di Lorenzo Vita
Il Riformista, 23 novembre 2023
Il Paese attende il rientro dei primi 50 ostaggi rapiti il 7 ottobre. Per Hamas e Israele quattro giorni di tregua, a cui si unisce anche Hezbollah. Ottimismo e cautela da parte Usa. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’accordo concluso con Hamas per il rilascio del primo gruppo di ostaggi è stato un passaggio difficile. Parlando ai suoi ministri, Bibi ha espresso tutta la complessità della scelta con una frase trapelata dopo l’incontro con il gabinetto di guerra: “Una decisione difficile ma una decisione giusta”. Un concetto espresso anche dal presidente Isaac Herzog che sul social X ha parlato dell’accordo definendolo “doloroso e difficile”, ma con l’auspicio che questo possa essere “un primo passo significativo per riportare a casa tutti i rapiti”.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 23 novembre 2023
Nella lista dei detenuti da liberare donne e minori. Ma non mancano militanti di Hamas. La condizione nelle carceri di Israele resta critica: torture e 6 morti dal 7 ottobre. Dal 7 ottobre Hamas ha fatto del rilascio dei prigionieri palestinesi uno dei suoi principali obiettivi, indicando che la cattura degli ostaggi aveva lo scopo di “ottenere il rilascio di tutti i detenuti palestinesi”. Prima dell’operazione “Tempesta di al-Aqsa”, il loro numero nelle carceri israeliane era di circa 5.300. Ma sono diventati “10mila in un mese, con oltre 2mila in detenzione amministrativa, senza nessuna accusa precisa”, secondo quanto riporta Human Rights Watch.
di Federica Woelk
Il Riformista, 23 novembre 2023
Spesso e volentieri si parla dei serbi in Kosovo, ma quanto poco sappiamo degli albanesi in Serbia? Eppure sono due facce della stessa medaglia. E sempre di diritti delle minoranze si tratta. Con la differenza che della minoranza albanese in Serbia non si parla mai, mentre della minoranza serba in Kosovo sempre e comunque (e spesso anche spargendo disinformazione), nonostante la minoranza serba in Kosovo sia molto garantita, con molti diritti, mentre non si può sostenere lo stesso per gli albanesi in Serbia.
di Pino Corrias
Vanity Fair, 22 novembre 2023
Diceva un vecchio giurista che tutti i magistrati, prima di prendere servizio, dovrebbero passare qualche giorno (e qualche notte) nella cella di un carcere. Sperimentare cosa vuol dire avere le sbarre addosso al punto da respirarle. Dormire in sei in una cella da due. Avere un lavandino di acqua fredda e un cesso alla turca di fianco al cibo, con le blatte che escono dal buco nero. Ascoltare di giorno e di notte il rumore delle serrature, le urla nei reparti, la puzza del rancio che ristagna. Imparerebbero quanto brucia il fuoco di una condanna. E quanta responsabilità occorre nel comminarla.
di Susanna Ronconi*
Il Manifesto, 22 novembre 2023
Già molto si è scritto sul ddl governativo “recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”, capolavoro di populismo penale che mette insieme le figure del più stereotipato immaginario securitario per compiacere l’anima più forcaiola del paese a colpi di nuovi reati, vecchi reati riformulati e pene aggravate. Un’orgia di anni e decenni di galera a colpire detenuti, occupanti di case, cittadini che manifestano, persone che fanno la questua, immigrati e richiedenti asilo. Quell’esercito di “nemici perfetti” sociali della cui repressione penale da sempre si pasce la destra, con buona pace di due ovvietà: che il deterrente rappresentato da pene più alte non funziona a prevenire alcunché, e che i problemi alla base dei comportamenti sanzionati in buona parte avrebbero una miglior gestione se affrontati sul piano delle politiche sociali e del rispetto dei diritti.
di Ettore Di Bartolomeo
La Discussione, 22 novembre 2023
Il 60% dei detenuti è tossicodipendente. Servono dati e analisi per intervenire meglio. Il carcere è da sempre un luogo di situazioni difficili e relazioni umane al limite oltre che limitate. La Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe) per fronteggiare droga, violenza e suicidi propone un nuovo modello organizzativo incentrato sull’istituzione dell’infermiere di Comunità per la Sanità Penitenziaria e di certificazione dei soggetti che si occupano della salute nelle carceri italiane. Simspe rimarca che il 2022 è stato “un anno record” per il numero di suicidi in carcere (84), mentre nel 2023, a metà novembre, sono già 62 le persone che si sono tolte la vita. Molto alte anche le percentuali di coloro che assumono sedativi, ipnotici o stabilizzanti dell’umore e poi i tossicodipendenti che, secondo alcune stime, arriverebbero anche al 60% dei detenuti e detenute.
