di Riccardo Polidoro*
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
L’opinione pubblica, che è lasciata in una strumentale ignoranza, pur consapevole che dentro le mura di un carcere e nei centri di prima accoglienza si viola costantemente la legge, chiede solo di “buttare la chiave”. I prodotti della terra sono indispensabili, per questo la popolazione è stata al fianco degli imponenti mezzi dalle grandi ruote che hanno bloccato le strade. Chi lavora la terra non deve essere sottopagato e le aziende del settore vanno sostenute e non sfruttate. È questione economica e prima ancora di coscienza! Coscienza che viene oscurata in tema di sicurezza sociale, più volte invocata e per la quale si usano rimedi per la maggior parte repressivi, a cui l’opinione pubblica plaude senza comprenderne la limitata efficacia. Si preferisce la facile punizione, invece di garantire un percorso di cambiamento e di crescita.
di Massimo Lensi
Il Domani, 16 febbraio 2024
Giorgia Meloni punta su più carcere, più reati, più sicurezza e più consenso, populismo lineare. Il Capo del Dap in Commissione Giustizia parla di nuovi accordi con l’Albania, meno sovraffollamento grazie alla costruzione di nuovi istituti, più psicologi e psichiatri in carcere. Elly Schlein torna sul mito della rieducazione e dichiara: “Il carcere al centro per ribaltare il modello Meloni”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 16 febbraio 2024
Sono 20 i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. A Catanzaro e nel Casertano arrestati 40 tra agenti, dirigenti e reclusi per spaccio di droga e telefonini dietro le sbarre. Nelle carceri italiane entra di tutto: droga, telefonini e persino armi. Ma, soprattutto, si impazzisce e si muore per disperazione. Sono arrivati a 20 i suicidi dall’inizio dell’anno: uno ogni 48 ore. Gli ultimi due nelle Case circondariali di Pisa, dove martedì si è impiccato un 64enne sottoposto a regime di semilibertà, e di Lecce, dove la sera prima nella sezione alta sicurezza si era tolto la vita, anche lui con un lenzuolo stretto attorno al collo, un recluso di 45 anni. Nel numero da “brividi” rientra anche il giovane migrante del Gambia che si è ucciso il 4 febbraio all’interno di una cella del Cpr di Ponte Galeria a Roma, nel quale era rinchiuso senza aver commesso alcun reato.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 16 febbraio 2024
A gennaio erano 516 le persone recluse negli istituti penali per minorenni, un record storico. Anche il sistema carcerario minorile, oltre a quello per gli adulti, sta quindi collassando. E a pesare sono anche le misure introdotte col decreto Caivano. C’è un dato, scovato dal Foglio tra le statistiche periodiche pubblicate dal ministero della Giustizia, che fornisce la prova definitiva dell’emergenza storica vissuta dal sistema carcerario italiano. Il dato è 516: è il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) al 31 gennaio 2024. Si tratta del numero più alto mai registrato prima d’ora, cioè da quando dal 2006 sul sito di Via Arenula vengono diffuse le statistiche sulla giustizia minorile.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 16 febbraio 2024
Non serve costruire nuovi istituti ma eliminare la carcerazione preventiva, usare caserme dismesse e fare scontare la pena ai detenuti stranieri nel loro paese d’origine. Il ministro della Giustizia torna sul tema dell’emergenza carceraria. Le prigioni italiane sono sovraffollate e nell’anno appena inziato il numero di suicidi è già record. Per risolvere almeno il problema del tasso di affollamento, la strada non è però quella di costruire nuove carceri, dice il ministro Carlo Nordio. La costruzione di nuovi istituti è “molto difficile per vari vincoli ma si possono usare strutture dismesse, penso sempre alle caserme, per imputati di reati minori e avere strutture per rieducare i detenuti”. Già ad agosto scorso il Guardasigilli aveva proposto questa soluzione. “Indulto e amnistia, che sono stati provvedimenti ‘svuota-carceri’ retaggio della Prima Repubblica, sono sempre delle sconfitte per lo stato. Il modo di deflazionare le carceri esiste, è eliminare la carcerazione preventiva. Abbiamo 23 mila detenuti in attesa di condanna definitiva”, ha ricordato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai microfoni di 24 Mattino su Radio24. “Occorre lavorare molto sui detenuti stranieri per far sì che paghino la loro pena nel loro paese d’origine”, ha aggiunto, ricordando poi che ci sono anche “i tossicodipendenti che andrebbero mandati in comunità perché sono dei consumatori, dei malati da curare”.
