di Sergio D’Elia*
L’Unità, 11 gennaio 2024
Il carcere è uno spazio fuori dal mondo, un tempo fuori dal tempo, un istituto inutile, patogeno e criminogeno. Un altro essere umano ha deciso di evadere a suo modo dal luogo dove l’umanità è violata, umiliata, degradata al rango di nullità esistenziale. Perché, così è, questo diventi: varcata la soglia di un carcere, tu semplicemente non esisti. Mi viene da piangere a leggere la storia di Stefano Voltolina, il giovane veneziano di 26 anni che si è ucciso lunedì scorso nel carcere Due Palazzi di Padova. Ne ha dato notizia “Ristretti Orizzonti”, la benemerita associazione che tiene conto dei “morti in carcere”, tramite suicidio o per cause dette naturali, semmai è possibile definire “naturale” e non criminale la morte in carcere di un essere umano. Mai era accaduto nella storia del nostro Paese che in un anno, il 2022, ben 84 detenuti si togliessero la vita. Nell’anno appena passato sono stati 68.
Ristretti Orizzonti, 11 gennaio 2024
Stefano l’ho conosciuto il 10 ottobre 2023 quando si è affacciato al Laboratorio Musicale. L’ho visto muoversi un po’ impacciato ed esprimersi con qualche difficoltà. Subito ci ha detto che sapeva suonare la pianola e che avrebbe voluto farci leggere dei testi di canzoni che aveva scritto. Qualche volta era mancato all’appuntamento del martedì ma quando era ritornato aveva chiesto di essere aggregato al piccolo gruppo di chitarre percussione e sassofono che si esercitava il venerdì per rinforzare la prova del martedì e alla fine dopo qualche difficoltà burocratica ci era riuscito. Da ultimo per il “Concerto di Natale” aveva chiesto di cantare una canzone che era stata composta da un compagno di “corso” nel frattempo scarcerato.
di David Allegranti
Il Giorno, 11 gennaio 2024
Il 2024 è appena cominciato e si sono già suicidate due persone private della libertà personale. L’anno scorso erano 68, dicono le statistiche di Ristretti Orizzonti, e l’anno prima - orribile cifra record - 84. Il primo, Matteo Concetti, 25 anni, si è ammazzato con un lenzuolo nel carcere di Ancona. Il secondo, Stefano Voltolina, 26 anni, si è impiccato nel carcere di Padova. Concetti aveva un disturbo bipolare, poi è arrivata la droga: “È stato due anni in comunità, poi gli avevano dato una pena alternativa a casa che gli consentiva di lavorare per scontare pochi mesi per una condanna, ma ha sgarrato di un’ora e lo hanno buttato in carcere”, ha detto la madre a Repubblica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 gennaio 2024
A un anno dal debutto delle nuove pene sostitutive delle pene detentive brevi introdotte dalla riforma Cartabia - vale a dire la semilibertà sostitutiva, la detenzione domiciliare sostitutiva e il lavoro di pubblica utilità sostitutivo - la riforma sembra non decollare. Pur essendo consentita l’adozione di misure alternative al carcere per condanne fino a quattro anni già nella fase di merito, senza il passaggio davanti al giudice di sorveglianza, sembra che non ci siano abbastanza enti pronti ad accogliere i condannati. Ne parliamo con la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, già Presidente di Area.
di Liana Milella
La Repubblica, 11 gennaio 2024
Il ddl tenta di passare il varco in commissione Giustizia. Nuovi paletti per le procure: addio al gip unico, i ricorsi potrebbero essere valutati da un collegio. Dopo aver cancellato l’abuso d’ufficio e oscurato del tutto le intercettazioni, che non si potranno pubblicare se non saranno citate nei provvedimenti del giudice, eccoci alla fase più delicata dell’indagine, quando il pm arriva sulla soglia dell’arresto. E qui c’è una nuova zeppa del Guardasigilli Carlo Nordio inserita nel suo disegno di legge che tenta di passare il varco della commissione Giustizia del Senato. Con una maggioranza che sta facendo di tutto per ampliarne i confini. Soprattutto sulla stretta alle intercettazioni, anche tra avvocato e difensore, e ipotizzando perfino - ma è tutto da vedere che l’ipotesi passi - che anche i nomi “delle persone estranee alle indagini” non siano citate.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 gennaio 2024
C’è tutto un fronte scosso dall’avanzata garantista. Ne fa parte la magistratura e vi si associa il grosso dell’opposizione. Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, per esempio, ieri ha di nuovo bollato come “inaccettabile” un diritto penale indifferente a pubblici funzionari prevaricatori. Pd, 5 Stelle e Verdi-sinistra continuano a produrre raffiche di dichiarazioni indignate. Ma c’è poco da fare. È scattato qualcosa.
