di Claudio Bottan
vocididentrojournal.blogspot.com, 20 novembre 2023
Celle chiuse anche al carcere di Busto Arsizio, quello della sentenza Torreggiani, che al 31 ottobre scorso ospitava 430 detenuti a fronte una capienza regolamentare di 240 posti. Nel mio lungo tour delle prigioni ho visto cose che voi umani non potete nemmeno lontanamente immaginare. C’è stato un lungo periodo, durato per diversi anni, in cui il sovraffollamento aveva raggiunto livelli disumani con oltre sessantamila presenze nelle carceri a fronte di 48mila posti regolamentari. Le persone venivano stipate nelle celle peggio degli animali e c’era penuria di ogni cosa, dalla carta igienica al cibo, che non bastava mai per sfamare le bocche di tutti i disperati che affollavano i vari gironi dell’inferno.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 20 novembre 2023
Il governo della destra lancia un esperimento ambizioso: la creazione di un nuovo scenario sociale, che definisce e determina il contesto in cui i cittadini negoziano quotidianamente le loro quote di libertà. Chi pensava che la battaglia per la conquista dell’egemonia culturale fosse una sfida accademica tra Gramsci e Tolkien, può finalmente ricredersi. Andata al governo, la destra estrema guidata da Giorgia Meloni ha prima bloccato il flusso naturale della storia repubblicana, per neutralizzare lo spirito costituzionale di riconquista della democrazia grazie alla ripulsa della dittatura fascista: rimettendo tutto in gioco, col ritorno all’Anno Zero. Poi ha occupato tutti gli spazi della produzione culturale e della sua diffusione, trasformando la prigionia volontaria della lottizzazione (su cui il centrosinistra si è esercitato a lungo) nella nuova servitù della propaganda, senza più limiti e confini. Ora siamo davanti a un passo in più, un esperimento ambizioso e inedito nella vicenda del Paese: la creazione di un nuovo scenario sociale, che definisce e determina il contesto in cui i cittadini negoziano quotidianamente le loro quote di libertà. Un panorama psico-politico che curva il reale a uso e consumo del potere, oggi pronto a interpretare sentimenti e risentimenti della popolazione ideologizzandoli per inserirli nella sua visione assediata del mondo. È l’ultima sfida: potremmo dire che nell’attuale fase di disordine, il vero sovrano è chi modella il paesaggio sociale in cui tutti ci muoviamo a tentoni.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 20 novembre 2023
Carlo Nordio per anni si è detto contrario alla bulimia normativa. Poi è diventato ministro della Giustizia e ora fioccano nuovi reati e pene più severe. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivela, palesemente, una scissione della personalità. Nelle sue vite precedenti (di eccellente magistrato, prima, e di editorialista di fede liberale, poi) aveva criticato reiteratamente due delle principali tendenze della produzione legislativa italiana, entrambe attribuibili a una sorta di bulimia normativa. Ovvero, l’ampliamento del numero dei reati all’interno di Codici già pesantemente gravati, e l’innalzamento delle pene per reati già presenti nel nostro ordinamento. In più circostanze, Nordio aveva evidenziato, con ricchezza di argomenti e di dottrina, come quelle due tendenze si mostrassero totalmente fallaci sul piano dell’efficacia e dei risultati conseguiti; e avessero come sola conseguenza certa un ulteriore affaticamento della macchina della giustizia e l’incremento della sua cronica lentezza. Ora, di fronte alle norme penali varate dal governo in 12 mesi il ministro si comporta come un Gasparri qualsiasi: ne fa l’elogio e ne annuncia il successo, con linguaggio felpato e qualche sorriso in tralice.
