di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 13 settembre 2023
Ai raggi X le condizioni di detenzione nelle carceri in Campania. In campo l’unione camere penali e l’associazione nessuno tocchi Caino. Tappa in Irpinia nel carcere Campanello per l’ex deputata Rita Bernardini, ex-membro del consiglio generale del Partito radicale. “Le condizioni attuali sono veramente fuori della norma un pò ovunque in Italia, non solo per il sovraffollamento - ha detto Bernardini - ma proprio per la vita che si conduce all’interno del carcere. Noi facciamo una radiografia della situazione, cercando di dare una mano per risolvere i problemi più urgenti. Non ha senso che entra in carcere chi deve scontare pochi mesi.”
Ristretti Orizzonti, 13 settembre 2023
Con l’apertura del nuovo Spazio Giallo, la rete di accoglienza per i figli di genitori detenuti creata da Bambinisenzasbarre si estende alla Basilicata. A Matera il 20 luglio 2023, è stato inaugurato lo Spazio Giallo di Bambini senza sbarre Ets, il luogo creato dall’Associazione che accoglie i bambini e li sostiene per orientarsi e attenuare il loro impatto con un ambiente potenzialmente traumatico come il carcere, quando devono incontrare il genitore detenuto. Complessivamente, In Italia, sono 100mila i bambini in questa situazione e 2 milioni in Europa.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 13 settembre 2023
Per un “Ivan Marocco”, di cui oggi parlano tutti, in Italia ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che, per un po’ di popolarità social, corrono enormi rischi. E li fanno correre a tutti noi. Una delle canzoni più belle di Bruce Springsteen ha per titolo “Racing in the street”. Vuol dire sfidarsi in macchina sulla strada: lo facevano anche i ragazzi del New Jersey, cinquant’anni fa. Qual è la differenza con la bravata criminale di Hafid Habdel El Idrissi, 29 anni, detto “Ivan Marocco”, che domenica ad Alatri è andato a schiantarsi contro l’auto di una mamma e due figlie? La diretta Facebook.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 13 settembre 2023
La richiesta del pubblico ministero di assoluzione di un immigrato proveniente dal Bangladesh e imputato di maltrattamenti nei confronti della moglie della stessa origine etnica, ha dato origine a numerosi commenti critici, espressione di indignazione per la concezione del rapporto uomo-donna propria di quella vicenda. L’indignazione che percorre i vari commenti ha certo ragion d’essere, ma non esaurisce gli aspetti rilevanti del tema, quando lo si discuta con riferimento ad un singolo episodio oggetto di processo penale: quando cioè, condannato il fenomeno generale concernente nel tempo e nello spazio la soggezione della donna, ci si chieda se debba essere condannata anche la persona di quell’imputato per quella condotta specifica. Nel diritto penale ha essenziale rilevanza il profilo soggettivo della condotta considerata: la conoscenza o conoscibilità della norma che la punisce, il dolo o la colpa nel compierla. Si tratta di questioni legate al caso concreto, cosicché, che l’imputato venga condannato oppure no, sarebbe azzardato trarne in generale che si possa in Italia o non si possa “picchiare la moglie”. La risposta è nella legge: si tratta di un delitto, qualunque sia la sentenza che riguarderà quell’imputato. In ogni caso la tesi del pubblico ministero si riferisce ad un dibattito che da lungo tempo di svolge, non solo in Italia: meno nella giurisprudenza e più nella dottrina penalistica. Essa riguarda i reati culturalmente motivati. Il terreno dei rapporti familiari e della posizione della donna è certo frequentemente messo in causa, ma non è il solo. È di una trentina di anni fa la sentenza del pretore di Torino che respinse la tesi della difesa di imputati Rom, che avevano mandato alcuni loro bambini ad accattonare a piedi scalzi nel traffico: si sosteneva si trattasse di una condotta tradizionale e identitaria di una popolazione nomade. Condannarla avrebbe significato commettere un “genocidio culturale”. Il giudice - il colto e sensibile pretore Amos Pignatelli - fu tra i primi in Italia a dover affrontare il problema e lo risolse con approfondita motivazione sulla base dei fondamenti della Costituzione. Lo ricordo ora per avvertire che il tema si può presentare variamente e non riguarda solo imputati immigrati. In fondo il cosiddetto delitto d’onore, trattato debolmente in Italia fino al 1981, rifletteva aspetti comuni a quelli propri del reato culturalmente motivato. E la sempre maggior presenza di “culture” diverse conviventi sul territorio rende talora difficile identificare la “cultura dominante”. La questione poi riguarda anche la cultura propria del Paese di origine del migrante, oltre al problema della cultura propria dell’imputato e della vittima.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 13 settembre 2023
Die Welt: “Berlino ha sospeso il meccanismo di solidarietà con una lettera a Roma”. Il ministro Darmanin: “Azione necessaria di fronte all’aumento dei flussi”. Dalla fine di agosto, la Germania ha temporaneamente interrotto l’accoglienza sul suo territorio di immigrati dall’Italia. Il governo di Berlino ha comunicato in una lettera a quello italiano che il cosiddetto “meccanismo volontario di solidarietà” è per il momento sospeso, a causa “della forte pressione migratoria verso la Repubblica federale”. Lo rivela il quotidiano Die Welt, citando fonti del ministero degli Interni tedesco, precisando che il provvedimento riguarda il processo di selezione successivo al 31 agosto, mentre i migranti identificati fino a quella data continuano ed essere accolti.
