di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2024
Castagna (ex capo area educativa alla Pulce): “Dobbiamo ascoltare queste persone, conoscerle. Serve una formazione più approfondita del personale di polizia e c’è bisogno urgente di psicologi e volontari”. “Cosa si prova a vedere quelle immagini? Ci cadono le braccia. La sensazione è che, con tanta fatica e molto tempo, si riesce a fare un passettino in avanti. E così invece, in un colpo solo, si fanno venti passi indietro”.
di Claudia Fortini
Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2024
Bondeno, la proposta di don Giorgio della struttura Accoglienza di Salvatonica: “I detenuti prossimi a fine pena potrebbero esser inseriti da noi per fare lavori utili”. Un appello allo Stato o a chi ne ha competenza, per sgravare l’affollamento delle carceri. Una proposta che è già un impegno quotidiano di vita e che vuole far riferimento a persone di buona volontà. Lo lancia in punta di piedi, ma con il cuore in mano, don Giorgio Lazzarato, che porta avanti la comunità Accoglienza di Salvatonica.
trevisotoday.it, 16 febbraio 2024
Bilancio positivo per il progetto “Attivati”: i partecipanti, tra i 24 ei 50 anni, hanno seguito il corso come operatori di sistemi elettrici ed elettronici. Traguardo importante per la rieducazione e per dare una prospettiva lavorativa al fine pena. Bilancio più che positivo per il progetto “Attivati” che ha visto protagonisti undici detenuti del carcere di Santa Bona a Treviso, coinvolti in un corso di teoria e pratica in laboratorio che li ha formati come operatori di sistemi elettrici ed elettronici. Un percorso professionale che ha consentito loro di ottenere un attestato riconosciuto dalla Regione Veneto che certifica i risultati dell’apprendimento. Il bagaglio di competenze acquisite potrà quindi essere speso al termine della pena per entrare con maggiore facilità nel mercato del lavoro e per meglio reinserirsi nel tessuto sociale.
di Alessandro Gatta
bresciatoday.it, 16 febbraio 2024
A Canton Mombello un corso di formazione per interventi di Primo Soccorso che ha coinvolto diversi detenuti: uno di questi salirà su un’ambulanza del 118. Il Progetto Papillon, unico in Italia, ora anche a Verziano. Il reinserimento dei detenuti nella società, dando loro una chance per rinnovarsi e “guardare al futuro”, magari con una professione “socialmente utile” e che possa comunque garantire un reddito medio sufficiente a creare una prospettiva di reinserimento. E’ stato presentato a Brescia il Progetto Papillon 2013: dopo la prima parte (da giugno a ottobre dello scorso anno), in cui 12 detenuti hanno concluso felicemente un percorso formativo di primo soccorso (da 60 ore) si realizza finalmente l’obiettivo di rendere operativo almeno uno dei corsisti su un mezzo di soccorso d’emergenza del 118, presso un’associazione di volontariato della Provincia di Brescia.
Il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2024
Rinvio a giudizio per quattro agenti della Polizia locale di Sassuolo accusati di tortura aggravata, abuso di potere e falso ideologico. Secondo la ricostruzione fatta giovedì 15 febbraio in tribunale a Modena, i quattro avrebbero sottoposto a tortura, all’interno dell’ospedale di Sassuolo, un uomo originario del Marocco. Il pubblico ministero Lucia De Santis aveva ribadito davanti al giudice le accuse. L’udienza del processo è convocata per il 7 maggio 2024.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 16 febbraio 2024
Nuovo allestimento al Teatro Puntozero del carcere minorile, repliche fino a domenica. Sul palco tanti debuttanti. Un sedicenne: “Prima non avrei mai pensato di poter recitare”. Il sipario sollevato a metà si arriccia sopra il palcoscenico e sembra una nuvola rossa che avvolge gli attori: sedici ragazzi e ragazze, di cui oltre la metà detenuti o provenienti da comunità, tra i 16 e i 24 anni. È la magia del teatro che irrompe nella vita. E che può trasformarla, con meraviglia e stupore. Un sogno messo in scena al Teatro Puntozero del carcere minorile Beccaria.