di Liana Milella
La Repubblica, 11 gennaio 2024
Non sarà più possibile trascrivere le intercettazioni di terze persone coinvolte nelle indagini, proprio per evitare che possano essere pubblicate. Una norma anche a tutela degli imputati e degli avvocati, perché le loro conversazioni, su proposta del forzista Zanettin, saranno distrutte. L’abuso d’ufficio ormai, come reato, è “morto”. A deciderlo è stata la maggioranza al Senato col pieno sostegno di Italia viva. E Azione è con loro. Ma gli abusi d’ufficio proseguiranno ugualmente, e nel codice penale ci sarà un “buco” che i magistrati, messi di fronte a una denuncia di un cittadino, dovranno “riempire” cercando un altro possibile reato da contestare. La Lega, con Giulia Bongiorno, continua a porsi proprio questo problema, tant’è che la sua insistenza lascia una traccia anche nella relazione introduttiva al disegno di legge Nordio, laddove è scritto che “resta ferma la possibilità di valutare in prospettiva futura specifici interventi additivi volti a sanzionare, con formulazioni circoscritte e precise, condotte meritevoli di pena in forza di eventuali indicazioni di matrice euro-unitaria che dovessero sopravvenire”.
di Alessandro Barbera
La Stampa, 11 gennaio 2024
Possibile la diffusione sui giornali solo se il giudice le mette agli atti. Anac: torni l’abuso d’ufficio. Il presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia, strenuo difensore dei controlli, la mette così: “Se la finalità è giusta, il mezzo è sbagliato”. La cancellazione del reato di abuso d’ufficio “lascia un vuoto normativo”, va “in direzione contraria all’Europa”, si corre il rischio che i magistrati, per fare giustizia, ipotizzino fattispecie di reato più gravi. Se fra i sindaci c’è la cosiddetta paura della firma - dice sempre Busia - la responsabilità è delle “norme poco chiare e dei mezzi scarsi per le amministrazioni”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 gennaio 2024
La commissione Giustizia del Senato ha dato il primo via libera all’articolo 1 del ddl Nordio, che prevede l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Il sì è arrivato anche con l’appoggio di Azione e Italia viva, contrari quindi solo Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra. Nonostante la posizione ufficiale del Pd sia quella di contrarietà, molti degli amministratori pubblici dem si sono schierati a favore della cancellazione del reato, considerato estremamente afflittivo per chi fa politica a livello amministrativo, ma più sul piano del danno di immagine in seguito all’indagine che su quello penale, viste le poche condanne.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 11 gennaio 2024
L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio “è contraria al diritto internazionale”, “creerebbe un vuoto di tutela per i cittadini”, “eliminerebbe un importantissimo reato spia”. Tutte affermazioni infondate o addirittura false, spiega Luigi Stortoni, professore emerito di Diritto penale dell’Università di Bologna. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio “creerebbe un vuoto di tutela per i cittadini contro le angherie dell’autorità pubblica”, “eliminerebbe un importantissimo reato spia”, “è contraria al diritto internazionale”. Sono solo alcune delle tesi che hanno trovato spazio nel dibattito pubblico negli ultimi giorni - da parte di magistrati, politici e giornalisti - contro l’ipotesi di abrogazione del reato di abuso d’ufficio (deciso martedì in prima battuta dalla commissione giustizia del Senato). Affermazioni infondate o addirittura false, come spiega al Foglio Luigi Stortoni, professore emerito di Diritto penale dell’Università di Bologna. Partiamo dalla prima. “Non è vero che con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio si creerebbe un vuoto di tutela per il cittadino - dice Stortoni -. Il vuoto di tutela ci sarebbe se i numeri dimostrassero una corrispondenza tra denunce e condanne, e invece questo è assolutamente smentito dai dati: il 95 per cento delle denunce finisce con l’archiviazione, mentre il restante 5 per cento solo in pochissimi casi dà luogo a condanne e per giunta per fatti bagatellari”.
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