di Chiara Saraceno
La Stampa, 21 ottobre 2023
Una manovra attenta alle famiglie e ai ceti medio-bassi: così la premier ha presentato la bozza della legge di stabilità. Un’attenzione certo apprezzabile, che va verificata nella sua effettiva sostanza e coerenza. Per i ceti medio-bassi, a prescindere dalla composizione familiare, c’è la proroga del cuneo fiscale, ma solo per un anno e il rifinanziamento della carta acquisti alimentari per famiglie con ISEE fino a 30.000 euro. Carta tuttavia che esclude sia i percettori di indennità di disoccupazione, a prescindere dal loro ISEE, sia i beneficiari del Reddito di cittadinanza e dal 2024 dell’Assegno di inclusione, che per definizione non possono avere un ISEE superiore ai 15.000 euro, sia i percettori del sostegno di inclusione attiva, che devono avere un ISEE ancora più basso. Esclusi, quindi, sono proprio i più poveri i cui bisogni alimentari sono evidentemente valutati come meno consistenti o meno legittimi. Contestualmente, si rimanda sine die la discussione in aula parlamentare del salario minimo, evidentemente considerata questione irrilevante con buona pace di chi ha contratti da 5 euro lordi l’ora. Ed invece si prospetta un ulteriore sconto per gli evasori fiscali. In conclusione, l’attenzione per i ceti economicamente più modesti appare se non altro un po’ contraddittoria, oltre che di breve respiro.
di Luca Mattiucci
La Repubblica, 21 ottobre 2023
A crescere sono i tempi di detenzione media (+1700%) e le manutenzioni straordinarie (15 milioni di euro): un migrante nel ‘98 attendeva 30 giorni, oggi è “detenuto” per 540 giorni. Un sistema costoso e inumano, spesso ingovernabile, che negli anni è divenuto lo strumento per rimpatri accelerati dei cittadini tunisini, che nel solo arco 2018-2021 rappresentano circa il 50% delle persone in ingresso in un CPR e ben il 70% dei rimpatri. Eppure i migranti tunisini sono solo il 18% degli arrivi via mare tra il 2018 e il 2023.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 21 ottobre 2023
La “verità” costruita di volta in volta dagli opposti apparati della propaganda finisce sempre per allontanare la possibilità di giungere ad accordi di pace. “Attenzione: maneggiare con cura”. Mai come oggi la scritta stampata sulle casse di tritolo dovrebbe ispirare le notizie sulla guerra. Cos’è successo all’ospedale Al-Ahli di Gaza? È stato “distrutto” o è ancora in piedi? Perché i “471 morti” non vengono ostentati da mille foto? Di chi è stata davvero la responsabilità? Insomma: di chi ci si può fidare? Meglio andarci cauti, dice la storia. Perché, ammonì Francis Bacon, “l’uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero”. E la verità è sballottata da opposte propagande.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 21 ottobre 2023
Slitta ancora l’apertura del valico di Rafah. Israele si prepara all’invasione di terra: “Stiamo arrivando”. Ci vorranno ancora uno-due giorni per permettere l’apertura del valico di Rafah agli aiuti umanitari che dovrebbero portare sollievo a Gaza. Lo ha ribadito ieri sera anche il presidente americano Joe Biden, dopo che le Nazioni Unite avevano dichiarato l’impossibilità di entrare soprattutto a causa delle condizioni del posto di confine. Il valico, infatti, è stato fatto oggetto di bombardamenti da parte israeliana e le vie di accesso sono in condizioni pietose, con molti crateri provocati dai colpi degli aerei. Per tutto il giorno, si è lavorato per rimuovere i blocchi di cemento messi per evitare il passaggio e riempire i buchi. I primi 20 camion dovrebbero quindi varcare entro due giorni il valico, oltre 100 quelli che aspettano, più di tremila tonnellate gli aiuti pronti a entrare a Gaza. “Questi - ha detto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres che ha visitato il valico di frontiera di Rafah tra l’Egitto e la Striscia di Gaza - non sono solo camion, ma un’ancora di salvezza. Sono la differenza tra la vita e la morte”.
