di Eleonora Camilli
La Stampa, 16 febbraio 2024
L’Oim: “Non c’è stato un crollo degli arrivi e non c’è nessun problema emergenziale”. Diminuiscono gradualmente gli arrivi dei migranti sulle coste italiane, ma raddoppiano i morti in mare. La rotta di chi cerca un futuro in Europa si sposta di nuovo dalla Tunisia alla Libia e si fa sempre più pericolosa. Dopo l’aumento dello scorso anno, che ha portato i numeri degli sbarchi a quota 157mila (il 67% in più rispetto all’anno precedente), da ottobre c’è stata una lieve inversione di tendenza. Che si conferma a inizio anno: fino a ieri sono 4.028 le persone approdate nel nostro Paese via mare. Nel 2023, nello stesso periodo, erano 7.587. In particolare, la diminuzione si nota sulle partenze dalla Tunisia, che l’anno scorso hanno registrato un flusso record (+220% sul 2022) diventando la principale rotta verso l’Italia.
di Matteo Marcelli
Avvenire, 16 febbraio 2024
Il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, monsignor Gian Carlo Perego, si scaglia contro l’accordo Italia-Albania sui migranti, ratificato dal Senato in via definitiva con 93 voti favorevoli e 61 contrari (nessun astenuto). Un’intesa che per l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio dimostra ancora una volta “l’incapacità di costruire un sistema di accoglienza diffusa nel nostro Paese”. In una nota diffusa nel tardo pomeriggio, il presule ha ricordato che l’Italia è ancora “al 16° posto in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo rispetto al numero degli abitanti”, parlando di 673 milioni di euro “veramente “buttati in mare” (le risorse destinate dal governo al progetto ndr.)”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Dieci giorni dopo che il ragazzo si è impiccato nel Cpr di Ponte Galeria la notizia ha raggiunto i parenti a Conakry, capitale della Guinea. Il ragazzo aveva scritto le sue ultime volontà su un muro: “Riportatemi in Africa, mia madre sarà contenta”. La notizia a casa della famiglia, nella capitale Conakry, è arrivata l’altro ieri. Dieci giorni dopo che Ousmane Sylla si è tolto la vita nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, alle porte di Roma. Si è impiccato nell’area esterna della struttura detentiva. Aveva 21 anni, era nato in Guinea. “La madre non smette di piangere. Si sono riuniti in tanti per capire cos’è successo: le due sorelle, il fratello piccolo, le zie, i cugini. Tutti hanno un’unica preoccupazione: che il corpo torni a casa. Sono molto poveri e vivono una condizione di estrema precarietà”, dice al manifesto Elhadj Mohamed Diallo.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 16 febbraio 2024
É arrivata in Calabria. In tre l’hanno accusata di essere la capitana. Ora è detenuta. E le hanno tolto il figlio piccolo con cui è arrivata in Italia. Marjan Jamali ha 29 anni, è partita dall’Iran con il figlio di 8, è arrivata in Turchia e si è imbarcata con un altro centinaio di persone a Marmaris. Dopo cinque giorni di navigazione, soccorsi dalla Guardia costiera italiana, sono sbarcati sulle coste calabresi. Alcuni articoli l’hanno descritta come la prima scafista donna, hanno parlato di “quote rosa tra i trafficanti” e via dicendo. È stato scritto anche che non era il suo primo viaggio, che gestiva la parte economica di un sistema illegale, intascando i soldi di chi voleva arrivare in Italia. Ma la storia non è esattamente così, come emerge da alcuni documenti inediti letti da Domani. Inoltre, la difesa punta molto su una ricevuta di pagamento del viaggio, il suo primo, da passeggera dalla Turchia all’Italia.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 16 febbraio 2024
Nota riservata del dicastero della Salute alle Regioni: potenziare la protezione dei preparati farmaceutici. Il rischio che si alimenti il mercato degli stupefacenti. Un frame video dei carabinieri del Nas che hanno sequestrato nei mesi scorsi sostanze stupefacenti tra cui il Fentanyl, il Ghb, la droga dello stupro e altri principi farmacologici acquistati sul “dark web”. Quanto succede negli Stati Uniti, quell’immane tragedia che solo nel 2022 ha causato 100mila decessi per overdose, è ancora ben lontano dal varcare l’oceano con le stesse proporzioni. Eppure, il segnale di una prima allerta c’è. È giocando d’anticipo, infatti, che l’Italia prova a prevenire la piaga del Fentanyl, il farmaco oppiaceo impiegato nella terapia del dolore che in America s’è trasformato - a causa di una circolazione fuori controllo - in droga di potenza letale.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 16 febbraio 2024
Riccardo Gatti: se questo oppiaceo viene tagliato con altre sostanze, rischia di stravolgere spaccio e consumi. Il timore è che si moltiplichino i furti di fentanili e la loro diffusione. I documenti sono riservati, come riservato resta per ora il motivo per cui l’allerta sui furti di fentanili è aumentata in modo così drastico. “Quello che possiamo immaginare, ma non ho elementi oggettivi per dirlo visto che di questa circolare mi informa il vostro quotidiano, sono due cose: la prima, che furti di fentanili si siano verificati in grandi quantità negli ospedali; la seconda, e forse la più seria, che la circolazione di fentanili stia aumentando e che ospedali e aziende sanitarie locali debbano essere preparate, più preparate di prima, a curare persone che stanno male per aver assunto fentanili”. Riccardo Gatti, tra i massimi esperti di dipendenze nel Paese, medico, specialista in psichiatria e coordinatore del Tavolo regionale della Lombardia proprio sulle dipendenze, legge la circolare diffusa dal ministero della Salute con preoccupazione.
