di Errico Novi
Il Dubbio, 20 ottobre 2023
Il guardasigilli riapre i giochi sulla riforma che manderà in archivio le leggi di Bonafede e Cartabia: settimana prossima vertice a Via Arenula con Sisto, Delmastro e Ostellari per perfezionare il testo, poi il via libera in commissione. Paura di sbagliare? Sindrome dell’ultimo miglio? “No, casomai desiderio di non lasciare nulla al caso. Di assicurare a magistrati, avvocati e cittadini una riforma della prescrizione che duri, che non sia destinata a repentini stravolgimenti. Il ministro Nordio ci tiene molto e non intende assistere da spettatore ai lavori del Parlamento su una materia così delicata. Ecco perché convocherà un vertice, da tenersi a breve, con il viceministro Sisto e i due sottosegretari, Ostellari e Delmastro”.
di Paolo Fruncillo
La Discussione, 20 ottobre 2023
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, presentando un’indagine sulla Giustizia riparativa ha ripetuto che “non è uno sconto di pena,” “funziona” e “favorisce la ricostruzione della coesione sociale.” L’indagine dell’Autorità ha preso in considerazione i 36 enti, pubblici e privati, attivi in questo campo in Italia. Ne è emerso che dei 782 programmi di Giustizia riparativa, portati a termine nel 2021, il 75,8% è costituito da mediazioni penali, seguono poi i “circle” (17,4%) e le conference (6,8%). Un altro aspetto che si ricava dall’indagine è che si ricorre ai programmi di Giustizia riparativa prevalentemente nei casi di “messa alla prova.” Altra ipotesi ricorrente è l’accesso allo strumento nel corso delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare. Meno frequente, infine, l’inserimento nella fase esecutiva della pena. Quanto all’accesso ai percorsi di Giustizia riparativa da parte dei minorenni non imputabili, questo avviene oggi in 13 distretti di corte d’appello (Torino, Milano, Brescia, Trento, Bolzano, Bologna, Sassari, Cagliari, Salerno, Lecce, Catanzaro, Reggio Calabria e Palermo).
di Paola Balducci
L’Espresso, 20 ottobre 2023
Insieme con interventi di tipo sanzionatorio e repressivo è necessario investire nella prevenzione e nel recupero. Serve agire sulle famiglie fragili e col supporto delle scuole. L a devianza minorile e, nello specifico, la criminalità giovanile rientra tra le problematiche che destano maggiore preoccupazione a livello sociale. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a eventi tragici di fronte ai quali è nostro dovere chiederci quali siano le lacune da colmare.
di Filoreto D’Agostino
Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2023
Il sottosegretario Alfredo Mantovano e il vicepresidente Csm Fabio Pinelli hanno sostenuto recentemente in un convegno, che “la credibilità del giudice passa dal grado di fedeltà alla lettera della legge in grado di frenare ogni impulso creativo” (Pinelli) e tale criterio opera anche in sede di disapplicazione di una norma, sulla quale non devono incidere opinabili interpretazioni tra l’ordinamento nazionale e quello comunitario (Mantovano).
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 20 ottobre 2023
La Corte potrebbe confermare le pronunce dei giudici o ritenerle del tutto infondate, chiudendo così le vicende giudiziarie. Ma potrebbe anche procedere al rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, per verificare la conformità del diritto interno a quello europeo; oppure sollevare la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta. Si stanno succedendo pronunce giudiziarie di mancata convalida del trattenimento di richiedenti asilo, mediante la disapplicazione del cosiddetto decreto Cutro. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, continua ad annunciare ricorsi alla Corte di Cassazione. In attesa delle decisioni, può essere utile esporre le diverse opzioni percorribili dalla Corte.
Caso Cavallotti, la Cedu: le misure di prevenzione sono applicate in base a una legge “prevedibile”?
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 20 ottobre 2023
Con l’ordinanza resa nel caso Cavallotti/ Italia, la Corte Edu pone al governo italiano, tra gli altri, un quesito che amplia il senso di un analogo interrogativo, rimasto inevaso dopo la sentenza De Tommaso/Italia, ripresa e in qualche modo superata dalla pronuncia n. 24/19 della Corte Costituzionale. I giudici europei, infatti, chiedono di sapere se le misure di prevenzione italiane, in special modo quelle patrimoniali, siano applicate in base a prove (e non a semplici sospetti); vogliono sapere se queste misure abbiano una sufficiente base legale e, ancora più in particolare, se siano consacrate in una legge “prevedibile”.
