di Gianna Fregonara
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Presentato il progetto di prevenzione della violenza di genere per gli studenti. È sperimentale e saranno ore extracurriculari per le scuole che lo chiedono. Coinvolti l’Indire e l’ordine degli psicologi. Quindici milioni per partire. Dice il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che “in prima linea nella battaglia per sradicare il maschilismo deve esserci la scuola”. Ma il progetto elaborato dal governo resta nel dopo-scuola. Non entra infatti nel curriculum, l’educazione alle relazioni, presentata mercoledì al Senato: saranno infatti ore extra curriculari, cioè pomeridiane in cui si svolgeranno gruppi di discussione per far prendere “coscienza agli studenti dei propri atteggiamenti e delle proprie rappresentazioni relativamente ad un determinato argomento nonché della possibilità di modificarli grazie all’interazione con altri. Gli studenti verranno edotti delle conseguenze penali di atti impropri”, ha aggiunto il ministro.
di Riccardo Antoniucci
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2023
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato mercoledì 22 novembre il progetto per contrastare la violenza di genere nelle scuole, ampiamente annunciato nei mesi scorsi sull’onda dei casi di cronaca. Si intitola “Educare alle relazioni” e al momento oltre al titolo contiene solo alcune scarne linee guida, che però bastano ad attirare le critiche di sindacati e associazioni che si occupano di violenza. Il documento di 3 pagine e cinque articoli, si rifà alla direttiva “Educare al rispetto” varata nel 2016 (in attuazione di una legge del 2015) dall’allora governo Paolo Gentiloni, con ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.
ansa.it, 24 novembre 2023
Si intitola “Dialoghi di libertà”, il primo festival nel Sud Italia dedicato al Teatro in Carcere, organizzato dall’Associazione Polluce in collaborazione con il Ministero della Cultura, il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Regione Campania, la Casa di Reclusione “G. De Angelis” di Arienzo ed il Comune di Arienzo.
di Patrizia Mattioli*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2023
Filippo le diceva di sentirsi solo e disperato, di non vedere un futuro senza di lei, incapace evidentemente di affrontare le sue angosce di perdita. Giulia si dispiaceva, forse si sentiva in colpa o cattiva per la rottura e la sofferenza involontariamente inflitta e accettava di rivederlo. Un distacco difficile da realizzare, per due ragazzi cresciuti in una piccola comunità, dove ci si conosce tutti, il gruppo di amici è lo stesso. L’ultimo incontro le è stato fatale e forse lui aveva in mente una conclusione che non è riuscito a portare a termine. Una storia già vista. Siamo tutti stanchi di leggere le stesse notizie, di stare con fiato sospeso per il mistero di una storia d’amore, che misteriosa purtroppo non è. Sapevamo già come andava a finire. Delitti di genere che si susseguono, allontanati gli ultimi ne succedono altri.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 24 novembre 2023
La morte violenta di Giulia - la ragazza assassinata in Veneto dall’ex fidanzato - mi interroga nel profondo, innanzitutto come madre, su che “razza” di genitori siamo, noi generazione del boom economico, noi “boomer” come ci chiamano i nostri figli. E ancor più mi interroga, dopo aver incrociato gli sguardi di alcune delle centinaia di ragazzi e ragazzi che affollavano venerdì scorso la Cattedrale di Torino per ascoltare il nostro Arcivescovo: “Si parla spesso di voi come di un problema, invece che come una risorsa”, ha scritto mons. Repole nella lettera inviata a tutti i giovani delle diocesi Torino e Susa per invitarli alla catechesi. “E, quando si pensa a voi in positivo, lo si fa solo in termini di profitto economico che si potrebbe trarre dalle nuove generazioni. Soprattutto sono molto dispiaciuto del fatto che pochissimi sappiano offrirvi qualcosa per cui possiate sognare e guardare con fiducia al futuro. Sono ormai una rarità coloro che sanno dirvi per che cosa vale la pena di vivere”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 24 novembre 2023
Dalla chiamata al 112 “senza risposta”, ai messaggi struggenti alle amiche. Alla fine Giulia è rimasta sola, vittima - dice l’esperta - di quella “manipolazione tipica di tutti gli uomini violenti”. Si dirà che Giulia Cecchettin avrebbe dovuto cogliere i segnali della violenza. Che avrebbe dovuto meglio valutare il rischio che correva all’interno di quella relazione con l’ex compagno Filippo Turetta, con il quale aveva rotto, sì, ma senza allontanarsene definitivamente. Tutto questo si dirà soprattutto ora che le parole della 22enne ammazzata e ritrovata in un canalone vengono a bussarci alla coscienza.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Il modo in cui raccontiamo i femminicidi influisce sull’opinione pubblica ecco perché la scelta delle “parole giuste” è fondamentale. Nel punto 10 del “Manifesto di Venezia” - la Carta per i giornalisti e le giornaliste per il rispetto e la parità di genere nell’informazione - c’è scritto tutto. Ci sono le indicazioni per un uso corretto del linguaggio per scrivere e parlare anche di femminicidi in modo consapevole. Perché la scelta delle “giuste parole” è il primo strumento che abbiamo per cambiare cultura e narrazione.
di Federico Plantera*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2023
Tra le tante immagini della calda e soleggiata estate italiana, ce n’è una un po’ nascosta che mi ha accompagnato. L’espressione di viscerale disgusto di mia madre, a pranzo o cena. Ogni volta che al telegiornale usciva la notizia di uno stupro, un femminicidio, una violenza di genere. Una cosa che viene davvero dal profondo, e lo noti, si vede. Anche perché io e mio padre siamo stati abbastanza fortunati da non vederla spesso, quell’espressione. Anzi, quasi mai, andando a memoria.
di Maurizio Tucci*
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Maurizio Tucci, presidente del Laboratorio Adolescenza, ci invita a riflettere sull’educazione e sul nostro sguardo sui figli, che sono diventati “sovrani” in famiglia. A parità di tragedia e a parità di dolore, l’omicidio della giovane Giulia - che non è il primo e purtroppo è difficile sperare che possa essere l’ultimo di questa rabbrividente categoria - ha suscitato un clamore particolare e una reazione dell’opinione pubblica fortissima. Tra le possibili ragioni, il fatto che sia maturato in un ambiente familiare e sociale “insospettabile”. Probabilmente, se Filippo fosse stato un personaggio borderline, un bullo conclamato, un ragazzo proveniente da un contesto sociale a rischio o, perché no, un immigrato, saremmo, per assurdo, più “confortati”, perché questo ci consentirebbe di allontanarlo un po’ di più dall’immaginario che noi “perbene” ci costruiamo dei nostri figli. E magari a qualcuno potrebbe anche venir voglia di azzardare, a commento, quel disgustoso “ma un po’ se l’è andata a cercare” che ancora sentiamo troppo spesso.
di Maria Luisa Agnese
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Cristiana Mainardi è l’autrice del documentario “Un altro domani” con il regista Soldini. Storie di ex mariti ed ex fidanzati usciti dalla spirale della violenza grazie ai percorsi con i Cipm. Cristiana Mainardi, produttrice e sceneggiatrice, ha incontrato gli uomini maltrattanti dal 2019, quando la questora Alessandra Simone si è rivolta a lei e al suo socio storico Lionello Cerri per dare visibilità al protocollo Zeus, un progetto di rieducazione che aveva appena ideato e a cui voleva dare visibilità anche attraverso una narrazione culturale.
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