di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 25 novembre 2023
Un’alta percentuale delle persone recluse negli istituti italiani è straniera, vive in condizioni economiche precarie, ha un basso livello di istruzione e fa uso di sostanze. Bisognerebbe intervenire per risolvere queste criticità, ma la risposta della politica è sempre la stessa: repressione. “Troppe poche le carceri per rinchiudervi tutti i poveri del mondo”, scrisse il poeta e saggista polacco Czeslaw Milosz nel suo libro Il cagnolino lungo la strada. La stessa frase apre Sociologia della povertà di Enrica Morlicchio, professoressa ordinaria di Sociologia dello sviluppo all’università di Napoli Federico II.
di Maria Elena Masala
greenplanner.it, 25 novembre 2023
Aumentano i progetti, dentro e fuori i confini italiani, che vedono a collaborazione tra aziende e istituti penitenziari. Alla base una collaborazione che spesso ha a che fare anche con il recupero di materiali di scarto che prendono nuova vita. L’economia circolare entra negli istituti penitenziari italiani con varie iniziative che promuovono l’inserimento dei detenuti nel mondo del lavoro attraverso le cooperative sociali e le aziende, in un’osmosi virtuosa tra profit e no profit.
di Annarita Digiorgio
Il Foglio, 25 novembre 2023
Lara è in fin di vita, picchiata in carcere. Una storia che fa pensare a ciò che è accaduto ad Alberto Scagni. Lara è in fin di vita, picchiata in carcere. Marina e Roberto si sono rivolte alle detenute per farla fuori. Sfruttando la vendetta carceraria su una donna che ha avvelenato un bambino. Una storia purtroppo che accade anche nel paese reale. È notizia di ieri che Alberto Scagni, condannato a 26 anni per aver ammazzato sua sorella, è stato nuovamente picchiato in carcere a Sanremo a poco più di un mese dall’episodio che si è verificato in quello di Marassi. Scagni è arrivato in codice rosso con diversi traumi ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la frattura del naso e della mandibola. È ora in coma farmacologico per in prognosi riservata. Due detenuti di nazionalità marocchina lo hanno tenuto in ostaggio in cella torturandolo per ore, quasi fino a ucciderlo. Gli artefici del sequestro di persona e delle lesioni gravi erano in stato alterato per alcool fatto in modo artigianale in cella macerando la frutta e ingerendo medicinali.
di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 25 novembre 2023
Come rispondere alle ingiustizie? Come rimettere a posto le cose, quando le cose abbiano perso il loro posto, il loro presunto ordine nel mondo? Come rispondere alle istanze di riconoscimento che qualunque domanda di giustizia presuppone, e che ogni ingiustizia mette in crisi? Le norme contenute nel “Pacchetto sicurezza” approvato dal Cdm inducono a porsi la medesima domanda che l’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale ha rivolto, a fine ottobre, ai partecipanti al primo incontro del suo nuovo ciclo su “Giustizia e letteratura”: “Ma come rispondere diversamente?”. È la domanda che si pone Gertrude, nei “Promessi sposi”, davanti alle insistenze della famiglia che la vuole monaca contro la sua volontà, e che in realtà sono violenze vere e proprie. Tutti la riempiono di lusinghe: e lei capisce che ogni sua risposta costituisce un passo in avanti sulla strada che la sta conducendo verso il convento, dove diventerà la “monaca di Monza”. Scrive proprio così, Manzoni: “Sentiva bene che ognuna delle sue risposte era come un’accettazione e una conferma”. Per poi aggiungere, appunto: “Ma come rispondere diversamente?”.
di Alberto Gentili
huffingtonpost.it, 25 novembre 2023
Intervista con il deputato di Forza Italia: “La separazione delle carriere è un architrave del programma, va fatta e bene. L’elezione diretta del premier ha due punti deboli: la norma antiribaltone e il premio di maggioranza. Lo sa anche Meloni”.
