di Enrica Riera
Il Domani, 25 novembre 2023
I detenuti appartengono a più di 15 nazionalità diverse. Gli operatori di polizia penitenziaria latitano e nessuno vuole fare il direttore al “Panzera” di Reggio, forse per l’alto tasso di criminalità del contesto di riferimento. Ecco cosa rivelano i dati raccolti dal Garante regionale. Appartengono a oltre 15 nazionalità diverse. Intorno a loro non c’è quasi nessuno che possa dargli voce. Sono i detenuti delle carceri di Reggio Calabria-Arghillà e della vicina Locri. Uomini reclusi e doppiamente isolati. Nelle case circondariali in cui si trovano i mediatori culturali sono pari a zero. Negli istituti penitenziari calabresi a mancare sono dunque quelle figure-filtro tra chi sta dietro alle sbarre e chi dovrebbe garantirne i diritti. Non serve parlare di incomunicabilità col mondo di fuori: le barriere “nascono” già all’interno delle celle.
Corriere del Veneto, 25 novembre 2023
“Vi ringraziamo per questa opportunità molto importante, per poterci reinserire da una situazione di grande svantaggio in cui ci troviamo”. Le parole sono quelle di un detenuto del carcere di Santa Bona che ieri, insieme ad altri 13 uomini di varie età, nazionalità e con pena media o breve da scontare, hanno ricevuto l’attestato per il corso di “sicurezza per i lavoratori, alto rischio”. La formazione, con lezioni che si sono tenute nella casa circondariale, in collaborazione con l’ordine degli Ingegneri di Treviso e dell’Ascom, permetterà ai detenuti, una volta usciti dal carcere, di essere facilmente reinseriti nel mondo del lavoro, dalla cantieristica edile all’industria, passando per il commercio.
ravennatoday.it, 25 novembre 2023
Una struttura piccola, ma dove non mancano iniziative perché il periodo detentivo sia davvero un momento di rieducazione e di reinserimento nella società, a partire dal lavoro. “Vogliamo diffondere il senso della solidarietà”. A parlare è Oscar, pizzaiolo in pensione che insegna nei corsi di formazione per detenuti nel carcere di Ravenna. E le sue parole danno il senso dell’impegno dei volontari che nell’istituto romagnolo operano affinché l’avviamento al lavoro sia un modo per reinserire i detenuti nella società dopo la fine della loro pena.
veneziatoday.it, 25 novembre 2023
Sabato 25 Novembre 2023, alle ore 15.00 presso la Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, nell’ambito del progetto teatrale Passi Sospesi di Balamòs Teatro negli Istituti Penitenziari di Venezia e in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2023, sarà presentato il breve video dallo studio di teatro danza “Altro giro, altra corsa…”, tratto dall’omonimo scritto di una donna detenuta della Casa di Reclusione Femminile di Giudecca e diretto da Michalis Traitsis. Seguirà la proiezione del film “Ariaferma” diretto da Leonardo Di Costanzo: la storia di un vecchio carcere, situato in una zona impervia e imprecisata, che è in dismissione e dove, per problemi burocratici, i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti rimane, con pochi agenti, in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni.
erbanotizie.com, 25 novembre 2023
Nell’ottica di gettare uno sguardo diretto sulla realtà della giustizia e dell’importanza della legalità, gli studenti delle classi quarte e quinte dell’Istituto Professionale Agricoltura e Sviluppo Rurale “San Vincenzo” di Albese con Cassano hanno dato vita a un’esperienza senza precedenti. La scuola di via Roma, infatti, è la prima scuola della Provincia ad aderire al progetto “Giustizia e legalità”, nell’ambito dell’insegnamento di educazione civica. Accompagnati dal preside Ismaele Pozzoli, dalla docente di diritto Giulia Gilardi e dall’insegnante di italiano Carlo Farina, i giovani si sono immersi nella realtà della casa circondariale di Como.
di Alessandra Pigliaru
Il Manifesto, 25 novembre 2023
Un percorso di libri, tra saggi e prose, su femmincidi e violenza maschile contro le donne. Italia, Stati Uniti, Argentina, Spagna e ancora oltre. Per dire di no a abusi e disuguaglianze. Da Giusi Palomba a Eve Ensler, proseguendo con Rita Laura Segato e Joanna Bourke.
di Nino Luca
Corriere della Sera, 25 novembre 2023
“La protesta va bene ma la violenza no”: questo il messaggio ai rapper e trapper lanciato da Amadeus alla Milano Music Week. Interpellato sulla polemica sui contenuti a volte misogini della trap, Amadeus per quanto riguarda Sanremo ha spiegato che “non ho mai censurato nessun testo, ma per la violenza quotidiana che viviamo dobbiamo fare tutti una riflessione, ci vuole un senso di responsabilità ed educazione generale, non bisogna dare la colpa a qualcuno, alla musica, alle istituzioni, alle famiglie, ma dare l’esempio”.
di Rosanna Scardi
Corriere della Sera, 25 novembre 2023
Dalla fiction campione di ascolti “Lea - I nostri figli” di Raiuno a un reading teatrale. Giorgio Pasotti è atteso, sabato prossimo, nella chiesa di San Vittore Martire per interpretare “Aspettando domani”, testo scritto da Carlotta Balestrieri per celebrare un’occasione speciale: la Banca di Credito cooperativo dell’Oglio e del Serio festeggia i 120 anni della fondazione della Cassa rurale di prestiti di Calcio. La curatela dell’evento è affidata a deSidera. Insieme a Pasotti, in chiesa a Calcio, ci sarà la violoncellista Daniela Savoldi.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 25 novembre 2023
C’è un prima e dopo Giulia, non c’è dubbio. In questa storia non ci sono mostri, periferie degradate, famiglie in pezzi; non ci sono droghe, vite eccessive, problemi di salute mentale, cattivi maestri. Gli alibi, insomma, sono caduti, non c’è più modo di spingere la violenza - i suoi autori - in una zona che ci faccia sentire al sicuro, in condizione di dire “non io, non noi”. Il suo assassinio ha una valenza periodizzante, direbbero gli storici, è uno spartiacque. L’ha acquisita perché ha reso ineludibile un dato che fino ad ora si è provato rimuovere o a definire in altro modo, ossia che la violenza contro le donne - anche qui, nei nostri confini, nelle nostre case - è una reazione all’esercizio della loro libertà. Ed è una guerra aperta, anche se fatichiamo a riconoscerla e chiamiamo le cose per nome solo quando i fatti, con la loro ostinazione, ci costringono a farlo.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 25 novembre 2023
Nulla servirà fino a che non si deciderà di creare un vero sistema di protezione. Servono fondi, personale specializzato, la violenza contro le donne deve essere trattata come una vera emergenza. Accade sempre, dopo ogni femminicidio. Soprattutto se, come nel caso di Giulia Cecchettin, l’emozione per il delitto diventa un’onda che travolge tutto e tutti. E allora la politica si mobilita, il Parlamento si impegna, il governo promette.
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