di Rita Bernardini
L’Unità, 13 gennaio 2024
La situazione impone un provvedimento di clemenza non tanto per i detenuti ma per lo Stato che è fuori dai parametri costituzionali. Con Roberto Giachetti inizierò lo sciopero della fame dalla mezzanotte del 22 gennaio prossimo: è bastato annunciarlo perché altri cittadini decidessero di unirsi nel cammino di questa iniziativa nonviolenta. Siamo convinti che uno Stato che voglia definirsi “democratico” e “di diritto” non possa permettersi la catastrofica situazione attuale: oltre 60.166 detenuti sono costretti a vivere in 47.540 posti con un sovraffollamento medio del 127%. In particolare, 103 istituti penitenziari su 189 hanno un sovraffollamento del 150%, il che vuol dire che lo Stato italiano in 100 posti disponibili accalca 150 esseri umani.
di David Allegranti
lettera43.it, 13 gennaio 2024
Il 2024 si è aperto con due detenuti che si sono tolti la vita. A fronte di una capienza di 51.179 posti, ci sono 60.166 persone dietro le sbarre. Mancano strutture per la salute mentale. E l’esecutivo che fa? Aumenta il numero dei penitenziari. Che non serve a niente. Analisi di una piaga atavica che la destra sembra snobbare. Nemmeno due settimane di 2024 e sono già due i suicidi nelle carceri italiane. Fatiscenti, da abbattere (come Sollicciano a Firenze, ma non è l’unico). Sovraffollate: 60.166 detenuti presenti al 31 dicembre 2023, parecchio oltre la capienza regolamentare del sistema carcerario, che è di 51.179 posti. Senza strumenti in grado di affrontare l’aspetto psicologico secondo una ricerca di Antigone, il 77,6 per cento degli istituti penitenziari non ha un’articolazione per la salute mentale. Carceri inadeguate, insomma, dove ci finisce chi non ci dovrebbe stare, come il 23enne Matteo Concetti, affetto da patologia psichiatrica, che si è ammazzato nel carcere di Ancona.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 13 gennaio 2024
Strasburgo censura l’Italia per un ergastolano lasciato senza fisioterapia. E in un solo giorno due morti nelle celle. Nelle stesse ore in cui arriva la condanna della Corte europea dei diritti umani all’Italia per maltrattamenti nei confronti di un ergastolano a cui non sono state garantite le cure mediche dovute, sale a otto il numero di decessi di detenuti in carcere dall’inizio dell’anno. Due in un solo giorno.
È la seconda volta nel giro di una settimana che nel carcere Montacuto di Ancona muore un recluso. Dopo Matteo Concetti, suicida in una cella di isolamento (ma gli inquirenti hanno aperto un’inchiesta per istigazione), nella notte tra giovedì e venerdì è deceduto anche un 41enne di nazionalità algerina che era stato arrestato il 3 gennaio a Loreto per possesso di 52 grammi di eroina. A dare l’allarme sono stati i suoi compagni di cella, ma per stabilire le cause della morte bisognerà attendere l’autopsia disposta dalla procura.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 13 gennaio 2024
Sono riforme modeste, di puro buonsenso. Quello che stupisce è la reazione furiosa di Pm e giornalisti, che temono di perdere diritto alla gogna. La commissione giustizia del Senato sta lavorando di buona lena per produrre alcune piccole riforme alla macchina della giustizia. Niente di clamoroso. Nulla che possa porre riparo alle gigantesche distorsioni che negli ultimi 40 anni hanno deturpato il volto del nostro sistema del diritto. Però piccoli aggiustamenti intelligenti.
