustizia.
di Liana Milella
La Repubblica, 26 ottobre 2023
Scompare il lodo Sisto, vince l’alleanza tra Bongiorno e Delmastro. Ok anche da FI. Stop per 24 mesi in primo grado e in Appello per i condannati. Il relatore Costa di Azione ottiene che l’imputato assolto in secondo grado recuperi il tempo della sospensione. Prescrizione sospesa del doppio per i delitti contro le donne. E stop al processo per 24 mesi, sia in Appello che in Cassazione per i condannati. La maggioranza ha chiuso l’accordo sulla prescrizione. Con un nuovo testo, che, come precisano le fonti di governo, ha veste autonoma rispetto sia alla versione dell’ex Guardasigilli Orlando del 2017, sia della proposta Lattanzi del 2021.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 ottobre 2023
Stop di 24 mesi in primo grado e in Appello per i condannati. Vittoria di Enrico Costa (Azione): l’imputato assolto in secondo grado recupera il tempo della sospensione. Sul tema della prescrizione la maggioranza e il governo “hanno trovato una buona soluzione”. Lo ha detto il guardasigilli Carlo Nordio all’Agi ieri entrando alla Camera. Ed infatti ieri è stato presentato un emendamento dai relatori Enrico Costa (Azione) e Andrea Pellicini (FdI) alla proposta di legge di riforma della prescrizione che inserisce nel codice penale l’articolo 159 bis.
di Liana Milella
La Repubblica, 26 ottobre 2023
Ma il vicepresidente Pinelli si astiene. Secondo l’avvocato leghista di Padova la decisione del Consiglio superiore di magistratura “esonda dalle valutazioni che gli sono consentite”. Come lui votano i laici di FI Aimi e di Iv Carbone, a favore tutti gli altri. Il vice presidente del Csm Fabio Pinelli, l’avvocato di Padova eletto dal Parlamento in quota Lega tra i dieci laici di palazzo dei Marescialli, fa ancora notizia per un suo voto durante una seduta del plenum. Il 6 luglio, proprio grazie al suo stesso voto che vale doppio in caso di parità, fece prevalere Filippo Spiezia come procuratore di Firenze. Stasera invece la sua astensione sul parere al decreto Caivano fa di nuovo notizia perché lo stesso Pinelli dice ai colleghi che in questo modo il Csm “esonda dalle valutazioni che gli sono consentite sull’organizzazione degli uffici giudiziari”. Sollevando inevitabilmente una serie di critiche, anche se il parere passa con il voto di tutti, e la sola astensione di Pinelli e dei laici di Forza Italia Enrico Aimi, lo stesso che per primo ha criticato il comportamento della giudice Iolanda Apostolico, e di Ernesto Carbone, a sua volta laico di Italia Viva.
di Liana Milella
La Repubblica, 26 ottobre 2023
L’allarme di Fnsi e Ordine dei giornalisti per la nuova legge sulla diffamazione. Al Senato dall’otto novembre gli emendamenti alla nuova norma pensata dal centrodestra: multe fino a 50 mila euro e rettifica automatica le minacce più pesanti. La Consulta voleva liberare la stampa italiana dalla minaccia del carcere. Lo ha fatto nel 2022. Ma adesso un bavaglio peggiore, pene capestro da 50mila euro, rischia di ammutolire ugualmente i giornalisti. Alla cella si sostituisce la supermulta che in tempi di crisi economica per gli editori, e di stipendi miserabili per tutti noi, è assai peggio che finire in galera. Tutto è nelle mani della commissione Giustizia del Senato e della sua presidente, l’avvocata Giulia Bongiorno. Ma la minaccia è già scritta nel testo base del senatore meloniano Alberto Balboni su cui, dall’8 novembre, pioveranno gli emendamenti.
di Sergio Soave
Il Foglio, 26 ottobre 2023
La teoria della procura di Milano sulla “confederazione” mafiosa non ha convinto il gip Tommaso Perna. È importante che si affermi il metodo corretto che prevede che alla base della privazione della libertà personale ci siano fatti e prove e non solo un’ipotesi, per quanto suggestiva. La procura milanese, partendo dalle rivelazioni di un indagato, ha elaborato una teoria su un nuovo tipo di associazione mafiosa, una specie di “confederazione” tra gruppi criminali attesi nel territorio lombardo che pur mantenendo la propria autonomia, avrebbero stretto un accordo per riciclare in comune i proventi dello spaccio, allo scopo di costruire strutture finanziarie in grado di far fruttare i proventi illeciti. In base a questa ricostruzione la procura ha chiesto la custodia cautelare per 153 indagati. Si tratta di una teoria interessante, che però non ha convinto il giudice delle indagini preliminari, Tommaso Perna, che ha accattato l’arresto solo di 11 indagati, motivando la sua decisione con una critica al teorema della procura molto netta. “Non è stato possibile ricavare l’esistenza di un’associazione di tipo confederativo - ha scritto - che raggruppa al suo interno le diverse componenti criminali. Quello che è del tutto assente nella presente indagine, da una parte è la prova dell’esistenza del vincolo associativo tra tutti i sodali rispetto al sodalizio consortile, dall’altra, dell’esternazione del metodo mafioso … tale da assurgere al rango di un fatto penalmente rilevante”.
di Alessandra Carta
L’Unione Sarda, 26 ottobre 2023
“L’unica struttura inaugurata nove anni fa e mai aperta”. Maria Grazia Caligaris, socia-fondatrice dell’associazione Socialismo Diritti Riforme: “Nei penitenziari dell’Isola ancora troppa discriminazione verso le donne. Serve assistenza personalizzata, e i malati non devono stare in cella”. Un taglio del nastro in pompa magna. Il 18 luglio del 2014. Poi più nulla. A Senorbì, nove anni fa, venne inutilmente inaugurato l’Icam, un istituto a custodia attenuata per madri detenute, uno dei cinque che si contavano in Italia. Sulla carta un faro di civiltà: permettere alle donne di scontare la pena senza separarsi dai figli piccoli e senza obbligarli all’orrore di una vita in cella. Eppure quell’appartamento concesso dall’amministrazione municipale al ministero della Giustizia - quattro camere con bagno più ludoteca, cucina e cortile - è rimasto lungamente inutilizzato. A inizio anno, come certificato dal Rapporto Antigone sulla situazione carceraria nazionale, il Comune di Senorbì l’ha voluto chiedere indietro per strapparlo all’insipienza dello Stato e restituirlo alla comunità locale.
- Sassari. A Bancali un solo medico per 92 detenuti al 41 bis: “Assistenza sanitaria a rischio”
- Reggio Calabria. Il Garante denuncia: “I padri detenuti non possono riconoscere i figli neonati”
- Forlì. Il Garante regionale dei detenuti in visita al carcere insieme ai volontari
- Roma. Nuova aula digitalizzata per detenuti di Rebibbia Nuovo Complesso
- Roma. A Regina Coeli un concorso di scrittura per andare oltre “Il muro”











