a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Giovanni, raccontato dalla sorella Giulia. Giovanni aveva 34 anni quando ha conosciuto una ragazza, con cui condivideva le stesse passioni. Ma lei aveva qualcosa di più, due bambini piccoli, e veniva da una situazione di maltrattamento in famiglia, per cui si era separata dal suo ex e Giovanni aveva visto in lei una persona con la quale costruire una famiglia. A quel punto hanno arredato la casa per iniziare una vita insieme. Anche perché lei non aveva un lavoro, non aveva nulla. Giovanni era tanto innamorato di lei, lui era famoso tra i suoi amici per essere un bonaccione, generoso e anche un po’ ingenuo. E tutte le sue amiche e anche le sue ex lo descrivono come un ragazzo dolce, premuroso e assolutamente non violento. Sono andati a vivere insieme, sommando le loro reciproche fragilità, perché entrambi avevano problemi di dipendenza da alcol e droga, e non sono riusciti a trovare un equilibrio, specialmente che andasse bene per i bambini.
di Elena Valentini*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
L’imputato ha un incondizionato diritto ad ottenere il riesame della propria condanna sulla base di un qualsiasi motivo che possa rivelarsi idoneo a riformarla. Ultimamente, molte sono state le occasioni e le ragioni per puntare i fari sui centri di detenzione per stranieri: il clamore e le nocive polemiche attorno al “caso Apostolico”, a margine del quale le Sezioni unite hanno appena sollecitato la Corte di giustizia UE ad esprimersi sulla disciplina del trattenimento dei richiedenti asilo (come innovata dal decreto Cutro); la volontà di costruire nuovi centri di preparazione al rimpatrio, ostracizzata dagli amministratori locali (anche di centrodestra) e sfociata nella stipula del controverso patto tra Giorgia Meloni ed Edi Rama per creare alcuni C.P.R. e punti di crisi in Albania. Soprattutto: i contenuti di alcune inchieste giudiziarie e giornalistiche, che hanno mostrato le condizioni di vita all’interno di tali strutture contribuendo a spiegare i tanti suicidi tra i loro “ospiti”.
di Mario Iannucci*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Le cause dell’aumento dei suicidi nelle carceri sono naturalmente molteplici: in primo luogo c’è da considerare che il disagio psichico, ormai largamente diffuso anche nella popolazione generale, nelle carceri è enormemente aumentato negli ultimi decenni perché si tende a dargli sempre di più una risposta reclusiva. Il secondo motivo è il “ritiro” della salute mentale dagli istituti di pena. Perché la salute mentale non è soltanto uno psichiatra che viene in carcere tre volte a settimana per qualche ora.
di Suor Anna Donelli
Il Domani, 17 febbraio 2024
In carcere finiscono sempre più detenuti psichiatrici. Le sezioni sono invivibili, con pochi spazi e ancora meno possibilità di ricevere cura. Così nei sani sale la rabbia, nei malati invece gli atti estremi. Da quindici anni sono volontaria nel carcere di san Vittore a Milano, dove mi dedico a chiunque mi chieda qualcosa, senza differenze di età, di provenienza, di cultura e religione. Il mio incontro è con la persona, non con l’autore di questo o quel reato. Parto dalla consapevolezza che ogni persona sia sempre di più di qualsiasi fatto commesso. All’interno di questa relazione di fiducia si può parlare in modo costruttivo, da compagna di viaggio, sperimento i piccoli salti di qualità e i cambiamenti di vita profondi, perchè raggiunti con tanta fatica e pochi aiuti, ma ad un certo punto riusciti.