di Sergio D’Elia
Il Riformista, 22 novembre 2023
Ricorre quest’anno il trentennale della fondazione di Nessuno tocchi Caino, che con Marco Pannella e Mariateresa Di Lascia abbiamo costituito per disarmare la giustizia della spada e affermare stato di diritto, libertà, democrazia. Lo celebreremo il 14, 15 e 16 dicembre nella Casa di reclusione di Opera, nel X Congresso dell’associazione radicale che in questi trent’anni è stata la casa della nonviolenza e dell’amore, della tolleranza e della accoglienza. E anche il refugium peccatorum: dei reietti, degli irredimibili, condannati a rimanere tali per tutta la vita. In questi trent’anni, l’eterna lotta tra il bene e il male ha letteralmente mortificato il diritto penale.
di Tiziana Barillà
italiachecambia.org, 22 novembre 2023
Dai diritti dei migranti nei centri di detenzione a quelli di chi è detenuto negli istituti penitenziari, fino alle campagne per l’abolizione dell’ergastolo ostativo e del regime detentivo speciale 41 bis. Dal 2006 l’associazione cosentina Yairaiha si occupa della tutela dei diritti umani delle persone private della libertà personale. Ne parliamo con la fondatrice Sandra Berardi. “Speriamo in un mondo senza più carcere”. Con questa speranza è nata a Cosenza nel 2006 l’associazione Yairaiha, che da allora si occupa e preoccupa della tutela dei diritti umani, in particolare delle persone private della libertà personale. Dai migranti rinchiusi nei centri del territorio ai detenuti negli istituti penitenziari, l’associazione si muove attraverso ispezioni conoscitive, supporto a familiari e detenuti, campagne per sensibilizzare e informare su questo aspetto troppo spesso nascosto della nostra società.
di Sandro De Nardi
Corriere Veneto, 22 novembre 2023
Talvolta le parole pesano come macigni, anche per l’autorevolezza (personale e) istituzionale di chi le pronuncia: tali sono senz’altro quelle proferite da Bruno Cherchi, nell’intervista - pubblicata ieri dal Corriere del Veneto - rilasciata nella sua veste di dirigente della Procura della Repubblica che conduce le indagini sull’omicidio di Giulia Cecchettin. Cosa ha detto, il Procuratore, di così “pesante”? Muovendo dalla premessa che, purtroppo, Giulia è stata ritrovata morta, e che l’indagato è stato arrestato in Germania, ora bisogna consentire alla giustizia di fare il suo corso e proprio a tal proposito ha stigmatizzato il “clima” non positivo, facile alla suggestione, che si è venuto a creare intorno a questa vicenda, stante l’eccessiva morbosa? - partecipazione emotiva dell’opinione pubblica. Ha dunque rivolto a quest’ultima (e forse alla classe politica?) un appello alla “decantazione”, invitando tutti a riflettere e a rispettare alcuni principi, scritti e non scritti, su cui si fonda il garantismo costituzionale in materia penale. In principalità, ha ricordato - talvolta implicitamente - quanto segue: 1°- Nel nostro ordinamento (art. 27 Cost.) vige il principio di non colpevolezza. O meglio, secondo la più accreditata dottrina, vige la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 22 novembre 2023
“Invocare “pene esemplari” forse può soddisfare l’esigenza di dare un segnale rispetto all’emergenza legata alla violenza di genere. Ma difficilmente l’inasprimento delle pene potrà arginare o addirittura porre fine al fenomeno dei femminicidi. Ciò che serve è un cambiamento culturale e sociale”. Ne è convinto Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense, che dopo i recenti fatti di cronaca chiama a raccolta l’avvocatura per sollecitare un impegno maggiore sul fronte dell’educazione. Proprio da qui, dalle scuole, bisogna partire per scardinare una cultura basata sulla sopraffazione. Ed è proprio in quest’ottica che si inserisce anche l’iniziativa promossa dalla Commissione pari opportunità del Cnf e dalla Fondazione dell’avvocatura italiana (Fai) in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre. L’appuntamento è in programma questo sabato in piazza dell’orologio a Roma, davanti alla sede amministrativa del Cnf, dove sarà posizionata un’installazione artistica: un tunnel costellato luci, ognuna delle quali rappresentata una storia, un nome da non dimenticare, una vittima di femminicidio.
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