di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
L’accusa a Israele per “genocidio” mentre l’Osservatorio del Cdec documenta una nuova ondata di rancore contro gli ebrei. L’atto d’accusa portato all’Aia contro Israele apre, accanto al tentativo di tutelare la popolazione palestinese di Gaza, questioni di coscienza e contraddizioni. È impossibile, certo, non porre in discussione la proporzionalità della risposta israeliana all’aggressione patita per mano di Hamas: il protrarsi e le dimensioni della reazione militare, le sofferenze e i lutti per due milioni di civili. Lo fanno persino gli americani, alleati storici di Gerusalemme.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2024
In queste settimane le organizzazioni per i diritti umani stanno terminando la raccolta dei dati sull’applicazione della pena di morte nel 2023. Un compito a volte impossibile, come nel caso della Cina; altre volte difficile, come in quelli dell’Iran o di altri stati in cui molte esecuzioni non sono rese note dalle autorità. Incrociando i dati di Reprieve, di Amnesty International e dell’Organizzazione euro-saudita per i diritti umani e confrontandoli con quelli ufficiali, è emerso che lo scorso anno in Arabia Saudita sono state eseguite almeno 172 condanne a morte. Nel 2022 erano state almeno 196, il numero più alto dei precedenti 30 anni. Facendo le somme, dal 2015, l’anno in cui il principe della Corona Mohamed bin Salman ha assunto di fatto il potere, ci sono state almeno 1257 impiccagioni, una media di 140 all’anno. Gli ultimi otto anni sono stati i più sanguinosi nella storia moderna dell’Arabia Saudita.
di Arundathie Abeysinghe*
La Repubblica, 15 gennaio 2024
La solidarietà delle famiglie che vivono in povertà. L’Ordine degli avvocati dello Sri Lanka indaga sulla condotta delle forze dell’ordine. Una recente operazione anti-droga chiamata “Yukthiya” (che significa “giustizia”) sta lasciando centinaia di bambini senza genitori a causa degli arresti indiscriminati. Secondo Patali Champika Ranawaka, già ministro dell’Energia e leader del Fronte Repubblicano Unito (URF), la polizia ha arrestato un gran numero di tossicodipendenti, a volte entrambi i genitori, soprattutto a Colombo e nella sua periferia. In molti casi, i bambini soffrono la fame mentre i loro genitori sono in detenzione.
agi.it, 15 gennaio 2024
Le autorità di Quito hanno ottenuto la liberazione di oltre 200 funzionari tenuti in ostaggio dalle bande di narcotrafficanti che hanno dichiarato guerra allo Stato. Domenica le forze di sicurezza dell’Ecuador hanno ripreso il controllo di diverse carceri cadute nelle mani dei membri delle bande, dopo aver ottenuto il rilascio di oltre 200 funzionari tenuti in ostaggio all’interno delle carceri. La latente crisi di sicurezza del paese è scoppiata la scorsa settimana quando il governo e le potenti bande di narcotrafficanti si sono dichiarati guerra totale l’uno all’altro, dopo la fuga dalla prigione di un pericoloso signore della droga.
di Luca Sofri
ilpost.it, 15 gennaio 2024
Sono più di 300 e la loro presenza ha effetti positivi sulle persone detenute che vivono nel carcere più sovraffollato dello Stato. La presenza di animali nelle carceri, specialmente nell’ambito di programmi di riabilitazione dei detenuti, è una cosa abbastanza comune. Più rara è invece la loro presenza nelle celle, che quando si verifica è limitata a pochi animali di proprietà di specifici detenuti. Per questo motivo il caso del principale penitenziario di Santiago, la capitale del Cile, è piuttosto unico: dentro alla prigione vivono più di 300 gatti a stretto contatto con le persone detenute e la loro presenza ha migliorato la vita all’interno del carcere, che è il più affollato del paese. La loro convivenza è stata raccontata recentemente da Jack Nicas in un articolo per il New York Times.