di Raffaele K. Salinari
Il Manifesto, 13 settembre 2023
Motivazioni di un pm. Sulla motivazione “culturale” con la quale il pubblico ministero di Brescia chiede l’assoluzione per il marito di una donna di origini bengalesi. La Procura di Brescia si dissocia e “ripudia qualunque forma di relativismo giuridico, non ammette scriminanti estranee alla nostra legge ed è sempre stata fermissima nel perseguire la violenza, morale e materiale, di chiunque, a prescindere da qualsiasi riferimento ‘culturalè, nei confronti delle donne”. Lo scrive in una nota il procuratore Francesco Prete riguardo la motivazione “culturale” con la quale il pubblico ministero di Brescia chiede l’assoluzione per il marito di una donna di origini bengalesi, ora cittadina italiana, che lo aveva denunciato per trattamenti che la facevano sentire di fatto una schiava.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 13 settembre 2023
Il dl sicurezza pronto da agosto e mai approvato agita la maggioranza. È di nuovo il periodo del mese in cui il governo torna a parlare di un nuovo decreto sicurezza sui migranti. L’ultima volta era agosto, all’indomani di un’aggressione avvenuta a Rovereto da parte di un nigeriano nei confronti di una donna di 61 anni.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 13 settembre 2023
I tedeschi bloccano il meccanismo di scambio automatico con l’Italia. Parigi aumenta la stretta ai nostri confini: Roma si ritrova di nuovo da sola. La Germania sospende il meccanismo di ammissione volontaria dei richiedenti asilo provenienti dall’Italia. La Francia blinda il confine tra Mentone e Ventimiglia. Nelle ore in cui riprendono a ritmo serrato gli arrivi nel Mediterraneo centrale, con picchi anche di duemila persone sbarcate al giorno, i due paesi europei chiudono le porte ai migranti in arrivo dall’Italia. Secondo il quotidiano “Die Welt”, che cita ambienti del ministero dell’Interno, il governo tedesco avrebbe inviato una lettera a Roma per comunicare la sospensione delle accoglienze dei rifugiati presenti nel nostro paese, da ricollocare in Germania nell’ambito del “meccanismo volontario di solidarietà”. Alla base, spiega il ministero dell’Interno tedesco, c’è “l’elevata pressione migratoria verso la Germania” e la “sospensione in corso dei trasferimenti previsti dalla Convenzione di Dublino”. L’Italia, dunque, non sta vigilando sul passaggio di persone dai suoi confini verso gli altri Paesi. Non solo, ma non sta neanche riammettendo i cosiddetti “dublinati”, cioè le persone che hanno fatto il primo ingresso Ue in Italia e poi si sono spostati irregolarmente verso altri stati membri. Secondo il Regolamento di Dublino la competenza per l’asilo è del primo Paese di approdo. E se passano una frontiera prima della fine dell’iter della domanda devono essere rimandati indietro. L’Italia, però, da almeno nove mesi ha sospeso le riammissioni, per motivi tecnici e per mancanza di capacità di accoglienza dovuta a un flusso migratorio che sfiora i 120 mila arrivi. E la Germania, che ospita già il maggior numero di rifugiati in Europa, non ci sta. Così rischia di vacillare ancora il progetto di distribuzione temporanea avviato dal ministro federale degli Interni Faeser (Spd) insieme al suo omologo francese. L’obiettivo era distribuire 10.000 richiedenti asilo provenienti dai paesi frontalieri verso gli altri stati. In Germania e Francia nell’agosto 2023 sono state redistribuite circa 2.500 persone. Ora le cose si complicano. E anche Parigi annuncia una stretta.
di Marco Bresolin e Ilario Lombardo
La Stampa, 13 settembre 2023
Il peso degli attacchi a Bruxelles. Gli affondi su Ita e altri dossier hanno indebolito l’appoggio di Von der Leyen. Mentre gli accordi con l’autocrate Saied innervosiscono persino i Conservatori. Non bastavano le tensioni sul fronte economico. Le difficoltà sulla riforma del Patto di Stabilità. Il pressing, sempre più asfissiante, sulla ratifica del Mes. I richiami della Bce sul decreto banche. Le nomine ai vertici della Bei e della Vigilanza Bce che gli altri governi sembrano aver già apparecchiato senza troppo coinvolgere Roma. Non bastavano nemmeno gli scontri con la Commissione europea, scatenati motu proprio dalla premier e dai suoi vice, a partire dal dossier Ita-Lufthansa. Ora per il governo Meloni si apre - o meglio, si riapre - anche un altro fronte. Quello della gestione dei flussi migratori, uno dei più sensibili politicamente. E a voltare le spalle all’Italia non sono due Paesi qualsiasi, ma Francia e Germania. Due Paesi con i quali, su qualsiasi dossier europeo, è imperativo trovare un accordo per ottenere progressi nella direzione sperata.
Corriere della Sera, 13 settembre 2023
L’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza ha difeso il viaggio che come obiettivo ha anche lo svedese Floderus, in carcere da 500 giorni. Parole di soddisfazione dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, nei confronti di Luigi Di Maio, inviato speciale della Ue per il Golfo, per la sua visita a Teheran nei giorni in cui il New York Times ha rivelato che Johan Floderus, cittadino svedese che lavora per l’Ue, è detenuto in Iran da oltre 500 giorni. “Lo scorso fine settimana, il nostro inviato speciale per il Golfo, Luigi Di Maio, è andato a Teheran”, ha detto Borrell, “sì, è andato a Teheran: vi sembra negativo che sia andato a Teheran per discutere di questo problema con il regime iraniano e sia riuscito a ottenere una visita consolare a Johan? Io credo che queste siano cose necessarie e continueremo a farle. Continueremo a lavorare per ottenere la sua libertà e appoggiare la società iraniana”. Il faccia a faccia tra Di Maio e Amir-Abdollahian, ministro degli Affari Esteri iraniano, era stato definito dall’ex vicepremier come “molto importante”.











