di Roberta Barbi
vaticannews.cn, 17 febbraio 2024
Da oltre dieci anni l’artista che attraverso la sua arte rappresenterà le parole del Papa per il prossimo percorso quaresimale, porta il bello, il disegno e il fumetto negli istituti di pena italiani. Con la convinzione che “l’arte è capace di superare ogni barriera”. Il disegno che passa in secondo piano perché al centro c’è l’esperienza della condivisione, che crea relazione e, finalmente, affetto. Ma anche responsabilità: “Le opere d’arte devono essere firmate da tutti i detenuti perché sono opere d’arte collettive e partecipative”. Ha le idee chiare, anzi chiarissime Maupal, al secolo Mauro Pallotta, quando parla del suo lavoro tra murales, workshop e laboratori che dal 2011 ad oggi lo porta dentro e fuori gli istituti di pena italiani grazie anche alla collaborazione di lunga data con l’associazione Operazione Cuore ets. Un format ormai collaudato, il suo, quando si confronta con i detenuti, all’insegna della democraticità: “Inizio presentando una rosa di argomenti possibili - esordisce - poi si preparano dei bozzetti su ognuno di questi argomenti e alla fine se ne vota uno. Quello che riceve più voti, poi si riproduce sul muro tutti insieme”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
Il suicidio di Ousmane Sylla, un giovane gambiano di soli 21 anni, avvenuto il 4 febbraio scorso nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria a Roma, ha evidenziato le criticità e le ingiustizie del sistema di detenzione amministrativa per i migranti. Giunto in Italia con la speranza di una nuova vita, Ousmane ha invece trovato solo dolore e disperazione. Soumaila Diawara, scrittore e attivista politico maliano rifugiato in Italia, ha sottolineato che il giovane non soffriva di disturbi mentali, ma è stato spinto al gesto estremo dalle leggi propagandistiche del governo italiano, che hanno prolungato i tempi di detenzione nei Cpr fino a 18 mesi.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 17 febbraio 2024
La Corte di Cassazione ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Ue di pronunciarsi in via pregiudiziale sulla legittimità della garanzia di circa 5.000 euro per i richiedenti asilo che vogliano evitare il trattenimento durante la “procedura accelerata in frontiera”. La Corte di Cassazione a Sezioni civili riunite ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CgUe) di pronunciarsi in via pregiudiziale su una delle norme più controverse del cosiddetto decreto Cutro: quella che prevede il pagamento di una “garanzia finanziaria” di 4.938 euro da parte dei richiedenti asilo provenienti da paesi terzi sicuri che vogliano evitare il trattenimento durante la “procedura accelerata in frontiera”.
di Nello Scavo
Avvenire, 17 febbraio 2024
Con una sentenza definitiva viene condannato il comandante di una nave privata italiana che aveva soccorso 101 naufraghi e li aveva poi consegnati a una motovedetta libica. La Libia è “porto non sicuro” e facilitare la riconsegna dei migranti alle autorità di Tripoli è un crimine. Ora c’è una sentenza definitiva, che avrà conseguenze sui processi e le indagini in corso, oltre che ricadute sulle scelte politiche. La Corte di cassazione ha infatti confermato la condanna per il comandante di un rimorchiatore italiano che aveva soccorso 101 migranti e li aveva poi affidati a una motovedetta libica.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 17 febbraio 2024
È accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina l’ex no global Luca Casarini che nel settembre 2020 salvò, portandoli a Pozzallo, 27 migranti (in cambio di denaro dirà l’accusa). “Non avevo dubbi che lo avrebbe fatto: questo è un processo politico al soccorso in mare, un’attività ritenuta ostativa delle politiche di violazione dei diritti umani”, ha tuonato mercoledì scorso l’ex no global Luca Casarini, uscendo dall’aula del tribunale di Ragusa dove è in corso l’udienza preliminare del processo che lo vede imputato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
di Alfredo Marsala
Il Manifesto, 17 febbraio 2024
Ascoltato al processo Open Arms in corso a Palermo, il ministro conferma l’indirizzo politico: prima l’accordo Ue poi lo sbarco. Stavano tutti bene sull’Open Arms. Nessuno era in pericolo di vita. E i migranti che si gettavano in mare lo facevano, probabilmente, solo per potere sbarcare il prima possibile. Del resto, è la versione del ministro Matteo Piantedosi, la ong spagnola non aveva chiesto aiuto alla guardia costiera libica, aveva rifiutato di consegnare una trentina di naufraghi a Malta e aveva declinato il posto sicuro offerto da Madrid, e poco importa che se per raggiungere il porto delle Baleari bisognava navigare ancora per giorni. Il teste della difesa, allora capo di gabinetto al Viminale, consegna agli atti del processo la sua verità: se il Cirm e l’Usmaf avessero certificato che a bordo i migranti avevano problemi di salute, di igiene o c’era un pericolo per l’incolumità dei naufraghi il governo Conte avrebbe dovuto aprire un porto sicuro nonostante “l’indirizzo politico” fosse chiaro: prima l’accordo con i Paesi dell’Ue per la redistribuzione e poi lo sbarco, costi quel che costi.
