di Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2024
La crescita vertiginosa dell’esecuzione penale esterna disegna un sistema che si va ampliando, non più circoscritto al mondo delle carceri. Lavoriamo per mantenere standard di qualità alti nello stilare e realizzare i progetti educativi e nei controlli sul loro andamento”. A dirlo è Domenico Arena, direttore generale per l’esecuzione penale esterna e la messa alla prova all’interno del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia.
di Bianca Lucia Mazzei
Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2024
Il carcere resta residuale ma negli ultimi mesi le presenze sono salite del 16%. Per i minorenni il carcere rimane una soluzione residuale ma, negli ultimi mesi di quest’anno, il numero dei reclusi è cresciuto, probabilmente a causa della stretta repressiva introdotta dal decreto Caivano (Dl 123/2023) che è entrato in vigore a metà settembre. In tre mesi i ragazzi e i giovani adulti reclusi nei 17 istituti penali minorili (Ipm) presenti sul territorio italiano sono aumentati del 16%, passando dai 426 del 15 settembre ai 495 del 15 dicembre scorso.
garantenazionaleprivatiliberta.it, 15 gennaio 2024
Il richiamo del Garante nazionale di fronte al rischio di violazione dei diritti delle persone e alla necessità di provvedimenti urgenti. Ritmi serrati nella successione delle morti in carcere e nell’aumento della popolazione detenuta segnano l’inizio del 2024. 4 persone si sono suicidate nei primi 9 giorni dell’anno, tra il 5 e il 14 gennaio: la prima era entrata in carcere ad Ancona a settembre, per la revoca della detenzione domiciliare con cui stava scontando la pena, e ne sarebbe uscita ad agosto di quest’anno. La penultima, detenuta nella Casa circondariale di Cuneo, era in carcere da 13 giorni: entrata il 28 dicembre, si è tolta la vita il 10 gennaio. A queste morti vanno aggiunte le 14 catalogate come “morti per cause naturali”.
La Repubblica, 15 gennaio 2024
Giovani tra i 18 e i 29 anni non compiuti da inserire nel proprio organico. È stato pubblicato il bando per il Servizio Civile Universale 2023-2024. Quattro i posti disponibili per lavorare con Bambini senza sbarre Ets nel settore “Minori e giovani in condizioni di disagio o esclusione sociale”. Bambinisenzasbarre cerca 4 giovani, tra i 18 e i 29 anni non compiuti, da inserire nel proprio organico. Il termine per presentare la propria candidatura scade alle 14 del 15 febbraio 2024. La domanda deve essere presentata utilizzando lo SPID e collegandosi alla piattaforma DOL, allegando il CV. I percorsi di servizio civile inizieranno nel mese di maggio 2024.
di Donatella Stasio
Il Dubbio, 15 gennaio 2024
La riforma dell’abuso d’ufficio toglierà alla magistratura il controllo sulla Pubblica amministrazione. Non sarà più reato pagare una persona affinché “spinga” per far vincere un concorso a un amico. È ben più di un colpo di spugna. Il combinato disposto abrogazione dell’abuso d’ufficio e riscrittura del traffico di influenze illecite - contenuto nell’articolo 1 del Ddl Nordio, votato dalla maggioranza con l’ausilio di Italia Viva - è purtroppo l’ennesimo esempio della cultura autoritaria del governo Meloni, che taglia le unghie ai poteri di controllo e di garanzia e conferisce alla pubblica amministrazione un potere quasi sovrano, e insindacabile, nei confronti del cittadino-suddito, abbandonato di fronte a vessazioni, favoritismi, prevaricazioni. Un arretramento dello stato di diritto. Non solo cadranno processi in corso e condanne definitive ma grazie alla presunta riforma diventeranno leciti comportamenti odiosi, anche rispetto all’integrità della pubblica amministrazione, la cui discrezionalità dev’essere orientata alla tutela dell’interesse pubblico, non di quello privato. Un segnale devastante. Con buona pace della questione morale.