di Giada Valdannini
spazio50.org, 20 ottobre 2023
Grazie agli sgravi fiscali previsti dalla legge Smuraglia, Seconda Chance opera nei penitenziari mettendo in contatto imprenditori e persone recluse. La storia di chi ha trovato una nuova strada. “La possibilità di una vita differente, io credo che la meritiamo tutti”. Gabriella Cucchiara non ha dubbi. Ha scelto di assumere due ragazzi - uno di 30 e l’altro di 46 anni - e di dare loro una seconda opportunità: quella di ripartire da sé, dal lavoro, dalla propria autonomia. Un’occasione tanto più formidabile se si pensa che questi due uomini - uno di Roma, l’altro di Catania - vengono diretti dal carcere Petrusa, a Favara.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 ottobre 2023
Nell’udienza di ieri, giovedì 19 ottobre, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo insieme agli organi centrali di polizia ha chiesto la revoca del regime del 41 bis per Alfredo Cospito. La notizia è stata confermata dal suo avvocato, Flavio Rossi Albertini. Questo non è un fatto da poco. La Dna ha sottolineato davanti ai giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma di avere una sezione specifica che si occupa del terrorismo di matrice anarchica. Diversi pubblici ministeri che hanno seguito le vicende che hanno dato origine al 41 bis concordano nel ritenere che non sussistano più le condizioni per continuare con questa misura restrittiva. L’ufficio della direzione nazionale concorda con questa linea, pertanto ha ribadito la necessità della revoca. Questa valutazione è di vitale importanza, visto il contesto da cui proviene. La decisione finale spetterà ai giudici nei prossimi giorni, ma questa volta sembrano esserci buone speranze per Cospito.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 20 ottobre 2023
La richiesta avanzata insieme agli organi di polizia, davanti al Tribunale del riesame di Roma, per il detenuto anarchico. Per gli avvocati, è “ridimensionata l’enfatizzazione della sua caratura criminale”. È ora di revocare il 41 bis al detenuto anarchico Alfredo Cospito, recluso nel carcere di Sassari. A chiederlo questa volta è la stessa Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che ieri, insieme ad alcuni organi di polizia, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Roma ha di fatto accolto le istanze dei difensori, gli avvocati Flavio Rossi Albertini Rossi e Margherita Pelazza, che hanno sottolineato come sia cambiata la condizione del 57enne abruzzese che per sei mesi ha portato avanti con varie modalità uno sciopero della fame contro il regime di “carcere duro” cui è costretto dal maggio 2022. Il tribunale si è riservato di prendere una decisione nei prossimi giorni.
di Andrea Ossino
La Repubblica, 20 ottobre 2023
Il quarantaduenne romano è stato trovato impiccato nel penitenziario Massama di Oristano il 12 ottobre del 2022. La sorella: “Le nuove prove dicono che non fu suicidio. Ora subito l’autopsia”. “Sicuramente ha preso qualche pugno. Comunque alla fine è stato strangolato e hanno fatto come se si fosse suicidato”. Dopo un anno qualcuno ha parlato. E ha spiegato che dietro alle strane coincidenze che ruotano intorno alla morte di Stefano Dal Corso c’è un altro scenario. Una visione finora offuscata da indagini lacunose che non permettono di affermare con certezza cosa sia accaduto al detenuto romano trovato impiccato nella cella numero 8 del carcere Massama di Oristano, il 12 ottobre del 2022.
di Liana Milella
La Repubblica, 20 ottobre 2023
E sulla prescrizione: “Non si torni indietro”. Dura conferenza stampa al Senato dei dem: “La Cartabia sta funzionando e ha ridotto del 30% i tempi dei processi in Appello”. A tutto campo il Pd al Senato contro il governo sulla giustizia. I meloniani? Non sono “garantisti”, vedi caso Apostolico. Non sanno fare le riforme, tolgono l’improcedibilità di Cartabia quando sta riducendo i tempi dei processi in Appello e rispetta le previsioni del Pnrr. Non sono capaci di scegliere un Garante dei detenuti, come dice Alfredo Bazoli, all’altezza di quello uscente, Mauro Palma, “il Garante dei garanti”. Mentre il Guardasigilli - accusa la responsabile Giustizia dei Dem Debora Serracchiani - “non sappiamo neppure dov’è, visto che tutto quello che sta avvenendo sulla giustizia è l’esatto opposto di quello che lui ha sempre detto proprio sulla giustizia”. Le riforme meloniane? Per usare le parole della vice presidente del Senato Anna Rossomando siamo “all’archeologia giudiziaria”. Mentre Walter Verini, sul caso Cospito, parla di un atteggiamento “farisaico” di Nordio, visto che avrebbe potuto sospendere quel 41bis già a gennaio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 ottobre 2023
Serracchiani: “Ora riabilitano la legge del nostro Orlando sui tempi di estinzione dei reati, ma all’epoca la avversarono”. Rossomando: “Il ddl penale è velleitario”. I dem contro il ministro della Giustizia: i processi accelerano grazie alla Cartabia, lui li vuole stravolgere. C’è un allarme giustizia: a sostenerlo è stato ieri il Partito democratico, in una conferenza stampa che già dal titolo, “La giustizia in ginocchio ai tempi della destra”, si annunciava come un attacco alle politiche della maggioranza e del governo, a partire dal dossier prescrizione.