di Francesco Brusa
Il Manifesto, 17 febbraio 2024
Il decesso in carcere dell’oppositore più noto di Putin. Il Nobel Muratov: “Torturato e ucciso dal regime”. Secondo le autorità “il detenuto si è sentito male dopo una passeggiata”. Ma nessuno ci crede: “È omicidio”. Una morte annunciata? Era ormai parecchio tempo che si temeva per le sorti dell’oppositore politico russo Alexey Navalny - sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento nel 2020, poi incarcerato l’anno successivo e infine a dicembre scorso trasferito nella remota colonia penale Ik-3, vicina al Mar Glaciale Artico - ma la notizia della sua scomparsa ha chiaramente provocato uno shock internazionale.
di Davide Varì
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
Lo zar questa volta ha sbagliato i suoi calcoli. Perché questa morte ci fa ripiombare nella realtà, nella consapevolezza che la guerra che si combatte a Kiev riguarda la libertà di noi tutti. E il corpo senza vita di Navalny è lì a ricordarcelo. Navalny è morto, è morto in una prigione russa. È morto ammazzato dal regime di Putin. E a questo punto non è importante sapere se a provocare la sua morte sia stato un veleno degli uomini dell’Fsb oppure, come dice la stampa di regime, se si sia trattato davvero di un’embolia. Di certo possiamo fidarci delle parole di Dmitry Muratov, il dissidente, il Nobel per la pace, la voce storica di Novaya Gazeta: “Sono sicuro - ha scritto Muratov, - che il coagulo di sangue (se è stato lui) è una diretta conseguenza della sua 27esima condanna in cella di punizione. Cos’è una cella di punizione? Immobilità, cibo ipocalorico, mancanza d’aria, freddo costante. Alexei Navalny è stato sottoposto a tormenti e torture per tre anni. Come mi ha detto il medico di Navalny, e il corpo non può sopportarlo”.
di Luigi De Biase
Il Manifesto, 17 febbraio 2024
Aveva quasi 47 anni, metà dei quali spesi contro il Cremlino. La Russia al centro di tutto, anche con l’appoggio Usa. Le sentenze, il veleno, il fegato di tornare. “Com’era prevedibile”. Da qualche tempo queste tre parole sono pericolosamente in grado di spiegare tutto quel che avviene in Russia. “Com’era prevedibile” a febbraio di due anni fa Vladimir Putin ha ordinato l’invasione in Ucraina dopo avere assistito al fallimento della spericolata strategia che aveva scelto per ottenere nuovi accordi nel campo della sicurezza con l’amministrazione americana e con i governi europei. “Com’era prevedibile” ieri nella colonia penale di Kharp, nell’estremo nord del paese, è morto Alexeij Navalny, l’ultimo oppositore politico di Putin, l’unico, sostengono molti, davvero temuto al Cremlino. Un evento, viene da pensare, che tutti avevano messo in conto e che nessuno è mai stato in grado di impedire. Perché tutto il potere è finito a una sola persona, o quantomeno a una ristretta cerchia di persone.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 17 febbraio 2024
Ma il prossimo inquilino della Casa Bianca non farà nulla per cancellarla. Anche se le esecuzioni sono diminuite rispetto a vent’anni fa, dal 2021 il trend è in aumento. L’azoto è la nuova frontiera anche se la gran parte degli statunitensi, per la prima volta, crede che le sentenze siano emesse in modo ingiusto. “Quando l’ho visto con la maschera addosso, sembrava un’altra persona rispetto a quella a cui avevo dato l’estrema unzione cinque minuti prima. Il viso cambiava colore dal rosso al blu, al viola; i bulbi oculari erano sporgenti, le labbra gonfie. Appena hanno attivato l’azoto, ha provato a dimenarsi, pareva che la testa stesse per esplodere”. Il reverendo e attivista Jeff Hood è convinto che, se gli americani avessero visto come si è spento il detenuto Kenneth Smith, quel 53% di loro che ancora approva la pena di morte avrebbe cambiato idea.
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