di Alessandra Coppola
Corriere della Sera - La Lettura, 18 febbraio 2024
Tanta esperienza nel mondo, molto poca negli affetti. Il ragazzo ricciolino, che s’è seduto all’ultimo banco della fila e che chiameremo Samir, neanche maggiorenne per due volte ha rischiato la vita in mezzo al mare. La sua famiglia è rimasta in uno dei tanti villaggi dimenticati tra Il Cairo e Port Said, lontana e misera: “È da quando avevo dieci anni che penso di andar via per aiutarli”. E così, non appena gli sono cresciuti dei baffetti morbidi sotto al naso, Samir è partito.
di Daniela Colombo
La Provincia di Como, 18 febbraio 2024
La novità Progetto con i detenuti del Bassone, un sito per fare richiesta. Dopo un mese il capo viene restituito. Rinaldi: “Legame con il territorio”. Abiti rovinati diventano un filo che unisce il fuori e il dentro, perché tutti gli strappi possono essere ricuciti, punto dopo punto, quelli della stoffa così come della vita. Questa l’idea alla base di Filodritto, il servizio di riparazione di capi di abbigliamento aperto al pubblico che coinvolgerà i detenuti del carcere del Bassone. L’iniziativa, ideata e gestita dalla sartoria sociale CouLture Migrante, rientra nelle attività del progetto Link-ed-In, coordinato da Laura Molinari (iniziative promosse nel quadro della Politica di Coesione 2021-2027 e in particolare del programma regionale cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus).
di Serena Palumbo
Il Mattino, 18 febbraio 2024
“Ero il Cristiano Ronaldo delle rapine in banca, ora studio Giurisprudenza”. Detenuti e studenti dell’Università Parthenope si sono sfidati sul campo da calcio del carcere di Secondigliano per combattere l’indifferenza. A vincere è stata la legalità e la cultura. “Una partita tra amici, come avverrebbe fuori” commenta il comandante del reparto. Vincenzo, 60 anni di cui 25 in cella, siede sul ciglio del campetto della casa circondariale. Si paragona a Ronaldo, eppure non gioca a pallone. La sua fama non è calcistica. Rapine e assalti a banche, anche un celebre colpo alle poste. Uno specialista della criminalità, ma il carcere l’ha cambiato. A dirlo è uno a cui la giustizia ha tolto la liberà, condannandolo a una lunga detenzione. Eppure, è proprio di giustizia che vuole occuparsi una volta uscito da Secondigliano. “Passare tanto tempo recluso mi ha avvicinato ai libri. Qui ho iniziato il mio percorso universitario. Ho fatto tanti esami alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II. Spero di laurearmi presto. Sono entrato da delinquente, non so se uscirò da avvocato. Ma sono sicuramente cambiato. Ho capito di aver sbagliato”.
di Giuseppina Manin
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
Tutta colpa di Shakespeare. “Nessuno come lui ha saputo esplorare l’animo umano nel suo ripetersi ossessivo di crimini e malvagità. Ci siamo chiesti: è questa la nostra condanna? Saremo così per sempre?”. Domande chiave, punto di partenza per Armando Punzo e i suoi attori-detenuti della Compagnia della Fortezza per un lungo viaggio dentro il teatro e la notte della coscienza, alla ricerca di un nuovo uomo, non votato solo al male.
di Franco Corleone
L’Espresso, 18 febbraio 2024
Gli scritti di Peter Cohen sulle droghe rivelano come il “pugno duro” del governo sia anacronistico. Il consumo di stupefacenti va ricondotto alla dimensione umana. Alla storia e alla filosofia. L’idea di raccogliere gli scritti di Peter Cohen in un volume ci è venuta quasi naturale, considerando il loro valore. Avevamo però la preoccupazione che potessero apparire legati a un confronto politico superato, dopo la svolta di legalizzazione della cannabis verificatasi prima in Uruguay, poi in Canada e soprattutto negli Stati Uniti.