di Josephine Carinci
ilsussidiario.net, 17 febbraio 2024
Le carceri minorili sono in emergenza: 516 i reclusi al 31 gennaio 2024, un numero mai visto prima dal 2006. Aumento per effetto del decreto Caivano? Tra le statistiche pubblicate dal ministero della Giustizia, c’è un dato che mette in evidenza l’emergenza storica vissuta dal sistema carcerario italiano. 516: è questo il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) al 31 gennaio 2024. Si tratta del più alto numero mai registrato prima d’ora dal 2006, da quando vengono diffuse le statistiche sulla giustizia minorile. Un anno fa, i minorenni e i giovani adulti (18-24 anni) reclusi negli Ipm erano 385, dunque circa un terzo in meno. Il numero è sempre oscillato tra 300 e 450 dal 2006 ad oggi, con alcuni picchi nel 2009 (503) e nel 2012 (508). Quello del 2024, però, li supera e mette in evidenza come il sistema carcerario sia al collasso, anche per quanto riguarda i minori.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 febbraio 2024
Il sottosegretario leghista alla Giustizia delinea le intenzioni del governo in materia di carceri minorili, dopo i dati pubblicati sul Foglio: “C’è bisogno di diversificare l’esecuzione della pena, adattandola alla situazione dei singoli ragazzi”. “Il dipartimento di giustizia minorile non si sta concentrando solo sul carcere. Certo, c’è la necessità di modernizzare le strutture, ma c’è soprattutto bisogno di diversificare l’esecuzione della pena, perché riteniamo che questa debba adattarsi alla situazione dei singoli ragazzi, spesso caratterizzata da fragilità come la dipendenza da sostanze stupefacenti”. Così, intervistato dal Foglio, Andrea Ostellari, sottosegretario leghista alla Giustizia con delega ai minori, delinea le intenzioni del governo in materia di carceri minorili, dopo i dati pubblicati ieri sul Foglio: il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) ha raggiunto quota 516, il numero più alto mai registrato prima d’ora, segno che il problema del sovraffollamento non riguarda più soltanto il circuito penitenziario degli adulti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
I deputati dem Serracchiani e Gianassi vanno all’attacco dell’esecutivo su un tema di giustizia: “Ciò che il governo prospetta è una riduzione minimale che non utilizza gli spazi concessi dalla riforma Cartabia”. Il Partito democratico va all’attacco del governo e lo fa attraverso il tema dei magistrati fuori ruolo, mai forse loro terreno di scontro in materia di giustizia in tale senso. “Stiamo assistendo ormai da settimane - hanno dichiarato i deputati Federico Gianassi e Debora Serracchiani - alla fuga della maggioranza di destra rispetto all’espressione di pareri sui decreti di attuazione della riforma Cartabia, in particolare sui magistrati fuori ruolo e sulle modifiche dell’ordinamento giudiziario che attengono anche al fascicolo di valutazione del magistrato. Questa destra, che a parole si mostra sempre molto muscolare e che in questo primo anno e mezzo di legislatura non ha mai perso l’occasione di fare della giustizia una bandiera ideologica, alla prova dei fatti finisce per scappare”.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
“Per noi la vera riforma della giustizia passa attraverso la separazione delle carriere, il cui esame è stato già avviato in Parlamento. Chiederemo la calendarizzazione per il prossimo mese”, dice il leader di Fi Tajani al Dubbio. “Il governo sarà sempre a fianco di chi lotta per la democrazia, per la libertà di pensiero e per i diritti inalienabili di ogni essere umano. Sono molto colpito dalla morte di Alexey Navalny dopo anni di persecuzione in prigione, ci stringiamo alla sua famiglia e al popolo russo”.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
La vicenda che contrappone il governo italiano alla famiglia Cavallotti (e i tanti procedimenti connessi, dei quali ancora si parla solo tra gli addetti ai lavori) non poteva passare sotto il silenzio di quella parte dell’opinione pubblica che, ai ragionamenti tecnici - che siano giuridici, filosofici o sociologici non importa - preferisce la retorica del “nemico alle porte”, dello stato d’assedio, del “dagli all’untore”. Quella fazione di pensatori, sia consentita questa breve digressione, che vanno in Parlamento, dopo cinquant’anni in Magistratura, a rimproverare al governo di voler abolire i “reati penali” (è vero, è stato detto proprio così), mentre tutti gli operatori del diritto, magistrati compresi, invocano provvedimenti deflattivi, ivi compresa una robusta depenalizzazione.
di Leonardo Filippi*
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
L’articolo su La Stampa dell’ex procuratore di Palermo e di Torino, Gian Carlo Caselli, prende inopinatamente posizione sul “caso Cavallotti”, gli imprenditori palermitani in causa contro l’Italia davanti alla Corte europea, la quale ha giustamente voluto chiedere chiarimenti sull’inquietante vicenda nella quale i fratelli Cavallotti, pur assolti in sede penale dalla partecipazione all’associazione mafiosa, si sono visti confiscare le aziende e ogni loro bene come misura di prevenzione perché indiziati di appartenere all’associazione mafiosa.
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