di Maria Francesca Chiappe
L'Unione Sarda
Il Tribunale di Sorveglianza di Spoleto ha sospeso il procedimento e rinviato gli atti per valutare la legittimità dell’articolo 18 dell’Ordinamento penitenziario. È molto più di un tabù, è qualcosa di cui non parlare, da rimuovere addirittura. Eppure la sessualità dei detenuti è un tema importante, che riguarda la persona, pure se ristretta in un istituto penitenziario dopo una condanna definitiva, se non addirittura prima, quando è ancora in attesa di giudizio. La questione sarà discussa il 5 dicembre dalla Corte costituzionale, dopo che il Tribunale di sorveglianza di Spoleto ha rimesso gli atti per valutare la legittimità dell’articolo 18 dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede che al recluso sia consentito, quando non ostino ragioni di sicurezza, di svolgere colloqui intimi, anche a carattere sessuale, con la persona convivente non detenuta, senza che sia imposto il controllo a vista del personale di custodia.
pisatoday.it, 23 ottobre 2023
"Una situazione drammatica e oramai tristemente cronica". Questo è il quadro che venerdì 20 ottobre ha fatto il Garante dei diritti dei detenuti sulle condizioni del carcere di Pisa, nel corso dell’audizione in Seconda Commissione Consiliare richiesta dal gruppo consiliare Diritti in Comune. "È cronico il sovraffollamento - riporta il consigliere comunale Ciccio Auletta - che vede oggi presenti 260 persone detenute in un istituto che potrebbe contenere 198 persone: lo spazio vitale a persona è inferiore a 3 metri quadri".
di Barbara Apicella
Il Giorno, 23 ottobre 2023
I detenuti del carcere di Monza hanno realizzato fioriere che sono state posizionate in un Giardino Partecipato a Villasanta. Un progetto di rete che ha visto la partecipazione di cittadini, istituzioni e cooperative. Un momento di festa per la salvaguardia dell'ambiente.
di Alessia Da Dalt
triesteallnews.it, 23 ottobre 2023
Oggi, lunedì 23 ottobre, si terrà, alle ore 17.30 in Corso Italia 13, un incontro pubblico dedicato alla presentazione del progetto “Cambiare dentro/costruire fuori. Emancipazione, inclusione, salute mentale per le persone private della libertà”. Il convegno metterà in risalto il grande problema che affligge le carceri italiane e che non risparmia nemmeno la casa circondariale di Trieste: il sovraffollamento. Si discuterà di come l’istituto della città non sia adeguato, dal punto di vista strutturale, a rispondere dei problemi di privacy e di spazi per le attività socializzanti, formative ed educative e della carenza di personale di sicurezza, trattamentale e sanitario esterno. Si riporterà tutto ciò che è stato redatto in una relazione dal Garante nazionale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale.
Gazzetta di Parma, 23 ottobre 2023
Si svolgerà martedì 24 ottobre alle 17.30 nell'Aula Magna dell'Università di Parma un dibattito sull'importanza della formazione in carcere. Interverranno Vincenza Pellegrino, Veronica Valenti e Barbara Cusi. Nel carcere di Parma è attivo da diversi anni un polo formativo che vede la presenza di più scuole e percorsi che aprono anche all'Università, che in questo caso vede coinvolti non solo i docenti ma anche gli studenti della nostra università.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 23 ottobre 2023
Torna la rassegna sull’accoglienza: dal 25 al 28 ottobre numerosi incontri ed eventi in diverse città tra Emilia Romagna e Veneto. «Una voce consapevole espressa dalla società civile per un dibattito». Un diritto, non un’emergenza. Da sostenere con spirito di accoglienza. Questo il filo conduttore del Festival della Migrazione, sul tema «Liberi di partire, liberi di restare», che si terrà da mercoledì 25 a sabato 28 ottobre, organizzato da Fondazione Migrantes della Cei, da Porta Aperta, dal Centro di ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità di Unimore e IntegriaMo. Giunta all’8ª edizione la rassegna prevede incontri e iniziative tra Modena, Carpi, Bologna, Ferrara, Fidenza, Formigine, Mirandola, Soliera, Rovigo, Fiorano Modenese. Tutti gli appuntamenti potranno anche essere seguiti in streaming.
