di Marika Ikonomu
Il Domani, 18 febbraio 2024
Majidi, attivista curdo-iraniana sbarcata il 31 gennaio, è scappata da un regime sanguinario. Arrivata in Italia è stata accusata di aver aiutato il capitano, e ora non può chiedere protezione. Cercava un luogo sicuro e si è ritrovata indagata in Italia, accusata di aver aiutato chi governava l’imbarcazione arrivata sulle coste calabresi il 31 dicembre. È la storia di Maysoon Majidi, attrice e regista in Iran, attivista curdo-iraniana di 27 anni, che vorrebbe richiedere protezione internazionale perché fuggita da un paese in cui è in atto una repressione sanguinaria da parte del regime. Specialmente nei confronti delle donne. Ma ora si trova in un carcere calabrese, a Castrovillari.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 18 febbraio 2024
Dieci i bracciati sfruttati; dalla loro denuncia le indagini per caporalato. Ecco i loro racconti. “Il modo in cui ci trattano è molto brutto. Lavoriamo per 11 ore al giorno e ci appellano in modi molto brutti quando ci chiamano. Ci forzano a fare sempre di più. C’è sempre una persona che ci controlla e, se ci lamentiamo, ci fanno stare a casa il giorno dopo. Mi sento come quando stavo in Libia e mi sento come se dietro di me ci fosse una persona con la pistola”. A parlare è un gambiano di 28 anni, uno dei dieci braccianti immigrati sfruttati sui campi casertani scoperti dall’importante inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere.
di Francesco Brusa
Il Manifesto, 18 febbraio 2024
Il giorno dopo il decesso dell’oppositore in carcere, la famiglia arriva alla colonia penale e denuncia: il corpo non si trova. Centinaia di arresti in giro per il paese. E dalle autorità escono “verità” diverse. Con Navalny è morto un uomo ed è scomparso un simbolo. Non stupisce che anche in una Russia sempre più stretta tra i morsi della guerra e la morsa della repressione, siano tornate le proteste: sono migliaia le persone che in diverse città hanno manifestato in onore dell’oppositore politico appena deceduto.
di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
Mistero sulla salma del dissidente russo. Nel penitenziario siberiano alcune telecamere fuori uso. Un detenuto: “Già la notte precedente era successo qualcosa”. Gli oppositori del Cremlino, i collaboratori di Aleksej Navalny e soprattutto i familiari sono sempre più convinti che la morte del dissidente non sia avvenuta come dicono le fonti ufficiali. Anche perché il corpo del prigioniero più famoso del Paese non viene restituito ai suoi cari e, addirittura, non si sa dove sia. E poi pare che le telecamere di sorveglianza in questi giorni fossero fuori uso.
di Miriam Rossi
unimondo.org, 18 febbraio 2024
È scandalo negli Stati Uniti per un’inchiesta dell’Associated Press recentemente pubblicata. Due anni di raccolta e analisi dei dati sull’uso dei lavori forzati per i detenuti statunitensi hanno restituito le cifre e i principali attori di questo giro di affari milionario che va a garantire profitti in primis a molte note aziende alimentari. Gli Stati Uniti annoverano il maggior numero di detenuti in rapporto alla popolazione; oggi i reclusi ammontano a circa 2 milioni di persone dei quali 800mila hanno programmi di lavoro, in maggioranza uomini neri o di colore: il calcolo del valore economico dei lavori forzati (e il loro peso sociale) è, dunque, assolutamente percepibile.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 18 febbraio 2024
Il 2023 è stato un anno orribile per il diritto alla vita e la vita del diritto nel Regno saudita. La spada del boia si è abbattuta senza pietà su 172 teste. Superato il record del 2022. Il 30 gennaio 2024, l’Arabia Saudita ha tagliato la testa ad Awn Hassan Abu Abdullah, ha reso noto la European Saudi Organization for Human Rights (Esohr). Nulla di nuovo sotto il sole che batte e acceca la terra dei Saud dove la dea bendata con la spada sguainata in una mano e la bilancia spaiata nell’altra non è una icona metaforica della giustizia.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Se le carceri, come si sa, rappresentano l’unità di misura del livello di civiltà di uno Stato, le nostre ci restituiscono una fotografia impietosa della qualità della nostra democrazia. L’impressionante contabilità dei suicidi, la cui media già da anni allarmante sembra volersi stabilmente impennare in questo 2024, è solo una spia, un sintomo - emotivamente potente della condizione del tutto fuori controllo del più complesso luogo istituzionale di esercizio della potestà punitiva dello Stato.
di Riccardo Polidoro*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Occorrono subito provvedimenti come l’indulto, l’amnistia, la liberazione anticipata speciale, misure (pene) alternative. Dopo le raccapriccianti percosse subite dai detenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le cui immagini suscitarono lo sdegno dell’intero Paese e l’immediato intervento presso l’istituto di pena dell’allora Presidente del Consiglio, Mario Draghi e del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia che dichiararono: “Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause perché fatti così non si ripetano”, in questi giorni è stato pubblicato il video dell’inaudita violenza nei confronti di un detenuto da parte della Polizia Penitenziaria nel carcere di Reggio Emilia, del 3 aprile scorso.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Andrebbero perciò adottate misure legislative di decarcerizzazione cominciando dai condannati che scontano pene inferiori a un anno”. Il tema della pena, le terribili condizioni delle carceri in Italia, la necessità che la politica agisca subito. Ne parliamo con Giovanni Fiandaca, Professore emerito di Diritto penale, già Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Sicilia.
di Gabriele Terranova*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Resta soprattutto l’esigenza di immaginare forme di penalità diverse, alternative al carcere come viene oggi declinato”. L’incontro con Mauro Palma - che ha da poco cessato la carica di Garante nazionale dei detenuti - comincia con un po’ di ritardo. “Mi scusi avvocato. A Terni, c’è stato l’ennesimo suicidio, il diciottesimo dall’inizio dell’anno. Ero al telefono con chi mi ha riferito la notizia”.