di Davide Ferrario
Corriere della Sera - La Lettura, 18 febbraio 2024
“Fine amore: mai” è un progetto cinematografico realizzato tra il 1999 e il 2000 nell’ambito del laboratorio di audiovisivi promosso e finanziato dalla Regione Lombardia presso il carcere di San Vittore a Milano. Fu sceneggiato, filmato e montato dal gruppo di lavoro della Sezione Penale a cui il laboratorio era destinato; dopo quell’esperienza, finita la pena, un paio di iscritti trovarono lavoro presso televisioni locali. “Fine amore: mai” si può vedere in rete su https://vimeo.com/912357679
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 febbraio 2024
L’ex procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, pubblica il saggio “Pubblico ministero, un protagonista controverso della giustizia” per Cortina editore, in cui spiega senza reticenze il ruolo dell’accusa nel processo, nel contesto mediatico e soprattutto nella storia italiana. E prende posizione su alcuni dei temi più scottanti della giustizia: separazione delle carriere, modello accusatorio e utilizzo delle intercettazioni. “Il pubblico ministero è il magistrato che ha una particolare visibilità non solo perché, in toga, nell’aula del processo, in tribunale o in corte d’assise, sostiene l’accusa e si confronta con l’avvocato, ma soprattutto perché è il primo attore, in ordine di tempo, della giustizia penale”.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
L’utente ha smesso di essere un co-protagonista: sta tornando a essere un semplice consumatore. Piattaforme nate come luoghi dove interagire fra amici, condividendo contenuti, stanno diventando forme di intrattenimento in stile televisivo, destinate al consumo passivo. Il giudizio è di “The Economist”, che nei riassunti è bravo. Facebook compie vent’anni - l’anniversario è stato ricordato su “7-Corriere” da Micol Sarfatti e Matteo Persivale - ed è cambiato il modo in cui usiamo i social. Prima erano “social networks” (reti). Oggi sono “social media”.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 18 febbraio 2024
Quando si affrontano questioni come vita e morte è necessario anzitutto essere ben consapevoli della radicale inadeguatezza di qualsiasi norma le riguardi. La politica che attraverso il suo diritto intendesse perfettamente regolarle in base ai propri fini sarebbe il paradigma di un moderno totalitarismo. Vita e morte sono radicate nel senso angoscioso della mia singolarità. Nessuno può vivere al mio posto e nessuno morire. Ciò significa che io ne sia l’assoluto padrone? Dispongo forse della mia vita come mi piace? Della propria energia miliardi di uomini in passato e oggi sono stati liberi soltanto di poterla vendere. Il mio essere è sempre in relazione - anche quello del monaco lo è, magari solo col suo Dio. E la morte? Non si muore forse anche per gli altri? Anche la mia morte è in relazione con loro, come lo è stata la mia vita. Posso ignorarlo e affermare semplicemente che il morire appartiene a me soltanto e io soltanto sono chiamato a deciderlo? Ciò vale anche per il suicida, anche a lui verrà il pensiero: come la mia morte è destinata a pesare sugli altri? Vi è una responsabilità anche nel morire. Un paradigma puramente individualistico non regge - e tuttavia con quale ragionamento sostituirlo, proprio oggi, quando esso domina incontrastato almeno in Occidente?
di Marzia Amaranto
Il Riformista, 18 febbraio 2024
La violenza di genere rimane un tema caldo nel dibattito pubblico, difatti la discussione sul tema è sempre più presente al punto tale che la Commissione europea due anni fa ha proposto la direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (COM/2022/105), tesa a creare degli standard minimi comuni nei Paesi membri. Le misure previste riguardano la configurazione dei reati e le relative sanzioni, la protezione delle vittime, l’accesso alla giustizia, l’assistenza alle vittime, la prevenzione, il coordinamento e la cooperazione, ma presenta notevoli lacune.
- Migranti. Fugge dall’Iran per salvarsi, ma in Italia trova solo il carcere
- Migranti. 11 ore nei campi, frustate: i racconti-choc degli schiavi dei raccolti
- Russia. Tante versioni per una morte sola. Alexei Navalny risveglia la protesta
- Russia. “Dov’è il corpo di Navalny?”. La madre rimbalzata dal carcere all’obitorio, giallo sulle ultime ore
- Stati Uniti. “Servizio non volontario”: ovvero il lavoro forzato dei detenuti, moderna schiavitù