di Marco Leardi
Il Giornale, 16 febbraio 2024
Nel vertice intergovernativo tra Italia e Romania, siglati sette documenti d’intesa sui principali argomenti strategici. L’Italia di nuovo protagonista in Europa. Nell’ordierno vertice intergovernativo, il premier Giorgia Meloni ha siglato una dichiarazione congiunta con il primo ministro romeno Marcel Ciolacu: al centro dell’accordo, la cooperazione nel settore della pubblica sicurezza e il contrasto ai fenomeni criminali, con particolare riferimento alla tratta degli esseri umani e all’immigrazione clandestina.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 16 febbraio 2024
Ad eccezione dei marocchini, i detenuti rumeni e albanesi sono gli stranieri più numerosi nelle carceri italiane. Non come una decina di anni fa, ma con cifre di rilievo. Su una popolazione carceraria straniera di 17.700 persone, le persone provenienti dalla Romania sono 2.083 (l’11,6%) e quelle provenienti dall’Albania sono 1.876 (pari al 10,4%). Se in occasione del censimento del 2001 i rumeni in Italia erano (ufficialmente) meno di 100mila, dieci anni dopo sfioravano il milione di presenze. Alla fine del 2002, anno della liberalizzazione dei visti turistici in Romania, il tasso di detenzione dei rumeni in Italia era dell’1%, oggi è sceso allo 0,2%.
di Mauro Bezzecchi
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
Persino Nordio ha fatto capirete il divorzio tra giudici e pm è un intralcio al premierato, unico vero obiettivo di Meloni: ma pur di ottenere il terzo mandato per i governatori (e tenere così Zaia lontano da Roma) Salvini è pronto a usare la riforma delle toghe come arma di pressione. Alla buvette di Palazzo Madama, il presidente della commissione Affari Costituzionali Alberto Balboni, dopo la faticosa mediazione condotta la settimana scorsa sul testo del premierato, ora è alle prese con le sedute-fiume sugli emendamenti, a causa del feroce ostruzionismo delle opposizioni, e quando sente parlare di terzo mandato alza le mani (per usare una formula meno rude di quella passata alla storia). Si limita ad aggiungere che, mentre per il ddl Casellati sull’elezione diretta del premier, i tecnici e gli “sherpa” della maggioranza (lui compreso) avevano un peso nella definizione della trattativa, in questo caso la questione è tecnicamente banale, e quindi squisitamente politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
Stretta al prelievo dei dati nell’emendamento concordato con il governo. Cosa prevede la legge Zanettin. Finalmente oggi in Commissione giustizia di Palazzo Madama, il senatore di Fratelli d’Italia Rastrelli ha presentato in qualità di relatore il suo emendamento, concordato con il Governo, al ddl “Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi e sistemi informatici, smartphone e memorie digitali”, primo firmatario il capogruppo di Forza Italia in 2a Pierantonio Zanettin.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 16 febbraio 2024
Se il giudice non emetterà l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta il sequestro perderà di efficacia. Prima di sequestrare cellulare, dispositivi e sistemi informatici e memorie digitali, il pubblico ministero dovrà chiedere, con decreto motivato, il via libera al giudice delle indagini preliminari. Così pure prima di accedere fisicamente ai dati in essi contenuti. Se il giudice non emetterà l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta il sequestro perderà di efficacia.
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