di Laura Aldorisio
Corriere della Sera, 23 ottobre 2023
L’iniziativa di sartoria sociale, nata contro l’abbandono scolastico, ha coinvolto 18 ragazze del quartiere; conseguita la qualifica professionale ora si punta al diploma. Un acronimo che sa di vita nuova. «Tecuma», le sillabe iniziali delle parole «testa-cuore-mani», è il brand desiderato e realizzato da alcune ragazze di Scampia. La loro storia aveva già preso una piega, poi è accaduto l’imprevedibile. Il cuore del quartiere di Napoli, spesso ferito dalla dispersione scolastica, nel 2017 ha, infatti, conosciuto una svolta. Il centro di formazione professionale Eitd, in collaborazione con Ipam, l’Istituto Pontano delle Arti e dei Mestieri, ha avviato una sperimentazione rivolta ai giovani che avevano abbandonato la scuola e che la scuola non era riuscita a trattenere. «Il punto era: come attirarli di nuovo allo studio?», dice Anna Florio, docente dell’Eityd. «Abbiamo diffuso la notizia che avremmo fatto partire il primo corso di operatore dell’abbigliamento, un percorso che va dal fashion design, alla modellistica, fino alla sartoria. Abbiamo presentato il progetto agli assistenti sociali e raggiunto alcuni ragazzi fisicamente casa per casa».
di Massimo Ammaniti
La Repubblica, 23 ottobre 2023
C’è qualcosa nella mente collettiva dei due popoli che li spinge a ripetere gli stessi comportamenti da molti decenni. “Il sonno della ragione genera mostri” è il titolo di un’acquaforte del pittore spagnolo Francisco Goya che lo realizzò nel 1797, nella quale si vede un uomo dormiente sdraiato su una scrivania mentre attorno a lui schiere di uccelli ed animali terrorizzanti lo stanno travolgendo. È un dipinto fortemente evocativo che si riferisce al clima politico di quegli anni e che è sempre attuale nello scenario odierno della guerra in Ucraina e in Israele e nella Palestina. Quello che è successo a Gaza con la distruzione dell’Ospedale e la morte di centinaia di persone, fra cui molti bambini, ha provocato uno scontro mediatico fra Israele e Hamas, ognuno per accusare l’altro per la responsabilità dell’eccidio, prima che si chiarisse che si era trattato di un razzo della Jihad islamica caduto per errore nel parcheggio dell’ospedale. Attribuire le responsabilità all’aviazione israeliana serve a galvanizzare l’odio delle popolazioni arabe contro Israele, mentre nell’altro caso l’opinione pubblica di Israele si convincerebbe ancora una volta di più della necessità di invadere la striscia di Gaza infestata da terroristi. Quello che è mancato in entrambi i popoli è il dolore e la disperazione per la drammatica morte di tante persone, sia che si trattasse dei malati ricoverati in ospedale sia delle famiglie che si erano rifugiate lì, nella speranza di potersi salvare dai bombardamenti. L’odio ha accecato gli occhi di tutti, purtroppo sono morti uomini, donne e bambini che fuggivano terrorizzati, la cui vita è stata cancellata con le loro storie personali fatte di rapporti, di affetti, di desideri e di paure. La stessa cosa è avvenuta nel rave in Israele, dove sono stati massacrati ragazzi e ragazze giovanissimi che si aprivano alla vita e che non avranno la possibilità di viverla. Sono stati anche loro vittime dell’odio e della vendetta implacabile dei militanti di Hamas, che hanno volutamente estirpato i loro sentimenti per divenire giustizieri violenti, che non hanno mai appreso il linguaggio dei sentimenti umani.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2023
All’inizio del nuovo conflitto tra Israele e Gaza, le leadership dell’Unione europea e dei suoi stati membri avevano di fronte a loro due opzioni molto chiare: ribadire l’importanza del diritto internazionale umanitario pretendendone il rispetto da tutte le parti in conflitto, oppure indebolirlo applicando doppi standard. Finora è stata scelta la seconda opzione: sostegno incondizionato a Israele, solidarietà selettiva nei confronti delle vittime. Alla popolazione civile di Gaza tuttalpiù maggiori aiuti, come se si trattasse solo di una crisi umanitaria (innegabile e di dimensione spaventosa) e non anche di una crisi dei diritti umani (per lo più negata e invece di dimensione altrettanto spaventosa).
di Paolo Ferrero*
Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2023
Di fronte all’ennesimo atto del genocidio in corso in Palestina, il sentimento che ci attanaglia è di drammatica impotenza, di sgomento per un orrore a cui assistiamo in tempo reale con la drammatica impressione di non poter fare nulla. Ci rimane una cosa: dire cosa ne pensiamo, cercare di comunicare agli altri umani il nostro pensiero. Questo mi appresto a fare.











