di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
Non rabbia, bensì “sfinimento emotivo” è lo stato d’animo più diffuso. Il ruolo delle decisioni di leader e cittadini. L’età dell’incertezza, che ci ha confinati in un limbo grigio nei mesi del contagio epidemico, sembra essersi lentamente trasformata - e da quest’autunno, di colpo, cristallizzata - nell’età buia dell’inquietudine. Lo ha raccontato bene il sondaggio curato da Nando Pagnoncelli, pubblicato il 2 gennaio sul Corriere. “Preoccupazioni”, “disagio”, “difficoltà”, “appannamento” sono le parole-chiave ricorrenti nella sintesi della ricerca. I temi classici dell’economia e del lavoro, da sempre dominatori nella classifica dell’ansia, ormai incalzati da un gruppo disordinato che incrocia e nomina “sanità”, “immigrazione”, “le guerre”, “la perdita di potere d’acquisto”, “l’ambiente” come fonte del proprio disorientamento.
di Massimo Pasquini*
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2024
In Italia assistiamo impassibili ad una strage dei senza volto e senza diritti. Sono stati più di 700 i senza fissa dimora morti nel biennio 2022-2023, undici nella prima settimana del 2024. Il freddo d’inverno “sorprende” i nostri amministratori politici locali, come il caldo torrido d’estate. Sembrerà strano ma il freddo e il caldo, nel nostro Paese e in particolare nei nostri comuni, diventa emergenza. Con i comuni che intervengono sempre troppo tardi e in maniera assolutamente insufficiente. I dati sono drammatici, parliamo di una vera e propria strage che non fa notizia. Una strage di invisibili dei quali, spesso, sono sconosciute storia e condizione precedente, perfino il nome.
di Paolo Travisi
La Stampa, 12 gennaio 2024
Una condizione di molestie a ripetizione che tengono la vittima in uno stato di angoscia prolungata. Ecco come ci si può difendere. Ogni strumento tecnologico è un elemento neutro. Può essere utilizzato per il bene collettivo o del singolo individuo, ma può anche diventare un’arma o essere usato per limitare i diritti e per fare del male. Il mondo del web, così pervasivo, quasi senza separazione tra offline e online, ci espone a nuovi rischi, specialmente i più fragili: i bambini e gli adolescenti.
di Gaetano De Monte
Il Domani, 12 gennaio 2024
L’inchiesta della procura lucana. Dai racconti degli infermieri del Centro di permanenza per i rimpatri e dalle intercettazioni degli operatori emergono i trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei migranti, ma anche i tentativi di depistaggio. Tre poliziotti sono indagati. “Una volta a dicembre, a un nigeriano che aveva l’epilessia, un giovane infermiere aveva dimenticato di dare a questo ragazzo la compressa, la sera prima. Così, la mattina seguente ebbe una crisi epilettica ed inveì contro di me. Davanti alla mia scrivania c’erano i carabinieri. Uno di loro lo prese e gli diede tante di quelle mazzate in faccia. Mai vista una scena del genere”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 12 gennaio 2024
Audizione al Comitato Schengen. Come funzionerà il protocollo? Piantedosi non risponde. Intanto i numeri del Viminale dicono che i ragazzi stranieri accolti in Italia sono meno di 10mila. Il 25-30% di quelli che sbarcano vanno via. In televisione sottolinea che squadre di tecnici italiani sono già impegnate nei sopralluoghi in Albania, ma con i parlamentari non risponde ai tanti dubbi che restano sull’accordo con Tirana. È la doppia giornata del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri si è diviso tra La7 e il Comitato parlamentare di controllo su Schengen, Europol e immigrazione.
di Luigi Lupo
Il Manifesto, 12 gennaio 2024
Intervista a Satvinder Juss, professore di Diritto al King’s College di Londra: “Viola la Convenzione sui rifugiati. Improbabile, poi, che le richieste di ammissione vengano evase entro 28 giorni. Difficilmente i richiedenti potranno essere respinti nei Paesi di origine”. I migranti corrono il rischio di maltrattamenti, con possibilità di violazione dei diritti umani, e il modello potrebbe creare un pericoloso precedente. La proposta di accordo tra Italia e Albania per la costruzione di due Cpr nel Paese governato da Edi Rama sembra fare acqua da tutte le parti. O quantomeno è questa la considerazione di Satvinder Juss, professore di Diritto al King’s College di Londra e avvocato al Gray’s Inn, uno dei maggiori esperti di politiche migratorie.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 12 gennaio 2024
Non sarà il processo del secolo, di certo, però, è un evento che va ben oltre la dimensione strettamente giuridica. Perché sul banco degli imputati sale lo Stato che nacque per dare un focolaio nazione a ciò che restava di un popolo sopravvissuto al più grande Genocidio che la Storia ha conosciuto. 11 gennaio 2024: il giorno della prima udienza alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja sull’accusa di genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele. I giudici sono entrati solennemente nell’aula per ascoltare due giorni di discussioni.
di Massimo Congiu
Il Manifesto, 12 gennaio 2024
La situazione in cui si trova Ilaria Salis, detenuta a Budapest da febbraio dell’anno scorso in quanto imputata per aggressione a due neonazisti, fotografa una realtà drammatica: quella delle carceri ungheresi. In una lettera scritta al suo avvocato Eugenio Losco, menzionata dall’articolo di Mario Di Vito su il manifesto del 11 gennaio, Ilaria racconta condizioni igieniche spaventose che comprendono la presenza di cimici, topi e scarafaggi, “una dotazione mensile di 100 milligrammi di sapone, quattro pacchi di carta igienica e un ciuffo di cotone per il ciclo mestruale”. L’elenco degli orrori aumenta con il riferimento a trasferimenti in catene, un’ora d’aria al giorno e, a quanto pare non sempre garantita, detenuti costretti a guardare il muro durante le soste nei corridoi.
di Alice D’Este
Corriere del Veneto, 11 gennaio 2024
La prof: mi diceva “sentirà parlare di me”, mi vengono i brividi. ““Diventerò famoso, sentirà parlare di me”, me lo ha detto l’ultimo giorno, quando l’ho incontrato nella biblioteca del carcere. E a ripensarci ora mi vengono i brividi”. A parlare è Manuela Mezzacasa, volontaria al Due Palazzi di Padova, professoressa di lettere in pensione, ex insegnante di Stefano Voltolina, il ventiseienne veneziano che lunedì pomeriggio si è tolto la vita in una cella. Avrebbe dovuto scontare una pena fino al 2028. Oggi ci sarà l’autopsia che cercherà di ricostruire la situazione medica di Stefano e quali farmaci assumesse prima della morte.
di Alessandro D’Amato
Il Giorno, 11 gennaio 2024
Ogni cinque giorni un detenuto si toglie la vita: 68 tragedie nel 2023. Già due vittime quest’anno, l’ultima è un 26enne di Padova. La sua ex insegnante fa la volontaria nei penitenziari: “Il sistema non funziona”. “Quando mi trovo davanti al suicidio di una persona di 26 anni che è stato mio alunno e che ho incontrato in un contesto carcerario, credo che i termini della sconfitta ci siano tutti. Un ragazzino che a 11 anni aveva già dei problemi per cui era stato segnalato ai servizi sociali, ritrovarlo in galera per me è una sconfitta. Ma non è solo mia”.
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