Ristretti Orizzonti, 22 ottobre 2023
Un ricordo di Sergio Staino, amico di Ristretti e del Dado Galeotto (Incontro avvenuto in redazione nel mese di aprile 2006). Sergio Staino in un incontro in redazione ci ricorda, commentando le vignette di Graziano Scialpi, che “occorre una grossa maturazione interna per arrivare a fare della satira e dell’ironia, soprattutto quando si toccano cose che ti fanno soffrire, in cui sei dentro, in cui sei partecipe e sei partecipe come vittima”
di Dacia Maraini
La Stampa, 22 ottobre 2023
La morte di Sergio Staino mi addolora molto, primo perché con lui se ne va un grande vignettista, un critico attento e acuto della realtà italiana e secondo perché perdo un amico affettuoso e gentile. Il suo Bobo ha accompagnato l’immaginazione di molti italiani, soprattutto quelli di sinistra. Lui si dichiarava marxista, ma è sempre stato critico verso gli eccessi e le debolezze della sinistra. Le sue vignette sull’Unità e su Tango, che sono impresse nella mia memoria e certamente anche in quella collettiva, sono una dimostrazione perfetta di questa sua libertà. Una libertà che mi ricorda Pier Paolo Pasolini: come lui, Staino aveva una personalità anarchica, e non credeva nella fedeltà al partito, non issava bandiere o inseguiva parole d’ordine. Era un battitore libero e per questo molto spesso si è fatto nemici tanto a destra quanto a sinistra: anche questo condivideva con Pasolini. E poi aveva un cuore schivo e generoso. Se vedeva un amico in difficoltà, si rendeva disponibile.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 22 ottobre 2023
Il vignettista aveva 83 anni. Da Tango alla direzione dell’Unità, era rimasto ancorato ai valori di giustizia sociale, inclusione e multiculturalismo
Sergio Staino che vedeva senza occhi, sempre fedele ai suoi sogni. Sergio Staino ci vedeva benissimo. I suoi occhi non funzionavano più, si erano progressivamente spenti. Ma lui vedeva. Caspita se vedeva. Anche se nell’ultima telefonata mi disse, senza apparente disperazione: “Ormai è finita, sono cieco”. Ma ciechi erano stati Omero, Milton, Saramago, Borges, Andrea Camilleri, Vittorio Foa, l’ultimo Monet. Come loro però vedeva le cose del mondo e le traduceva in immagini, parole, opinioni.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 22 ottobre 2023
Ormai siamo diventati indifferenti di fronte alle guerre e alle stragi. Dimentichiamo e rimuoviamo tutto in fretta. Invece dovremmo ricordare. Per imparare a reagire. Un anno fa, il 13 ottobre 2022, iniziava la XIX legislatura: dodici mesi dopo, siamo impietriti davanti a una nuova guerra e ascoltiamo le grida d’aiuto, guardiamo il fumo delle esplosioni, litighiamo sui social, togliendo dalle amicizie chi non è d’accordo con noi. Dimenticheremo anche questo?
di Alessandro Longo
L’Espresso, 22 ottobre 2023
La sorveglianza dei regimi da una parte contro i tentativi di aggirare la censura dall’altra: è nel digitale che si combatte lo scontro per la libertà. E questo riapre il dibattito sull’enorme potere detenuto dalle piattaforme e sulla loro regolamentazione.
“Il termine attivista di per sé non vuol dire nulla. È l’azione concreta a riempirlo di significato”
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 22 ottobre 2023
La definizione è ormai inflazionata e, spesso, priva di senso. Per incidere davvero nelle lotte di liberazione contro le classi di oppressori sono richiesti ascolto, rinuncia ai privilegi e, soprattutto, la disponibilità ad agire. In altre parole, complicità e non mera adesione a una causa. Non c’è nulla di naturale o inevitabile nel denaro, nel debito, nei diritti di proprietà o nei mercati; sono sistemi simbolici che traggono la loro efficacia dalla convinzione collettiva che debbano esistere per forza. Questo non significa necessariamente invocare il primitivismo o essere contro la civilizzazione, ma significa aspirare a un sistema di pensiero che non associ ciò che è storicamente radicato con qualcosa di necessariamente futuribile.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 22 ottobre 2023
La qualificazione dell’aggressione di Hamas come un atto di guerra, anziché come un crimine efferato da combattere con gli strumenti del diritto, e la conseguente risposta israeliana della guerra hanno già prodotto i loro terribili effetti: l’imposizione a un milione di palestinesi di lasciare le loro case e di affollarsi al sud del loro minuscolo territorio, l’assedio di Gaza che sta lasciando senza cibo né acqua due milioni di persone, i bombardamenti sulle popolazioni civili che hanno già provocato più di 4.000 morti, di cui 1.400 bambini, e decine di migliaia di abitazioni distrutte.
di Ettore Sequi
La Stampa, 22 ottobre 2023
Secondo il diplomatico e politico israeliano Abba Eban, la storia insegna che uomini e nazioni si comportano più saggiamente quando hanno esaurito tutte le alternative. Siamo ancora scossi dall’orribile azione terroristica di Hamas contro Israele e profondamente toccati dalle terribili immagini di vittime civili palestinesi. Proprio per questo ci domandiamo se esista una alternativa di buon senso alle conseguenze possibili di questo orrore. Probabilmente si, ma occorre tenere conto di alcuni vincoli, locali e generali.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 22 ottobre 2023
La guerra tra Tel Aviv e Hamas si sposta anche nelle carceri. Il ministero della Pubblica sicurezza israeliano ha approvato questo giovedì una serie di “nuove misure repressive” nei confronti dei detenuti palestinesi che permette di “imprigionare detenuti anche in numero superiore alla capienza delle celle”, con indicazioni anche per una “drastica riduzione per l’utilizzo di acqua, elettricità e cibo”. “Israele si sta vendicando con i prigionieri palestinesi all’interno delle sue carceri”, ha affermato il presidente della Palestinian Prisoners Society, Daqoura Fares, che ha denunciato “brutali abusi contro centinaia di detenuti nelle ultime due settimane”.
di Antonella Napoli
L’Espresso, 22 ottobre 2023
Il nuovo ambasciatore denuncia un tentativo di corruzione legato al rilascio dei documenti. Il rappresentante diplomatico ucciso aveva già avviato accertamenti e affrontato un funzionario. Dalla Farnesina alla Procura di Roma, l’inchiesta sul presunto racket di visti nell’ambasciata italiana a Kinshasa che fanno da sfondo all’omicidio dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio aprono nuovi scenari. Il ministero degli Affari Esteri italiano è pronto a inviare gli ispettori dopo aver richiesto alla sede diplomatica nella Repubblica democratica del Congo alcuni atti, oltre agli esposti di irregolarità presentati da cittadini congolesi, che non erano ancora stati acquisiti.
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