di Veronica Gentili
Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2023
Sicuramente L’unica vera sicurezza che viene fuori dall’ultimo decreto sicurezza approvato dal governo è che quando si ha poco margine d’azione su quasi tutto, bisogna simulare di averne parecchio dov’è possibile. E dunque se l’attuale governo ha scarse possibilità di esprimere la propria individualità in politica estera, dove è chiamato a tener fede a relazioni ed alleanze internazionali, e in economia - al netto di una soggettiva gerarchia tra quali misure sono ritenute primarie e quali subordinabili - dove è costretto a ridottissime possibilità di manovra, non resta che individuare settori altri, più interni e perciò meno vincolanti, nei quali manifestare dei guizzi di personalità.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 20 novembre 2023
Un indicatore significativo per indagare le cause del disagio giovanile può essere rappresentato dal tasso di dispersione scolastica. Spaventoso l’incremento dei reati commessi da giovani e giovanissimi. L’ultimissimo Rapporto sulla criminalità giovanile, a cura del servizio analisi criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, un ufficio interforze tra tutte le polizie, registra che sono in crescita i reati tra i minorenni e i cosiddetti giovani adulti (fino a 24 anni). Impressionante l’aumento di reati con uso della violenza. I minori denunciati o arrestati per rapina registrano un notevole incremento, in particolare nel 2021 e nel 2022 (1.594 segnalazioni nel 2010 e 3.175 nel 2022). Significa una impennata del 65,62% tra il 2019 e il 2022. L’andamento delle segnalazioni di minori per estorsione mostra un incremento del 69,04% dal 2010 al 2022, seppure i valori assoluti siano molto contenuti. Nel 2019, 476 segnalazioni con un incremento del 35,23% rispetto al 2011. Le segnalazioni di minori stranieri sono superiori a quelle dei minori italiani per i reati di furto negli anni 2013-2015 e 2018-2022, rapina negli anni 2021-2022 e ricettazione nel 2022.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 20 novembre 2023
Il Guardasigilli: nuove norme? Utili, non risolutive. Serve un intervento organico, vedo anche emulazione. Bisogna informare gli uomini dei reati e dei rischi che si corrono. “Da magistrato, di violenze e femminicidi ne ho visti tanti. Ma mai come quello di Giulia Cecchettin”.
di Flavia Amabile
La Stampa, 20 novembre 2023
La ministra per la Famiglia: “Pronti al dialogo con l’opposizione ma prima bisogna verificare quali sono le azioni davvero efficaci”. Sì a una legge condivisa per portare l’educazione all’affettività nelle scuole ma bisognerà aprire un dibattito sui contenuti, sostiene la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella a poche ore dall’ennesimo femminicidio.
di Elena Cecchettin
Corriere della Sera, 20 novembre 2023
La lettera della sorella di Giulia Cecchettin. Fin dalle prime ore Elena ha preso posizione perché la tragedia sia spunto di riflessione sulla violenza di genere. Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling. Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 20 novembre 2023
Ventidue anni, un bel sorriso, una laurea che non prenderà mai. Cosa proviamo dopo l’assassinio di Giulia? Rabbia, paura, frustrazione, stupore? Beh, non basta. Rabbia e paura sono comprensibili, perché queste tragedie continuano a succedere, e qualcuno continua a minimizzare. Quelli secondo cui “certe cose sono sempre accadute”, e “un femminicidio è un omicidio come un altro”. Quelli incapaci di pietà. Quelli per cui l’odio è diventato un’abitudine (pandemia, guerre, una giovane donna ammazzata in un parcheggio: tutto uguale). Leggere certi commenti sui social, in queste ore, spaventa.
di Marco Preve
La Repubblica, 20 novembre 2023
A Genova, la Corte d’Appello respinge la richiesta del paese nordafricano con cui il governo Meloni cerca accordi sulla gestione dei flussi migratori. Da un lato il governo Meloni che, nonostante il raffreddamento dei rapporti con la Ue, spera ancora di poter trovare un accordo con la Tunisia per la gestione dei flussi migratori. Dall’altra, i giudici italiani che alla nazione nordafricana rifiutano di consegnare un narcotrafficante perché “dopo la svolta autoritaria del presidente Kais Saied, nelle carceri tunisine c’è l’alto rischio che un detenuto venga sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti in violazione della, Cedu, Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.
- Umbria. Frenata del Ministero sul ritorno del Prap a Perugia: “Solo un’ipotesi”
- Torino. Giustizia è sfatta: mancano cancellieri e assistenti giudiziari
- Terni. Casa di accoglienza per i detenuti nel Convento di Stroncone
- Prato. Dai detenuti una mano agli alluvionati toscani
- Napoli. “Noi, laureati in carcere, lo strumento del sapere per abbattere le barriere”