di Laura Marzi
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Donne “cattive”. Cinquant’anni di vita italiana, di Liliana Madeo (Miraggi Edizioni, pp. 224, euro 20) è una raccolta di storie di donne che hanno infranto la legge, o diventando delle vere e proprie criminali oppure, nella maggior parte dei casi, contravvenendo alle norme sociali imposte. L’idea è particolarmente interessante considerato che ci compete più che il ruolo da carnefice quello delle vittime, anche per ragioni inoppugnabili: le donne continuano a essere uccise per il solo fatto di essere delle donne e, d’altra parte, delinquono molto poco. Solo il 4,2 per cento dei detenuti nelle carceri italiane appartiene al genere femminile (rapportoantigone.it), forse anche per questo dato incontrovertibile, tra le storie raccontate da Liliana Madeo solo tre sono ascrivibili a racconti di crimini.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
“Pubblico ministero. Un protagonista controverso della giustizia” è il titolo del bel libro di Edmondo Bruti Liberati, utilissima guida per chiunque intenda approfondire il tema. L’ordito del testo è articolato in quattro parti: la prima dedicata all’evoluzione della figura del pubblico ministero nei diversi ordinamenti da quello angloamericano a quelli del Europa continentale; la seconda al reclutamento e agli aspetti funzionali di una Procura con interessanti digressioni sullo strumento, definito “odioso” ma indispensabile, delle intercettazioni telefoniche; la terza al diverso ruolo svolto dal pubblico ministero nella tradizionale opposizione tra processo accusatorio e modello inquisitorio; la quarta ai discussi temi della obbligatorietà nell’esercizio dell’azione penale, dei criteri di priorità recentemente introdotti dalla riforma “Cartabia” e della separazione delle carriere.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 16 febbraio 2024
Votata a maggioranza una riforma che fa dell’eccezione una regola. Anche il gruppo S&D, salvo poche voci contrarie, è pronto ad approvarla in plenaria. E il governo italiano non si accorge della fregatura. Mercoledì scorso la Commissione LIBE (Libertà, Giustizia ed Affari Interni) del Parlamento Europeo ha votato a maggioranza - contrari gli eurodeputati italiani Pietro Bartolo e Laura Ferrara - i testi legislativi di riforma del sistema europeo di asilo frutto dell’accordo tra Commissione Europea, Parlamento e Consiglio. Alcuni di questi, in particolare il Regolamento sulle procedure comuni per l’esame delle domande di asilo, presentano aspetti di inaudita gravità. Si assiste al totale ribaltamento della logica giuridica in base alla quale le procedure ordinarie si applicano alla maggior parte delle situazioni, mentre deroghe e limiti possono essere previsti solo per casi particolari tassativamente circoscritti. Il testo prevede che gli Stati possano applicare le procedure speciali di frontiera sia a coloro che hanno presentato domanda di asilo a un valico di frontiera esterna, sia a coloro che lo hanno fatto senza indugio dopo essere stati fermati mentre effettuavano un attraversamento non autorizzato, sia a coloro che giungono nel territorio di uno Stato membro a seguito di un’operazione di salvataggio in mare. Ciò vale anche per famiglie, minori e minori non accompagnati. Si parla della quasi totalità dei richiedenti asilo in Europa. L’applicazione della procedura speciale comporta forme più o meno drastiche di restrizione della libertà: confinamento fino a 12 settimane, estendibili a 16.
di Antonio Bravetti e Francesco Olivo
La Stampa, 16 febbraio 2024
Il richiamo della premier in Consiglio: “Adesso andiamo tutti in Libia e Tunisia”. Monsignor Perego sull’accordo con l’Albania: “Soldi buttati in mare, uno spreco”. Il nuovo fronte, inatteso, lo aprono i vescovi. Proprio nei minuti in cui la premier rivendica in Consiglio dei ministri il “consistente calo degli sbarchi negli ultimi quattro mesi”, la Conferenza episcopale italiana prende una posizione durissima sui migranti: “L’Italia è incapace di accogliere” e l’accordo con l’Albania sono “soldi buttati in mare”. Da Palazzo Chigi trapelano “stupore” e “irritazione” per le parole che arrivano dai vescovi, appena due giorni dopo gli incontri per l’anniversario dei Patti Lateranensi. Antonio Tajani difende i “soldi ben spesi”, mentre FdI restituisce lo schiaffo: “La Cei chiarisca i finanziamenti alla Mare Jonio di Casarini”.
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