di Anna Maria Merlo
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Venti di guerra. Vertice a Bruxelles con i ministri della Difesa e Stoltenberg: contro Trump e Putin nuovi accordi e promesse per l’Ucraina. Il mondo si riarma a passi forzati. L’Europa è nel pieno della corsa, teme le minacce russe, mentre Putin mette alla prova la stabilità della Nato. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli allarmi da parte di responsabili di paesi europei, dalla Danimarca alla Germania, ai Baltici, che parlano di grandi rischi di guerra nei prossimi anni, cresce la preoccupazione per una Russia ormai in piena “economia di guerra”.
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
L’Europa si scopre a vocazione atomica dietro l’obiettivo del “raddoppio”: spesa per la Difesa europea più spesa per l’Allenza atlantica. Dal welfare al warfare. Avete presente lo straordinario, distopico film di Stanley Kubrick “Il dottor Stranamore”? Ora, senza esagerare, ci siamo dentro, facciamo parte della scenografia di luci accese sulle capitali europee e sui punti di lancio dei missili, della sceneggiatura, ne siamo gli attori non protagonisti; temiamo solo la stessa conclusione tragicomica. Parliamo della deriva militarista dell’intera Europa che ora si ammanta di una generale vocazione atomica, con l’inedita situazione - la Francia ha già la force de frappe e la Gran Bretagna ormai extra Unione è dotata di armamento nucleare - che vede la Germania con il ministro delle finanze Lindner e ora anche i militari della Polonia, interrogarsi sulla necessità concreta del deterrente nucleare.
di Roberto Gramola
La Voce e il Tempo, 16 febbraio 2024
Sono ancora centinaia le persone condannate all’ergastolo senza condizionale per crimini commessi da bambini. Solo nel 2005 la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale la pena di morte per imputati minorenni al tempo del reato. La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre del 1990. L’Italia ha ratificato il documento il 27 maggio 1991 con la legge n° 176 e ne fanno parte 193 Stati. La Convenzione, all’art. 37 prevede che “né la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni”.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 16 febbraio 2024
Un tribunale di Londra deciderà il 20 e 21 febbraio sull’estradizione chiesta dagli Stati Uniti. La moglie ha offerto una conferenza stampa a pochi giorni dal verdetto. “Questa tortura deve finire, è un caso politico e necessita di una soluzione politica, se Julian verrà estradato in America lo chiuderanno in un buco così profondo che non lo vedrò più”. Stella Assange, moglie del fondatore di Wikileaks, parla con accenti disperati e a tratti commossi in una conferenza stampa alla vigilia di quella che potrebbe essere l’ultima udienza di tribunale sull’estradizione richiesta nei confronti del marito dagli Stati Uniti. Martedì e mercoledì prossimo i giudici dell’Alta Corte di Londra saranno chiamati a decidere se Assange ha diritto di ricorrere in appello contro il precedente verdetto che il suo trasferimento negli Usa. Il 52enne giornalista australiano è detenuto dal 2019 nel carcere di Belmarsh nella capitale britannica, dopo avere trascorso in precedenza sette anni chiuso nell’ambasciata londinese dell’Ecuador, che gli aveva prima concesso asilo e poi glielo ha negato, provocandone l’arresto. In America è ricercato per violazione di segreti di stato in relazione alla pubblicazione sul sito delle soffiate da lui fondato di centinaia di migliaia di documenti riservati sulle guerre in Afghanistan e in Iraq, inclusi abusi commessi dalle forze Usa. Per i suoi detrattori ha messo in pericolo la sicurezza nazionale americana. Per i suoi difensori è un eroe della libertà di informazione. “Siamo all’ultima chance”, dice ora la moglie. “Se perdiamo, nel giro di giorni potrebbero metterlo su un aereo per Washington”.