di Josephine Carinci
ilsussidiario.net, 14 gennaio 2024
Sempre più morti sospette nelle carceri, tra suicidi e decessi sui quali è stata disposta l’autopsia. Dal governo: “Dobbiamo garantire dignità alle persone”. Una settimana dopo il suicidio del 25enne Matteo Concetti, che si è impiccato con un lenzuolo in una cella di isolamento dove era rinchiuso, nonostante soffrisse di problemi psichici, un altro detenuto è morto. Il dramma questa volta è accaduto a Montacuto, nell’anconetano: la vittima è un 41enne algerino trovato senza vita dai compagni di stanza che hanno dato l’allarme quando si sono accorti che l’uomo era immobile sulla brandina e che non rispondeva agli stimoli. Il decesso potrebbe essere avvenuto per cause naturali ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro e hanno disposto l’autopsia. Il 41enne era stato arrestato al casello autostradale di Loreto con l’accusa di detenzione di droga a fini di spaccio: con lui c’era una donna di Ancona di 35 anni. A bordo anche 52 grammi di eroina, un coltello e un bilancino di precisione.
di Andrea Nobili*
Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2024
Non tanto e non solo per la condizione delle carceri, spesso vecchie e sovraffollate, in sofferenza per l’insufficienza di personale di Polizia penitenziaria e per la carenza di figure professionali, ma, soprattutto, per la crisi che sta vivendo il nostro sistema di welfare. Ciò, con particolare riferimento al versante volto all’aiuto di soggetti a rischio, come quelli con problemi psichiatrici e di tossicodipendenza, spesso combinati tra loro. In modo superficiale, la politica (la competenza è regionale), nonostante l’intensificarsi del problema, nel corso degli anni, e senza distinzioni di colore, ha derubricato il tema.
di Maurizio Giacobbe
Micropolis, 14 gennaio 2024
Il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n°59 del 16 novembre 2023 fa riferimento all’approvazione di tre disegni di legge in materia di sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Uno degli aspetti più rilevanti di quello che è stato definito dalla stampa “pacchetto sicurezza” riguarda provvedimenti che prefigurano un differente assetto del sistema penitenziario. Nell’iter legislativo che seguirà, con ogni probabilità alcune norme passeranno in forma attenuata nei loro effetti o non passeranno affatto, resta però evidente che il quadro di riferimento per una revisione del sistema penitenziario si basa, per la destra sovranista e neofascista, sull’introduzione di nuovi reati, sull’aumento delle pene, sulla restrizione dei diritti, su imposizioni arbitrarie, con l’obiettivo di generare nella comunità dei ristretti un’umiliante subordinazione, la perdita di dignità, e in ultima analisi produrre malessere e nuova insicurezza.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 14 gennaio 2024
Un filo lega diverse iniziative legislative del governo o di parlamentari della maggioranza. È l’insofferenza verso la informazione fornita dai media al pubblico. Non per la valanga di notizie e fotografie che svelano i segreti di attrici e calciatori, né tutto sommato per le notizie e dettagli di cronaca nera o rosa riguardanti persone comuni. La reazione riguarda piuttosto le rivelazioni, spesso tratte da indagini penali, su personaggi che sono variamente parte del Potere: il potere politico, quello altrimenti pubblico, quello economico, quello comunque influente nella società. Può essere inevitabile, ma rilevarlo serve a inquadrare il fenomeno. Non da ora, si usa il nobile richiamo alla costituzionale presunzione di non colpevolezza per impedire la circolazione delle notizie tra il vasto pubblico (nei corridoi del Palazzo è altra cosa).
di Francesco Grignetti
La Stampa, 14 gennaio 2024
Nel mirino l’uso dei cosiddetti “trojan” e i messaggi inoltrati. Prossimo passo, la stretta sugli smartphone. Nel senso che i magistrati, quando avranno in mano il cellulare di un indagato, non potranno più rovesciarlo come un calzino e tirarne fuori a loro discrezione tutti gli elementi che ritengono utili alle indagini. Sta per arrivare un nuovo ddl del ministro Carlo Nordio che pone una serie di paletti nel segno del garantismo. Non tutto quel che c’è nei telefonini potrà essere duplicato, non tutte le comunicazioni o le informazioni immagazzinate saranno utilizzabili come prova. Questo nuovo capitolo, il ministro l’ha annunciato in Parlamento due giorni fa. Ci saranno regole più stringenti sull’uso dei trojan: “Un vulnus enorme alla nostra privacy, all’articolo 15 della Costituzione”. E ci sarà anche un’attenzione particolare agli smartphone sequestrati.
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