di Liana Milella
La Repubblica, 25 novembre 2023
La grave norma nel decreto sicurezza che toglie il 5% al lavoro dei detenuti per incrementare il Fondo per le vittime della mafia. Serracchiani e Gianassi “decisione aberrante”. Verini “Il governo indebolisce di fatto il contrasto alle organizzazioni criminali”. A parole i meloniani si dichiarano sempre contro le mafie. A partire da Giorgia Meloni, per finire alla deputata Chiara Colosimo che la premier ha piazzato come presidente della commissione parlamentare Antimafia. Ma poi, quando c’è da scrivere le leggi, tagliano persino i pochi fondi esistenti per tutelare le vittime delle organizzazioni criminali. In una parola, come dice il dem Walter Verini, senatore e componente sia in questa che nella precedente legislatura della storica commissione di palazzo San Macuto, “il governo indebolisce di fatto il contrasto alle mafie”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 novembre 2023
Domani, presso la Corte di Cassazione, si terrà l’assemblea generale dell’Anm con il seguente ordine del giorno: “Gli attacchi alla giurisdizione e la pesante denigrazione dei singoli magistrati che hanno adottato provvedimenti in materia di protezione internazionale”. Detto altrimenti: il caso Apostolico. Di questo e delle ultime iniziative del governo ne parliamo con Giovanni Zaccaro, neo Segretario di AreaDg.
di Nadia Somma*
Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2023
Si è parlato di prevenzione dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, se ne parla dopo ogni femminicidio, se ne parla da anni. I femminicidi non caleranno nell’immediatezza e continueranno con i numeri attuali, fino a quando sarà fatta una rivoluzione culturale e si sarà investito in politiche sociali. Così come il precariato e l’assenza di garanzia di diritti e i bassi salari non facilitano le donne nell’uscita dalla violenza. Gli interventi a sostegno delle vittime di violenza possono essere efficaci in un contesto sociale che grazie a programmi politici, favorisca la cura di situazioni di disagio e la possibilità di progettare un futuro ma i governi che si alterano non vedono oltre gli spot elettorali per la conservazione del consenso popolare.
di Lirio Abbate
La Repubblica, 25 novembre 2023
Quattordici anni fa, a 35 anni, fu assassinata dal compagno. Morì perché aveva deciso di essere testimone di giustizia, e perché aveva detto no alla logica maschile della ‘ndrangheta. Lea Garofalo aveva 35 anni quando venne uccisa dal suo compagno il 24 novembre 2009 a Milano. Sognava un futuro lontano dalla mafia, e una prospettiva piena d’amore per la figlia, fuori dal sangue e dalla malavita. È stata uccisa non solo perché era una testimone di giustizia ma anche perché era donna e, quindi, colpevole di essersi ribellata agli uomini del clan calabrese a cui apparteneva la famiglia.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 25 novembre 2023
Introdotta dalla legge Cartabia nel 2022, è inattuata perché mancano centri e mediatori. Il genitore, un carabiniere, affronterà un processo penale: stava accompagno la piccola all’asilo nido. Marito e moglie annichiliti come genitori, e dilaniati nel loro matrimonio, dalla tragedia della figlioletta di un anno scordata in auto per automatismo mentale dal padre che la stava portando all’asilo nido a Roma, e nella caldissima giornata del 7 giugno morta sul sedile proprio per il colpo di calore: per pochi altri dolori, come questo, lo spazio giusto — invece di un processo penale al padre per omicidio colposo — sembrava uno dei nuovi percorsi di “giustizia riparativa” introdotti anche in Italia nel 2022 dalla legge Cartabia.
- Calabria. Senza mediatori linguistici e agenti penitenziari: così il carcere tradisce la Costituzione
- Treviso. Quattordici detenuti “diplomati” in sicurezza: da liberi troveranno facilmente lavoro
- Ravenna. Il Garante dei detenuti: tanti progetti di volontariato, ma spazi piccoli
- Venezia. Le iniziative della Casa di Reclusione Femminile per la giornata contro la violenza sulle donne
- Como. Gli istituti della “San Vincenzo” in visita ai detenuti del carcere