di Liana Milella
La Repubblica, 15 gennaio 2024
Alla Camera da domani in discussione il nuovo sistema che sarà approvato con il pieno appoggio di Azione e Iv. Perfino l’attuale Csm - proprio quello che vede come vicepresidente il consigliere laico leghista Fabio Pinelli, e con una solida maggioranza, tra laici e togati, di centrodestra - non può fare a meno di bocciare l’idea della maggioranza, con il solito appoggio di Azione e Italia viva, di cambiare per la quarta volta in cinque anni la prescrizione. Farà saltare il Pnrr, ma loro vanno avanti lo stesso.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 gennaio 2024
Zero regole, molte suggestioni e fughe di notizie: nelle carte che passano dalla polizia giudiziaria alle procure (e poi ai giornali) la presunzione d’innocenza è ancora un miraggio. Nell’ormai annoso (e quanto mai ripetitivo) dibattito sulle intercettazioni telefoniche e sulla loro divulgabilità o meno nella fase delle indagini preliminari, si dimentica spesso di ricordare l’importanza che da tempo hanno assunto le informative di reato redatte dalla polizia giudiziaria.
di Valerio Murgano*
Il Dubbio, 15 gennaio 2024
Mentre doverosamente si discute sugli interventi legislativi finalizzati a limitare la divulgazione del contenuto delle ordinanze cautelari, non ci si avvede che qualcosa di più grave è già avvenuto: il potere giudiziario è stato appaltato agli apparati di pubblica sicurezza, con buona pace dei garantisti o presunti tali. Il governo del potere punitivo dello Stato, esercitato dagli apparati di polizia, è qualcosa di diverso dall’arbitrio interpretativo del giudice e dalle pulsioni populiste del legislatore, perché li trascende.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 gennaio 2024
Fughe di notizie, processi sui giornali prima di andare in aula, distrazione di massa usando nomi di terzi non indagati, norme che vengono aggirate: ne parliamo con Oliverio Mazza, Ordinario di Diritto processuale penale all’Università degli studi Milano.
di Alessandro Barbano
Il Foglio, 15 gennaio 2024
Delle intercettazioni nascoste. La storia che vede protagonista l’avvocato Giuseppe Milicia assomiglia a una indomita resistenza. È la storia di un’inchiesta e di un processo nella cronica asimmetria tra chi accusa e chi si difende. Qui si racconta una guerriglia. Altro che parità tra accusa e difesa. Altro che prova che si forma nella dialettica tra le parti. Qui si racconta una guerriglia vietnamita, dove il pm fa la parte degli americani e all’avvocato è riservata la sorte dei vietcong. Se vuole salvare il cliente, e talvolta se stesso, l’avvocato deve sgusciare, come avrebbe detto Mao Zedong, con la velocità di un pesce nell’acqua, colpire il nemico con agguati a sorpresa, per poi sparire nella boscaglia. In un’azione penale fatta di sole intercettazioni, è il loro possesso a fare la differenza. Il pm le intercettazioni le detiene, le assembla e le dosa a suo piacimento. Le nasconde. L’avvocato deve scovarle dall’arsenale in cui sono custodite e disinnescarle, come si fa con le mine. È una corsa contro il tempo, fatta di astuzia e spregiudicatezza. Vista dall’esterno, può turbare o, addirittura, sconvolgere. Perché sotto il sagrato dove la giustizia celebra sovrana la catarsi della verità, si menano colpi bassi senza alcun rispetto delle regole. Ma questo è il processo lasciatoci in dote dai guardasigilli Orlando e Bonafede, ritinteggiato dalla Cartabia, come si fa per rinviare una ristrutturazione. Eppure rimasto lì, nella sua cronica asimmetria tra chi accusa e chi si difende. Prendere o lasciare. Attrezzarsi o soccombere.
- Le discutibili indagini sotto l’occhio del tribunale del popolo
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