di Alberto Cisterna
L’Unità, 13 gennaio 2024
Nel 2020 il governo “giallorosso” riscrisse pesantemente la norma sull’abuso d’ufficio cancellandone la portata e azzerandone l’applicazione. Da allora le chance di condanna sono ridotte al lumicino. L’eliminazione totale avrà innanzitutto un forte contraccolpo sociale. La discussione sull’abrogazione del reato d’abuso d’ufficio si protrae con una certa stanchezza almeno dal 2020, da quando cioè il secondo governo a trazione giallorossa - addirittura con un decreto legge - ebbe a riscrivere pesantemente la norma cancellandone praticamente la portata e azzerandone l’applicazione. Certo gli amministratori locali si lamentano, ritengono la modifica insufficiente, ma c’è un po’ di ammuina in questo atteggiamento; lo sanno tutti che dal 2020 le chance di condanna sono ridotte al lumicino e che tante Procure mandano direttamente al macero la stragrande maggioranza delle denunce senza stare neanche a perder tempo in indagini del tutto superflue.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 gennaio 2024
Il celebrato autore de “L’inganno” (ora in libreria con “La gogna”) difende l’eliminazione dell’abuso d’ufficio e il limite a pubblicare le intercettazioni ma, dice, serve una riforma più ampia e approfondita e una rivoluzione culturale. Un’intervista imprescindibile. “Sì all’eliminazione dell’abuso d’ufficio, sì anche al contenimento della diffusione delle intercettazioni. Però dobbiamo intervenire sulle macro questioni che stanno a monte. Per fare in modo che, citando Filippo Sgubbi, il diritto penale non sia più totale. Totalizzante, cioè, nella vita delle persone”. Nei giorni in cui si discute tanto della riforma della giustizia, Alessandro Barbano, editorialista, condirettore del Corriere dello Sport e autore del libro La Gogna, di recente pubblicazione, ragiona con HuffPost dei temi che stanno accendendo gli animi della maggioranza, dell’opposizione e anche della stampa. Con un’avvertenza: limitarsi a interventi settoriali non è sufficiente.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 gennaio 2024
Forza Italia e Lega dicono sì alla vecchia proposta di Berlusconi, d’accordo anche Italia Viva. Campione e Rastrelli (FdI): idea non peregrina. E la proposta piace a anche a Mantovano. “Il tema ulteriore dei test psico-attitudinali, pur non trattato dallo schema di decreto legislativo in esame, merita un supplemento di riflessione da parte della Commissione. Infatti, l’introduzione dei test citati - che pure era stata discussa in Consiglio dei ministri - non ha affatto un valore punitivo ma anzi rappresenta una valorizzazione della fondamentale funzione svolta dalla magistratura. I test psico-attitudinali sono presenti invero in molte professioni che prevedono l’esercizio di rilevanti funzioni pubbliche”.
di Armando Spataro
La Stampa, 13 gennaio 2024
Questo Governo può vantare un record: in poco più di un anno è intervenuto a pioggia sulla giustizia con una quantità di provvedimenti che non ha eguali nella storia recente. Ma la pioggia che si trasforma in stillicidio può assumere anche il significato di una tortura e far vacillare le basi dell’ordinamento giuridico. Non c’è praticamente giornata in cui, sfogliando un quotidiano, non si apprenda, con riguardo al settore della giustizia, di un disegno di legge approvato, di un altro in discussione dinanzi alle competenti commissioni parlamentari, di decreti legge varati in assenza di ragioni di urgenza, di decreti legislativi in fase di lenta elaborazione, di emendamenti che la maggioranza propone e che vanno a modificare testi che pure ha in precedenza approvato.
di Guido Stampanoni Bassi
Il Domani, 13 gennaio 2024
Si sta discutendo di inserire in Costituzione un esplicito riferimento al ruolo della vittima nel processo penale. Accettare che il processo penale ceda il passo all’emotività e offra un ruolo da protagonista alla vittima è operazione dal forte impatto simbolico ma che rischia di comportare, come effetto indesiderato, un indebolimento di quelle irrinunciabili garanzie che riempiono di contenuto il principio del cd. “giusto processo”.
Si sta molto discutendo, in questi giorni, della proposta di legge che punta ad inserire, all’interno della Costituzione, un esplicito riferimento al ruolo della vittima nel processo penale. Appena dodici parole - “la legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime del reato” - che andrebbero inserite all’interno dell’art. 111 Cost. La proposta - a dire il vero presentata in molte delle ultime legislature - è tornata recentemente al centro del dibattito dopo le dichiarazioni di sostegno di alcune forze dell’opposizione.
di Giusi Fasano e Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera, 13 gennaio 2024
Gli avvocati ribadiscono: super teste inaffidabile e una delle vittime non è stata uccisa come racconta la sentenza. Diciassette anni e 32 giorni. Tanto è passato dalla prima volta che abbiamo sentito parlare della “strage di Erba”. Ed è tutt’altro che finita. Ricominciamo daccapo. In un’anonima e tranquilla corte di Erba, nel Comasco, la sera dell’11 dicembre 2006 si consuma una strage. Tre sentenze dicono che Olindo e Rosa - a seconda dei punti di vista coppia diabolica oppure persone al limite della capacità di intendere e di volere - uccidono a colpi di spranga e coltello l’odiata vicina di casa, Raffaella Castagna, suo figlio di due anni, Youssef, sua madre Paola e Valeria Cherubini, la signora dell’ultimo piano che ha la sventura di scendere nel momento sbagliato. Vede del fumo uscire dall’appartamento di Raffaella, risale a chiamare suo marito, Mario Frigerio, e finisce che, appunto, lei viene uccisa mentre lui, sgozzato, si salva per una malformazione alla carotide. Sarà poi il testimone oculare della strage.
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