palermotoday.it, 20 ottobre 2023
Il programma prevede la collaborazione con gli istituti penitenziari dell’Isola. Possono presentare la domanda per partecipare gli enti locali, oltre che i servizi sanitari territoriali e specialistici, imprese profit, fondazioni e patronati. Saranno duecento le persone, detenute o sottoposte a misure e sanzioni di comunità, coinvolte in un progetto per la realizzazione di percorsi di inclusione sociale o di inserimento lavorativo. L’assessorato regionale della Famiglia e delle politiche sociali ha emanato un avviso rivolto agli enti del terzo settore interessati a partecipare alla partnership per l’attuazione degli interventi e dei servizi. Il progetto, presentato dalla Regione Siciliana che ne è anche capofila, è stato approvato dalla Cassa ammende, ente vigilato dal ministero della Giustizia, e avrà una durata complessiva di 18 mesi. L’importo totale è di 2,6 milioni di euro: due milioni finanziati dalla Cassa delle ammende e 600 mila dalla Regione.
di Barbara Morra
La Stampa, 20 ottobre 2023
Nell’inchiesta per torture, lesioni e abuso di potere in cui sono indagati 23 agenti della polizia penitenziaria in servizio a Cuneo si attende che il giudice per le indagini preliminari fissi la data dell’incidente probatorio. Quest’ultimo è un istituto previsto dal codice che permette di fissare una prova senza dover attendere il dibattimento. È utile quando c’è ragione di temere che la prova, in qualche modo possa, nel tempo, venir meno. La richiesta avanzata dal pubblico ministero Mario Pesucci riguarda l’audizione come testimoni delle persone offese che si ipotizza siano state percosse, minacciate e insultate da alcuni dei poliziotti in servizio al carcere Cerialdo. Si tratta di sette persone, cinque di origini pakistane e due nordafricani, trasferite per precauzione in altri penitenziari. Trattandosi di cittadini stranieri il timore degli inquirenti è che una parte di questi, una volta usciti dal carcere possa decidere di tornare nel proprio Paese d’origine e far perdere le tracce. La speranza di chi fa e coordina le indagini è che l’incidente probatorio venga fissato entro novembre.
Il Giorno, 20 ottobre 2023
Il provveditorato regionale lombardo per l’amministrazione penitenziaria ha negato la richiesta di un dibattito tra i candidati alle elezioni suppletive nel carcere di Monza, limitando così i diritti politici e di parola dei detenuti e dei candidati. La richiesta era partita dalla direttrice del carcere. “Apprendiamo con sgomento” che il provveditorato regionale lombardo per l’amministrazione penitenziaria “e quindi il ministro hanno risposto no alla richiesta del dibattito nel carcere di Monza” tra i candidati alle elezioni suppletive. Lo dice Alessandro Giungi, consigliere comunale del Pd a Milano e vicepresidente della sottocommissione carceri di Palazzo Marino. “Tutto ciò senza uno straccio di motivazione, nonostante così si limitino i diritti politici e di parola dei detenuti e degli stessi candidati”. La richiesta era partita, sulla base di un interessamento di diverse forze politiche, dalla direttrice del carcere di Monza, Cosima Buccoliero. A seguito della mancata risposta era nata una catena di scioperi della fame a staffetta.
di Lisa Ginzburg
Avvenire, 20 ottobre 2023
Volto e voce dell’informazione italiana, a lungo corrispondente televisivo dagli Stati Uniti, Paolo Aleotti da quasi dieci anni lavora come volontario nel carcere milanese di Bollate. Conduce assieme a dei detenuti, donne e uomini, un laboratorio dedicato al lavoro televisivo e radiofonico, dal nome “Teleradioreporter”. Nella speranza di restituire sulla pagina la polifonia di voci che contraddistingue il lavoro, Aleotti ha deciso di raccontare la sua esperienza in un libro corale (Che sapore hanno i muri, Casa Sirio, pagine 344, euro 20,00). Vi racconta del proposito iniziale che ha fatto da spinta al lavoro (“fare radio, televisione e informazione sul metodo Bollate. Con le luci, e senza nascondere le ombre”). Anche, racconta che cosa significhi incontrare settimanalmente dei detenuti, ascoltare le loro storie di vita, le loro testimonianze, confessioni, riflessioni. Uomini e donne italiani e stranieri, persone dalle vite segnate per sempre, e che tuttavia, corroborati dalla sensibilità d’ascolto del loro interlocutore d’eccezione, riescono a trovare le parole per dire pieni e vuoti di quelle stesse vite che si svolgono “dentro”. A leggere le tante storie, una volta di più ci si sofferma a pensare quanta forza di resilienza sia necessaria a sopravvivere in carcere, un luogo dove si è autentici, ma sempre nella consapevolezza che per resistere bisogna anche saper indossare una maschera. Risultato è un diario di lavoro, svolto insieme a persone che hanno sì commesso reati, ma le quali con ostinazione si rifiutano di essere additate come “reati che camminano”.
- Padova. Lavoro e carcere, i giovani avvocati di Aiga: “Opportunità da incentivare”
- Parma. “Per una giustizia che salva”: incontro martedì 24 ottobre all’Università
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- Nuoro. Il Cammino di Bonaria come messa alla prova per i detenuti
- Il mondo dilaniato dei bambini











