di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 22 novembre 2023
La svolta dopo le comunicazioni di Tajani Il testo tornerà in Parlamento per il via libera. L’accordo tra Italia e Albania sui migranti firmato dalla presidente del Consiglio Giorgia meloni e dal premier albanese Edi Rama si trasformerà in un ddl che sarà ratificato in Parlamento. È quanto spiega la risoluzione di maggioranza approvata ieri dalla Camera con 189 sì e 126 no dopo le comunicazioni, in mattinata, del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Comunicazioni dalle quali è subito emersa la necessità del passaggio parlamentare e dopo le quali le opposizioni hanno parlato di “giravolta” da parte del governo. Da due punti di vista differenti, però. Cioè presentando due risoluzioni distinte: la prima, firmata dai capigruppo di Pd, Italia viva, Azione, Alleanza Verdi Sinistra e Più Europa; la seconda, espressione del solo Movimento 5 Stelle.
di Federica Rossi
Il Manifesto, 22 novembre 2023
“L’Italia chiede a paesi come Tunisia, Libia e adesso anche Albania di cooperare nella gestione delle sue frontiere, sostenendo strumentalmente di non potercela fare da sola. Ma l’accordo con Tirana è contrario al diritto internazionale”, afferma Filippo Miraglia, di Arci immigrazione. L’occasione è una conferenza stampa sulla recente intesa tra la premier Giorgia Meloni e il suo omologo d’oltre Adriatico Edi Rama che il Tavolo immigrazione e asilo, rete delle principali organizzazioni italiane che si occupano di immigrazione, ha tenuto ieri nel centro di Roma.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 21 novembre 2023
Uno dei nuovi reati proposti vorrebbe parificare, nella sanzione di 8 anni, chi in un carcere “usi atti di violenza o minaccia” con chi solo pratichi “resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti”. Il populismo penale come analgesico a buon mercato all’ansia sociale, certo. La moltiplicazione dei reati pescati all’amo dei talk show tv d’area, anche. Ma la vera cifra del testo del disegno di legge pubblicizzato dalla maggioranza come ennesimo “pacchetto sicurezza” è forse lo slittamento del significato delle parole e degli istituti giuridici.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Gli esponenti del governo Meloni lo hanno detto chiaramente. La norma del pacchetto sicurezza, che introduce la possibilità di trattenere in carcere le donne incinte e con figli piccoli (fino a un anno di età), è il risultato del fenomeno, come ha dichiarato il capo della Lega Matteo Salvini, delle “borseggiatrici Rom che usano bimbi e gravidanza per evitare il carcere e continuare a delinquere”, associando così un’etnia al reato. Ancora una volta, a dettare legge sono i media. Questo accade con tutti i governi, è successo quando c’era il guardasigilli Alfonso Bonafede, all’epoca dell’indignazione pompata dal Massimo Giletti sulle “scarcerazioni” durante l’emergenza Covid, e subito per reazione c’è stato un intervento legislativo altrettanto disumano. Accade ora con l’attuale governo quando “Striscia la notizia” ha creato allarme sociale sulle borseggiatrici rom della metropolitana di Milano che approfitterebbero della attuale legge sotto accusa. In pratica, si fa politica con la cronaca nera.
di Susanna Ronconi e Grazia Zuffa
L’Unità, 21 novembre 2023
Nell’aprile di quest’anno, la campagna Madri Fuori, dallo stigma e dal carcere, con i loro bambini e bambine ha mobilitato molte donne e associazioni in tutta Italia in difesa delle donne detenute madri: in gioco i loro diritti fondamentali e quelli dei loro figli e figlie. Allora, mentre in Parlamento si discuteva su come lasciare definitivamente alle spalle lo scandalo dei bambini che crescono in carcere insieme alle madri, Fdl rilanciava una iniziativa legislativa finalizzata a togliere la responsabilità genitoriale a tutte le donne condannate in via definitiva.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 21 novembre 2023
Inasprite le pene per i reati esistenti, e ampliata l’estensione del catalogo dei reati ostativi previsti dall’articolo 4 bis: sembra di essere di fronte ad una deriva giustizialista. È stato deciso ieri mattina dalle Camere penali lo stato di agitazione per protestare contro la deriva sempre più ‘giustizialista’ del governo Meloni che, a detta di molti, starebbe facendo rimpiangere il periodo manettaro e forcaiolo che aveva caratterizzato nella scorsa legislatura gli esecutivi a guida M5s.
di Stefano Anastasia
garantedetenutilazio.it, 21 novembre 2023
Il problema è che tipo di scelte vogliamo fare rispetto al penitenziario: se pensiamo che veramente il carcere debba essere l’estrema ratio oppure se pensiamo che debba essere l’ospizio dei poveri, il luogo in cui mettere coloro che danno fastidio.
redattoresociale.it, 21 novembre 2023
Dopo la pandemia aumentato l’uso di sostanze stupefacenti. L’appello dei medici della Simspe in Congresso in queste ore a Napoli: “Occorre nuova organizzazione della Sanità penitenziaria”. Le carceri italiane esplodono tra problemi cronici e conseguenze della pandemia. Da una parte vi sono sovraffollamento, mancanza di personale, strutture fatiscenti, difficoltà per il personale medico, psicologi ed infermieri. Dall’altra, nonostante l’impatto della pandemia sia stato contenuto, vi sono le conseguenze psicologiche sui nuovi detenuti, come si evince dai dati su suicidi, uso di stupefacenti, violenza. Da queste constatazioni nasce la proposta di un nuovo modello organizzativo da parte della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria - SIMSPe, presentato in occasione del XXIV Congresso Nazionale - Agorà Penitenziaria, in corso il 20-21 novembre a Napoli, presso la Sala del Lazzaretto - Ex Ospedale della Pace.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 21 novembre 2023
Arrivano in Senato le modifiche al Codice Rosso, ma in un anno i fondi sono stati tagliati del 70%. Domani il ministro della Giustizia Carlo Nordio si presenterà davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi. Un appuntamento annunciato la settimana scorsa ma che, dopo la vicenda di Giulia Cecchettin assume un valore diverso. Lo stesso giorno, peraltro, come annunciato dalla premier Meloni, in Senato arriverà la revisione del Codice Rosso contro la violenza sulle donne, con una serie di misure che in linea teorica dovrebbe contribuire a farlo funzionare meglio: dal braccialetto elettronico alla distanza minima di avvicinamento, fino alla cosiddetta vigilanza dinamica.
di Annarita Digiorgio
Il Foglio, 21 novembre 2023
La legge del taglione, la vendetta privata, il rancore. Perché è sbagliato dire “in galera e buttate la chiave”: ce lo insegna l’esperienza di Lara in carcere. “Lo sai che facciamo qui dentro a quelle come te?”, dice con aria minacciosa una detenuta a Lara, dopo che in carcere si è sparsa la voce che ha provato ad ammazzare un neonato. È lo spirito di vendetta privata, giustizia sommaria, la famosa legge del taglione di epoca medioevale, con cui i criminali vendicano crimini che non accettano. Ma con cui sempre più spesso, nonostante l’illuminismo e la società della ragione, ancora oggi spesso abbiamo a che fare.
- Lo Stato di diritto fatto a pezzi sul web: “La giustizia si fa in pubblica piazza”
- Non serve una “bulimia repressiva” contro la violenza sulle donne
- Gli orfani dei femminicidi: il 42% vive in una famiglia affidataria, uno su tre ha assistito al delitto
- “Nessuno sconto di pena per chi ha ucciso le nostre figlie”
- “Filippo è un uomo come me, per cambiare bisogna ammettere le debolezze”









